Tesi dell’UAAR: Obiettivi generali

…continua

  1. INTERVENTI. L’UAAR può sfruttare appieno il vantaggio di non richiamarsi a tradizioni ottocentesche, di non essere vincolata a particolarismi di sorta, di non avere complicati equilibri politici da salvaguardare, di non temere di offendere le credenze di chi è cattolico più che quelle di chiunque altro. Questo deve indurla a premere senza compromessi per le revisioni costituzionali che sono alla base del nostro impegno.
    L’UAAR ha ottenuto, negli ultimi tempi, una visibilità e una legittimazione prima sconosciute. Un risultato dovuto, probabilmente, oltre all’ottimo lavoro svolto, anche allo smarcarsi da posizioni puramente anticlericali, caratterizzandosi non tanto per essere “contro”, quanto per rivendicare diritti che vengono ingiustamente negati a una parte rilevante della popolazione.
    A fronte dell’ondata di neo-confessionalismo che pervade il nostro Paese, dobbiamo ricercare convergenze con tutti coloro, e sono tanti, che temono una deriva clericale nella legislazione italiana. È quindi fondamentale aumentare i momenti di confronto con realtà affini, e perseguire con maggior decisione momenti di sensibilizzazione istituzionale.
    A tal fine la nostra peculiare natura di associazione omologa (in senso lato solo ed esclusivamente con riguardo al proprio carattere di organizzazione filosofica non confessionale) alle organizzazioni confessionali ci consente, a differenza di altre associazioni laiche, di rivendicare in modo del tutto legittimo pari diritti con gli aderenti a organizzazioni confessionali e di presentarci, quindi, con maggiori credenziali nei confronti dei nostri interlocutori.
    L’UAAR intende caratterizzarsi, nei suoi interventi pubblici, per la coerenza, la chiarezza, l’intelligenza e l’onestà intellettuale di ciò che afferma. Tali connotazioni e garanzie di qualità dovranno far sì che, anche obtorto collo, il punto di vista dell’UAAR venga richiesto, con pari dignità con gli altri interlocutori, in occasione di forum e dibattiti a qualunque livello, mediatico e istituzionale.
    L’UAAR si impegna a promuovere nella società la diffusione di concezioni del mondo di tipo ateo e agnostico, la pratica di approcci al reale di tipo non fideistico, la rivendicazione di effettivo pari trattamento di tutte le concezioni del mondo, la difesa di uno Stato laico che rispetti la libertà di coscienza dei suoi cittadini e non privilegi, nella prassi legislativa, la morale cattolica elevata a morale di Stato.
  2. TASSA DI RELIGIONE. L’UAAR sostiene tutte le forme di opposizione al sistema dell’Otto per mille ritenendolo incomprensibile, discriminatorio nei confronti di tutti coloro che non appartengono a una delle confessioni ammesse alla ripartizione e, soprattutto, causa di un ingente danno alle dissestate finanze dello stato italiano.
    L’UAAR ne chiede con forza l’abolizione. Come male minore, l’UAAR suggerisce semmai di prendere in considerazione, in alternativa al meccanismo attuale, le legislazioni di alcuni paesi europei, come la Germania, che tassano solo i contribuenti che vogliono espressamente concorrere economicamente alle sorti della confessione religiosa cui appartengono.
    In ogni caso, l’UAAR ritiene che, qualsiasi legislazione sia adottata, essa debba garantire analoghi diritti alle confessioni religiose e alle associazioni filosofiche non confessionali: qualora ciò avvenisse, l’UAAR sottoporrà la sua eventuale partecipazione al meccanismo a una consultazione tra tutti i suoi soci.
    Nel frattempo l’associazione ritiene che i soci siano in grado di valutare autonomamente quale scelta compiere, e non dà pertanto alcuna indicazione di scelta. Si impegna tuttavia a garantire, a soci e non soci, il massimo di informazione possibile affinché tale scelta sia effettuata nel modo più responsabile.
    L’UAAR si impegna altresì a monitorare i resoconti dell’utilizzo del gettito statale, affinché non diventi una forma surrettizia di finanziamento delle iniziative assistenziali delle confessioni religiose, e sia semmai utilizzato per interventi culturali sul patrimonio laico dello Stato e delle istituzioni.
  3. INSEGNAMENTO DELLA RELIGIONE CATTOLICA (IRC). Questo è forse il punto eticamente più spregevole nel quale si esprime il totalitarismo della Chiesa cattolica assecondata dallo Stato. Già è riprovevole che si compiano riti religiosi su neonati e bambini, e che si condizionino il loro pensiero e la loro sensibilità attraverso suggestioni più o meno macabre. Ma con l’introduzione dell’IRC nella scuola materna si è raggiunto il colmo. L’estensione ai piccoli in età prescolare di quella che già in età scolare è una forma inaccettabile di subdola violenza ideologica la dice lunga sulla fiducia delle gerarchie cattoliche che il loro messaggio venga accettato senza condizionamenti infantili. È evidente che i bambini non hanno convinzioni filosofiche consapevoli di sorta, e vengono messi in imbarazzo anche di fronte al solo compito di giustificare la scelta dei loro genitori, ed è piuttosto ovvio che molti preferiscano la scelta che non li emargina.
    Poche forze si preoccupano di sostenere in questo i bambini e i giovani, i genitori, e gli stessi insegnanti. In particolare non lo fa alcun partito e alcun sindacato, con la giustificazione poco meditata che tanto l’IRC non fa male. In realtà l’IRC può essere molto negativo: abitua ad accettare supinamente le idee più assurde, purché siano tradizionali; contribuisce a trasmettere modelli, per esempio relativi alla donna (vedi la figura della Madonna, vedi l’esclusione della donna da ogni ruolo di rilievo all’interno della Chiesa cattolica e del cosiddetto Stato del Vaticano); propaga la convinzione che i principî morali non possano che provenire da qualche autorità, facendo dei preti i veri e propri “signori della morale” induce a confondere e identificare società e religione, ponendo le premesse profonde del totalitarismo.
    Qui l’impegno dell’UAAR può fare un salto di qualità promuovendo attivamente la scelta di non avvalersi dell’IRC, il che significa promuovere l’affrancamento dal conformismo, l’invito a pensare con la propria testa. A tutti coloro, cattolici o meno, che hanno a cuore il rispetto delle libere scelte filosofiche dei cittadini è rivolto l’invito a non frequentare l’IRC e a boicottarlo in ogni modo. A nessuno può sfuggire l’importanza di un risultato esemplare ottenuto anche in una singola scuola attraverso la propaganda e la discussione, togliendo dall’isolamento genitori e studenti disponibili a non avvalersi dell’IRC. Va denunciata pure la rinuncia a ogni dignità da parte dello Stato, che delega alle gerarchie cattoliche la scelta degli insegnanti per l’IRC, immettendoli peraltro nei ruoli dello Stato. La discussione su tutto questo è accuratamente evitata dal clero e dall’istituzione scolastica.
    La normativa vigente garantisce, a chi non partecipa all’ora di religione, l’uscita dalla scuola, lo studio individuale (assistito o meno) oppure lo svolgimento di attività didattiche formative (la cosiddetta “ora alternativa”). L’UAAR non esprime preferenze tra tali opzioni. Tuttavia la terza scelta incontra le più grandi difficoltà: laddove l’IRC è garantito, strutturato e finanziato adeguatamente, l’ora alternativa è di fatto precaria, senza regole nell’assegnazione di insegnanti e finanziamenti e spesso ostacolata dai rappresentanti dell’istituzione scolastica, perché la vivono come una grana in più o peggio perché assecondano una scuola di stampo clericale. Per questo l’UAAR si impegna affinché l’ora alternativa sia un diritto reale per genitori e studenti. Una sorta di traguardo intermedio alla nostra portata, per raggiungere l’obiettivo più impegnativo di abolire l’IRC nella scuola pubblica.
    È altrettanto scontata la contrarietà dell’UAAR a tutta una serie di persistenti iniziative illegittime dei preti nella scuola consentite da autorità statali compiacenti, dalla messa di inizio e fine anno, alle ore o ai giorni di vacanza per particolari riti e festività cattoliche, al “segno della croce”, all’affissione di “crocifissi”, etc.
    Inoltre, nella situazione attuale, riaffermiamo la nostra contrarietà alla concessione di qualsiasi contributo pubblico, sia in forma ufficiale sia aggirando surrettiziamente il dettato costituzionale, alle scuole non statali di ogni ordine e grado.
  4. PARTITI. L’UAAR riconoscendo ovviamente il fondamentale ruolo dei partiti politici previsto dalla Costituzione repubblicana non ha punti di riferimento in alcuno di essi. Riafferma in ogni caso la sua totale opposizione al fascismo e/o ai regimi antidemocratici e totalitari.
    Nessuna concessione può essere fatta ai partiti che sfruttano le credenze religiose per ampliare i propri consensi. Inoltre l’UAAR è decisamente estranea a tutte le forze politiche le quali, pur definendosi laiche, appoggiano fortemente le tradizioni particolaristiche e, in definitiva, anche quelle religiose, o coltivano ideologie e pratiche intrise di misticismo e di esaltazione.
    Invece è fondamentale mettere i partiti che si definiscono laici di fronte alle loro responsabilità e ai loro pretesi richiami ideologici. Lo sforzo principale sarà rivolto al loro coinvolgimento nella revisione costituzionale e nella riparazione dei guasti del Concordato.
  5. ASSOCIAZIONISMO. L’UAAR intende continuare a collaborare, su specifici temi, con le associazioni laiche che operano in settori particolari (educazione, diritti dell’uomo, ecc.). Inoltre si impegna ad aprire nuove forme di cooperazione con altre associazioni non confessionali, in particolare sindacati, associazioni culturali e di volontariato e con le minoranze di genere e orientamento sessuale. Non dobbiamo dimenticare che il pregiudizio religioso e l’ostracismo colpiscono concordemente le due più grandi minoranze italiane: gli atei (circa nove milioni) e gli omosessuali (circa cinque milioni, in gran parte non coincidenti), limitando nei fatti l’esercizio dei propri diritti a più del 20 per cento della popolazione. Non ci potrà invece essere alcuna collaborazione, con associazioni confessionali e non, che mirino a limitare le libertà democratiche definite dalla Costituzione.