Funerali civili

UN PO’ DI STORIA
DISPOSIZIONI DI LEGGE
COME FARE
COMUNI RETROGRADI
COMUNI INNOVATORI
COSA FA L’UAAR
PERCORSI DI APPROFONDIMENTO
SERVIZI SUL TERRITORIO

UN PO’ DI STORIA

Tutte le religioni sono sempre state interessate a suggellare il momento della morte con un proprio rito, presunto viatico verso una realtà ultraterrena generalmente auspicata migliore. Storicamente, a parte qualche eccezione, è solo nel XVII secolo, e specificatamente in Francia, che alcuni “spiriti liberi” iniziano a pretendere che le proprie esequie non siano “assistite” da esponenti ecclesiastici. Non vi è da stupirsi che i funerali civili siano una realtà relativamente recente: fino a quell’epoca l’empietà, la non credenza, era ancora passibile della pena di morte.

Iniziò in tale epoca uno scontro tra Chiesa cattolica e razionalisti che dura tuttora. Presa alla sprovvista, non tollerando l’esistenza di persone desiderose, anche da morte, di rimarcare la distanza che li separava dalla fede, la Chiesa adottò una doppia strategia: da una parte la “conversione” dell’apostata, attraverso il “ricatto” di un sicuro approdo all’inferno, dall’altra la sistematica denigrazione degli atei e del loro panico di fronte alla morte.

Nel Settecento una pletora di abati scrisse alcuni testi inequivocabili sull’argomento: da Il quadro degli increduli moderni sul letto di morte a La Mano di Dio sugli increduli, fino alla Raccolta della morte funesta dei più celebri empi dall’inizio del mondo fino ai nostri giorni. La morte di Voltaire stuzzicò il clero fino alla morbosità, lasciandoci opere nauseanti quali Voltaire. Raccolta di particolari curiosi sulla sua vita e sulla sua morte.

Tutto ciò non fermò comunque l’evoluzione civile dell’ultimo saluto al defunto. La rivoluzione francese portò alle prime normative che prevedevano la possibilità, e il luogo, per funerali civili. Nell’Ottocento, anche dopo la Restaurazione, molti personaggi famosi cominciarono a “difendersi” dagli interessi clericali sul proprio trapasso, come Victor Hugo che fece sorvegliare la propria stanza da persone fidate a Giuseppe Garibaldi che lasciò in proposito un testamento chiarissimo: «Siccome negli ultimi momenti della creatura umana il prete, profittando dello stato spossato in cui si trova il moribondo e della confusione che sovente vi succede, s’inoltra e, mettendo in opera ogni turpe stratagemma propaga, con l’impostura in cui è maestro, che il defunto compì, pentendosi delle sue credenze, ai doveri di cattolico; in conseguenza io dichiaro che, trovandomi in piena ragione, oggi non voglio accettare in nessun tempo il ministero odioso, disprezzevole e scellerato di un prete, che considero atroce nemico del genere umano e dell’Italia in particolare. E che solo in stato di pazzia o di ben crassa ignoranza, io credo possa un individuo raccomandarsi a un discendente di Torquemada». A tanto si era costretti.

Oggi il funerale civile è una realtà generalmente accettata nell’Europa del Nord, dove le organizzazioni laiche e umaniste si sono addirittura dovute attrezzare allo scopo di assicurare le cospicue richieste per la celebrazione di riti non religiosi. Nella parte del continente meno evoluta in tema di diritti (Italia compresa), invece, le cose vanno ancora come nei secoli scorsi. Il clero, laddove si sente forte, nega il funerale religioso a chi in vita si era allontanato dalla sua verità (il gay, il comunista, il mangiapreti da osteria), oppure relega la funzione in un tempio minore, oppure ancora si sente in dovere, durante la cerimonia, di parlare male del defunto. Invece, laddove il personaggio è importante, lavora per far celebrare un funerale religioso anche quando il defunto aveva sostenuto pubblicamente la propria areligiosità (De Andrè, Guttuso, Mastroianni): oppure, come per Montanelli, facendo entrare un prete di soppiatto nella camera ardente per benedire la salma.

Nonostante queste vicende, tanta parte della recente storia italiana ha chiesto esequie laiche: Enrico Berlinguer, Italo Calvino, Altiero Spinelli, Goffredo Parise, Carlo Cassola, Massimo Mila, Alberto Moravia, Sandro Pertini, Luigi Nono, Nanni Loy, Luciano Lama, Helenio Herrera, Nilde Jotti, Leo Valiani, Massimo D’Antona, Indro Montanelli, Lucio Colletti, Carmelo Bene, Francesco De Martino, Franco Lucentini, Luigi Pintor, Luciano Berio, Alessandro Galante Garrone, Norberto Bobbio, Tiziano Terzani, Luigi Meneghello, Bruno Trentin, Vittorio Foa, Mario Monicelli, Giuseppe D'Avanzo, Antonio Tabucchi, Miriam Mafai, Italo Insolera, Franca Rame, Carlo Lizzani, Arnoldo Foà.

DISPOSIZIONI DI LEGGE

Lo svolgimento dei funerali è normato, in Italia, dal DPR 285/90. Il testo è stato oggetto, in seguito, di alcuni circolari interpretative, ed è stato in alcune parti superato da successivi provvedimenti di legge (ad es. per quanto riguarda la cremazione). La parte che prevede che nei cimiteri vi siano aree destinate agli acattolici è rimasta spesso inapplicata, tanto che, per esempio, il Tar della Lombardia, nel 2013, ha condannato il Comune di Brescia.

Da segnalare il Capo VI, Rilascio di cadaveri a scopo di studio.

Il DPR del 14 gennaio 97, invece, inerente i requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi minimi per l’esercizio delle attività sanitarie da parte delle strutture pubbliche e private, tra le altre cose è intervenuto sul Servizio Mortuario (clicca qui per un estratto). Giova notare, in proposito, che la prescrizione ai Comuni di “istituire una sala per onoranze funebri al feretro” è rimasta anch'essa, generalmente, lettera morta, salvo per quei cimiteri dove sia possibile effettuare anche la cremazione: in questo caso la cosiddetta “Sala della memoria” può essere utilizzata pure per questo scopo.

Per rimediare, il 21 novembre 2001 fu presentata una proposta di legge (firmata da 53 deputati, prima firmataria Gloria Buffo), con la quale si chiedeva l’istituzione in ogni comune di “case funerarie”, anche all’esterno del cimitero, dove poter svolgere il rito civile.

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro della Salute Sirchia, nella riunione del 19 giugno 2003 decise di presentare in Parlamento un disegno di legge per la disciplina delle attività in materia funeraria. Nel febbraio 2005 la Camera approvò il provvedimento, passato poi al vaglio del Senato, senza essere però trasformato in legge entro il termine della legislatura. Da allora è calato il silenzio.

COME FARE

Riceviamo spesso richieste di chiarimenti da parte di persone anziane, preoccupate che i loro familiari, una volta deceduti, riservino loro delle esequie con rito cattolico. Come già scritto su L’Ateo (numero 2/2002), chi teme che il suo erede (o chi altro dovrà seppellirlo) non rispetterà la sua volontà di esequie laiche potrebbe fare un testamento olografo (vale a dire, scritto tutto di suo pugno, a mano, datato e firmato), chiuderlo in una busta e consegnarlo a un notaio (a meno che non preferisca farlo scrivere direttamente dal notaio, e allora sarebbe un testamento pubblico) dove scrive, fra l’altro, che se l’erede non rispetterà la sua volontà di esequie laiche le disposizioni testamentarie a suo favore s’intenderanno revocate, salvo solo quanto ha diritto di ricevere per legge.

Per garantire questa disposizione potrà nominare un esecutore testamentario. Poi scriverà una lettera all’erede ribadendo la sua volontà di esequie laiche, avvertendolo di quanto ha disposto nel testamento a questo riguardo e informandolo del notaio e dell’esecutore testamentario. Tutto ciò sul presupposto che abbia qualcosa da lasciare. Ma basta che l’erede lo creda.

Aggiungiamo inoltre che, qualora il defunto abbia provveduto a cancellare gli effetti civili del battesimo (vedi la scheda relativa), ai sensi del canone 1184 del Codice di diritto canonico della Chiesa cattolica si è “privato” della possibilità di avere esequie ecclesiastiche.

COMUNI RETROGRADI

Il DPR 285/90 delega ai Comuni la stesura di un Regolamento comunale di polizia mortuaria, volto a disciplinare la materia sul proprio territorio. Molti Comuni, oltre a non istituire la sala per le onoranze di cui al precedente paragrafo, non contemplano nemmeno la possibilità di ricordare il defunto nel caso la funzione non preveda il rito religioso.

Ecco alcuni esempi, recuperati con una ricerca sul web: risulta evidente come il testo sia molto spesso simile, probabilmente basato su un prestampato diffuso preventivamente.

  • MONTALE (PT)
    I cortei funebri seguiranno, normalmente, la via più breve dall’abitazione del defunto alla chiesa e da questa al cimitero, oppure dall’abitazione al cimitero nel caso non vengano eseguite funzioni religiose. I cortei non dovranno far soste lungo la strada e avranno la precedenza sulla circolazione dei pedoni e dei veicoli.
  • DESENZANO (BS)
    I cortei funebri debbono, di regola, seguire la via più breve dall’abitazione del defunto alla chiesa e da questa al cimitero, in mancanza di cerimonie religiose i cortei funebri non debbono fare soste lungo la strada né possono essere interrotti da persone, veicoli o altro.
  • PORPETTO (UD)
    I cortei funebri debbono, di regola, seguire la via più breve dall’abitazione del defunto alla chiesa e dal questa al cimitero, oppure dall’abitazione al cimitero se non vengono eseguite funzioni religiose.
  • PIANORO (BO)
    I trasporti funebri debbono, di regola, seguire la via più breve dall’abitazione del defunto alla chiesa e da questa al cimitero, oppure dall’abitazione al cimitero; […] I cortei funebri possono essere seguiti dall’abitazione del defunto alla Chiesa, oppure, qualora non vengano eseguite funzioni religiose, al Cimitero, per un percorso non superiore a mt. 300. È comunque sempre vietato qualsiasi corteo di persone appiedate che dovesse interessare strade statali. I suddetti cortei non possono far soste lungo il percorso, nè possono essere interrotti da persone, veicoli o altro.
  • BRIGNANO GERA D’ADDA (BG)
    I cortei funebri debbono, di regola, seguire la via più breve dall’abitazione del defunto alla chiesa e da questa al cimitero, oppure dall’abitazione al cimitero se non vengono eseguite funzioni religiose. I cortei funebri non debbono far soste lungo la strada nè possono essere interrotti da persone, veicoli o altro.

COMUNI INNOVATORI

Non tutte le Amministrazioni Comunali sono però così poco reattive alle istanze dei non credenti (e dei fedeli delle religioni di minoranza!). Ci sembra giusto, in questa sede, segnalare quelle che si distinguono per la propria sensibilità sull’argomento.

  • Il caso di Venezia è emblematico, in quanto fu pubblicamente segnalato in un articolo apparso su Repubblica del 18 dicembre 2000 dal titolo quanto mai eloquente («Ma i laici muoiono in seconda classe») e sembrava essere in via di risoluzione già nel marzo 2001, quando il Comune individuò come luogo da destinare alle esequie laiche l’ex chiesa di Santa Maria del Pianto, adiacente all’ospedale, di proprietà della ASL, chiusa al culto e abbandonata da decenni. Dopo vari progetti e innumerevoli sopralluoghi, e dopo l’approvazione del progetto e del finanziamento da parte della giunta comunale, nel 2005, al momento di concretizzare i lavori, la Curia fece presente che l’ex chiesa non era sconsacrata e non intendeva sconsacrarla per tale tipo di destinazione. Non ci fu nulla da fare. Si è dovuto attendere il 2008 affinché il Comune, nell’ambito di alcuni lavori entro il cimitero di Chirignago, situato nella periferia della terraferma veneziana, ricavasse una sala destinata alle cerimonie laiche. E a seguire, nel marzo del 2010 il Comune ha messo a disposizione una ulteriore sala ricavata dall'ex refettorio del convento del cimitero di San Michele in isola. Sono passi significativi nella giusta direzione, da integrare con altre sale ubicate entro la città dove risiede la comunità cui il defunto ha fatto parte.
  • Pesaro, aprile 2001: il Comune appronta nuove camere mortuarie. La locale Arcidiocesi protesta perché «…uno Stato “laico”, moderno e democratico, non solo non dimentica le origini culturali e religiose della società, ma le riconosce pubblicamente. Pertanto, pur apprezzando l’intenzione di predisporre dei luoghi per i defunti di altre confessioni religiose, si chiede un luogo con il crocifisso per poter accogliere e onorare le salme dei defunti della Comunità cristiana». Degna di nota la risposta del Sindaco: «non è forse un dovere da parte di un’amministrazione democratica dare voce anche a chi non ce l’ha? E francamente l’idea che chi viene qui da noi deve accettare e sottostare alle nostre tradizioni e ai nostri segni, mi fa più pensare a gesti di sottomissione che mi fanno rabbrividire, che all’idea del diritto di cittadinanza che dobbiamo garantire… E come non prestare ascolto a quei concittadini che reclamano un luogo dignitoso anche per i funerali celebrati in forma civile, che non sono solo quelli di personaggi illustri attorno ai quali ci si raccoglie in luoghi emblematici della loro vita ma cittadini comuni cui deve andare tutto il rispetto possibile…».
  • Rivoli (TO), ottobre 2001: l’assessore Gianna De Masi scrive pubblicamente al suo sindaco. «Oggi manca un posto dove potersi raccogliere intorno al feretro e ricordare la persona cara scomparsa. Si va direttamente al cimitero, senza la possibilità, per amici e parenti, di avere un momento da vivere in comune». «L’idea mi piace, è un segno della laicità dello Stato» - conferma il sindaco - «dobbiamo cercare un luogo che accolga almeno cinquanta persone. Però, lo confesso, in questo momento la sede non c’è ancora».
  • A Bologna, il Pantheon del cimitero monumentale della Certosa, dove si svolgono i funerali laici, si è arricchito dal luglio 2008 di un’opera d'arte, la “Sala d’attesa”, opera di Flavio Favelli, che ha rinnovato la struttura «senza alterare lo spazio preesistente ma ridisegnandolo tramite un intervento artistico: il progetto consiste in una pavimentazione in marmo bianco e nero, quasi a definire un interno domestico, posizionato su pannelli di legno per non danneggiare il pavimento originario. Le pareti sono addobbate con tendaggi calati dal soffitto fino a terra, lasciando scoperte le colonne colore avorio. Di fronte all’entrata è sistemata una grande specchiera realizzata con un mosaico di vetri. La sala è illuminata da 25 lampadari di cristallo appesi a una struttura portante. Le panche a gradoni, come in un anfiteatro, corrono parallelamente lungo le pareti a rafforzare l’idea di raccoglimento per i congiunti, rivolti verso il palco costituito da un piano in legno dove sarà posizionato il feretro».
  • Genova, (dicembre 2011): presso il cimitero di Staglieno è stata inaugurata una sala del commiato laico, una struttura senza simboli religiosi e aperta a tutti – credenti e non – per i funerali. Lo spazio può ospitare anche mostre ed eventi. Frutto di una collaborazione tra la Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio della Regione Liguria e il Comune di Genova, è costata più 275mila euro, di cui 230mila versati da alcuni sponsor come la Socrem. Il costo per utilizzarla in occasione di un funerale è di circa 150 euro. Il sindaco di Genova Marta Vincenzi ha ricordato che una struttura di questo tipo è «un segno di civiltà, per una città che dev’essere sempre più caratterizzata dall’integrazione».

Sale del Commiato, dove poter effettuare funerali civili (potendo diffondere musica o ricordare il defunto) sono inoltre disponibili o in corso di realizzazione ad Ancona, Bronte (CT), Castelplanio (AN), Cosenza, Falconara Marittima (AN), Ferrara, Firenze, Milano (cimitero di Bruzzano), Modena, Padova, Ravenna, Roma (Cimitero Flaminio di Prima Porta e Tempietto egizio al cimitero del Verano), San Benedetto del Tronto (AP), Scandicci (FI), Torino (dove sin dal 1888 esiste la Sala Storica del Tempio Crematorio), Udine.

COSA FA L’UAAR

Con una lettera inviata ai Ministri dell’Interno, della Sanità e della Giustizia il 26 ottobre 2001, l’UAAR chiese, oltre a una rapida attuazione della legge sulla cremazione, una modifica del DPR 285/90 volta a «decretare l’obbligo di normare, all’interno dei regolamenti comunali di polizia mortuaria, lo svolgimento dei funerali civili (corteo e commemorazione)».

Un convegno sull’argomento è stato organizzato a Roma nel febbraio 2002 durante la seconda Settimana Anticoncordataria dell’UAAR. Un dibattito di alto livello culturale e istituzionale è stato inoltre organizzato dal circolo UAAR di Genova il 17 maggio 2006. Un altro convegno, del quale sono disponibili le riprese, è stato organizzato il 19 gennaio 2008 a Padova.

Tale attività di sensibilizzazione avviene anche a mezzo stampa, le rare volte che la questione attira l’interesse dei media: vedi ad esempio la rubrica delle lettere di Repubblica, edizioni del 28 giugno 2001, 3 luglio 2001 e 6 febbraio 2003.

L’iniziativa dell’UAAR sulla materia si è finora concretizzata soprattutto in sollecitazioni, rivolte alle Amministrazioni Comunali, affinché approntino locali dignitosi per la celebrazione e il ricordo dei defunti non appartenenti ad alcuna confessione religiosa o, comunque, differente dalla cattolica. Particolarmente significativa l’attività svolta dal Circolo di Firenze, con contatti ripetuti con il vicesindaco, l’assessore alla Sanità e Igiene Pubblica e il capo servizio dell’Unità Operativa Cimiteri del Comune. I Circoli di Verona Pisa e Padova hanno presentato delle petizioni che hanno raccolto centinaia di firme: a Padova, grazie a esse, è stato realizzato un moderno complesso con annesso impianto di cremazione. Pure a Venezia, grazie anche all’interessamento del Circolo UAAR (una petizione ha raccolto 500 firme) è stata consegnata alla cittadinanza, nel marzo 2010, la sala per i funerali civili all'interno del cimitero di San Michele. Una petizione del circolo UAAR è stata decisiva per ottenere la Sala del Commiato presso il cimitero di Tavernelle, inaugurata il 2 novembre 2011.

Nel dicembre 2011 è partito il Tour del Commiato, che ha visto l'UAAR collaborare con la rivista Argo per diffondere e promuovere, a livello nazionale, la conoscenza e la frequentazione delle Sale del Commiato per i funerali laici. Il tour ha toccato finora le città di Ancona, Milano e Bologna.

    

PERCORSI DI APPROFONDIMENTO

Fondazione Ariodante Fabretti: un centro di ricerca e documentazione sulla morte e il morire

Funerali senza Dio: Manuale pratico per la celebrazione di funerali non-religiosi, di Richard Brown e Jane Wynne Willson (ed. Omnilog, 2010)

Rito laico: celebrare la vita umana senza religione

Sia fatta la mia volontà (2010): documentario sui funerali civili realizzato da Schegge di cotone.

Sia fatta la mia volontà: ripensare la morte per cambiare la vita, di Marina Sozzi (Chiarelettere 2014).

SERVIZI SUL TERRITORIO

funeralealternativo.org (Milano): proposte e servizi per rispondere alla crescente esigenza di una cerimonia diversa e personalizzata

Terracielo Funeral Home (Modena): struttura e servizi per funerali laici o multireligiosi, con sala del commiato da 700 posti.

I.di.cen.: fornisce assistenza per la tutela delle volontà funerarie.

Ultimo aggiornamento: 18 marzo 2014