Matrimonio civile

PERCHÉ SPOSARSI IN MUNICIPIO
UN PO’ DI STORIA
COME FARE, DOVE CELEBRARLO
IL MATRIMONIO LAICO-UMANISTA
FARSI SPOSARE DAL MIGLIORE AMICO
STATISTICHE
DARE MAGGIORE DIGNITÀ AL MATRIMONIO CIVILE: UNA PROPOSTA DI LEGGE

PERCORSI D'APPROFONDIMENTO

PERCHÉ SPOSARSI IN MUNICIPIO

Spesso gli atei abdicano alle proprie convinzioni accettando di sposarsi con rito religioso, al solo fine di accontentare parenti, amici e colleghi: in poche parole per non “turbare” la propria cerchia di conoscenze. Nel far questo, si sobbarcano anche l’onere di frequentare i corsi parrocchiali prematrimoniali ma, soprattutto, si espongono ai rischi di nullità sempre connessi a chi sceglie il rito concordatario. Sarebbe quantomeno conveniente, qualora siano proprio convinti della necessità di sposarsi in chiesa, che facciano precedere il rito civile alla cerimonia religiosa: in tal modo non si esporranno all'eventualità di ritrovarsi davanti a un Tribunale Ecclesiastico o alla Rota Romana, le cui procedure sono state già definite come contrarie ai diritti dell'uomo in sede di giustizia europea.

Talvolta al matrimonio si presentano proprio come atei: una persona che professa la religione cattolica può infatti, grazie a una particolare licenza, sposarne una non credente, ma deve comunque impegnarsi a educare i figli alla fede cattolica. Al coniuge ateo non viene chiesto alcun vincolo, se non la consapevolezza dell’impegno preso dall’altro coniuge (con quel che ne può conseguire…). Tuttavia, non è (più) possibile accedere al matrimonio misto all'ateo che è stato a suo tempo battezzato, e nemmeno se nel frattempo si è sbattezzato.

In realtà è tempo che tutti gli atei, gli agnostici e i non credenti si rendano conto che questo comportamento debole non fa altro che rafforzare la Chiesa Cattolica, che prospera anche grazie al consenso e al controllo sociale che in questo modo esercita.

Proclamare con forza le proprie convinzioni aiuta invece a creare un clima maggiormente rispettoso nei confronti dei non credenti.

UN PO’ DI STORIA

Storicamente il matrimonio non è stato altro che l’unione legale tra le parti (non necessariamente due e non necessariamente con gli stessi diritti: la donna è quasi sempre stata considerata subalterna all’uomo). A partire dal Medioevo, però, la Chiesa ha iniziato a estendere la sua giurisdizione anche su questo atto: per essa infatti il matrimonio è in sé stesso un vincolo di diritto naturale e sacro. Mentre all’inizio ci si limitava a una semplice benedizione davanti alla chiesa, dal XIII secolo in poi si afferma definitivamente il matrimonio canonico come sacramento, di cui il Concilio di Trento (1563) stabilisce la forma definitiva.

Negli ultimi secoli, però, la riforma protestante e le spinte per una maggior laicità dello Stato hanno portato i legislatori a interessarsi anche a questo campo: del 1804 è il Codice Napoleonico, che stabilisce per la validità del rito la presenza di un ufficiale dello stato civile.

Nello Stato italiano unitario l’introduzione di un nuovo Codice Civile a partire dall’1/1/1866 disconobbe tutti gli effetti giuridici al matrimonio religioso, mantenendo come unica forma valida quello civile e consentendo per la prima volta ai non credenti di unirsi in matrimonio senza sottostare ai dettami degli ecclesiastici.

Il Concordato del 1929, purtroppo, ridonò effetti civili anche al matrimonio religioso. Ancora oggi il matrimonio civile è disciplinato dal Codice Civile del 1942.

COME FARE, DOVE CELEBRARLO

Il matrimonio civile non richiede un iter particolarmente complicato. Anzi, il DPR n. 403/1998 prevede che le amministrazioni non possano più chiedere ai cittadini gli estratti degli atti di stato civile quando sono formati o tenuti da amministrazioni pubbliche o da altre autorità dello Stato: per fare la richiesta di pubblicazioni per il matrimonio, insomma, certificati ed estratti non occorrono più, sarà l’ufficio di stato civile ad acquisire direttamente tutti i documenti necessari. Tra parentesi, l’iter per l’effettuazione del matrimonio cattolico è decisamente più lungo e burocraticamente complicato.

Requisito essenziale è che le pubblicazioni restino affisse in Comune almeno otto giorni, dei quali almeno due siano domeniche. Il matrimonio deve essere celebrato dal Sindaco o da un suo delegato nella casa comunale, alla presenza di due testimoni maggiorenni.

Il matrimonio civile viene celebrato dall’ufficiale dello stato civile davanti al quale fu richiesta la pubblicazione (art. 106 c.c.), ma è possibile sposarsi anche in un altro Comune: in questo caso gli sposi devono presentare una specifica richiesta.

Alcuni Comuni mettono a disposizione sale ed edifici di particolare bellezza. I requisiti formali per la celebrazione sono: la sala deve essere accessibile al pubblico, devono essere presenti due testimoni, gli sposi devono dichiarare di volersi prendere come marito e moglie, l’ufficiale di stato civile deve indossare la fascia tricolore, leggere alcuni articoli del Codice Civile, dichiarare gli sposi uniti in matrimonio e sottoscrivere l’atto insieme agli sposi e ai testimoni.

La crescente diffusione del rito civile ha spinto alcuni Comuni (ad esempio Roma) a organizzare incontri prematrimoniali “laici”, attraverso i quali informare i cittadini interessati a conoscere tutti gli aspetti, anche legali, delle nozze civili.

Attenzione: l’articolo 110 del codice civile autorizza la celebrazione fuori della casa comunale solo nel caso in cui uno degli sposi, per infermità o per altro impedimento giustificato, sia impossibilitato a recarsi nella sede stabilita dal Comune stesso per le nozze.

IL MATRIMONIO LAICO-UMANISTA

Ne diede notizia anche la stampa (L’Unità, 25 luglio 2002): il 21 luglio si officiò, presso il Castello di Burio, vicino Asti, il primo matrimonio laico-umanista in Italia.

È, questo, un istituto nordeuropeo, molto diffuso nei paesi non cattolici (Regno Unito, Olanda, Paesi scandinavi): alla firma in Municipio segue una cerimonia privata che i due sposi personalizzano secondo i propri gusti, e che prevede la presenza di un “officiante” laico, che legge un testo preparato dalla coppia stessa. In poche parole, una cerimonia che non ha assolutamente nulla di liturgico, ma molto di umanissima (e umanistica) voglia di divertirsi.

La prima coppia a fare un passo di questo tipo non poteva che provenire dall’estero (Susie e Scott, dal Regno Unito): e la prima associazione chiamata a “officiare” non poteva che essere l’UAAR, nella persona della sua vicesegretaria, nonché responsabile dei rapporti internazionali, Vera Pegna. Da allora l'UAAR ha organizzato diverse cerimonie laico-umaniste.

In alcuni paesi (Australia, Canada, Irlanda, Norvegia, Nuova Zelanda, Scozia, alcuni stati USA) il matrimonio umanista ha valore legale: in Italia ovviamente no.

FARSI SPOSARE DAL MIGLIORE AMICO

La legge permette anche di farsi sposare dal migliore amico o dalla migliore amica.

Una vecchia dimenticata norma del 1939 prescriveva infatti che «…il titolare della funzione può delegare le proprie competenze a uno o più consiglieri o ad altra persona che abbia i requisiti per la nomina a consigliere comunale». Il DPR n. 396 del 3 novembre 2000 ha mantenuto questa possibilità e, all’articolo 1, comma 3, recita: «Le funzioni di ufficiale dello stato civile possono essere delegate ai dipendenti a tempo indeterminato del Comune, previo superamento di apposito corso, o al presidente della Circoscrizione ovvero a un consigliere comunale che esercita le funzioni nei quartieri o nelle frazioni, o al segretario comunale. Per il ricevimento del giuramento di cui all’articolo 10 della legge 5 febbraio 1992, n. 91, e per la celebrazione del matrimonio, le funzioni di ufficiale dello stato civile possono essere delegate anche a uno o più consiglieri o assessori comunali o a cittadini italiani che hanno i requisiti per la elezione a consigliere comunale». Quindi qualunque cittadino eleggibile può celebrarlo.

Può essere, questo, un modo molto più simpatico di festeggiare le proprie nozze: anziché far celebrare il rito da un anonimo consigliere o funzionario (o da un prete), può essere molto più divertente farlo celebrare dall’amico o dall’amica del cuore.

STATISTICHE

Nel corso degli ultimi tre decenni l’utilizzo del rito civile ha avuto un impressionante aumento.

Nel 1936 i matrimoni civili erano solo l’1,4 per cento del totale, nel 1966 erano ancora fermi all’1,2%, nel 1986 già salivano al 14,2%, nel 2013 sono arrivati al 43%, e sono ora maggioranza nel Nord Italia, "quasi" anche nel Centro. Tra le regioni (dati 2011) il Friuli Venezia Giulia capeggia l’elenco di quelle più laiche: il 56,9% dei matrimoni è celebrato con rito civile. Seguono il Trentino Alto Adige (55,4%) e la Liguria (55%). La regione dove se ne celebrano meno è invece la Basilicata (13,%), seguita da Calabria (14,2%) e Puglia (18,6%). Per quanto riguarda le province (dati 2007), il record spetta a Bolzano (59,6%). Anche tra i comuni capoluogo primeggia Bolzano, con il 78,9%, seguito da Siena (74,5%) e Firenze (67,6%).

Alcuni relazionano l'aumento nel numero di matrimoni civili unicamente agli effetti dell'introduzione del divorzio nell'ordinamento italiano. Se è vero che una buona parte di matrimoni coinvolge un partner già sposato, va anche ricordato che le nozze in Comune in cui nessuno dei coniugi unitisi in municipio aveva un matrimonio alla spalle sono ormai il 31,5% del totale. Bisogna inoltre tener conto anche delle coppie che convivono senza essere sposate (vedi scheda relativa). Le coppie “non autorizzate” dalla Chiesa cattolica, se la tendenza proseguirà diventeranno quindi a breve la maggioranza.

Il matrimonio è, peraltro, un istituto in decadenza in tutta Europa. Le persone adulte che non si sono mai sposate sono il 27,2% in Italia, il 30,5% in Francia, 35,7% in Svezia (dati 2003).

DARE MAGGIORE DIGNITÀ AL MATRIMONIO CIVILE: UNA PROPOSTA DI LEGGE

La celebrazione del matrimonio civile avviene troppo spesso in luoghi tristi e disadorni: la legge impone che il rito venga celebrato all’interno di strutture comunali e ciò impedisce a Comuni privi di strutture significative di mettere a disposizione sale degne di questa cerimonia (talvolta questa mancanza è anche frutto della malizia di qualche amministratore).

Per ovviare a questo problema, che crea disparità nei confronti del matrimonio in chiesa (cosiddetto “concordatario”, per il quale non sussistono obblighi di celebrazione in un luogo certo), diversi parlamentari, rappresentanti di forze politiche eterogenee (da Alleanza Nazionale a Rifondazione Comunista), presentarono nel 1999 una proposta di legge che avrebbe permesso, se approvata, la celebrazione del rito civile in un luogo scelto dagli sposi.

Nonostante la trasversalità dei proponenti, il progetto non è mai stato messo all’ordine del giorno nemmeno in commissione. E nelle legislature succesive nessuno l'ha riproposto.

 

PERCORSI D'APPROFONDIMENTO

  • La famiglia a il diritto, di Valerio Pocar e Paola Ronfani (Laterza, 2008);
  • Matrimonio e morale, di Bertrand Russell (TEA, 2009);
  • Rito laico. Un sito dedicato alle cerimonie laico-umaniste.
  • Sharing the Future, di Jane Wynne Willson (British Humanist Association, 1988).

Ultimo aggiornamento: 29 giugno 2014