Di nessuna Chiesa

Giulio Giorello. Di nessuna Chiesa. La libertà del laico. Raffaello Cortina Editore, Milano 2005, pp. 79, € 7,50, ISBN 8870789756

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Non corrono tempi lieti per i laici, ancora peggio per gli anticlericali. I referendum sappiamo come sono andati e il cardinale Camillo Ruini si presenta ormai nelle vesti di paterna autorità morale e spirituale dell’intero Paese, alle cui esternazioni (anche le più scopertamente politiche e strumentali) occorre piegarsi con deferenza contrita. Intanto Benedetto XVI, non pago di pascolare il suo gregge, si rivolge anche ai miscredenti e li invita a comportarsi come se Dio ci fosse. Un classico del temporalismo cattolico: non importa tanto che crediate a Gesù Cristo quanto che obbediate ai suoi pretesi rappresentanti in terra.

In un clima così deprimente, è motivo di qualche consolazione il denso e coraggioso pamphlet di Giulio Giorello in difesa del relativismo correttamente inteso, cioè dell’idea che l’uomo è sempre soggetto a errori, quindi non gli è dato raggiungere certezze definitive. Lo scontro, spiega il filosofo della scienza, è «tra una verità che non pretende di salvare neanche se stessa e una verità che promette salvezza a chiunque vi si sottometta, tra una ragione che misura la propria gratuità e finitezza senza aver nostalgia di un fondamento e una ragione che nell’imposizione del fondamento trova il proprio sostegno e la propria giustificazione».

Non sono solo sottili questioni filosofiche, anzi hanno ricadute pratiche evidenti. Per esempio in materia di fecondazione assistita, passa lungo questo crinale l’alternativa «tra un intervento responsabile e un irresponsabile inchinarsi al caso», un caso camuffato dai paladini sanfedisti sotto le spoglie della natura o di Dio.

Più in generale il problema riguarda il rapporto tra la libertà di tutti e la pretesa d’infallibilità tipica del potere sacerdotale. Di fronte alla vulgata devota che rovescia sui laici l’accusa di minacciare i diritti della persona, insidiando le radici cristiane che ne sarebbero la fonte, Giorello rimette le cose a posto: «Può reggere una società aperta e libera “etsi Deus non daretur” (anche se Dio non esistesse)? C’è un “non” di troppo. La vera questione è se si possa dare una società aperta e libera “etsi Deus daretur” (se Dio esistesse). È il progetto che gli altri hanno su di noi di salvezza eterna (oppure, in una versione più pallida, di correttezza politica) a costituire un problema». Un problema che oggi in Italia si presenta grande come una casa.

Epicuro
ottobre 2005