Rock e religione: un’antica inimicizia

di Stefano Marullo

 

L’irreligiosità nel rock: un elemento costitutivo o solo un epifenomeno? Di per sé è già difficile parlare del rock come genere musicale dai confini ben delineati laddove il rock, se non una costellazione di sottogeneri, è sempre stato suscettibile di contaminazioni con generi altri. Senza dire ormai che è invalso l’uso tra gli addetti ai lavori dell’etichetta Post Rock, una sorta di postmoderno del rock medesimo che, ricordiamo, ormai va per la sessantina, tanti sono gli anni dalla data convenzionale dell’invenzione del Rock’n’roll con Bill Haley e il suo gruppo che il 12 aprile 1955 incideva Rock around the clock.

Il rock ha sin dall’inizio pagato lo scotto della novità con una connotazione negativa e quasi eversiva, un’immagine di refrattarietà a ogni regola, veicolata, non senza malizia, dalle classi dirigenti e dai media a esse legate, interessati da una parte a considerare la tradizione un elemento di stabilità sociale e politica (e la religione instrumentum regni) e ad amplificare le cronache delle scorribande e dei mega-raduni delle varie sottoculture giovanili legate a questo nuovo genere musicale: i teddy boys poi divenuti rockers, i mods e a seguire hippies, punk e skinheads fino ai metallari, con un costante uso strumentale degli eventi in funzione di criminalizzazione dei fenomeni.

L’elemento religioso, all’interno di queste tribù rock, ha avuto uno spazio risicato se non nullo, quando non apertamente ostile, come vedremo, per una congenita reazione a quello che è sempre stato considerato il simbolo di un ordine costituito.

In qualche caso il rapporto tra rock e religione assume sfaccettature per nulla lineari. Nomi come Jim Carroll o Patti Smith ne sono stati condizionati ma hanno sviluppato una narrazione personalissima spesso ossessiva. Carroll in Catholic Boy, un brano dal forte accento autobiografico, rivive nel suo itinerario di vita, segnato da solitudine e droga, una sorta di via crucis come estremo sacramento. Patti Smith, che rivendicava in una celebre intervista di “masturbarsi sulla bibbia”, in Rock’n’Roll nigger chiama Gesù Cristo “negro” mentre nel suo quarto album Wave è contenuta una foto di Giovanni Paolo I, di cui è stata grande ammiratrice. L’itinerario mistico di Patti Smith è continuato, senza arrivare finora a estremi stile Cat Stevens divenuto musulmano cambiando addirittura nome e cantando testi filo-islamici. Trattasi comunque di rare eccezioni. L’aura antireligiosa dei gruppi rock è sempre stata una costante. Autentici mostri sacri dell’Olimpo Rock come i Rolling Stones o i Led Zeppelin, solo per fare qualche nome. I primi nel 1968 incisero la celebre Simpathy for the devil che nell’immaginario collettivo, complici anche i media, è divenuto un testo filo-satanista. Forzature che si ripeteranno nel tempo se anche Marilyn Manson, icona del satanismo rock, ha ripreso e arrangiato un noto pezzo dei Depeche Mode, Personal Jesus, proponendolo come un testo “empio”. Quanto ai Led Zeppelin, la passione del chitarrista Jimmy Page per l’occultista Aleister Crowley, riverberata soprattutto sui simboli grafici e su tutta l’immagine della band, le vicende del loro quarto album e la registrazione a Headley Grange, locatità dell’Hampshire in Inghilterra, in un vecchio manicomio, il pezzo Stairway to heaven bersagliato per presunti messaggi satanici con la tecnica del backmastering ne hanno amplificato oltremodo la “leggenda nera”. Va detto, peraltro che Robert Plant e Co., hanno sempre reagito con molto fastidio a queste dicerie diversamente, per esempio, dai Black Sabbath, i quali hanno sempre accolto e anzi promosso la loro immagine dark a partire dai loro esordi; l’omonima canzone Black Sabbath racconta di un sacrificio umano offerto a Satana in una notte di luna piena tra lampi e tuoni. Su questo filone molti pezzi da novanta dell’hard rock poi divenuto heavy metal e black metal, da Alice Cooper che dichiarava di “scrivere sempre in stato di trance”, a Ozzy Osbourne, già cantante dei Sabbath poi avviato a una longeva carriera solista che ad Aleister Crowley dedica finanche una canzone,passando dagli Iron Maiden che nel loro album più celebre citano l’Apocalisse (The number of the Beast), al menzionato Marilyn Manson a partire da Antichrist Superstar,più una serie innumerevole di altri gruppi (Venom, Messiah, Celtic Frost, Torr, Mortuary ecc.) che hanno cavalcato il genere. Sicuramente la figura di Aleister Crowley ha continuato ad affascinare molti gruppi.

Oltre ai summenzionati Led Zeppelin non si dimentichino gli stessi Beatles che sulla copertina di un loro disco del 1967, precisamente Sergeant Pepper’s Lonely Hearts Club Ban, (per la cronaca ai Testimoni di Geova è vietato l’ascolto di questo disco) collocano alcuni personaggi tra cui ancora Aleister Crowley. Quegli stessi Beatles che attraverso John Lennon dichiareranno di essere “più popolari di Gesù” e che “il cristianesimo morirà”. Qualche anno più tardi Lennon in Imagine ribadirà il suo rifiuto per ogni religione; fu l’unico tra i Beatles a non lasciarsi influenzare da Sai Baba, che considerava poco più che un ciarlatano. Anche Jim Morrison, poeta maledetto del rock, con i suoi Doors dichiarerà in The Lost Writing di volere sondare “l’Oscurità e il Male” come suoi territori prediletti.

In Inghilterra due casi eclatanti di band blasfeme, peraltro lontanissime tra loro sia per genere che per contenuti, sono quelle dei Psychic Tv e dei Crass, su cui vale la pena soffermarsi. Partiamo dai thelemiti Psychic Tv, i quali hanno creato un vero e proprio movimento esoterico, diffuso in tutto il mondo, dal nome inquietante Temple of Psychic Youth o Tempio della Gioventù Psichica, una sorta di costola eretica di Scientology.Una storia, la loro, che parte da lontano. Il collettivo nato attorno all’eclettico Neil Megson, passato alla storia come Genesis P-Orridge, è concepito come progetto che mischia performance teatrali e musicali e già si muove in tal senso sin dai primi anni Settanta con il nome di COUM Transmission. L’ispirazione è di chiara matrice neodadaista che si rifà al gruppo Fluxus attivo nei primi anni Sessanta in Germania e diffusosi oltre che in Europa, in Asia e in America e che teorizza un’arte totale non separata dalla vita e rivendica la completa libertà espressiva. Le prime esibizioni di COUM Transmission, durante famose mostre d’arte, sono spettacolari e scandalistiche (si esibiscono completamente nudi con amplessi e orge, tra l’altro). I COUM Transmission evolveranno nel 1976 in Throbbing Gristle, cult band inventori del genere industriale dal suono ipnotico e rumorista. I loro testi sono cupi e dissacranti. È però nel 1981 che, sciolti i Throbbing Gristle, Genesis P- Orrige con la fondazione dei Psychic Tv e la creazione delTempio della Gioventù Psichica vira decisamente verso forme magiche e mistiche con influenze rintracciabili, oltre che nell’onnipresente Crowley, in scrittori visionari e libertari come William B. Burroughs e soprattutto Brion Gysin (proveniente dalle fila di Scientology) di cui utilizzeranno la dream machine: un cilindro perforato con un bulbo ottico all’interno capace di trasmettere sensazioni analoghe a quelle fornite dagli allucinogeni se lo si fissa mentre gira a tutta velocità. Il culto, o anticulto, del Tempio si sostanzia in un processo che gli Psychic Tv chiamano “decontrollo” dalle suggestioni della civiltà (politica, religione, media ecc.) che può iniziare attraverso veri shock emotivi; l’interesse verso personaggi divenuti leggendari come Charles Manson o Jim Jones (predicatore della setta del Tempio del Popolo ispiratore del suicidio di massa in Guyana del 1978), le scene di tortura propinate durante i concerti, durante i quali il gruppo non lesina altre forme di vere e proprie molestie ai danni del pubblico come luci abbaglianti e suoni distorti, rientrano in questo processo. La smania antireligiosa degli Psychic Tv è ostentata in perfetta continuità con quanto avveniva nei testi dei Throbbing Grisle; come in Unclean (Ho intenzione di insultare Dio – ho visto la distruzione di Dio – e io non cammino sulle acque – Tu che sei impuro – tu che sei osceno – Ho visto le tue bugie – Tu sei immondo per me). C’è finanche spazio (Papal breakdance) per una irridente canzone d’amore al pontefice.

Di ben altra fattura i Crass, la cui iconoclastia contro Cristo e la sua chiesa è espressione di un anarchismo che il collettivo pratica e che conduce a un pervasivo nichilismo contro ogni struttura di potere. Al loro esordio discografico nel 1978 l’indipendente Small Wonder, che aveva scommesso su questa originalissima band di punk vegetariani e pacifisti dai forti toni politici, dopo aver visionato il testo Reality Asylum chiede ai Crass di ritirarlo dai brani da inserire nell’album. I Crass provocatoriamente lasciano tre minuti di silenzio al posto della canzone ma non rinunciano a mettere il testo del pezzo in copertina. Arrivano le prime grane con Scotland Yard che inducono il gruppo a troncare ogni rapporto con le case discografiche e ad autoprodursi i propri lavori attraverso una prima etichetta, la Crass Records, a cui ne seguiranno altre, punto di riferimento dei gruppi non allineati al mercato ufficiale e refrattari a ogni censura. Reality Asylum è un brano recitato che prende di mira Gesù Cristo con un crescendo rabbioso dai forti accenti etici, liquidatori e quantomai demitizzanti (Sta appeso sulla sua croce – a giudicare dall’alto del suo moralismo – appeso nel suo diletto crocifisso – inchiodato per diffondere la sua visione – Hai attinto nei pozzi di Auschwitz – il suolo di Treblinka è intriso della tua colpa – La croce è l’asta della nostra oppressione – e tu ci sventoli sopra, futile bandiera – portala tu indossala sulle tue spalle – Gesù è morto per i suoi stessi peccati. Non per i miei). Un Cristo sulla croce sinistro e beffardo ritornerà sulla copertina dell’album Yes Sir, I Will, mentre un album verrà intitolato Christ. Su queste premesse la carriera dei Crass sarà contrassegnata da denunce per vilipendio, sequestro di materiale, boicottaggio anche a ragione della loro opposizione all’allora primo ministro Margareth Tatcher, bersaglio prediletto dei loro proclami politici. Una formazione postuma post-Crass, The Last Supper (L’ultima Cena), attualmente in attività con alcuni storici componenti della prima band, la dice lunga sulla loro irredimibile irriverenza antireligiosa.

Della grande famiglia del collettivo Crass, meritevoli di menzione sono i Flux of Pink Indians, che nel loro primo album uscito con una delle tante sottoetichette dei Crass, (uno delle quali non poteva non chiamarsi Corpus Christi), inseriscono il pezzo Is there anybody there?, un grido contro Dio e il suo silenzio spettrale di fronte all’ecatombe del male nel mondo.

Veri alter ego d’oltreoceano dei Crass, ma molto meno cupi rispetto a quest’ultimi, anzi brillanti e istrioni, sono i Dead Kennedys, celebratissima hardcore punk band californiana (il cantante Jello Biafra si candidò finanche a sindaco di San Francisco) negli anni Ottanta, e nuovamente in attività, che fanno scandalo per le loro corrosive copertine. In In God we trust, Gesù è appeso a una croce ricoperta di dollari (si tratta però di un’opera artistica di Winston Smith). Le loro invettive antireligiose sono da manuale: titoli come Religious vomit o Moral Majority sono emblematici. La destra cristiana e puritana li attaccherà con ogni mezzo speculando anche su alcuni brani divenuti dei veri classici del gruppo, intrisi di provocatoria ironia come I kill children (Io uccido i bambini – mi piace vederli morire – uccido i bambini – e ascolto le loro mamme che piangono). Biafra & Co. persevereranno nonostante, come i Crass, saranno destinatari di numerose cause intentate contro di loro. A metterli ulteriormente nei guai un poster inserito in un lavoro del 1985, Frankenchrist, dal titolo inequivocabilmente equivoco, che riproduce un quadro dell’artista svizzero H.R. Giger (Il panorama di peni) ritenuto oltraggioso dalla giustizia americana. E ancora Biafra nelle sue numerose collaborazioni non mancherà di dare ulteriori stoccate alla religione cristiana (Jesus was a terrorist, con i Nomeansno). Sull’onda dei Dead Kennedys altri gruppi punk della scena statunitense indulgono all’attacco frontale contro la religione. Tra gli altri Bad Religion con American Jesus, MDC (acronimo dalle sequenze infinite) che pubblicano Millions of Damn Christians: this blood’s for you, Poison Idea che in un disco mettono in copertina Gesù insieme a Elvis. Il punk rock, nelle sue molteplici e carsiche apparizioni/sparizioni, sembra avere nel suo dna un primigenio rifiuto per la religione. In fondo, sin dai suoi albori, vede Johnny Rotten dei mitici Sex Pistols che grida al contempo “sono un anticristo, sono un anarchico”. Dopo avere inventato il punk in Inghilterra, sciolti i Pistols e ripreso il nome di Johnny Lydon, si imbarca in una nuova avventura con i Public Image Limited, ennesima invenzione da rock rumoristico dalle venature dark e psichedeliche che si inserisce nella nascente stagione della new wave rock. Lydon con i PIL non perde però la verve blasfema con Religion I e II, vere e proprie orazioni anticlericali (Piegati in ginocchio a pregare il SignorePrete come grasso maiale – Sorrisi bigotti, lui prende i soldi voi ottenete le menzogne – Questo sono la religione e Gesù Cristo – C’è un bugiardo sull’altare).

Rispetto al punk risulta essere sicuramente più coreografica e conforme al make-up l’ostentata irreligiosità nei gruppi heavy metal a cui abbiamo già accennato. Si può finanche individuare un filone satanista, amplificato ad hoc per esigenze di puro business all’interno di alcuni gruppi sulla linea dei Black Sabbath. Il gruppo danese dei Mercyful Fate, per esempio, nella canzone Don’t break the oath, riproduce una formula di giuramento al diavolo. Rituali satanici si trovano anche nei dischi degli italiani Death SS mentre Glen Benton, leader dei Deicide, si è fatto incidere con il fuoco una croce capovolta sulla fronte. Alcune band poi scelgono nomi inequivocabilmente blasfemi: Impaled Nazarene, Burn the Crucifix, Christ Agony, Fallen Christ alcuni tra i più originali. Autentici mostri sacri del genere speed metal, tra i più acclamati in senso planetario, gli Slayer sono anche una delle formazioni più discusse. Autodefinitisi atei e anticlericali, particolare scompiglio ha creato un loro album, Christ Illusion, che è già una dichiarazione di guerra nella copertina: un Cristo mutilato e le teste degli apostoli e della madonna decapitati in un mare di sangue. C’è spazio anche per un brano, Jihad, che ha scatenato le ire di cristiani e musulmani. In India, addirittura, la EMI è stata costretta a ritirare tutte le copie in commercio dopo accese proteste dei gruppi religiosi. Un altro pezzo, Disciple, è una lunga invettiva contro Dio (Non ho fede che mi distrae – so perché le tue preghiere non hanno mai ricevuto risposta – Dio ci odia tutti - Dio ci odia tutti - non ho mai detto di cercar d’essere il discepolo di Dio – non sarò mai uno che segue ciecamente - non sarò mai uno che si addossa la disciplina della croce). Suo malgrado, la band, alla quale certo non mancavano soldi e pubblicità, è stata tirata in ballo in America (dove sono stati citati in giudizio) e persino in Italia (la vicenda delle Bestie di Satana nel varesotto) dopo efferati fatti di cronaca nera i cui protagonisti sono risultati essere sfegatati fan della formazione. Arduo intravedere un rapporto causa-effetto tra le due cose, se non nella speculazione di qualche moralista e sedicente esperto di criminologia.

Più gioviale e sardonica la vena sacrilega dei Motörhead di (Don’t need) Religion (Non ho bisogno di Babbo Natale – non credo più alle fiabe – non ho bisogno di confessarmi – sto già cercando di combattere la depressione – non ho bisogno di esorcismi – puoi scommetterci la vita – che non hai bisogno di religione). Già gli AC/DC di Angus Young, che si faceva immortalare nella copertina dell’album Highway to hell con corna e forcone, nell’omonimo pezzo facevano della loro miscredenza un inno alla vita spericolata e all’edonismo (Prendere la vita alla leggera, vivere liberi – abbonato per una corsa di sola andata – Sono sull’autostrada per l’inferno – Hey Satana, ho pagato i miei debiti – suono in un gruppo rock). Più tardi con Hell’s bells cavalcheranno la moda satanista.

Una tra le formazioniindie rock più originali e deflagranti, attive tra la metà degli anni Ottanta e la fine degli anni Novanta, è sicuramente quella di The Jesus and Mary Chain che all’epoca fece molto parlare di sé per le intemperanze verbali a sfondo blasfemo durante i concerti. Il gruppo non mancò di avere grossi contrasti con la casa discografica WEA per via di un pezzo, poi rimosso dal loro terzo album, dal titolo caustico Jesus Suck.

La galassia irreligiosa del rock, da un fronte all’altro, tra contenuti reali ed esigenze dello show business, risulta essere oltremodo estesa e articolata. La nostra trattazione, propedeutica e foriera di ulteriori approfondimenti lasciati al lettore, si ferma qui.

Settembre 2013