Ma quanti sono questi cattolici?

L’Istat, appena si è delineata una tendenza significativa dei cittadini a dichiararsi atei, ha smesso di censire la religione degli italiani, per cui non ci sono più dati aggiornati ufficiali sulla percentuale dei cattolici nel nostro paese, e si dà per scontato che in Italia siamo ancora tutti cattolici; per farci una idea di quanti siano in realtà i cattolici, non rimane che annotarsi i risultati delle inchieste che fa la chiesa, così come vengono riportati dai principali giornali; i risultati sono molto interessanti.

«CATTOLICI IDENTIKIT»

Il sociologo Alessandro Castegnaro ha condotto un’analisi su 5594 padovani per capire quanta religiosità è rimasta fra i cattolici. Il campione esaminato ha risposto ad un dettagliato questionario. I dati delle risposte sono state pubblicate sull’ultimo numero della Difesa del Popolo [Nota: giornale della curia di Padova che ha commissionato l’indagine] e presentano aspetti sorprendenti. Innanzitutto si credono erroneamente una maggioranza: lo dice il 54% (ma fra animatori e praticanti si scende al 45%) mentre chi segue veramente la vita ecclesiale è solo un terzo dei padovani. Il 62 per cento degli intervistati ritiene che non ci siano grandi differenze fra i cattolici e gli altri e il 59% ritiene che non abbiano un’identità.

da Il Gazzettino, Venerdì 16 gennaio 1998, supplemento di Padova, pagina VII

«PICCOLI E POCO RELIGIOSI» - LA DENUNCIA DEI VESCOVI

ROMA. I ragazzini che vanno a Messa sono pochi, malpreparati e «qualcuno non sa farsi il segno della croce». Questo il risultato di un’inchiesta pubblicata dal «Servizio Informazione Religiosa», l’agenzia dei settimanali cattolici promossa dalla Cei e condotta tra i parroci italiani. «I piccoli di oggi» - dice don Tarcisio Bordignon parroco a Udine - «sono i figli dei genitori del ’68. Pochi di loro vengono alla Messa e tantomeno spingono i figli a farlo. Una volta avevamo 70 o 80 chierichetti, oggi arriviamo a 4 o 5 a malapena». Ma è solo una della tante voci che denunciano, in tutta Italia, un attaccamento sempre minore alla religione.

Da Il Mattino di Padova, sabato 7 marzo 1998, pagina 2

IN ITALIA I CATTOLICI SONO GIÀ MINORANZA

Sarà il millennio dei senza Cristo? - Per molti teologi si prepara una rapida laicizzazione dell’intero Occidente - La sete mistica di questi ultimi anni anela soltanto a una divinità personale - Nel nostro Paese i credenti militanti sono il 10 per cento. Chi non fa vita religiosa collettiva è il 15-20 per cento. In tutto uno scarso 30 per cento.

di MARCO POLITI

[…] Sotto il manto di organizzazioni ecclesiastiche collaudate si aprono buchi paurosi. In Francia la laicizzazione prosegue a tappeto, in Germania ci sono regioni come lo stracattolico Wurtenberg in cui un terzo delle parrocchie è sprovvisto di parroco, in qualche zona dell’Europa del nord è già un problema mantenere le chiese ed è successo che i musulmani abbiano comprato un tempio, in Olanda il trenta per cento della popolazione non crede più in Dio e oltre la metà rifiuta l’appartenenza a una qualsiasi Chiesa.

L’Italia, al di là delle apparenze, non è affatto cattolicissima e molti vescovi sono disposti ad ammettere in privato come monsignor Alessandro Maggiolini di Como: «Siamo un paese cattolico? In senso globale e totale direi di no. Però i cattolici costituiscono una presenza significativa che ha molte cose da dire».

Un’Italia con i cattolici in minoranza? […] L’evento più rivoluzionario, a cui pochi prestano attenzione, è la fine della trasmissione della cultura religiosa tradizionale all’interno delle pareti domestiche. La famiglia mononucleare (tranne eccezioni) non insegna più a pregare, non spiega il decalogo, non trasmette racconti, fatti e leggende religiose. Affida tutto alla scuola, ma a sua volta l’ora di religione si è trasformata in tuttologia, saltando spesso l’esegesi della Bibbia. E così, per la prima volta nella storia del Cristianesimo, si è spezzata la catena della memoria. Basta guardarsi intorno. I figli della generazione di mezzo sanno a malapena chi è Abramo, vacillano su Isacco, ignorano Giacobbe. Le parabole sono per loro un mistero. Quando essi stessi saranno genitori non avranno più niente da tramandare.

[…] All’alba del Duemila revival religioso e desacralizzazione non sono in contraddizione. Mentre individui, gruppi, movimenti riscoprono con entusiasmo l’ardore mistico, la società contemporanea si desacralizza inesorabilmente. Non esistono più tempi sacri, momenti sacri. I luoghi santi sono per la massima parte del tempo spazi turistici e riti come il matrimonio (che quasi l’ottanta per cento degli italiani celebra ancora cattolicamente) difficilmente sono percepiti da familiari ed amici come un’azione sacra, in cui «Dio è presente».

[…] L’alta partecipazione ai matrimoni religiosi o alle prime comunioni non significa molto. Gli uni e le altre sono sostanzialmente riti di passaggio, celebrati per tradizione etnico-culturale [Nota di GV: secondo i dati ufficiali dell’ISTAT i matrimoni in municipio in Italia sono in percentuale in costante crescita; nelle ultime statistiche relative all’anno 1996 in Italia il 20,3% dei matrimoni si è svolto con rito civile]. I preti sanno per esperienza che in genere qualche anno dopo la Prima comunione i giovani abbandonano la pratica religiosa.

Franco Garelli, che insieme ad altri sociologi ha curato una voluminosa indagine per la conferenza episcopale, prova a delimitare l’area di quanti possano dirsi veramente cattolici nell’Italia di oggi. «I credenti militanti» - spiega - «coloro che fanno parte di gruppi, associazioni, movimenti e danno grande rilevanza all’esperienza comunitaria della fede sono circa un 10 per cento. I praticanti assidui, che però non avvertono l’esigenza di una vita religiosa collettiva e di una visibilità, sono un altro 15-20 per cento. Sommando entrambi i gruppi si arriva ad un 30 per cento di credenti regolari». E la stessa cifra riferibile ai praticanti abituali della messa domenicale che rappresenta il centro del culto cristiano. Fra i giovani la partecipazione è naturalmente al ribasso: solo il 20-22 percento, dice Garelli, frequenta la chiesa la domenica.

Un altro riferimento per individuare lo zoccolo duro dei cittadini cattolici convinti è quello dell’8 per mille, la firma che i contribuenti mettono sulla dichiarazione dei redditi per favorire la Chiesa. Nel 1993, dati Cei ricevuti dal ministero delle Finanze, quasi il 49 per cento ha messo la crocetta sul modulo Irpef a favore di una confessione religiosa. Di questi l’85,8 per cento ha «votato» a favore della Chiesa cattolica. [Quindi, da questo punto di vista, circa il 42 per cento degli italiani sono cattolici e sono in calo anno dopo anno] […]

Da La Repubblica, Cultura, 28/7/1997.

«TROPPI ABBANDONANO IL CATECHISMO, LA CHIESA SI PREPARA A RIFONDARE LA CRESIMA»

[…] genitori, sacerdoti educatori, autorità ecclesiastiche da tempo constatano preoccupati che qualcosa si è rotto o inceppato nel cammino di preparazione dei giovani verso una progressiva presa di coscienza e una fede matura: il sacramento su cui dovrebbe basarsi l’inizio dell’età adulta in realtà prelude l’abbandono della pratica religiosa. Su una classe di catechismo di trenta ragazzi solo cinque-sei continuano a frequentare la Messa e ad accostarsi ai sacramenti all’indomani della Cresima.

[…] oggi […] le scelte religiose si spostano avanti negli anni e i bambini battezzati a Milano oscillano tra il 75 e il 78 per cento, su una media nazionale intorno al 90 per cento, in progressivo calo.

Dal Corriere della Sera, domenica 27 settembre 1998, pagina 31

Percentuali, per anno, dei matrimoni con rito CIVILE in Italia [dati ISTAT]

1936
1,4
1946
dato non disponibile a causa della guerra
1956
2,2
1966
1,2
1976
9,4
1986
14,2
1996
20,4
1997
20,8 (ultimo dato disponibile)

Ultimo aggiornamento: 30 aprile 1999