L’esistenzialismo è un umanismo

Jean-Paul Sartre
Ugo Mursia Editore
1990
ISBN: 
9788842501084

Questo breve testo stampato in formato tascabile riporta l’intervento che Jean-Paul Sartre tenne, nell’ottobre 1945, nel corso di una conferenza al Club Maintenant, nela quale spiegò al pubblico in cosa consistesse il suo “esistenzialismo ateo”. Ed è proprio la necessità di condensare il proprio pensiero con parole semplici fa di questo libro un documento estremamente importante.

Il filosofo aveva ricevuto diverse critiche per il suo L’essere e il nulla (1943), soprattutto da cristiani e marxisti. I primi, in particolare, usando il tradizionale argomento di Fëdor Dostoevskij, lo accusavano «di negare la realtà e la consistenza dell’agire umano, giacché, se sopprimiamo i comandamenti di Dio, non resterebbe altro che la gratuità pura e semplice, per cui ciascuno può fare ciò che vuole» (p. 20).

Sartre risponde che l’esistenzialismo è «una dottrina che rende possibile la vita umana e che, d’altra parte, dichiara che ogni verità e ogni azione implicano sia un ambiente, sia una soggettività umana» (p. 21), lasciando in tal modo una possibilità di scelta all’uomo. L’evoluzione del pensiero filosofico in età moderna ha “eliminato” il concetto di Dio, ma non l’idea che l’essenza preceda l’esistenza: «anche nel pensiero di Kant l’essenza di uomo precede quell’esistenza storica che incontriamo nella natura» (p. 27).

L’esistenzialismo, sostiene invece Sartre, «è più coerente. Se dio non esiste, c’è almeno un essere in cui l’esistenza precede l’essenza […] ed è l’uomo. L’uomo non è altro che ciò che si fa […] L’uomo sarà innanzitutto quello che avrà progettato di essere. Non quello che vorrà essere […] Se veramente l’esistenza precede l’essenza, l’uomo è responsabile di quello che è. Così il primo passo dell’esistenzialismo è di mettere ogni uomo in possesso di quello che egli è e di far cadere su di lui la responsabilità totale della sua esistenza» (pp. 27-30).

Una situazione non facile: «è molto scomodo che Dio non esista, poiché con Dio svanisce ogni possibilità di ritrovare dei valori in un cielo intelligibile; non può esserci un bene a priori poiché non c’è nessuna coscienza infinita e perfetta per pensarlo» (p. 40). Ragion per cui «l’uomo è condannato a essere libero. Condannato perché non si è creato da solo, e ciònondimeno libero perché, una volta gettato nel mondo, è responsabile di tutto quanto fa» (p. 41). «Questo vuol dire che non posso né cercare in me lo stato autentico che mi spingerà a operare, né chiedere a una morale i concetti che mi spingeranno a operare» (p. 48).

Di qui un’“angoscia esistenziale” che è stata paragonata al quietismo. Ma Sartre si oppone: «non c’è realtà che nell’azione» (p. 55), «un uomo non è altro che una serie di iniziative, è la somma, l’organizzazione, l’insieme delle relazioni che costituiscono queste iniziative» (p. 57). Conseguentemente, la vita «non ha senso a priori. Prima che voi la viviate, la vita di per sé non è nulla, sta a voi darle un senso, e il valore non è altro che il senso che scegliete. Così vedete che c’è la possibilità di creare una comunità umana» (p. 82).

Il testo della conferenza si chiude con la definizione dei concetti compresi nel titolo. «Umanismo, perché noi ricordiamo all’uomo che non c’è altro legislatore che lui, perché noi mostriamo che l’uomo si realizzarà precisamente come umano». Mentre «l’esistenzialismo non è altro che uno sforzo per dedurre tutte le conseguenze da una posizione atea coerente […] è un ottimismo, una dottrina d’azione, e solo per malafede – confondendo la loro disperazione con la nostra – i cristiani possono chiamarci “disperati”».

L’opera è completata dal testo di una discussione di Sartre con il marxista Pierre Naville.

Ottobre 2006