Raffaele Carcano - Liberi di non credere

Liberi di non credere
Raffaele Carcano
Editori Internazionali Riuniti 2011, pp. 256, 18 euro
ISBN 978-88-359-9064-2

Ordina questo libro da IBS Italia

Gli atei e gli agnostici esistono e resistono, anzi crescono. Persino in Italia, dove ha sede il centro della cristianità e dove monta una campagna per definire prettamente «cattolica» l’identità italiana. Questa realtà viene invece spesso minimizzata, se non proprio ridicolizzata e nascosta, da molti ambienti. Prevedibilmente dalle caste religiose, ma anche - colpevolmente - dal mondo della politica e dai mass media. I più maliziosi tra gli increduli potrebbero pensare che di sicuro  la loro esistenza è ben più assodata della pletora di divinità assortite cui gli uomini hanno creduto e ancora credono. E continuare a vivere come se nulla fosse. Ma alle volte l’ironia e il quieto vivere da soli non bastano. È opportuno e doveroso affermare con forza certe verità semplici, soprattutto in una fase storica come quella che sta vivendo l’Italia. Ci prova questo libro, non a caso scritto da Raffaele Carcano, segretario dell’UAAR.

Leggerlo è un po’ come unire dei puntini. Tanti elementi apparentemente sconnessi, slegati fra loro, che messi assieme trovano un loro senso. Un disvelamento che pian piano rileva alcune questioni importanti, spesso sottovalutate, e aiuta a disinnescare i meccanismi che tengono in stato di minorità i non credenti. E che, nelle intenzioni di chi l’ha scritto, punta a suscitare un dibattito e far prendere coscienza agli increduli della loro forza e dei rischi che corrono se non fanno sentire la loro voce. Scritto in prima persona, senza formalismi, pervaso da un dosato mix di ironia e sana indignazione civile, è di certo un libro ‘schierato’. Un pamphlet pensato per un pubblico ampio, rivolto alla platea dei tantissimi non credenti che vivono in Italia e che magari non conoscono (o conoscono in maniera distorta) l’associazione e le sue iniziative. Ha infatti il pregio di presentare in maniera  pacata ma decisa, senza infingimenti di sorta nè pose facili da mangiapreti, le idee e gli orientamenti di una delle poche realtà che in Italia si battono concretamente per l’affermazione della laicità e la tutela dei non credenti in Italia.

Si tratta di un saggio che può essere compreso meglio considerando l’altra opera, di cui un autore è proprio Carcano: Uscire dal gregge. Due scritti che rappresentano le facce di una stessa medaglia. Il precedente come approfondimento storico generale, che indaga le radici dell’incredulità e dell’apostasia nel corso dei secoli. Quest’ultimo invece punta un impietoso microscopio sulla situazione italiana, per rilevarne le problematicità. I lettori e i frequentatori del sito dell’associazione troveranno di certo elementi in comune, spunti di riflessione e rimandi a questioni già affrontate, ma stavolta calati nella storia sociale e politica recente dell’Italia.

Viviamo in un Paese che, nel suo declino sociale e culturale, rimane sempre più indietro nella tutela dei diritti, nella crescita della coscienza civile e nello svecchiamento della cultura. Situazione che, nella prospettiva dell’autore, viene messa in evidenza proprio guardando alla situazione degli atei e degli agnostici. La loro condizione diventa una cartina di tornasole per comprendere meglio la decadenza italiana.

Gli increduli in Italia sono ormai milioni: in pratica la seconda componente ‘esistenziale’ del Paese. Come rilevano molte ricerche sociologiche, sono in aumento soprattutto tra i giovani, diffusi tra chi ha un reddito medio-alto e tra chi ha un elevato titolo d’istruzione. Si caratterizzano per una maggiore apertura mentale e tolleranza verso la diversità. Orgogliosi della propria autonomia, sono refrattari a sentirsi parte di un gruppo – cosa che può rappresentare una debolezza di fronte ad altre forze più compatte - e tendono ad elaborare autonomente la propria etica. Sono meno dei cattolici (almeno di coloro che si definiscono tali), ma più delle varie minoranze religiose messe insieme. Nonostante ciò, devono subire discriminazioni e le loro istanze non vengono accolte dal mondo della politica nè rilanciate dai media.

Con la secolarizzazione – e nonostante il millantato «ritorno del sacro» – gli increduli iniziano ad emergere. La Chiesa riscuote meno consensi, ma aumenta il potere – tutto terreno – del ‘sistema’ cattolico, fatto di associazioni, sindacati, scuole, ospedali, imprese, editoria e delle sue connessioni con la politica. Tra la gente, permane un senso identitario, tanti si dichiarano  cattolici «anche se i loro comportamenti individuali poco o nulla rimandano ai precetti del magistero». La situazione italiana rimane arretrata, simile a quella dei Paesi dell’Est Europa.

Per arginare il calo, la Chiesa opera sul «fronte dell’immagine», riproponendo le sue posizioni tradizionali con una «neolingua» di stampo orwelliano, che stravolge il significato di parole come «laicità» e bolla i non allineati come estremisti (o «laicisti»). Questa strategia si accompagna a «forme di vera e propria demonizzazione» dei non credenti. Attacchi che impazzano anche su internet, ma che in realtà hanno radici antiche. Tra le etichette c’è persino quella di essere nè più nè meno che servi di Satana. Monta un clima pesante, che trova spazio non solo nella «base», ma anche nelle parrocchie con sacerdoti sfornati dai movimenti ecclesiali più integralisti. Senza contare il mondo della cultura, o dei media cattolici: emblematico il tono degli strali di padre Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria.

Benedetto XVI dal canto suo soffia sul fuoco, non perde occasione per insistere nella denigrazione degli atei e degli agnostici. Per attaccare la miscredenza, cui vengono attribuiti molti mali del mondo, nella sua opera di riscrittura della realtà assegna pure al nazismo l’etichetta di «ateo». Nonostante gli imbarazzanti (per la Chiesa) trascorsi di Hitler. Nello stillicidio ratzingeriano, «l’ateismo diventa una sorta di bad company a cui attribuire ogni male: tutto ciò che è sbagliato nel mondo è ateo». Ma dall’altra col ‘Cortile dei Gentili’ cerca di coinvolgere alcuni non credenti per «addomesticarli», «presentarli come comunque «devoti», ossequiosi della supremazia del cattolicesimo». Col corollario di intellettuali ‘laici (ma non laicisti)’ come Giancarlo Bosetti, autore del furioso Il fallimento dei laici furiosi. Specializzati nella denigrazione dei non credenti e nella deformazione del concetto di laicità, contrapposto artificiosamente allo spettro del «laicismo».

Il problema – ribadisce l’autore per mettere in chiaro che il suo è un approccio pragmatico e non semplicisticamente anticlericale - non è tanto che il papa affermi certe cose: fa il suo mestiere. Piuttosto, sta nel fatto che i mass media riprendano acriticamente tali giudizi. I mezzi di informazione non fanno altro che assecondare la predominanza del cattolicesimo, «partecipando al circolo vizioso e rendendosi dunque complici del (mal)funzionamento del sistema». Quando si parla di non credenti, si assiste ad una vera «asimmetria informativa». Non hanno spazio, anzi spesso parla per loro (o meglio, contro) o un religioso, o uno dei pochissimi (ma ben sponsorizzati) atei convertiti. Quello degli ‘ateobus’ è il caso limite, segno lampante della distorsione mediatica che colpisce i non credenti. L’intenzione era semplice: diffondere sugli autobus uno slogan ateo per attirare l’attenzione sull’assenza di visibilità dei non credenti. Prontamente deformata e ridicolizzata da una propaganda trasversale ed ostile, ha dimostrato proprio che gli atei sono discriminati. «La vicenda degli ateobus, da qualunque angolazione la si voglia osservare, ha dunque inesorabilmente mostrato fin dall’inizio in quale stato versino la libertà di espressione e la libertà di coscienza nel nostro paese», rileva amaramente l’autore.

Anche sul piano partitico emerge la situazione di arretratezza del nostro Paese, proprio sui temi della laicità e del riconoscimento dei non credenti. Carcano non ha problemi a fare nomi e cognomi e non ha partiti da sponsorizzare. Entrambi gli schieramenti subiscono la predominanza del cattolicesimo, molto di più di quanto non accada all’estero. In questi ultimi anni anzi la situazione è peggiorata, nonostante la secolarizzazione. L‘ «identitarismo cristianista» diventa ormai «l’ideologia prevalente all’interno del centrodestra» e spesso sfocia in «forme di antagonismo controriformistico».

D’altro canto il centrosinistra ha, nei confronti di non credenti e laicità, toni diversi ma contenuti che «non paiono discostarsi significativamente» da quelli del centrodestra. Rispetto al «monoconfessionalismo» dell’altro schieramento, la sinistra preferisce l’atteggiamento «multiculturalista». La «doppia tentazione» della sinistra, come la definisce Carcano, sta nel suo essere in bilico tra confessionalismo e multiculturalismo. Contraddizione vissuta soprattutto dal Pd, dove l’elemento cattolico si fa predominante. Ma nemmeno la sinistra radicale è del tutto estranea al corteggiamento della Chiesa: si consideri il caso emblematico del ‘pio’ Nichi Vendola.

L’approccio della sinistra è più attento alle confessioni di minoranza e «talvolta sfocia non solo in un approccio glamour e relativizzante al fenomeno religioso», ma anche «in aperto sostegno a concezioni multiculturaliste». Teorizzazioni che pongono al centro non gli individui e i loro diritti, ma le comunità tradizionali. Ma il multiconfessionalismo, come prova ad esempio l’esperienza inglese, porta ad effetti «opposti a quelli auspicati», dividendo le comunità e legittimando pratiche illiberali. Per questo è necessario «uscire dallo schema binario» multiculturalismo/monoconfessionalismo e costruire una società plurale e «realmente laica» dove convivano «con identici diritti e doveri, comunità e credenze diverse, e individui che scelgono o si costruiscono liberamente le proprie differenti identità».

Visto il desolante scenario politico, è proprio la laicità a farne le spese. I partiti italiani tendono infatti ad accontentare la Chiesa, che a parte la «parentesi» postunitaria ha sempre avuto l’accondiscendenza dei politici. Con agevolazioni, finanziamenti, predominanza del «catechismo di Stato», tutela dei tribunali. Dopo la revisione concordataria del 1984 sembrano aprirsi degli spiragli per l’affermazione della laicità. Ma in realtà si passa ad un «multiconfessionalismo multilevel», con saldamente al vertice la Chiesa cattolica. Anzi in questi anni la Chiesa ottiene un consenso bipartisan mai visto prima, cosa «ancora più sorprendente se solo si nota che cresce parallelamente al diminuire dell’appartenenza cattolica». Nel complesso, giudica l’autore, il quadro politico italiano è «stagnante». La «sensazione di essere immersi in una palude riguarda infatti anche altre realtà, come la ricerca scientifica, i diritti civili, la libertà di informazione. L’onestà».

Nonostante la propaganda negativa, i dati però parlano chiaro: «anziché portare le società alla rovina, atei e agnostici ne rappresentino la parte più dinamica» e «con il loro aumento numerico non viene meno nemmeno la solidarietà, né si lacera il tessuto sociale, anzi». Basti considerare che i Paesi più sviluppati e con più alto capitale sociale sono quelli più secolarizzati e con alta percentuale di non credenti. Il fosco quadro dipinto da Benedetto XVI e seguaci, di società che cadono nel caos e nella disperazione, è tutt’altro che realistico: «il mondo è al contrario pieno di uomini e donne che conducono una vita soddisfacente senza avere una fede».

Ma in questa santa alleanza che vede insieme Chiesa, politica e mass media, i non credenti sono «vasi di coccio» che subiscono discriminazioni quotidiane. Forse per molti, anche a causa del lavorio incessante della propaganda, le pretese e le denunce dell’autore saranno considerate eccessive e le battaglie civili portate avanti bollate quali «amenità goliardiche o come sparate anticlericali». Certo, una volta gli atei finivano direttamente al rogo, adesso possono persino lamentarsi: quindi perché si lamentano?

I non credenti oggi vivono di fatto una «libertà fittizia», obbligati ad accettare l’invadenza delle religioni in nome della ‘libertà’ altrui e senza possibilità di critica. Anzi, beccandosi anche accuse di «fondamentalismo» quando timidamente ci provano. La situazione italiana appare immobile, asfissiante. Nel libro non ci sono formule preconfezionate da applicare, ma una lucida analisi della situazione supportata da dati e fatti, sicuramente alternativa alla vulgata corrente. L’invito dell’autore, mostrate le carte in tavola, è questo: «sta dunque ai non credenti prendere l’iniziativa, incalzando chi li governa e accentuando per quando possibile la loro visibilità». Solo così si potrà davvero vivere in un Paese pienamente democratico, dove vengano tutelati anche coloro che non si riconoscono in una religione.

 

Valentino Salvatore

Novembre 2011