Il mondo infestato dai demoni

Carl Sagan. Il mondo infestato dai demoni. La scienza e il nuovo oscurantismo (titolo originale: The Demon-Haunted World. Science As A Candle In The Dark, 1996 Carl Sagan), I edizione italiana Baldini&Castoldi srl, Milano 1997, traduzione di Libero Sossio, pp. 538, € 9,30. ISBN 8884900336

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Molti lettori conoscono Carl Sagan e non lo sanno. Suo è, infatti, il romanzo di fantascienza Contact, dal quale fu tratto l’omonimo film interpretato da Jodie Foster. Pochissimi sanno invece che egli fu uno scienziato che, per tutta la vita, cercò di far sì che il grande pubblico potesse avere accesso quanto più possibile all’informazione scientifica e venissero ad esso dati gli strumenti necessari per discernere tra scienza e pseudo-scienza.

Il mondo infestato dai demoni è l’ultimo libro di Carl Sagan e, sebbene scritto in forma romanzesca, ha tutte le caratteristiche del saggio. Esso si riferisce primariamente alla situazione dell’informazione e divulgazione scientifica negli Stati Uniti ma, fatte le debite proporzioni, si può adattare benissimo anche alla nostra esperienza, specie oggi che sulla nostra TV abbondano esorcisti, santoni, predicatori e sciamani. Il libro prende di petto tutti i difetti dell’informazione moderna: dall’eccessivo risalto dato a pseudo-scienze quali la cristallologia, l’ufologia, l’astrologia e via elencando, al malvezzo di quei governi che investono troppo poche risorse sulla ricerca scientifica pura e sulla divulgazione delle scoperte scientifiche, alla mancanza di vaglio scettico su tutte le pseudo-verità quali apparizioni e sparizioni mistiche, guarigioni, predizioni, spiritismo, sequestri a opera di alieni, improbabili contatti sessuali con civiltà extraterrestri (come giustamente rileva Sagan nel capitolo dedicato alle Allucinazioni, gli esponenti di civiltà extraterrestri, pur con tutta la loro intelligenza superiore, sanno solo dirci per bocca del medium di turno che dobbiamo essere più buoni e amarci, ma inspiegabilmente fanno scena muta quando devono spiegarci se sono riusciti a dimostrare il teorema matematico di Fermat).

Le cause di questa “ignoranza scientifica” Sagan le fa risalire al fatto che, almeno negli Stati Uniti, la professione di insegnante non è tra le più gratificanti in assoluto, né in termini di soddisfazione professionale né sotto l’aspetto retributivo, per cui allo scarso prestigio sociale e alla retribuzione certo non invidiabile corrisponde una scadente qualità dell’insegnamento. Il che apre un capitolo a parte sulla cura che un Paese, qualsiasi Paese, deve avere per l’istruzione dei propri cittadini e la libera ricerca. Libera istruzione e ricerca sono in fondo una garanzia di democraticità. Né si deve credere che la scienza, in quanto neutra, non sia sottoposta all’influenza delle ideologie: è tristemente famoso il caso Lysenko, che pretendeva in URSS di assoggettare la scienza alla disciplina del cosiddetto “materialismo dialettico”. Ciò fa sorridere qualsiasi persona di buon senso: sarebbe come dire che il corpo è sano anche se il termometro misura 38 gradi, sol perché è stabilito per legge che la febbre inizia a 40 gradi invece di 37. Il fatto è che Stalin prese Lysenko sul serio e gli diede carta bianca, con effetti rovinosi su molti campi del viver civile, a iniziare dai campi di grano che, lungi dal regalare dorate spighe due volte all’anno - persino nel freddo inverno sovietico - sotto l’effetto del materialismo dialettico (il grano, è noto, diffida di teorie troppo ardite a opera di pseudoscienziati dalla cultura approssimativa e attende cinicamente la stagione propizia), si rifiutò di crescere perfino nella stagione estiva, aumentando ulteriormente i problemi alimentari dell’Unione Sovietica.

Sagan non risparmia neppure la religione, sebbene lo faccia a modo suo: girando intorno ai dilemmi e alle frizioni cui essa ci pone di fronte, e ragionando per assurdo al fine di risolvere il dilemma nel senso che l’asserzione religiosa non ha fondamento alcuno. Chiaramente, sia per formazione, sia per carattere, Sagan non ritiene conveniente né opportuno attaccare di petto i fondamenti religiosi, dal momento che nessuno che presti fede a un dogma accetta volentieri di vederselo messo in discussione e di cambiare idea, e tende più che altro a diffidare di colui che mina verità secolari e rivelate. Tuttavia l’autore invita sempre a non rinunciare mai all’esercizio critico nei confronti di qualsivoglia affermazione, da chiunque essa provenga. L’operato di un politico, di uno scienziato, di un religioso, deve sempre essere criticabile. Diversamente, l’ignoranza scientifica e l’accettazione acritica di qualsiasi affermazione generano demoni. Quei demoni dei quali il mondo moderno è fin troppo infestato. Questo è l’ultimo insegnamento che il mite Carl Sagan ci ha lasciato: conoscenza come garanzia di libertà.

L’Autore

Carl Sagan (New York, USA 1934 - 1996) ha insegnato astronomia alla Cornell University di Ithaca (New York) e ha partecipato a numerosi progetti scientifici. Collaboratore della NASA, ha fondato la Società Planetaria degli Stati Uniti ed è stato tra gli ideatori del SETI, un progetto teso a cercare tracce di vita intelligente nell’universo. Da sempre fermo sostenitore della necessità di favorire lo studio delle scienze e di divulgarne i risultati, Sagan ha anche spesso richiamato gli scienziati a un’eticità delle proprie scelte scientifiche, specie alla luce delle applicazioni tecnologiche delle scoperte in campo nucleare. Per la sua attività giornalistica, Sagan vinse anche il premio Pulitzer. È morto a 62 anni il 21 dicembre 1996 a causa di una grave forma di leucemia.

Sergio D’Afflitto,
Circolo UAAR di Roma
2 gennaio 2005