Daniele Bolelli - iGod

iGod. Istruzioni per l’uso di una religione fai da te
Daniele Bolelli
ADD Editore 2011, 352 pp., 16,00 euro
978-88-9687-334-2

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iPod? No, avete letto male, è iGod. A pensarci bene però se iPod sta per piccolo, leggero, pratico ed interattivo, la somiglianza non è proprio campata in aria. In fondo questo libro è un elogio alla levità. Avete presente una piuma? Guardate come si libra nell’aria e osservate bene come nel suo piccolo sia così perfetta nella sua essenzialità. Questa vi sembra un’immagine troppo zen? Beh, ci avete azzeccato, stavolta. “iGod”, che come sottotitolo recita Istruzioni per l’uso di una religione fai da te, ha tutti i crismi per essere associato ad un manuale zen. A me ricorda molto “La mente senza catene”, testo impareggiabile del maestro Takuan S?k?, un classico scritto per i samurai che è arrivato ai nostri giorni e che, qualcuno è disposto a giurare, viene letto dai moderni manager in cerca di orientamento e di stimoli.

Per una volta i credenti più intransigenti potranno dire che c’è un libro che non gronda sangue nella sua critica alle religioni, mentre gli atei più incalliti valuteranno che Bolelli, dopo avere messo a tappeto con sottilissime argomentazioni le religioni, non se l’è sentita di dare il colpo di grazia. In effetti “i God” è destinato a scontentare gli uni e gli altri. L’autore, peraltro, non è per nulla reticente nel dichiararsi un “agnostico con l’asterisco”, nel senso che si sente da una parte affascinato da quel Mistero della vita e della morte nei confronti del quale non abbiamo sempre tutte le risposte, dall’altro sa che può senza meno fidarsi della ragione e della razionalità come porto sicuro contro ogni paura. L’ammiccamento al sincretismo non vi faccia debordare verso improbabili ricette new age, ai cui adepti Bolelli non le manda certo a dire, ma va declinato nel giusto significato: sarebbe cosa buona e giusta che non vi fosse alcuna religione a questo mondo, ma se proprio non riuscite a vivere senza, almeno fatevene una a vostra immagine e somiglianza, e se non sapete da dove cominciare provate a prendere il meglio – opera ardua – di ciascuna. Soprattutto state lontano dalle religione dogmatiche. Ovvio che allora le più maltrattate da Bolelli siano quelle della triade Ebraismo-Cristianesimo-Islam, ma ce n’è anche per lo Zoroastrismo – dal quale forse tutto ebbe inizio – per l’Induismo delle caste e per il Buddhismo delle reincarnazioni. Insomma qualsiasi religione – foss’anche qualsiasi filosofia, precisa l’autore – che voglia mantenere lo status quo anche in nome di principi altissimi, è da guardare con diffidenza. La gaia scienza di Bolelli è guidata da pochi punti fermi validi in ogni tempo e per ogni individuo. Elenchiamone alcuni significativi: a) Una delle cose più sane che ciascuno di noi dovrebbe fare è mettere in discussione tutto ciò che gli è stato insegnato; b) La fede è l’abitudine di chi è troppo pigro o intimorito per credere a se stesso. Non bisogna credere a qualcosa perché l’ha detto Buddha, Maometto o Gesù – l’autore ammiccando dichiara “non credeteci neanche se la dico io” ma vuole solo apparire “democratico”. Ognuno, chi vi scrive per primo, quantomeno si augura che ciò che dice venga se non creduto almeno condiviso, o no? -. Non  bisogna credere a niente che non derivi dalla nostra esperienza; c) L’aldilà più radioso e promettente dovrebbe causarci allergie se svilisce il senso della vita presente.

La parte più ghiotta del libro, che pure mette a nudo le ossessioni tipiche delle religioni su creato, patriarcato, sensi, sesso, è quella dedicata al riso. Qui Bolelli ammicca alle religioni estremo-orientali – Taoismo, Tantrismo, Sufismo – che non lo demonizzano e che anzi lo ritengono una preziosa risorsa. Ma anche in molti riti dei nativi americani, il riso è una componente molto presente nelle cerimonie sacre. E Nietzsche: “Dobbiamo chiamare falsa ogni verità che non sia accompagnata da almeno una risata”. Non così la maggior parte delle religioni organizzate. “Il dolore è meglio del riso; perché il cuore è reso migliore dalla tristezza della compostezza”. Che palle! Pardon se era la Bibbia. E l’ineffabile Martin Lutero: “Dio può essere trovato soltanto nella sofferenza e nella croce”. E ridagli! Ha ragione Bolelli: “Quando si tratta di divertirsi, chiese e templi non sono normalmente i primi posti che vengono in mente. La maggioranza delle religioni tende a essere un affare cupo e tenebroso”. Non era Gandhi che diceva: “Amo Cristo ma non amo i cristiani perché sono tristi”? La tesi sapida quanto suggestiva di Bolelli è  il riso come migliore antidoto all’integralismo e al fondamentalismo religioso. Insomma “iGod” per dire “i feel Good”. Volete godervela? Fate benissimo. Ma state lontani dalle verità rivelate.

 

Stefano Marullo

Giugno 2011