Canzoni A-L

 

In Nomine

(testo e musica: Africa Unite)
Africa Unite (da Controlli, 2006)

Sono cattolico o peggio cattocomunista
Ho una ferrea morale da perfetto qualunquista
Il padre mi ha insegnato che ci vuole fede
E sono una pecora nel gregge del Signore
Non devo mai usare l’anticoncezionale
Avrò famiglia figli e una moglie che non compie atti impuri
Cucina pranzo e cena con perfetta dedizione
Fedele come un cane con il suo padrone
Ma io potrò smarrire ogni tanto l’indirizzo
Uscire in strada e concedermi quel vizio
Eva la mela il profumo del peccato
Confessionale, pentimento e assoluzione previo pagamento

In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti
In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti
In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti
In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti

Santa Santa Santa la tua Chiesa e i tuoi discepoli
Ma sei l’assassino impunito nei secoli
Dall’ombra della croce alla fiamma inquisitoria
Solo sete di potere è la tua gloria

Nei secoli dei secoli e così sia
Nei secoli dei secoli e così via
Nei secoli dei secoli e così sia
Nei secoli dei secoli e così via

Dal calice del vino solo sangue è fuoriuscito
Ma non tuo certo tu non l’hai versato
Il prezzo del peccato va sempre pagato sì
Solo ignoranza prete a prezzo di mercato
In ogni piazza, in ogni chiesa
Sei quasi un santo pusher vendi indulgenza alla rinfusa
E non c’è scusa non c’è pietà
Per chi supporta cotanta ovvietà

In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti
In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti
In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti
In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti

Mi illumini la prego Sua Santità
L’AIDS nel mondo è un problema di castità?
E se il preservativo è un aborto preventivo
Che condanna a spada tratta una vita che si arresta
Propongo un cappio per il collo che sostenga la sua testa
Un’accetta per le idee, un bavaglio per la bocca
Una crociata senza alcun senso che ha ucciso e sta ancora uccidendo
Una crociata senza alcun senso altro che quinto comandamento

Nei secoli dei secoli e così sia
Nei secoli dei secoli e così via
Nei secoli dei secoli e così sia
Nei secoli dei secoli e così via

In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti
In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti
In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti
In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti

Nei secoli dei secoli e così sia

God

(testo e musica: Myra Ellen Amos)
Tori Amos (da Under The Pink, 1994)

 

God sometimes you just don’t come through
God sometimes you just don’t come through
Do you need a woman to look after you?
God sometimes you just don’t come through

You make pretty daisies pretty daisies
Love I gotta find what you’re doing about things
Here a few witches burning
Gets a little toasty here
I gotta find why you always go when the wind blows
Tell me you’re crazy maybe then I’ll understand
You got your 9 ironin’ the back seat
Just in case
Heard you’re gone south well
Babe you love your new 4 wheel
I gotta find why you always go when the wind blows

Will you even tell her if you decide to make the sky fall?
Will you even tell her if you decide to make the sky

God sometimes you just don’t come through
God sometimes you just don’t come through
Do you need a woman to look after you
God sometimes you just don’t come through
Do you need a woman to look after you
God sometimes you just don’t come through

Atheist peace

(testi e musica: Greg Graffin e Brett Gurewitz)
Bad Religion (da The Empire Strikes First, 2004)

 

Maybe it’s too late for an intellectual debate,
but a residue of confusion remains.

Changing with the times,
and developmentally tortured minds
are the average citizen’s sources of pain.

Tell me what we’re fighting for
I don’t remember anymore,

And the world might cease

if we fail to tame the beast
from the faith that you release
comes an atheist peace.

Atheist peace.

Political forces rent

bitter cold winds of discontent
and the modern age emerged triumphantly.
But now it seems we’ve stalled
And it’s time to de-evolve
and relive the dark chapters of history.

Tell me what we’re fighting for -
No progress ever came from war,
only a false sense of increase

And the world won’t wait
for the truth upon a plate
but we’re ready now to feast on an atheist peace.

Atheist peace

Faith In God

(testi e musica: Greg Graffin)
Bad Religion (da How Could Hell Be Any Worse?, 1982)

 

It’s alright to have faith in God
But when you bend to their rules and their fuckin’ lies
That’s when I start to have pity on you

You’re living on a mound of dirt
But you can’t explain your reason of existence
Blame it on God

There’s so much hatred in this world
And you can’t decide who’s pulling the strings
You figure it’s God

Your whole life foreshadows death
And you finally realize you don’t want to die alone
So you’ll always have God

It’s all right to have faith in God
But when you bend to their rules and their fuckin’ lies
That’s when I start to have pity on you

It’s all right to have faith in God
But when you bend to their rules and their fuckin’ lies
That’s when I start to have pity on you

There are people in the world today
Who say they’re Jewish, Christian and such
They’re all ignorant fools

They’ll tell you, can’t have your way
Unless you pay money and dedicate your life
Or you’ll be damned in hell

Don’t be feeble like all of them
You have your own brain full of thoughts and choices
So use it don’t let them use you

It’s all right to have faith in God
But when you bend to their rules and their fuckin’ lies
That’s when I start to have pity on you

Qui Dio non c’è

(testi e musica: Claudio Baglioni)
Claudio Baglioni (da Oltre, 1990)

Nebbiosi formicai di case
puzzo bruciato di città
qui Dio non c’è
fango di vie foruncolose
cristi e marie senza pietà
bavose anime sperdute
brillocca umanita’ di bar
qui Dio non c’è
notte di braccia siringate
strade di disperato crack
pagine di libro
da voltare con meccanico dolore
senza aver capito tutto
senza rammentare

Ore a pancia sotto
e un treno elettrico girava
e quando deragliava
ci soffrivo un po’

Voci stonate di viados
luci bugiarde di reclame
qui Dio non c’è
facce piovose di murales
raschi di lama sotto il tram

Ho vissuto giorni opachi
come gli ubriachi usano
i lampioni per sorreggersi
non per illuminarsi

Fine delle trasmissioni
e andavo a letto
e un panno umido sul petto
di tristezza in me

Il mondo è così
no il tuo mondo te lo fai
questo mondo è lui che ci si fa

Quante volte io
rinnegato lo cercai
e non mi ha cercato mai quel Dio

E volevo solo un segno

Ma il cielo è come un vecchio pazzo

con un violino aspide
qui Dio non c’è
pagare di continuo il prezzo
sentirsi sempre un ospite

A rubare il fuoco
ci si bruciano le vite
ma un po’ d’aria per campare
si respira anche dalle ferite

Piano entravo nella stanza
con il grano ad asciugare
e rotolavo dentro
a testa in giù

Il mondo è così
no il tuo mondo te lo fai
questo mondo è lui che ci si fa

Quante volte io
rinnegato lo cercai
e non mi ha cercato mai quel Dio
che dormì nelle montagne
nelle piante respirò
che sognò con gli animali
e con l’uomo si destò

E se non mi fosse andato mai
di bere
avrei imparato a farlo
e allora Dio bevi con me

Insieme a me

L’Evoluzione

(testo: Francesco Di Giacomo e Vittorio Nocenzi - musica: Vittorio Nocenzi)
Banco del Mutuo Soccorso (da Darwin, 1972)

Prova, prova a pensare un po’ diverso
niente da grandi dèi fu fabbricato
ma il creato s’è creato da sé
cellule fibre energia e calore.

Ruota dentro una nube la terra
gonfia al caldo tende le membra.

Ah la madre è pronta partorirà

già inarca il grembo
vuole un figlio e lo avrà
figlio di terra e di elettricità.

Strati grigi di lava e di corallo
cieli umidi e senza colori
ecco il mondo sta respirando
muschi e licheni verdi spugne di terra
fanno da serra al germoglio che verrà.

Informi esseri il mare vomita
sospinti a cumuli su spiagge putride
i branchi torbidi la terra ospita
strisciando salgono sui loro simili
e il tempo cambierà i corpi flaccidi
in forme utili a sopravvivere.

Un sole misero il verde stempera
tra felci giovani di spore cariche
e suoni liberi in cerchio muovono
spirali acustiche nell’aria vergine.

Ed io che stupido ancora a credere
a chi mi dice che la carne è polvere.

E se nel fossile di un cranio atavico
riscopro forme che a me somigliano
allora Adamo non può più esistere
e sette giorni soli son pochi per creare
e ora ditemi se la mia genesi
fu d’altri uomini o di quadrumani.

Adamo è morto ormai e la mia genesi
non è di uomini ma di quadrumani.

Alto, arabescando un alcione
stride sulle ginestre e sul mare
ora il sole sa chi riscaldare.

Scalo a Grado

(testo e musica: Franco Battiato)
Franco Battiato (da L’arca di Noé, 1982)

Ho fatto scalo a grado
la domenica di Pasqua
gente per le strade
correva andando a messa.
L’aria carica d’incenso
alle pareti le stazioni del calvario
gente fintamente assorta
che aspettava la redenzione dei peccati.
Agnus dei qui tollis peccata
mundi miserere
dona eis requiem.
Il mio stile è vecchio
come la casa di Tiziano a Pieve di Cadore
nel mio sangue non c’è acqua
ma fiele che ti potrà guarire.
Ci si illumina d’immenso
mostrando un poco la lingua
al prete che dà l’ostia
ci si sente in paradiso cantando dei salmi un poco stonati.
Agnus dei qui tollis peccata
mundi miserere
dona eis requiem.

Affacciati affacciati

(testo e musica: Edoardo Bennato)
Edoardo Bennato (da Io che non sono l’Imperatore, 1975)

Affacciati affacciati,
facci sapere quanto siamo cattivi.
Affacciati affacciati,
non ti stancare…

Affacciati affacciati,
dicci che va a finire male.
Affacciati affacciati, non ti stancare

Affacciati affacciati,
benedici noi e tutti i cattivi
che continuano a seminare il male.
Affacciati affacciati, dai non ti stancare

Affacciati affacciati
e facci uno dei tuoi discorsi
sulla pace universale…

Affacciati affacciati
coi tuoi gesti larghi
e con i tuoi vestiti bianchi…

Affacciati affacciati
benedici, guardaci!
guardaci… guardaci!

tanto sono quasi duemila anni
che stai a guardare…

Affacciati affacciati

Bianchezza

(testo: Pierangelo Bertoli - musica: Marco Dieci)
Pierangelo Bertoli (da Album, 1982)

Con il tuo sguardo da allevatore e la tua bocca di frasi usate
I tuoi amici di un altro mondo e le tue colpe dimenticate
Con i tuoi giochi di colombe bianche e i tuoi vestiti di incenso e d’oro
Con il tuo trono su tanti morti e la ricchezza senza lavoro
Un palco, luci, gente che ti ammira
Uomini in ginocchio, una lunga fila

I tuoi scagnozzi anche nelle scuole a costruire un gregge vendendo le parole
Una speranza in fondo ti sostiene, di costruire un mondo dove il pastore è un bene
Dove comandi tu su tanta gente
Dove ci sia la fede come nel Medio Oriente
Col tuo passato di inquisizione e il tuo presente da denunciare
Col tuo futuro di medioevo e i tuoi pensieri nel capitale
Col tuo sorriso di porcellana e i tuoi ritorni che chiami nuovi

Le tue indulgenze vendute all’asta e le crociate che non ritrovi
Tu che sconfiggi spiriti cattivi, che oscuri il sole e i più famosi divi
I tuoi seguaci devono pregare perché voi siete pochi ma nati per pensare
Pensare a tutto il peso della vita e quando il giorno al farà finita
Tu siederai nel cielo tra le stelle

E a chi ha creduto tanto darai le caramelle
Con i tuoi sogni senza materia e i tuoi fratelli sotto alle scarpe
Con i tuoi figli bruciati al rogo ed i tuoi giorni vissuti a parte
Con i tuoi versi di sette jene e i tuoi principi di colabrodo
E i tuoi diritti senza ragione e la facciata tenuta a modo

Il sacramento, poi la Sacra Rota
La verginità, l’astinenza devota
Le donazioni fatte dai penitenti e i più pietosi veli calati sui conventi
La tua censura, la religione di Stato
Dal codice Rocco verso il Concordato
La frigidità, le torture più vere
E le benedizioni sulle camicie nere.

Certi momenti

(testo: Pierangelo Bertoli - musica: Marco Dieci)
Pierangelo Bertoli (da Certi momenti, 1981)

Anna che hai scavalcato le montagne
e hai preso a pugni le tue tradizioni
lo so che non è facile il tuo giorno
ma il tuo pensiero è fatto di ragioni.

I padri han biasimato la tua azione
la Chiesa ti ha bollato d’eresia
il cambiamento impone la rezione
e adesso sei il nemico e così sia.

Credo che in certi momenti
il cervello non sa più pensare
e corre in rifugi da pazzi e non vuole tornare
poi cado coi piedi per terra
e scoppiano folgore e tuono
non credo alla vita pacifica
non credo al perdono.

Adesso quando i medici di turno
rifiuteranno di esserti d’aiuto
perchè venne un polacco ad insegnargli
che è più cristiano imporsi col rifiuto

pretenderanno che tu torni indietro
e ti costringeranno a partorire
per poi chiamarlo figlio della colpa
e tu una Maddalena da pentire.

Credo che in certi momenti
il cervello non sa più pensare
e corre in rifugi da pazzi e non vuole tornare
poi cado coi piedi per terra
e scoppiano folgore e tuono
non credo alla vita pacifica
non credo al perdono.

Volevo dedicarti quattro righe
per quanto può valere una canzone
credo che tu abbia fatto qualche cosa
anche se questa è solo un’opinione

che lascerà il tuo segno nella vita
e i poveri bigotti reazionari
dovranno fare senza peccatrici
saranno senza scopi umanitari

Credo che in certi momenti
il cervello non sa più pensare
e corre in rifugi da pazzi e non vuole tornare
poi cado coi piedi per terra
e scoppiano folgore e tuono
non credo alla vita pacifica
non credo al perdono.

Tu lo chiami dio

(produzione artistica: Bisca99Posse e Soul Finger)
Bisca99Posse (da Guai a chi ci tocca, 1995)

Tu lo chiami dio ma io non lo conosco
nunn’è n’amico d’o mio e lo trovo un po’ losco
dio deve essere importante perché in lui è concentrato
il senso sacro dell’impero creato
dio deve essere importante ma attenzione attenzione
non parlerò di dio con chi sostiene una religione
tu lo chiami dio ma io non lo conosco
vive in cielo il tuo dio e noi siamo in un fosso
il mio dio non giustifica le contraddizioni
lui si schiera e combatte, non rimanda al domani
lui non deve incarnare le mie aspirazioni
lui mangia con me procediamo a tentoni

Ho visto troppe persone morire soltanto
in nome de padrie et filio et spirito santo
mille generazioni martoriate dal dubbio torturate con calcolo
è peccato è peccato ho visto donne combattere battaglie inumane
violentate nell’intimo e chiamate puttane
mille generazioni martoriate dal dubbio torturate con calcolo
è peccato è peccato ho visto vite distrutte nel sorriso di un prete
calmo e rassicurante nel parlarmi di fede
mille generazioni è peccato è peccato
e lui calmo sorride nel chiostro maiolicato

Tu lo chiami dio ma io non lo conosco
la mia spiritualità non si esprime nel culto
il mio dio non vive in cielo non sa neanche volare
se ho bisogno di lui non lo devo pregare
non divide le acque non moltiplica i pani
il mio dio è la mia pancia e muove lei le mani.

Le mécréant

(testi e musica: Georges Brassens)
Georges Brassens (1962)

 

Est-il en notre temps rien de plus odieux
De plus désespérant, que de n’pas croire en Dieu?

J’voudrais avoir la foi, la foi d’mon charbonnier
Qui est heureux comme un pape et con comme un panier

Mon voisin du dessus, un certain Blais’ Pascal
M’a gentiment donné ce conseil amical

«Mettez-vous à genoux, priez et implorez
Faites semblant de croire, et bientôt vous croirez»
.

J’me mis à débiter, les rotules à terr’
Tous les Ave Maria, tous les Pater Noster

Dans les rues, les cafés, les trains, les autobus
Tous les de profundis, tous les morpionibus

Sur ces entrefait’s-là, trouvant dans les orties
Un’ soutane à ma taill’, je m’en suis travesti

Et, tonsuré de frais, ma guitare à la main
Vers la foi salvatric’ je me mis en chemin

J’tombai sur un boisseau d’punais’s de sacristie
Me prenant pour un autre, en chœur, elles m’ont dit

«Mon pèr’, chantez-nous donc quelque refrain sacré
Quelque sainte chanson dont vous avez l’secret»
.

Grattant avec ferveur les cordes sous mes doigts
J’entonnai le Gorille avec Putain de toi

Criant à l’imposteur, au traître, au papelard
Ell’s veul’nt me fair’ subir le supplic’ d’Abélard

Je vais grossir les rangs des muets du sérail
Les bell’s ne viendront plus se pendre à mon poitrail

Grâce à ma voix coupée j’aurai la plac’ de choix
Au milieu des petits chanteurs à la croix d’bois

Attirée par le bruit, un’ dam’ de Charité
Leur dit: «Que faites-vous? Malheureus’s arrêtez

Y a tant d’homm’s aujourd’hui qui ont un penchant pervers
A prendre obstinément Cupidon à l’envers

Tant d’hommes dépourvus de leurs virils appas
A ceux qu’en ont encor’ ne les enlevons pas»
.

Ces arguments massue firent un’ grosse impression
On me laissa partir avec des ovations

Mais, su’l’chemin du ciel, je n’ferai plus un pas
La foi viendra d’ell’-même ou ell’ ne viendra pas

Je n’ai jamais tué, jamais violé non plus
Y a déjà quelque temps que je ne vole plus

Si l’Eternel existe, en fin de compte, il voit
Qu’je m’conduis guèr’ plus mal que si j’avais la foi

(traduzione di Adele Orioli:
Cosa c’è in questi tempi di più odioso e / di più sconfortante del non credere in dio? / Vorrei avere la fede, la fede del mio carbonaio / Che è felice come un papa e coglione come una zucca
Il mio vicino di sopra, un certo blaise pascal / Mi ha cortesemente dato un consiglio amichevole: / “Mettettevi in ginocchio, pregate e implorate / fate finta di credere e presto voi crederete”
Mi sono messo a giaculare, le rotule a terra / Tutte le ave maria e tutti i pater noster / Nelle strade, nei bar, treni, autobus / Tutti i de profundis, tutti i “taccivobis”
Sotto quegli anfratti, nelle ortiche ho trovato / Una tonaca della mia taglia e mi sono travestito / E, tonsurato di fresco, la mia chitarra in mano / Verso la fede salvatrice mi sono messo in cammino
Incontrai una mandria di bigotte (pulci di sacrestia) / Mi hanno preso per un altro, in coro mi hanno detto / “Padre, cantateci qualche ritornello sacro / qualche santa canzone di cui avete il segreto”
Grattando con fervore le corde sulle mie dita / Ho intonato “il Gorilla” assieme a “Putain de toi” / Gridando all’impostore, al tradimento, all’ipocrita / Volevano farmi subire il supplizio di Abelardo
Andrò a ingrossare i ranghi degli eunuchi del serraglio / Le fanciulle non si appoggeranno più al mio petto / Grazie alla mia voce bianca avrò il posto d’onore / Fra i piccoli cantori della croce di legno
Attirate dal rumore alcune dame di carità / Hanno detto “che fate? disgraziati fermatevi / Ci sono così tanti uomini al giorno d’oggi che hanno un’attitudine perversa / Nel prendere ostinatamente cupido all’incontrario
Così tanti uomini privati del loro virile apparato / A quelli che ne hanno ancora uno non leviamoglielo!” / Questi robusti argomenti hanno fatto una grossa impressione / Mi hanno lasciato andar via tra le ovazioni
Ma sul cammino del cielo io non farò più un passo / La fede verrà da sola o non verrà / Non ho mai ucciso, non ho mai neanche stuprato, / è già un po’ che non rubo / se l’eterno esiste, in fin dei conti, potrà vedere / che non mi sono comportato peggio di / come avrei fatto se avessi avuto la fede

Nanni Svampa ha tratto una versione in italiano (Il miscredente) e una in milanese (La vocazion) della canzone di Brassens.

Les bigotes

(testi e musica: Jacques Brel)
Jacques Brel (1963)

 

Elles vieillissent à petits pas
De petits chiens en petits chats
Les bigotes
Elles vieillissent d’autant plus vite
Qu’elles confondent l’amour et l’eau bénite
Comme toutes les bigotes

Si j’étais diable en les voyant parfois
Je crois que je me ferais châtrer
Si j’étais Dieu en les voyant prier
Je crois que je perdrais la foi
Par les bigotes

Elles processionnent à petits pas
De bénitier en bénitier
Les bigotes
Et patati et patata
Mes oreilles commencent à siffler
Les bigotes

Vêtues de noir comme Monsieur le Curé
Qui est trop bon avec les créatures
Elles s’embigotent les yeux baissés
Comme si Dieu dormait sous leurs chaussures
De bigotes

Le samedi soir après le turbin
On voit l’ouvrier parisien
Mais pas de bigotes
Car c’est au fond de leur maison
Qu’elles se préservent des garçons
Les bigotes

Qui préfèrent se ratatiner
De vêpres en vêpres de messe en messe
Toutes fières d’avoir pu conserver
Le diamant qui dort entre leurs f…s
De bigotes

Puis elles meurent à petits pas
A petit feu en petit tas
Les bigotes
Qui cimetièrent à petits pas
Au petit jour d’un petit froid
De bigotes

Et dans le ciel qui n’existe pas
Les anges font vite un paradis pour elles
Une auréole et deux bouts d’ailes
Et elles s’envolent… à petits pas
De bigotes

(traduzione di Adele Orioli:
Invecchiano a piccoli passi / Da piccoli cani a piccoli gatti / Le bigotte / Invecchiano tanto più velocemente / Quanto confondono l’amore e l’acqua santa / Come tutte le bigotte
Se fossi diavolo nel vederle / Credo mi farei castrare / Se fossi dio nel vederle pregare / Credo che perderei la fede / Per le bigotte.
In processione a piccoli passi / Di acquasantiera in acquasantiera / Le bigotte / E miserere e de profundis / Le mie orecchie cominciano a fischiare / Le bigotte
Vestite di nero come il signor curato / Che è troppo buono con i bambini / Si imbigottano gli occhi abbassati / Come se dio avesse vomitato sulle loro scarpe / Di bigotte.
Il sabato sera dopo il lavoro / Si vede la vita notturna / Ma nessuna bigotta / Perché è nel fondo delle loro casa / Che si preservano dai ragazzi / Le bigotte
Che preferiscono caracollare / Di vespro in vespro di messa in messa / Tutte fiere di avere conservato / Il diamante che dorme nella loro f…a / Di bigotte.
Poi muoiono a piccoli passi / A fuocherelli a mucchiettini / Si incimiterano a piccoli passi / Nel mattino freddino / Da bigotte.
E nel cielo che non esiste / Gli angeli fanno in fretta un paradiso tutto per loro / Un’aureola e due spuntoni d’ali / E si involano a piccoli passi / Le bigotte.

When the President Talks to God

(testo e musica: Conor Oberst)
Bright Eyes (2005)

 

When the president talks to God
Are the conversations brief or long?
Does he ask to rape our women’s rights
And send poor farm kids off to die?
Does God suggest an oil hike
When the president talks to God?

When the president talks to God
Are the consonants all hard or soft?
Is he resolute all down the line?
Is every issue black or white?

Does what God say ever change his mind
When the president talks to God?
When the president talks to God
Does he fake that drawl or merely nod?
Agree which convicts should be killed?
Where prisons should be built and filled?
Which voter fraud must be concealed
When the president talks to God?

When the president talks to God
I wonder which one plays the better cop
We should find some jobs, the ghetto’s broke
No, they’re lazy, George, I say we don’t
Just give ‘em more liquor stores and dirty coke
That’s what God recommends

When the president talks to God
Do they drink near beer and go play golf
While they pick which countries to invade
Which Muslim souls still can be saved?
I guess God just calls a spade a spade
When the president talks to God

When the president talks to God
Does he ever think that maybe he’s not?
That that voice is just inside his head
When he kneels next to the presidential bed
Does he ever smell his own bullshit
When the president talks to God?

I doubt it
I doubt it

Il Dito Medio Di Galileo

(testo e musica: Caparezza)
Caparezza (da Il sogno eretico, 2011)

Accetti ogni dettame…
senza verificare…
ti credi perspicace…
ma sei soltanto un altro dei babbei
e ti bei…

Una nuova pletora di uomini pecora
con i lupi se ne va senza remora
priva di identità, omini di Legoland la cui regola
è obbedire come un vero clan
pastori cani mi guidano tra le tappe
temono il dito di galileo tra le chiappe
vogliono menti barricate, quali grappe?
e non le mettono al corrente come l’Ampere
devo superare le mie diffidenze
via museo della scienza di Firenze, spranghe
pezze annodate come pretzel
sono Inside Man come Denzel
colpo del secolo, di colpo trasecolo
ho rubato il dito, sei pronto per l’esodo?
sarai libero, mai più Medioevo col dito
medio di Galileo nel didietro

Portiamo il dito medio di Galileo
Portiamolo alla testa del corteo
Nessuno sarà più chiamato babbeo se lo infilerà
nei pressi del perineo
(Galileo Galileo)

Il dito di Galileo assalito nel corteo
diventato mito per alcuni come Clooney George
giù tutti a pecora con i culi nell’apogeo
abbassano i pantaloni, sollevano il pareo
non fa sosta la supposta pop star
gente genuflessa dalla parte opposta
lo sbatte basta non batte cassa
come con una salma esposta
la verità brucia come candeggina
ma vedi qua, noi c’abbiamo vaselina
bagnati le dita e chinati, si si,
prima di rimanere fuori da prenotazioni in agendina
una falange la ti fa la crosta, già
qualcuno ti dirà che sei apostata, ma
prendi lo sapere nello sfintere
è meglio dell’esame della prostata

Portiamo il dito medio di Galileo
Portiamolo alla testa del corteo
Nessuno sarà più chiamato babbeo se lo infilerà
nei pressi del perineo
(Galileo Galileo)

Galileo chi si oppose al tuo genio
fu più vil del coyote nel canyon
se la chiesa ti ha messo all’indice
beh che male c’è tu la metti al medio
le tue pecore si fanno umane
chi se ne frega se si fanno male
vedi quanti culi puoi penetrare
tu che prima li vedevi con il cannocchiale
la cul-tura parrocchiale ha vedute corte ma tu vai forte,

fai passi da gigate oltre Coltrane
sveli segreti più di Brokeback Mountain
e non si dica che non hai mosso un dito
altro che dito è dinamite
tu vivrai Galileo come quel Galileo messo in croce prima di te…

«le accuse contro Galileo erano molteplici

leggeva teneva in casa e leggeva libri proibiti
Galileo negli ultimi 18 mesi non è andato mai a messa
Galileo convive con una donna
ma soprattuto Galileo fa gli oroscopi a pagamento
e non si è mai confessato
e il Papa si irrita terribilmente»

Non mettere le mani in tasca

(testo e musica: Caparezza)
Caparezza (da Le dimensioni del mio caos, 2008)

Fratello sai cos’è una tasca?
è una vasca in cui si annaspa
in cui ogni peccato è programmato più del Pascal
io te la perquisisco a mo’ di Qasba
ci trovo vizi e basta
sei nell’angolo più di Dizzee Rascal
non è Letizia la tua tizia non è Casta
lo deduco dall’hatu nella tua sacca
hai l’alito di grappa
ma datti alla pappa
come Gian Burrasca
brucerai all’inferno
come d’inverno una frasca
In tasca metti la mano
per etti d’Afgano
ma cosa sei, sei metallaro?
ma sentiti Al Bano!
mostri le zanne ma mio caro
hai i denti di Hamtaro
con tutti i mezzi
ti si fa a pezzi più del Meccano
Sei portato insano di tasche
ti conviene confessare
che con le mani in tasca vuoi protestare
Un anno nella cella è il posto dove stare
perché adesso noi comandiamo dall’est all’ovest, amen!

Fratello tu non mettere le mani in tasca le mani in tasca, le mani in tasca
Io so che cosa fai tu con le mani in tasca le mani in tasca, le mani in tasca
Fratello tu non mettere le mani in tasca le mani in tasca, le mani in tasca
Io so che cosa fai tu con le mani in tasca le mani in tasca, le mani in tasca

Era uno stato regresso
tentato dal sesso bendato
bombardato dal degrado
più di Belgrado dalla NATO
Uno stato in crisi invaso
da invasati invisi al Vaticano
coppie di fatto che stroncavano
i patti fatti a Laterano
Mentecatti blateravano
contro noi in ogni forum
c’era una sola soluzione come per il Gollum
Bang, bang, bang, bang!
quattro colpi al Quorum
riposi in pace il referendum in secula seculorum
Scomunicammo in nome di Dio
un libro di Dan Brown sul prioriato di Sion
dando l’avvio ad un’era di messa a morte
da Crozza ad Andrea Rivera passando per Harry Potter
E fu brusio di volantini sovversivi
fummo costretti ad adottare metodi repressivi
quindi fiato sul collo
c’è la galera per chi porta le tasche
perché nelle tasche non c’è controllo

Fratello tu non mettere le mani in tasca le mani in tasca, le mani in tasca
Io so che cosa fai tu con le mani in tasca le mani in tasca, le mani in tasca
Fratello tu non mettere le mani in tasca le mani in tasca, le mani in tasca
Io so che cosa fai tu con le mani in tasca le mani in tasca, le mani in tasca

Da quel momento chi porta una tasca
o è un’artista oppure un tossico
o entrambi come Basquiat
Gente a cui basta fare il contrario come bastian
per darsi più arie di quante ne abbia composte Bach Sebastian
Per questo sei stato arrestato
tu credi nella favola della libera tasca nel libero strato
Camillo Benso si è sbagliato
l’unica Libertas è quella che sta sullo scudo crociato
Ripetiamo:
«In nomine libertatis vincula edificamus»
«In nomine libertatis vincula edificamus»
«In nomine veritatis mendacia efferimus»
«In nomine veritatis mendacia efferimus»

Fratello tu non mettere le mani in tasca le mani in tasca, le mani in tasca
Io so che cosa fai tu con le mani in tasca le mani in tasca, le mani in tasca
Fratello tu non mettere le mani in tasca le mani in tasca, le mani in tasca
Io so che cosa fai tu con le mani in tasca le mani in tasca, le mani in tasca

A che servono gli dei

(testo: Giancarlo Morra; musica: Maurizio Fabrizio)
Rossana Casale (da Incoerente jazz, 1989)

Che vita senza qualità
e che miseria che tormenti
che inquinamenti

Ho voglia di essere in balìa
di una grande follia non pensare più
né a me
né all’io
addio

essendo questa società
dei delitti e delle pene
siamo in catene

di un apparente libertà
sembra che tutto sia
uno spreco di
energia

Tuttavia che amore c’è
in me stessa e intorno a me
quanto di bello e di vero

A che servono gli dei
siamo noi la terra come il cielo
e la pace che non c’è
ognuno deve coltivarla in sé

E questa è l’attualità (spiritualità)
l’ingiustizia del potere
e del dolore

Noi siamo questa umanità
come in mezzo a una via
sempre in cerca di
utopìa

Tuttavia che spazio c’è
in me stessa e intorno a me
quanto c’è da esplorare

A che servono gli dei
siamo noi il bene e anche il male
e la pace che non c’è
ognuno deve coltivarla in sé

A che servono gli dei
in questo mondo da cambiare
(quanta forza vive in noi,
quanta luce vive in noi)
quella luce che non può finire mai.

Al convento

(testo e musica: Mimmo Cavallo)
Mimmo Cavallo (da Siamo meridionali, 1980)

Che paura, che spavento!
Si è scatenata l’ira di Dio!
A quest’ora, cu’ stu male tiempo
chi è che bussa a stu convento?

«Sono ‘na povera vecchierella!
Padre aprite! Fa freddo qua!
Buon purgatore delle anime nostre
m’abbisogna ‘e cunfessa’».

Mandatela via! Mandatela via!
E mandatela via! Dannazione dell’anima mia!

Che paura, Maronna, che spavento!
Non si riesce a chiude’ manco un occhio!
Fuori freddo, lampi, tuoni, acqua e vento…
e mo’ chi batte ancora a ‘stu convento?

«Siamo due devote vedovelle
venute da lontano fino qua
e siamo camminate tutto ‘o juorno:
vogliamo fa ‘na prece, ‘na carità…».

Che andate cercando, proprio a quest’ora?
Ma vi pare l’ora! Jatevinne, jatevinne da qua!

Che paura, che spavento!
Si è scatenata l’ira di Dio!…
A quest’ora, cu stu male tiempu,
chi è che bussa, bussa a ‘stu convento?

«Ero giovane e verginella
e per debolezza ‘e carne ebbi a sbagliare,
ma ve lo giuro, padre, so’ pentita
me facite stu favore ‘e confessare?».

Fatela entrare ah! E fatela… fatela entrare
E fatela entrare! Che la voglio confessare…

Ti hanno toccato mai i capelli?
«Padre, sì, perché son belli».
Ti hanno toccato mai le guance?
«Oh padre, so’ come arance!»
Ti hanno toccato pure il petto?
«Quello pure padre, pure,
ma con rispetto».

Ah! O pietto pure, e il demonio?
Il demonio lo hai visto…
…e magari lo hai anche accarezzato, ah?
«Padre mio quant’ ho peccato!…».
E dimmi, vieni qua…
ti hanno toccato pure davanti?
«Ma padre, lo fanno tutti quanti!».
Eeeh! Tutti quanti!
Ma allora t’hanno fatto ‘o servizio!!!…

Pe’ ‘sta benedizione
serve st’introduzione
salvamm’ a situazione!

Reggi in mano ‘stu curdone,
reggi!…

«Ma Padre!…»
Zitta… 
«Oh padre!…»
Zitta! zitta!…
«Padre, no…»
Zitta! zitta!…
«No padre…»
Zitta… zitta…
«No… no…»
Zitta! zitta! zitta! zit…

Pe’ ‘sta benedizione
serve st’introduzione
salvamm’ a situazione!

«Ma padre…  Padre!…
Padre! E mo’?…».
Eeeh figliuola…

Pe’ ‘sta benedizione
serve st’introduzione
salvamm’ a situazione!

No che no che no

(testo: Elio Aldrighetti - musica: Clara Moroni)
Clara and the Black Cars (da Spiriti, 1992)

C’era un prete che da bambina mi insegnava le preghiere
«Padre nostro, ave Maria» carezzandomi il sedere
C’era un tipo li a proteggermi il mio angelo custode
Che si pettinava i riccioli quando le prendevo sode oh si!
Questioni di fede lo vedi anche tu
Noi sul marciapiede e lui lui invece lassù
No che no che no no che non va bene
No che no che no no che non sta insieme

Noi lasciati qui a sudare a farci il mazzo
Condannati qui a rotolare nello spazio noi… che siamo i figli suoi
C’era un indio brasiliano che parlava alla foresta
Per amore un buon cristiano gli ha sparato nella testa
C’era un bimbo sul giornale tutto occhi e tutto pancia
La tragedia universale di chi porge l’altra guancia si
Questioni di fede capisci anche tu
Se dio non si vede no io non ci credo più
No che no che no no che non va bene
No che no che no no che non sta insieme

Noi lasciati qui a pagare a caro prezzo
Una storia di mele di serpenti e sesso noi… che siamo i figli suoi
I prediletti suoi

Rose rosse, era di maggio tanta gente in processione
Era un atto di coraggio io l’ho fatto in un portone
La mia prima volta è andata così
Signore tu ascoltami c’è amore anche lì
No che no che no no che non va bene
No che no che no no che non sta insieme
Noi lasciati qui a sudare a farci il mazzo
Condannati qui a rotolare nello spazio noi… che siamo i figli suoi
Noi lasciati qui a pagare a caro prezzo
Una storia di mele di serpenti e sesso noi… che siamo i figli suoi
I prediletti suoi

The Sound Of The Sinners

(testi e musica: Mick Jones, Joe Strummer, Paul Simonon e Topper Headon)
The Clash (da Sandinista!, 1980)

 

As the floods of God
Wash away sin city
They say it was written
In the page of the Lord
But I was looking
For that great jazz note
That destroyed
The walls of Jericho

The winds of fear
Whip away the sickness
The messages on the tablet
Was Valium
As the planets form
That golden cross Lord
I’ll see you on
The Holy Cross Roads

After all this time
To believe in Jesus
After all those drugs
I thought I was Him

After all my lying
And a-crying
And my suffering
I ain’t good enough
I ain’t clean enough
To be Him

The tribal wars
Burning up the homeland
The fuel of evil
Is raining from the sky
The sea of lava
Flowing down the mountain
The time will sweep
Us sinners by
Holy rollers roll

Give generously now
Pass the hubcap please
Thank you Lord

Eppur si muove

(testo e musica: Carmen Consoli)
Carmen Consoli (da L’Eccezione, 2002)

Punibile per un incauto
morso a quella benedetta
mela e per aver contestato
la teoria geocentrica.

Eppur si muove, malgrado
l’inerzia imposta,
il dilagante oscurantismo,
la dispotica repressione.

In fondo non rimane
che congedare i sensi di colpa
e tante grazie,
una stretta di mano solenne,
au revoir, felicitazioni,
i più sentiti ossequi.

Punibile per un pensiero
impuro mai confessato,
per aver messo in discussione
angeli e crociate.

Ricordo quella bambina, affetta
da gravi disturbi mentali,
giudicata diabolica
per aver masticato l’ostia.

In fondo non rimane
che congedare i sensi di colpa
e tante grazie,
una stretta di mano solenne,
au revoir, felicitazioni,
i più sentiti ossequi.

Maria Catena

(testo e musica: Carmen Consoli)
Carmen Consoli (da Eva contro Eva, 2006)

Maria Catena attendeva paziente il turno per la comunione quella domenica
Cristo in croce sembrava più addolorato di altri giorni
il vecchio prelato assolveva quel gregge da più di vent’anni dai soliti peccati
Cristo in croce sembrava alquanto avvilito dai vizietti di provincia

Primo fra tutti il ricorso sfrenato al pettegolezzo imburrato
infornato e mangiato quale prelibatezza e meschina delizia
per palati volgari
larghe bocche d’amianto fetide come acque stagnanti

Cristo in croce sembrava più infastidito dalle infamie che dai chiodi

Maria Catena anche tu conosci quel nodo che stringe la gola

Quel pianto strozzato da rabbia e amarezza da colpe che in fondo non hai
e stai ancora scontando l’ingiusta condanna nel triste girone
della maldicenza
e ti chiedi se più che un dispetto il tuo nome sia stato un presagio

Maria Catena non seppe reagire
Al rifiuto del parroco di darle l’ostia
E soffocò nel dolor quel mancato amen
E l’umiliazione
Secondo un antico proverbio ogni menzogna alla lunga diventa verità

Cristo in croce mostrava un sorriso indulgente e quasi incredulo

Maria Catena anche tu conosci quel nodo che stringe la gola

Quel pianto strozzato da rabbia e amarezza da colpe che in fondo non hai
e stai ancora scontando l’ingiusta condanna nel triste girone
della maldicenza

E stai ancora scontando l’ingiusta condanna nel triste girone
della maldicenza
e ti chiedi se più che un dispetto il tuo nome sia stato un presagio

Reality Asylum

(testo e musica: Crass)
Crass

I am no feeble Christ, not me
He hangs in glib delight upon his cross, upon his cross,
Above my body, lowly me
Christ forgive, forgive?
Holy He, He holy, He holy?
Shit He forgives, Forgive? Forgive?
I? I? Me? I? I vomit for you Jesu
Christy Christus
Puke upon your papal throne
Wrapped I am in the muddy cloud
Of hellish genocide
Petulant child
I have suffered for you
Where you have never known me
I too must die
Will you be shadowed in the arrogance of my death?
Your valley truth
What light pass those pious heights?
What passing bells for these in their trucks?
For you lord.
You are the flag-bearer of these nations
One against the other that die in the mud
No piety. No deity
Is that your forgiveness?
Saint. Martyr. Goat. Billy.
Forgive? Shit he forgives
He hangs upon his cross
In self-righteous judgment
Hangs in crucified delight
Nailed to the extend of His vision
His cross. His manhood. His violence. Guilt. Sin.
He would nail my body upon his cross
As if I might have waited for him in the garden
As if I might have perfumed His body
Washed those bloody feet
This woman that he seeks
Suicide visionary. Death reveller. Rake. Rapist.
Gravedigger. Earthmover. Lifefucker. Jesu.
You scooped the pits of Auschwitz
The soil of Treblinka is rich in your guilt
The sorrow of your tradition
Your stupid humility is the crown of thorn we all must wear.
For you. Ha. Master. Master of gore. Enigma. Stigma. Stigmata. Errata.
Eraser.
The cross is the mast of our oppression.
You fly there, vain flag.
You carry it, wear it on your back, Lord. Your back.
Enola is your gaiety.
Suffer little children (to come unto me)
Suffer in that horror. Hirohorror. Hirrohiro. Hiroshimmer. Shimmerhiro.
Hiroshima. Hiroshima. Hiroshima. Hiroshima.
The bodies are your delight
The incandescent flame is the spirit of it
They come to you Jesu. To you
The nails are the only trinity
Hold them in your corpsey gracelessness
The image that I have had to suffer
These nails at my temple
The cross is the virgin body of womanhood
That you defile
In your guilt you turn your back
Nailed to that body
Lame-arse Jesus calls me sister
There are no words for my contempt
Every woman is a cross in filthy theology
He turns His back on me in His fear
His vain delight is that pain I bear
Alone He hangs. His choice. His choice
Alone. Alone. His voice. His voice
He shares nothing, this Christ
Sterile. Impotent. Fucklove prophet of death
He’s the ultimate pornography
He. He. Hear us Jesus
You sigh alone in your cockfear
You lie alone in your cuntfear.
You cry alone in your womanfear.
You die alone in you manfear.
Alone Jesu, alone
In your cockfear. Cuntfear. Womanfear. Manfear.
Alone in your fear. Alone in your fear. Alone in your fear.
Your fear. Your fear. Your fear. Your fear. Your fear. Your fear. Your fear.
Warfare. Warfare. Warfare. Warfare. Warfare.
Jesus died for his own sins. Not mine.

Bastonaci Signore

(testo e musica: Simone Cristicchi)
Simone Cristicchi

Bastonaci o signore, bastonaci o signore,
dall’alto dei cieli bastonaci o signore.
Frustaci o Signore, frustaci o signore,
dall’alto dei cieli frustaci o signore

Schiaffeggiaci o signore ogni volta che vuoi
amiamo soffrire, questo lo sai.
Dai, prendi quella verga e dai!

Vai Suor Maria!

Rimprovera signore la nostra ingenuità,

riempici di botte senza pietà;
infliggi punizioni su di noi
tanto che t’importa?
Soffriamo noi

Schiaffeggiaci o signore ogni volta che vuoi:
amiamo soffrire, questo lo sai.
Dai, prendi quella verga e dai!

Vai ragazzi, ora tutti insieme!

Purgaci o signore dalla letizia,

implodi con la forza dentro di noi;
castigaci per ogni atto impuro
e donaci poi qualche rara pugnetta.

Calpestaci signore dovunque sarai;
i segni della frusta imprimici, dai!
dai prendi quella frusta e dai!

Padre Giulio, con più animo!

Stonaci o signore, se tu lo vuoi,

a rubabandiera gioca con noi!

Lallalallala, Lallalallalà
Lallalallala, Lallalallalà

Bene putei il prossimo incontro il giovedì alle 11 qui in parrocchia!
Mi raccomando, non mancate!

Ahò, padre Giulio, me so’ rotto li cojoni!

Cathedral

(testo e musica: Graham Nash)
Crosby Stills & Nash (da CSN, 1977)

 

Six o’clock
In the morning I feel pretty good
So I dropped into the luxury of the Lords
Fighting dragons and crossing swords
With the people against the hordes who came to conquer

Seven o’clock
In the morning here it comes I taste the warning
And I’m so amazed I’m here today
Seeing things so clear this way
In the car and on my way to Stonehenge

I’m flying in Winchester cathedral
Sunlight pouring through the break of day
Stumbled through the door and into the chamber
There’s a lady setting flowers on a table covered lace
And a cleaner in the distance finds a cobweb on a face
And a feeling deep inside of me
Tells me this can’t be the place

I’m flying in Winchester cathedral
All religion has to have its day
Expressions on the face of the Saviour
Made me say
I can’t stay

Open up the gates of the church and let me out of here
Too many people have lied in the name of Christ
For anyone to heed the call
So many people have died in the name of Christ
That I can’t believe it all

Now I’m standing on the grave of a soldier that died in 1799
And the day he died it was a birthday
And I noticed it was mine
And my head didn’t know just who I was
And I went spinning back in time
And I am high upon the altar
High upon the altar, high

I’m flying in Winchester cathedral
It’s hard enough to drink the wine
The air inside just hangs in delusion
But given time
I’ll be fine

Open up the gates of the church and let me out of here
Too many people have lied in the name of Christ
For anyone to heed the call
Too many people have died in the name of Christ
That I can’t believe it all

And now I’m standing on the grave of a soldier that died in 1799
And the day he died it was a birthday
And I noticed it was mine
And my head didn’t know just who I was
And I went spinning back in time
And I am high upon the altar
High upon the altar, high

Millenni

(testo e musica: Consorzio Suonatori Indipendenti)
CSI - Consorzio Suonatori Indipendenti (da Linea Gotica, 1996)

Millenni di Patto
millenni di Legge
millenni d’Osservanza
millenni di Croce per nuove Alleanze
millenni nel Nome di Dio
millenni di sangue versato a concime
millenni di imperi e regimi
millenni di regni di Dio
millenni di Parole Sante
millenni nel Nome di Dio
che non so dire
Generatore
che pare amare ogni ingiustizia in faccia al sole
troppi tiranni in terra, in cielo
Millenni di Patto
millenni di Legge
millenni d’Osservanza
millenni di Croce per nuove Alleanze
millenni nel Nome di Dio
millenni di sangue versato a concime
millenni di imperi e regimi
millenni di regni di dio
millenni di Parole Sante
millenni nel Nome di Dio
millenni di regni di dio
Millennio del signore,
sesto o secondo che finisce
o secondo che avanza
Urlo da lama
Santa Mattanza
non sono scrupoloso al riguardo di dio
è a nostra immagine e somiglianza
non sono scrupoloso al riguardo di dio
è a nostra immagine e somiglia a noi

The Lesser Faith

(testo e musica: CMartin Henriksson, Anders Jivarp, Göran Nicklasson, Mikael Stanne, Niklas Sundin)
Dark Tranquillity (da Fiction, 2007)

 

Dreamt up a new word today
In my ignorance I gave it meaning
Who was I to know
To say it is to know it
To hear it is to believe, is to believe

I dreamt the world would end
I was not wrong
To doubt, to discredit
The words I’ve heard before
From inside a shell pretending

It’s all you’ve shown your faith
And what you’ve always known
So lay your trust in the unthinkable
It’s time to justify your lesser faith

It’s all your faith has shown
And all you’ll ever know
Why do you matter, you’re insignificant
How can you justify your lesser faith?

To know it is to fear it
To fear it is to say no, is to say no
To the blazing highs and lows
I know I’ll fail
To break, to cast it down
You take your lead
From a staff that must be broken in two

It’s all your faith has shown
And all you’ll ever know
Why do you matter, you’re insignificant
How can you justify your lesser faith?

Moral Majority

(testo e musica: Jello Biafra)
Dead Kennedys (da In God We Trust Inc., 1981)

 

You call yourself the Moral Majority
We call ourselves the people in the real world.
Trying to rub us out, but we’re going to survive
God must be dead if you’re alive.

You say, «God loves you. Come and buy the Good News»
Then you buy the president and swimming pools
If Jesus don’t save ’til we’re lining your pockets
God must be dead if you’re alive.

Circus-tent con-men and Southern belle bunnies
Milk your emotions then they steal your money
It’s the new dark ages with the fascists toting bibles
Cheap nostalgia for the Salem Witch Trials.

Stodgy ayatollahs in their dobble-knit ties
Burn lots of books so they can feed you their lies
Masturbating with a flag and a bible
God must be dead if you’re alive.

Blow it out your ass, Jerry Falwell,
Blow it out your ass, Jesse Helms,
Blow it out your ass, Ronald Reagan,
What’s wrong with a mind of my own?

You don’t want abortions, you want battered children
You want to ban the pill as if that solves the problem
Now you wanna force us to pray in school
God must be dead if you’re such a fool.

You’re planning for a war with or without Iran
Building a police state with the Ku Klux Klan
Pissed at your neighbour? Don’t bother to nag
Pick up the phone and turn in a fag.

Blow it out your ass, Terry Dolan
Blow it out your ass, Phyllis Schlafly
Ram it up your cunt, Anita
’Cause God must be dead
If you’re alive
God must be dead
If you’re alive.

Il testamento di Tito

(testo e musica: Fabrizio De Andrè)
Fabrizio De André (da La buona Novella, 1970)

«Non avrai altro Dio all’infuori di me»;
spesso mi ha fatto pensare:
genti diverse venute dall’Est
dicevan che in fondo era uguale.
Credevano a un altro diverso da te
e non mi hanno fatto del male.
Credevano a un altro diverso da te
e non mi hanno fatto del male.

«Non nominare il nome di Dio,
non nominarlo invano»
.
Con un coltello piantato nel fianco
gridai la mia pena e il suo nome:
ma forse era stanco, forse troppo occupato,
e non ascoltò il mio dolore.
Ma forse era stanco, forse troppo lontano,
davvero lo nominai invano.

«Onora il padre, onora la madre»,
e onora anche il loro bastone:
bacia la mano che ruppe il tuo naso
perché le chiedevi un boccone:
quando a mio padre si fermò il cuore
non ho provato dolore.
Quando a mio padre si fermò il cuore
non ho provato dolore.

«Ricorda di santificare le feste!».
Facile per noi ladroni
entrare nei templi che riguargitan salmi
di schiavi e dei loro padroni
senza finire legati agli altari
sgozzati come animali,
senza finire legati agli altari
sgozzati come animali.

Il quinto dice: «Non devi rubare»,
e forse io l’ho rispettato
vuotando, in silenzio, le tasche già gonfie
di quelli che avevan rubato:
ma io, senza legge, rubai in nome mio,
quegli altri nel nome di Dio.
Ma io, senza legge, rubai in nome mio,
quegli altri nel nome di Dio.

«Non commettere atti che non siano puri»,
cioè non disperdere il seme.
Feconda una donna ogni volta che l’ami
così sarai uomo di fede:
poi la voglia svanisce e il figlio rimane
e tanti ne uccide la fame.
Io, forse, ho confuso il piacere e l’amore:
ma non ho creato dolore.

Il settimo dice: «Non ammazzare
se del Cielo vuoi essere degno!»
. Guardatela oggi, questa legge di Dio,
tre volte inchiodata nel legno:
guardate la fine di quel nazareno
e un ladro non muore di meno.
Guardate la fine di quel nazareno
e un ladro non muore di meno.

«Non dire falsa testimonianza»,
e aiutali a uccidere un uomo.
Lo sanno a memoria il diritto divino,
e scordano sempre il perdono:
ho spergiurato su Dio e sul mio onore
e no, non ne provo dolore.
Ho spergiurato su Dio e sul mio onore
e no, non ne provo dolore.

«Non desiderare la roba degli altri,
non desiderarne la sposa»
.
Ditelo a quelli, chiedetelo ai pochi
che hanno una donna e qualcosa:
nei letti degli altri già caldi d’amore
non ho provato dolore.
L’invidia di ieri non è già finita:
stasera vi invidio la vita.

Ma adesso che viene la sera ed il buio
mi toglie il dolore dagli occhi
e scivola il sole al di là delle dune
a violentare altre notti:
io nel vedere quest’uomo che muore,
madre, io provo dolore.
Nella pietà che non cede al rancore,
madre, ho imparato l’amore.

Un blasfemo

(testo e musica: Fabrizio De Andrè)
Fabrizio De André (da Non al denaro non all’amore né al cielo, 1971)

Mai più mi chinai e nemmeno su un fiore,
più non arrossii nel rubare l’amore
dal momento che Inverno mi convinse che Dio
non sarebbe arrossito rubandomi il mio.

Mi arrestarono un giorno per le donne ed il vino:
non avevano leggi per punire un blasfemo.
Non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte
mi cercarono l’anima a forza di botte.

Perché dissi che Dio imbrogliò il primo uomo,
lo costrinse a viaggiare una vita da scemo,
nel giardino incantato lo costrinse a sognare,
a ignorare che al mondo c’è il bene e c’è il male.

Quando vide che l’uomo allungava le dita
a rubargli il mistero di una mela proibita,
per paura che ormai non avesse padroni
lo fermò con la morte, inventò le stagioni.

Mi arrestarono un giorno per le donne ed il vino,
non avevano leggi per punire un blasfemo:
non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte
mi cercarono l’anima a forza di botte.

E se furon due guardie a fermarmi la vita
è proprio qui sulla terra la mela proibita,
e non Dio, ma qualcuno che per noi l’ha inventato,
ci costringe a sognare in un giardino incantato,
ci costringe a sognare in un giardino incantato,
ci costringe a sognare in un giardino incantato.

L’isola

(testo e musica: Duilio Del Prete)
Duilio Del Prete (1968)

Si stava bene nell’isola, si viveva beati,
si cacciava e si pescava, tutto quel che vi cresceva
si prendeva e si mangiava, gnam, gnam.
Si stava bene nell’isola, si girava tutti nudi,
se una coppia si piaceva non appena si incontrava
dentro ai boschi si faceva zuk zuk.
E i bambini nascevano in grande quantità,
ma non figli di nessuno, no no, erano figli di comunità.

Poi un giorno nell’isola è arrivato uno strano,
dal colore un po’ malsano, una pelle sulla pelle
e lo sputafuoco in mano. Volle
parlare al capo dell’isola, parlò di forme civili,
ci guardò nei genitali e la vita da animali
(la ragion di tutti i mali) condannò.
Ci regalò le maglie, gli slip… ci fece lavorar,
ci parlò del guadagno e così imparammo a rubar.

Lo zuk zuk di nascosto e imparare il catechismo, Gesù,
e poi le parole nuove: ammazzare, fornicare,
guerra, razza, re, colore, Zulù.
«A ciascuno il suo posto» a ciascuno che cosa? - «Al nemico il perdono» - il nemico? -
Il cattivo il medio il buono, il padrone ed il villano,
il pagano ed il cristiano, la virtù.
Gli altri negri ci chiamavano “la tribù dei culi molli”
e qualcuno più inumano “i tabù del Vaticano”, no no no no no.

È una vita d’inferno, se ti muovi fai peccato;
col cervello rovinato, finalmente abbiam capito
che ci aveva abbindolato. Gesù disse:
“Sarà salvo solo chi il mio corpo avrà (amm) mangiato”
e noi gli abbiamo ubbidito: una sera, per divario,
ci mangiammo il missionario.
Se quel bianco elegante era buono così,
chissà quello ruspante che piattino da ricchì-cchì!

Personal Jesus

(testo e musica: Martin Gore)
Depeche Mode (da Violator, 1990)

 

Your own personal jesus
Someone to hear your prayers
Someone who cares
Your own personal jesus
Someone to hear your prayers
Someone whos there

Feeling unknown
And youre all alone
Flesh and bone
By the telephone
Lift up the receiver
Ill make you a believer

Take second best
Put me to the test
Things on your chest
You need to confess
I will deliver
You know Im a forgiver

Reach out and touch faith
Reach out and touch faith

Your own personal jesus…

Feeling unknown
And youre all alone
Flesh and bone
By the telephone
Lift up the receiver
Ill make you a believer

I will deliver
You know Im a forgiver

Reach out and touch faith

Your own personal jesus

What If No One’s Watching

(testo e musica: Angela Marie DiFranco)
Ani DiFranco (da Imperfectly, 1992)

 

If my life were a movie
there would be a sunset
and the camera would pan away
but the sky is just a little sister
tagging along behind the buildings
trying to imitate their grey
the little boys are breaking bottles
along the sidewalk
the big boys, too
the girls are hanging out at the candy store
pumping quarters into the phone
’cause they don’t want to go home

And I think,
what if no one’s watching
what it when we’re dead, we’re just dead
what if it’s just us down here
what if god ain’t looking down
what if he’s looking up instead

If my life were a movie
I would light a cigarette
and the smoke would curl around my face
everything I do would be interesting
I’d play the good guy
in every scene
but I always feel I have to
take a stand
and there’s always someone on hand
to hate me for standing there
I always feel I have to open my mouth
and every time I do
I offend someone
somewhere

But what
what if no one’s watching
what if when we’re dead, we’re just dead
what if there’s no time to lose
what if there’s things we gotta do
things that need to be said.

You know I can’t apologise
for everything I know
I mean you don’t have to agree with me
but once you get me going
you better just let me go
we have to be able to criticise
what we love
say what we have to say
’cause if you’re not trying to make something better
as far as I can tell
you’re just in the way.

I mean what
what if no one’s watching
what if when we’re dead
we’re just dead
what if it’s just us down here
what if god is just an idea
someone put in your head.

I mean what
what if no one’s watching
what if no one’s watching…

None Of The Above

(testo e musica: Duran Duran)
Duran Duran (da Duran Duran, a.k.a. The Wedding Album, 1993)

I am I myself alone,
Realise, I never need to use no-one.
When it comes down to my soul,
Freedom puts my faith in none of the above

There was a time I was so afraid
Of everything people around me said
That I wanted to hide my face in the shadows

There was a time on a bed of nails
I was dreaming a plan I thought could not fail
But no power under the sun, could pull it together

I can’t take this attitude
Got to show now I got to move on
God knows where I’m going to
Its a lonely burning question

I am I myself alone
Realise I never need to use no-one
Money, power, holy roads,
Freedom puts my faith in none of the above

If there’s a time, that we ever see
The nature of life in reality
Then I want to be there -
To kick at the answer

I can’t take this attitude
Got to show now I got to move on
God knows where I’m going to
Its a lonely burning question

I am I myself alone
Realize I never need to use no-one
Money, power, holy roads,
Freedom puts my faith in none of the above

(chorus)

I am I myself alone
Realize I never need to use no-one
Money, power, holy road,
Freedom puts my faith in none of the above

(chorus)

(None of the above)
(My faith in none of the above)

The Only Way

(testo e musica: Keith Emerson - Greg Lake)
Emerson Lake & Palmer (da Tarkus, 1971)

People are stirred, moved by the word.
Kneel at the shrine, deceived by the wine.
How was the earth conceived? Infinite space.
Is there such a place? You must believe in the human race.

Can you believe, God makes you breathe.
Why did he lose six million Jews.

Touched by the winds, fears angel brings
Sad winter storm, grey autumn dawn
Who looks on life itself, who lights your way?
Only you can say. How can you just obey?

Don’t heed the word, now that you’ve heard.
Don’t be afraid: man is man made.
And when the hour comes, don’t turn away.
Face the light of day. And do it your way.
It’s the only way.

I mean what
what if no one’s watching
what if no one’s watching…

Non potete capire

(testo e musica: Fabri Fibra)
Fabri Fibra (da Controcultura, 2010)

M’hanno creato a tavolino
sono come un robot di plastica in camera d’un bambino
che all’improvviso
rompe i giocattoli e fa un casino
gli resta poco
si guarda allo specchio e vede un adulto
poi prende fuoco
la casa crolla e finisce il gioco
era il mio scopo, era il mio scopo
vi distruggerò, non potete capire
vi distruggerò, non potete capire
meglio se scappate, non potete capire, meglio se scappate, non potete capire.

Giro con di fianco un alieno che mi dice
«non mi sembri tanto felice»
sono in missione per conto di Dio
«ma Dio non esiste e tu amico mio meriti di meglio»
hey ti ringrazio
sono di ritorno dallo spazio
ho appena ricevuto dei super poteri
il mio nome in codice è
«testa di cazzo»

M’hanno creato…

Io non ho gli stessi tuoi problemi
sono stato rapito dagli alieni
ora leggo i codici
sento le voci
studio gli acidi e ascolto i Prodigy
non lo vedi io voglio spaziare
giro sulla mia navicella spaziale
vedo Marte, faccio arti marziali, mi trombo le marziane e dico
vengo in pace, vengo in pace raga vengo in pace
voglio tutti nudi come a casa Versace
e se qualcuno dice
io conosco Versace
vuol dire che agli alieni ‘sta merda piace
quindi prendi l’aliena e portatela in cameretta
spegni la luce e accendi la candela
saltale sopra
tiella ferma con la mano
finchè non senti che fà: piano!piano!

Vi distruggerò….

La bugia galleggia nello spazio ma la verità è sempre e solo una
la verità è che l’uomo pensa col cazzo e nessuno è mai andato sulla luna
me lo ha detto un’ alieno che mentre parla
dalla bocca gli esce una strana schiuma
«l’uomo non è mai stato sulla luna»
«l’uomo non è mai stato sulla luna»

M’hanno creato…

Is There Anybody Out There?

(testo e musica: Flux of Pink Indians)
Flux of Pink Indiansr (da Strive To Survive Causing Least Suffering Possible, 1983)

is there anybody there? is there anybody there? they forced their beliefs on you they force you to pray they force you to believe in God take part in the games that they play is there anybody there? i’ve been good all my life kept to the straight and narrow married and provided for my wife is there anybody there? devoted to the church i made it my life remained faithful through trouble or strife is there anybody there? when the time comes i will claim my reward a place in heaven, next to my lord is there anybody there? is there anybody there? i’ve worked hard lived in fear of judgement day they said «follow in God’s path or you’ll regret it when it’s time to pay» is there anybody there? is there anybody there? «Jesus, is religion really true or is it just another tool used to control and manipulate the things we do?» is there anybody there? God, tell me, tell me christ, what’s wrong with me? i’ve worked hard lived in fear of judgement day they said «follow in God’s path or you’ll regret it when it’s time to pay» » Jesus, is religion really true or is it just another tool used to control and manipulate the things we do?» is there anybody there? why is religion so unfair is there anybody there? is there anyone who really cares? Jesus Christ, God, if you really exist why do you let the suffering persist? is there anybody there? honest truth distorted, abused is there anybody there? is there anybody there ? is there anybody there ? is there anybody there ? religion and fear, anybody there? really cares persist suffering persist jesus christ God christ religion and fear distorted exist God

Di poi che Dio sapeva

(Testo: Dario Fo; musica: Fiorenzo Carpi)
Dario Fo (da La colpa è sempre del diavolo, 1964)

Di poi che Dio sapeva, avanti lo crearlo,
che per un sol peccato l’uom si sarìa perduto.
Con tutto che poteva, volendolo, salvarlo
creandolo più forte, più forte e provveduto.

Di poi che Dio sapeva che si sarìa tradito
così da esser punito, crear non lo doveva.
Crear non ci doveva per esser giudicati,
salvati o inabissati secondo li peccati

da lui già preveduti, a noi già destinati.
Di poi che Dio conosce, avanti il farci nati,
se in terra sarem santi oppure scellerati
perché far recitare ad ognuno ‘sta commedia

dicendo “Và a soggetto”, che invece è già stampato!
Che sia perché a star solo nel Cielo si è annoiato?
S’è messo a far l’autore per non morir d’inedia.
Perché far recitare ad ognuno ‘sta commedia?

Io se fossi Dio

(Testo e musica: Giorgio Gaber)
Giorgio Gaber (da Io se fossi Dio, 1980)

Io se fossi Dio
(e io potrei anche esserlo, sennò non vedo chi!)
Io se fossi Dio,
non mi farei fregare dai modi furbetti della gente:
non sarei mica un dilettante!
Sarei sempre presente.
Sarei davvero in ogni luogo a spiare
o, meglio ancora, a criticare, appunto…
cosa fa la gente.

Per esempio, il piccolo borghese com’è noioso!
Non commette mai peccati grossi!
Non è mai intensamente peccaminoso!
Del resto, poverino, è troppo misero e meschino
e, pur sapendo che Dio è più esatto di una Sweda,
lui pensa che l’errore piccolino non lo conti o non lo veda.

Per questo io se fossi Dio
preferirei il secolo passato,
se fossi Dio rimpiangerei il furore antico,
dove si odiava, e poi si amava,
e si ammazzava il nemico!

Ma io non sono ancora nel regno dei cieli,
sono troppo invischiato nei vostri sfaceli.

Io se fossi Dio,
non sarei così coglione
a credere solo ai palpiti del cuore
o solo agli alambicchi della ragione.
Io se fossi Dio,
sarei sicuramente molto intero e molto distaccato
come dovreste essere voi!

Io se fossi Dio,
non sarei mica stato a risparmiare:
avrei fatto un uomo migliore.
Sì vabbe’, lo ammetto
non mi è venuto tanto bene,
ed è per questo, per predicare il giusto,
che io ogni tanto mando giù qualcuno,
ma poi alla gente piace interpretare
e fa ancora più casino!

Io se fossi Dio,
non avrei fatto gli errori di mio figlio
e sull’amore e sulla carità
mi sarei spiegato un po’ meglio!
Infatti non è mica normale che un comune mortale
per le cazzate tipo compassione e fame in India,
c’ha tanto amore di riserva che neanche se lo sogna!
Che viene da dire:
«Ma dopo come fa a essere così carogna?»

Io se fossi Dio
non sarei ridotto come voi
e se lo fossi io certo morirei
per qualcosa di importante!
Purtroppo l’occasione di morire simpaticamente
non capita sempre
e anche l’avventuriero più spinto
muore dove gli può capitare
e neanche tanto convinto.

Io se fossi Dio
farei quello che voglio,
non sarei certo permissivo,
bastonerei mio figlio,
sarei severo e giusto,
stramaledirei gli inglesi come mi fu chiesto,
e se potessi
anche gli africanisti e l’Asia e poi gli Americani e i Russi;
bastonerei la militanza come la misticanza
e prenderei a schiaffi
i voltairiani, i ladri, gli stupidi e i bigotti:
perché Dio è violento!
E gli schiaffi di Dio
appiccicano al muro tutti!

Ma io non sono ancora nel regno dei cieli,
sono troppo invischiato nei vostri sfaceli…

Finora abbiamo scherzato,
ma va a finire che uno prima o poi ci piglia gusto
e, con la scusa di Dio,
tira fuori tutto quello che gli sembra giusto.

E a te, ragazza, che mi dici che non è vero,
che il piccolo borghese è solo un po’ coglione,
che quell’uomo è proprio un delinquente, un mascalzone,
un porco in tutti i sensi, una canaglia
e che ha tentato pure di violentare sua figlia…
Io come Dio inventato, come Dio fittizio,
prendo coraggio e sparo il mio giudizio
e dico: «Speriamo che a tuo padre
gli sparino nel culo cara figlia!»

così per i giornali diventa un bravo padre di famiglia.

Io se fossi Dio,
maledirei davvero i giornalisti e specialmente… tutti.
Che certamente non son brave persone
e dove cogli, cogli sempre bene.
Compagni giornalisti, avete troppa sete
e non sapete approfittare delle libertà che avete:
avete ancora la libertà di pensare,
ma quello non lo fate
e in cambio pretendete la libertà di scrivere,
e di fotografare
immagini geniali e interessanti,
di presidenti solidali e di mamme piangenti.
E in questa Italia piena di sgomento
come siete coraggiosi, voi che vi buttate
senza tremare un momento!
Cannibali, necrofili, deamicisiani e astuti,
e si direbbe proprio compiaciuti!
Voi vi buttate sul disastro umano
col gusto della lacrima in primo piano!

Sì vabbe’, lo ammetto:
la scomparsa dei fogli e della stampa
sarebbe forse una follia…
ma io se fossi Dio
di fronte a tanta deficienza
non avrei certo la superstizione della democrazia!

Ma io non sono ancora del regno dei cieli,
sono troppo invischiato nei vostri sfaceli…

Io se fossi Dio
naturalmente io chiuderei la bocca a tanta gente:
nel regno dei cieli non vorrei ministri
e gente di partito tra le palle,
perché la politica è schifosa e fa male alla pelle!
E tutti quelli che fanno questo gioco,
che poi è un gioco di forze, ributtante e contagioso
come la lebbra e il tifo…
E tutti quelli che fanno questo gioco
c’hanno certe facce che a vederle fanno schifo,
che siano untuosi democristiani
o grigi compagni del piccì.
Sono nati proprio brutti o, per lo meno, tutti
finiscono così.

Io se fossi Dio,
dall’alto del mio trono
vedrei che la politica è un mestiere come un altro
e vorrei dire, mi pare a Platone,
che il politico è sempre meno filosofo
e sempre più coglione;
è un uomo tutto tondo
che senza mai guardarci dentro scivola sul mondo,
che scivola sulle parole
anche quando non sembra… o non lo vuole.

Compagno radicale
(la parola “compagno” non so chi te l’ha data,
ma in fondo ti sta bene,
tanto ormai è squalificata),
compagno radicale,
cavalcatore di ogni tigre, uomo furbino
ti muovi proprio bene in questo gran casino
e mentre da una parte si spara un po’ a casaccio
e dall’altra si riempiono le galere
di gente che non c’entra un cazzo…
Compagno radicale,
tu occupati pure di diritti civili e di idiozia
che fa democrazia
e preparaci pure un altro referendum
questa volta per sapere
dov’è che i cani devono pisciare!

Compagni socialisti,
ma sì anche voi, insinuanti, astuti e tondi!
Compagni socialisti,
con le vostre spensierate alleanze
di destra, di sinistra, di centro,
coi vostri uomini aggiornati,
nuovi di fuori e vecchi di dentro!…
Compagni socialisti, fatevi avanti
che questo è l’anno del garofano rosso e dei soli nascenti!
Fatevi avanti col mito del progresso
e con la vostra schifosa ambiguità!
Ringraziate la dilagante imbecillità!

Ma io non sono ancora nel regno dei cieli,
sono troppo invischiato nei vostri sfaceli…

Io se fossi Dio,
non avrei proprio più pazienza,
inventerei di nuovo una morale
e farei suonare le trombe per il Giudizio universale!
Voi mi direte: «Perché è così parziale
il mio personalissimo Giudizio universale?
Perché non suonano le mie trombe
per gli attentati, i rapimenti, i giovani drogati
e per le bombe?»
.
Perché non è comparsa ancora l’altra faccia della medaglia.

Io come Dio, non è che non ne ho voglia.
Io come Dio, non dico certo che siano ingiudicabili
o addirittura, come dice chi ha paura, gli innominabili!
Ma come uomo, come sono e fui,
ho parlato di noi, comuni mortali:
quegli altri non li capisco, mi spavento,
non mi sembrano uguali.
Di loro posso dire solamente
che dalle masse sono riusciti ad ottenere
lo stupido pietismo per il carabiniere.
Di loro posso dire solamente
che mi hanno tolto il gusto
di essere incazzato personalmente.
Io come uomo posso dire solo ciò che sento,
cioè solo l’immagine del grande smarrimento.

Però se fossi Dio
sarei anche invulnerabile e perfetto,
allora non avrei paura affatto,
così potrei gridare, e griderei senza ritegno che è una porcheria,
che i brigatisti militanti siano arrivati dritti alla pazzia!

Ecco la differenza che c’è tra noi e “gli innominabili”:
di noi posso parlare perché so chi siamo
e forse facciamo più schifo che spavento.
Ma di fronte al terrorismo o a chi si uccide c’è solo lo sgomento.

Ma io se fossi Dio,
non mi farei fregare da questo sgomento
e nei confronti dei politici
sarei severo come all’inizio,
perché a Dio i martiri
non gli hanno fatto mai cambiar giudizio.
E se al mio Dio che ancora si accalora,
gli fa rabbia chi spara,
gli fa anche rabbia il fatto
che un politicante qualunque
se gli ha sparato un brigatista,
diventa l’unico statista!

Io se fossi Dio,
quel Dio di cui ho bisogno come di un miraggio,
c’avrei ancora il coraggio di continuare a dire
che Aldo Moro insieme a tutta la Democrazia Cristiana
è il responsabile maggiore di trent’anni di cancrena italiana.

Io se fossi Dio,
un Dio incosciente enormemente saggio,
avrei anche il coraggio di andare dritto in galera,
ma vorrei dire che Aldo Moro resta ancora
quella faccia che era!

Ma in fondo tutto questo è stupido perché, logicamente…
io se fossi Dio,
la terra la vedrei piuttosto da lontano
e forse non ce la farei ad accalorarmi in questo scontro quotidiano.
Io se fossi Dio,
non mi interesserei di odio o di vendetta e neanche di perdono
perché la lontananza è l’unica vendetta
è l’unico perdono!

E allora va a finire che se fossi Dio,
io mi ritirerei in campagna
come ho fatto io…

La Chiesa si rinnova

(Testo e musica: Giorgio Gaber)
Giorgio Gaber (da E pensare che c’era il pensiero, 1995)

Il mondo ha fretta, continua a cambiare:
chi vuol restare a galla si deve aggiornare.
Anche la Chiesa che sembra non si muova
ogni tanto ci ripensa e ne inventa una nuova.
E, dimostrando un notevole tempismo,
ha già tirato fuori un nuovo catechismo,
dove tutto è più aggiornato, dove tutto è più moderno
e, anche a vincere un appalto, si rischia l’inferno.
Dov’è condannata ogni forma di magia
ma è un grande peccato anche l’astrologia.
Dove il senso di giustizia è ancora più forte
e talvolta è anche gradita la pena di morte.

E la Chiesa si rinnova per la nuova società
e la Chiesa si rinnova per salvar l’umanità.

In questo clima di sgomento per il popolo italiano
viene fuori l’acutezza del pensiero vaticano.
E tutti hanno capito che il Papa era un genio
quando ha detto che la mafia è figlia del demonio.
Ma quello che spaventa è il coraggio della CEI
che ha già riabilitato Galileo Galilei.
E adesso se divorzi ti puoi anche risposare
a patto che stai buono e non ti metti a scopare.
Ma il nuovo sacramento per essere senza macchia
va fatto di nascosto e in un’altra parrocchia.

E la Chiesa si rinnova per la nuova società
e la Chiesa si rinnova per salvar l’umanità.

Da oggi il praticante ha un’altra prospettiva,
più allegra e disinvolta, direi quasi alternativa:
la pillola per ora non può essere accettata,
ma è ammessa se prevedi di esser violentata.
E piuttosto che fare uso dei preservativi
è meglio diventare tutti sieropositivi.
E va bene i militari, e va bene i dottori,
adesso abbiamo anche i farmacisti obiettori.
D’altronde per la chiesa l’ideale è l’astinenza
che è un po’ come l’invito all’autosufficienza.

E la Chiesa si rinnova per la nuova società
e la Chiesa si rinnova per salvar l’umanità.

Da Roma il Santo Padre ci invia il suo messaggio:
è lì ogni domenica a parte quando è in viaggio.
Lui voleva andare in Bosnia, l’aveva stra-annunciato
ma all’ultimo momento c’ha un po’ ripensato.
Perché l’uomo è santo e pio ma è anche molto scaltro:
lui lo sa che morto un Papa se ne fa subito un altro.
E allora ha scritto un libro che è diventato un grosso evento,
sarà anche un po’ acciaccato ma non sta fermo un momento.
Per il suo decisionismo si può dire, senza offesa,
che papa Wojtyla è il Berlusconi della Chiesa.
Una Chiesa sempre all’erta, che combatte, fa scintille
e per questo è giusto darle un bell’otto per mille.
Anche se i traffici loschi della Santa Sede
sono parte integrante dei misteri della fede.

E la Chiesa si rinnova per la nuova società
e la Chiesa si rinnova per salvar l’umanità.

Gli anni senza un dio

(testo: M. e F. Gazzè - musica: M. Gazzè)
Max Gazzè (da Contro un’onda del mare, 1996)

L’inverno cigola
come un carrello della spesa
a zonzo tra il pesante di noi corpi
e le anime incastonate dentro
cattedrali e panettoni non torneremo,
credo, polvere ma lievito.
Ringrazio Dio, che non mi ascolta mai
perchè sarei un diavolo per lui.

Sintomi indecenti scorrono come asfissie
ho visto baci senza labbra
«addio Gesù bambino»
abbandonati poi, dall’altra parte,
tossi e smocciolio
verdetti logori di zie d’ingombro,
verso un neo.

Ringrazio Dio, sgomento e musica
perchè sarei acqua nelle vene.

«Vedi figlio mio,
solo poi ti accorgerai,
che è meglio non capire
le miserie strane che ho capito io
Chiudi gli occhi, è solo un fulmine
che verrà il tuono ed io non ci sarò».

Ringrazio Dio, per gli anni senza un dio
perchè sarei un uomo per metà.

La Genesi

(testo e musica: Francesco Guccini)
Francesco Guccini (da Opera buffa, 1973)

Una canzone molto più seria e più impegnata, oserei dire impegnatissima, una canzone che a me è stata ispirata - a me succede poche volte - però questa canzone mi è stata ispirata direttamente dall’alto. Ero lì nel mio candido lettino… e ho sentito una voce che diceva «Francesco!», dico «Soccia, ma chi è?»… dico «Uh?», diceeeeee: «Svegliati sono il tuo Dio», e allora così, in questo modo sollecitato, ho pensato di… dii… fare un’opera musicale colossale e mettere in musica l’Antico Testamento. Per ora sono riuscito a fare soltanto la Genesi… che è la vera storia della creazione del mondo.

Per capire la nostra storia
bisogna farsi ad un tempo remoto.
C’era un vecchio con la barba bianca:
lui, la sua barba, ed il resto era vuoto.

Voi capirete che in tale frangente
quel vecchio solo lassù si annoiava.
Si aggiunga a questo che, inspiegabilmente,
nessuno aveva la tivù inventata.

«Beh, poco male», pensò il vecchio un giorno:
«A questo affare ci penserò io.
Sembra impossibil ma in roba del genere,
modestia a parte, ci so far da Dio»
.

Dixit. Ma poi toccò un filo scoperto,
prese la scossa, ci fu un gran boato.
Come tivù non valeva un bel niente
ma l’Universo era stato creato.

«Come son bravo che a tempo perso
ti ho creato l’Universo!
Non mi sembra per niente male.
Sono davvero un tipo geniale!
Zitto, Lucifero, non disturbare,
non stare sempre qui a criticare!
Beh, sì, lo ammetto, sarà un po’ buio,
ma non dir più che non si vede un tubo!»

«Che sono parolacce che non sopporto!» - disse il vecchio a Lucifero - «E poi se c’è una cosa e un’altra che non posso sopportare sono i criticoni: fattelo te l’Universo se sei capace! Che me at dig un quel…» disse il ve’… era di antica origine modenese da parte di madre il vecchio; «Io parlo chiaro: pane al pane, vino al vino, anzi vin santo al vin santo. Sono buono e bravo ma se mi prendono i cinque secoli me at sbat a l’infèren com’è vero Dio!».

Ma poi volando sull’acqua stagnante
e sopra i mari di quell’Universo,
mentre pensava se stesso pensante
in mezzo a quel buio si sentì un po’ perso.

Sbattè le gambe su un mucchio di ghiaia
dopo una tragica caduta in mare.
Quando andò a sbattere sull’Himalaya
il colpo gli fece persino un po’ male.

Fece crollare anche un gran continente
soltanto urtandolo un poco col piede.
Si consolò che non c’era ancor gente
e che non gli era venuto poi bene.

Ma quando il buio gli fece impressione
disse, facendosi in viso un po’ truce:
«Diavol d’un angelo, avevi ragione.
Si chiami l’Enel, sia fatta la luce!»

Commutatori, trasformatori,
dighe idroelettriche e isolatori,
turbine, dinamo e transistori
per mille impianti di riflettori;
albe ed aurore fin boreali,
giorni e tramonti fin tropicali.
«Fate mò bene che non bado a spese,
tanto ho lo sconto alla fine del mese»
.

«Te Lucifero non ti devi interessare come faccio io ad avere lo sconto alla fine del mese. Ma cosa vuol dire corruzione? Una mano lava l’altra come si dice; vuoi che uno nella mia posizione non conosca nessuno? Però intanto ragazzi, andateci piano perché la bolletta la portano a me. M’avete lasciato accesa la luce al polo per sei mesi, sei mesi! No, sei mesi! Grazie che c’era freddo, i surgelati li debbo pur tenere da qualche parte. Adesso la tenete spenta sei mesi come… e poi quei ragazzi lì, come si chiamano quei ragazzini che vanno in giro con quella cosa, aureola si chiama, no no, nom am pies menga, no no no ragazzi: quelle cose li, io vi invento il peccato in superbia e vi frego tutti eh, adesso ve lo dico bisogna guadagnarsele… voi, a parte il fatto che non mi adorate abbastanza, no no no Lucifero, è inutile che tu mi chiedi scusa: adorare significa non dovere mai dire “mi dispiace”, tienitelo in mente…»

«Voi, ecco, io vi do ogni dieci atti di adorazione… vi do un buono, ogni dieci buoni voi mandate la cartolina che il 6 di gennaio ci ho poi tutta un’altra idea in testa… facciamo “Aureolissima” che è una festa bella. Piuttosto Lucifero, non sgamare… vieni qua ragazzo, com’è mi hanno detto che hai stampato un libro “Il Libretto Rosso dei Pensieri di…” oh bella roba il libretto rosso dei pensieri di Lucifero. Ragazzi mi piace… ma cosa vuol dire di sinistra, di sinistra… non sono socialdemocratico anch’io? Avanti al centro contro gli opposti estremismi!… eh ma… no no no, non ci siamo mica qua, se c’è uno che può pensare anzitutto sono io… e non tirare in mica ballo mio figlio - quel capellone - con tutti i sacrifici che ho fatto, per me lui lì finisce male ah me, me a tal deg… finisce male. Attento che te e lui, io ho delle soluzioni per voi che non vi piaceranno, per Dio, e non guardarmi male che qui dentro “per Dio” lo dico come e quando mi pare!»

Ma fatta la luce ci vide più chiaro:
là nello spazio girava una palla.
Restò pensoso, e gli parve un po’ strano;
ma scosse il capo: chi non fa non falla.

Rise Lucifero stringendo l’occhio
quando lui e gli angeli furon da soli.
«Guarda che roba! Si vede che è vecchio:
l’ha fatto tutto schiacciato sui poli!»

«Per riempire ’sto bell’ambiente
voglio metterci tante piante.
Forza, Lucifero, datti da fare:
ordina semi, concime e trattore.
Voglio un giardino senza uguali,
voglio riempirlo con degli animali!
Ma cosa fa ’sto cane che ho appena creato?
Boia d’un Giuda! M’ha morsicato!»

«Piuttosto fallo vedere da un veterinario che non vorrei aver creato anche la rabbia, gia così… cos’è che non ho creato? Lo sapevo: l’uomo non ho creato! Grazie, mi fate sempre fare tutto a me, mi tocca sempre fare! Qua se non ci sono io che penso a tutto… va beh nessuno è perfetto, sì lo so che sono l’Essere Perfettissimo Creatore e Signore. Grazie! Adesso ti trasformo in serpente così impari, striscia mò lì! Viuscia via!»
E portarono al vecchio quello che c’era rimasto… c’era un po’ di formaggio e due scatolette di Simmenthal, cioè lui li mise assieme e poi…

Prese un poco di argilla rossa,
fece la carne, fece le ossa,
ci sputò sopra, ci fu un gran tuono,
ed è in quel modo che è nato l’uomo.
Era un venerdì 13 dell’anno zero del Paradiso.

Libera Nos Domine

(testo e musica: Francesco Guccini)
Francesco Guccini (da Amerigo, 1978)

Da morte nera e secca, da morte innaturale,
da morte prematura, da morte industriale,
per mano poliziotta, di pazzo generale,
diossina o colorante, da incidente stradale,
dalle palle vaganti d’ogni tipo e ideale,
da tutti questi insieme e da ogni altro male,
libera, libera, libera, libera nos Domine!

Da tutti gli imbecilli d’ogni razza e colore,
dai sacri sanfedisti e da quel loro odore,
dai pazzi giacobini e dal loro bruciore,
da visionari e martiri dell’odio e del terrore,
da chi ti paradisa dicendo «È per amore»,
dai manichei che ti urlano «O con noi o traditore!»,
libera, libera, libera, libera nos Domine!

Dai poveri di spirito e dagli intolleranti,
da falsi intellettuali, giornalisti ignoranti,
da eroi, navigatori, profeti, vati, santi,
dai sicuri di sé, presuntuosi e arroganti,
dal cinismo di molti, dalle voglie di tanti,
dall’egoismo sdrucciolo che abbiamo tutti quanti,
libera, libera, libera, libera nos Domine!

Da te, dalle tue immagini e dalla tua paura,
dai preti d’ogni credo, da ogni loro impostura,
da inferni e paradisi, da una vita futura,
da utopie per lenire questa morte sicura,
da crociati e crociate, da ogni sacra scrittura,
da fedeli invasati d’ogni tipo e natura,
libera, libera, libera, libera nos Domine,
libera, libera, libera, libera nos Domine…

Atheist Like Me

(testo e musica: Stanley Huang)
Stanley Huang (da The Atheist, 2006)

 

I want to believe that miracles do happen in this world

I want our fairytale to last longer than just one moment

I hope that we can always be happy, never to leave each other
But I can’t reach heaven, I can’t go with you

I don’t live in any kind of eternity;
I don’t believe God exists in this world
Is death the end? Ending my longing for you
I won’t be able to kiss your face no matter how much I miss you

I really hope we’ll be happy, never to leave each other
Only you can go to heaven; I can’t reach there

I don’t live in any kind of eternity;
I don’t believe God exists in this world
Is death the end? Ending my longing for you
I won’t be able to kiss your face no matter how much I miss you

As long as these sentiments don’t change
No matter how distant I’ll be in your heart

Is death the end? Ending my longing for you
I won’t be able to kiss your face no matter how much I miss you
Is death the end? Ending my longing for you
I won’t be able to kiss your face no matter how much I miss you

 

Thoughts are free

Questa è la canzone intonata dai giovani non credenti norvegesi nel momento in cui celebrano collettivamente il passaggio alla maggiore età.
Human-Etisk Forbund

Thoughts are free, who can guess them?
They flee by like nocturnal shadows.
No man can know them, no hunter can shoot them
with powder and lead: Thoughts are free!

I think what I want, and what delights me,
still always reticent, and as it is suitable.
My wish and desire, no one can deny me
and so it will always be: Thoughts are free!

And if I am thrown into the darkest dungeon,
all this would be futile work,
because my thoughts tear all gates
and walls apart: Thoughts are free!

So I will renounce my sorrows forever,
and never again will torture myself with whimsies.
In one’s heart, one can always laugh and joke
and think at the same time: Thoughts are free!

I love wine, and my girl even more,
Only her I like best of all.
I’m not alone with my glass of wine,
my girl is with me: Thoughts are free!

Traduzione:

I pensieri sono liberi: chi può indovinarli?
Volano come ombre notturne
Nessun uomo può conoscerli, nessun cacciatore sparargli
con polvere e piombo. I pensieri sono liberi!

Penso quel che voglio e ciò che mi piace,
restando in silenzio, come si conviene.
I miei desideri nessuno può negarmi
E così sarà sempre: i pensieri sono liberi!

E se fossi gettato nelle segrete più oscure
Sarebbe tutta inutile fatica
Perché i miei pensieri sfondano ogni cancello
Ed ogni porta: i pensieri sono liberi!

E così rinuncio ai dispiaceri per sempre,
e non mi torturerò più con capricci
Nel tuo cuore puoi sempre ridere e scherzare
E insieme pensare: i pensieri sono liberi.

Amo il vino, e la mia ragazza ancor di più
Amo lei più d’ogni altra cosa
Non sono solo col mio bicchiere di vino
La mia ragazza è con me: i pensieri sono liberi!

 

 

From Mortal Body To Eternal Soul

(Testo e musica: Infernal Poetry)
Infernal Poetry (da Not Light but Rather Visible Darkness, 1992)

 

Born from your brain, sucking blood from your veins
I’m your own God
Hollow inside, filled with your thoughts
I’m your own God

I was the not being, you gave me form
Your own form, your own soul
I’m your own God

You wrote laws, ancient rules of stone
Your own laws, your own rules
I’m your own God

All the gates are locked by the keys
You gave me through the centuries
All my emptiness has been filled with your faith

In my name you killed, in the name of lord
In the name of the human race
In my name you crucified

Your mortality is my eternity
I’m your own god

My God

(Testo e musica: Ian Anderson e Jessie Anderson)
Jethro Tull (da Aqualung, 1971)

 

People what have you done
locked Him in His golden cage.
Made Him bend to your religion
Him resurrected from the grave.
He is the god of nothing
if that’s all that you can see.
You are the god of everything
He’s inside you and me.

So lean upon Him gently
and don’t call on Him to save you
from your social graces
and the sins you used to waive.
The bloody Church of England
in chains of history
requests your earthly presence at
the vicarage for tea.

And the graven image you-know-who
with His plastic crucifix
he’s got him fixed
confuses me as to who and where and why
as to how he gets his kicks.
Confessing to the endless sin
the endless whining sounds.
You’ll be praying till next Thursday to
all the gods that you can count.

Turn Around

L’aura (da Demian, 2007)

 

I don’t exist,
that’s how I’m fooling them,
playing hide-and-seek
in a house made of air…
I forgot what I was called
so give me a name that I can bear!

“Turn around where the street-lamps fall,
turn around and just carry on,
Turn around to the streets of paradise,
You’ll see me anyhow”

Cool as the wind
is their ancient glare,
Soft are their hands
pale their faces dancing up there;
A cast now gone that lives in dreams.

“Turn around where the street-lamps fall
turn around and just carry on,
Turn around to the streets of paradise,
You’ll see me anyhow”

Turn your head and laugh
like you used to when you lived here,
Turn your head and smile,
I miss you mother….

“Turn around where the street-lamps fall,
turn around and just carry on,
Turn around to the streets of paradise,
You’ll see me anyhow!

Turn around where the street-lamps fall,
turn around and just carry on,
Turn around to the streets of paradise,
You’re on your own from now on.”

God

(testo e musica: John Lennon)
John Lennon (da John Lennon / Plastic Ono Band, 1970)

 

God is a concept
By which we measure
Our pain
I’ll say it again
God is a concept
By which we measure
Our pain

I don’t believe in magic
I don’t believe in I-ching
I don’t believe in Bible
I don’t believe in tarot
I don’t believe in Hitler
I don’t believe in Jesus
I don’t believe in Kennedy
I don’t believe in Buddha
I don’t believe in Mantra
I don’t believe in Gita
I don’t believe in Yoga
I don’t believe in kings
I don’t believe in Elvis
I don’t believe in Zimmerman
I don’t believe in Beatles

I just believe in me
Yoko and me
And that’s reality

The dream is over
What can I say?
The dream is over
Yesterday
I was the Dreamweaver
But now I’m reborn
I was the Walrus
But now I’m John
And so dear friends
You’ll just have to carry on
The dream is over

Imagine

(testo e musica: John Lennon)
John Lennon (da Imagine, 1971)

 

Imagine there’s no heaven
It’s easy if you try
No hell below us
Above us only sky
Imagine all the people
living for today…

Imagine there’s no countries
It isnt hard to do
Nothing to kill or die for
No religion too
Imagine all the people
living life in peace…

You may say I’m a dreamer
but I’m not the only one
I hope some day you’ll join us
And the world will live as one…

Imagine no possessions
I wonder if you can
No need for greed or hunger
A brotherhood of man
Imagine all the people
Sharing all the world…

You may say I’m a dreamer,
but I’m not the only one,
I hope some day you’ll join us,
And the world will live as one…

Hai un momento, Dio?

(testo e musica: Luciano Ligabue)
Ligabue (da Buon Compleanno, Elvis!, 1995)

C’ho un po’ di traffico nell’anima, non ho capito che or’è.
C’ho il frigo vuoto, ma voglio parlare perciò, paghi te.
Che tu sia un angelo o un diavolo, ho tre domande per te:
chi prende l’Inter, dove mi porti e poi di’, soprattutto perché?
Perché ci dovrà essere un motivo, no?
Perché forse la vita la capisce chi è più pratico.

Hai un momento Dio?
No, perché sono qua, insomma ci sarei anch’io.
Hai un momento Dio?
O te o chi per te, avete un attimo per me?

Li pago tutti io i miei debiti, se rompo pago per tre
quanto mi conta una risposta da te, di’ su, quant’è?
ma tu sei lì per non rispondere, e indossi un gran bel gilet
non bevi niente e io non ti sento com’è?
Perché?
Perché ho qualche cosa in cui credere
perché non riesco mica a ricordare bene che cos’è.

Hai un momento Dio?
No perché sono qua, se vieni sotto offro io.
Hai un momento Dio?
Lo so che fila c’è ma tu hai un attimo per me.

Nel mio stomaco son sempre solo,
nel tuo stomaco sei sempre solo
ciò che sento, ciò che senti, non lo sapranno mai…

Almeno di’ se il viaggio è unico e se c’è il sole di là
se stai ridendo, io non mi offendo però, perché
perché nemmeno una risposta ai miei perché
perché non mi fai fare almeno un giro col tuo bel gilet.

Hai un momento Dio?
No perché sono qua, insomma ci sarei anch’io
Hai un momento Dio?
O te o chi per te avete un attimo per me?

El Diablo

(testo e musica: Piero Pelù e Federico Renzulli)
Litfiba (da El Diablo, 1990)

Giro di notte con le anime perse
sì, della famiglia io sono il ribelle
tu vendimi l’anima e ti mando alle stelle
E il paradiso è un’astuta bugia
Tutta la vita è una grassa bugia
Sì!

La vita dura è una gran fregatura, sì sì
ma a volte uno strappo è una necessità
A chi va bene, a me va male
e sono un animale e sia!
Tutta la storia è una grassa bugia
Tutte le vite per primo la mia

Ah, mama mia el Diablo
Ah, ariba ariba el Diablo
Ah, mama mia el Diablo
6-6-6!

Spara al serpente della prima mela (eh, el Diablo)
Che ruba la forza a chi lo condannò (eh, el Diablo)
Ed io con la musica gli cambio la pelle (eh, el Diablo)
Ma il paradiso è un’astuta bugia
Tutte le vite per primo la mia

Ah, mama mia el Diablo
Ah, ariba ariba el Diablo
Ah, mamamama mia el Diablo
Ah, sua santità el Diablo!
6-6-6!
6-6-6!

Il tempo dell’illusione

(testo e musica: Claudio Lolli)
Claudio Lolli (da Aspettando Godot, 1972)

Quando un padre riderà soddisfatto del tuo cranio di bambino
e una madre piangerà sul mistero della sua maternità
e la calda intimità col nulla ormai sarà finita
sarà giunto anche per te il tempo della vita
sarà giunto anche per te il tempo della vita.

Quando l’ombra di una donna leggerà nel tuo viso la paura
e il suo corpo ti dirà che è notte, il suo sorriso che è mattina
quando la vedrai sfiorire come un albero che muore
sarà giunto anche per te il tempo dell’amore
sarà giunto anche per te il tempo dell’amore.

Quando il sonno resterà il solo amico che ti salva una giornata
e vedrai fuggire via dalla tua casa i resti della gioventù
e arriverai fino a sperare che un tuo parente muoia
sarà giunto anche per te il tempo della noia
sarà giunto anche per te il tempo della noia.

Quando i vetri di una stanza resteranno le tue sole passegiate
e i figli e i nipoti rideranno delle tue guance scavate
e per scherzo giurerai di sentirti proprio forte
sarà giunto anche per te il tempo della morte
sarà giunto anche per te il tempo della morte.

Quando dopo tutto questo cercherai una ragione od un pretesto
per convincere qualcuno che il dolore tu non l’hai vissuto invano
e ti appagherai del senso che ti darà una religione
sarà giunto anche per te il tempo dell’illusione
sarà giunto anche per te il tempo dell’illusione.

Prima Comunione

(testo e musica: Claudio Lolli)
Claudio Lolli (da Canzoni Di Rabbia, 1975)

Mille bambini vestiti di bianco,
uno di grigio peccato però.
Cantano in coro seduti in un banco,
uno è stonato e questo lo so.

E quello grigio e stonato ero io,
nel giorno triste in cui cominciò,
a sanguinare il mio conto col dio,
nel giorno triste che non scorderò.

Che bella festa, che occasione,
il giorno della prima comunione,
quanti parenti sono venuti,
quanti gli amici e quanti i saluti.

Ma c’è qualcosa che non funziona,
forse mia madre che è troppo buona
o la camicia che è troppo dura,
ma da dove nascerà questa paura.

La sagrestia fa profumo d’incenso,
ma è proprio vero o son io che lo penso,
la sagrestia fa profumo di morte,
è proprio vero è persin troppo forte.

Guarda che faccia accigliata ha il curato,
mentre domanda a tutti i bambini
se sono ancor puri o se han già peccato
o se han mangiato dei cioccolatini.

Che bella festa, che occasione,
il giorno della prima comunione,
quanti regali mi hanno portato,
che tenerezza mi han riservato.

Ma c’è qualcosa che non funziona,
mia madre non è stata mai più buona
e questa camicia è davvero dura,
perchè mi cresce così la paura.

E tra i parenti davanti all’altare,
il più tranquillo è senz’altro mio zio,
che guarda le gambe delle signore
mentre io guardo in faccia il ministro di dio.

Corpo di Cristo, che strano sapore,
pane di chiesa non lievitato.
Attento ai denti che può sanguinare
se per sacrilegio lo hai masticato.

Che bella festa, che occasione
il giorno della prima comunione
quanti gli auguri ho ricambiati
per mandare via tutti gli invitati
ma c’è qualcosa che non funziona
non ho ancor sonno è passata l’una
eppure ho tolto anche la camicia dura
non finirà mai dunque questa paura.

E quanti anni ci sono voluti,
perchè da solo imparassi anch’io,
a rider dei preti bigotti e fottuti
ed a infischiarmene del loro dio.

Ma se qualcuno mi avesse avvertito
il giorno della prima comunione,
avrei mangiato, avrei bevuto
e forse avrei fatto persino il buffone.

E avrei guardato insieme a mio zio
le gambe di chi so soltanto io,
e avrei sgravato la mia avventura
del peso enorme di quella paura.

The Pill

(testo: T. D. Bayless; musica: Loretta Lynn)
Loretta Lynn (da Back to Country, 1975)

You wined me and dined me
When I was your girl
Promised if I’d be your wife
You’d show me the world
But all I’ve seen of this old world
Is a bed and a doctor bill
I’m tearin’ down your brooder house
‘Cause now I’ve got the pill
All these years I’ve stayed at home
While you had all your fun
And every year thats gone by
Another babys come
There’s a gonna be some changes made
Right here on nursery hill
You’ve set this chicken your last time
‘Cause now I’ve got the pill
This old maternity dress I’ve got
Is goin’ in the garbage
The clothes I’m wearin’ from now on
Won’t take up so much yardage
Miniskirts, hot pants and a few little fancy frills
Yeah I’m makin’ up for all those years
Since I’ve got the pill
I’m tired of all your crowin’
How you and your hens play
While holdin’ a couple in my arms
Another’s on the way
This chicken’s done tore up her nest
And I’m ready to make a deal
And ya can’t afford to turn it down
‘Cause you know I’ve got the pill
This incubator is overused
Because you’ve kept it filled
The feelin’ good comes easy now
Since I’ve got the pill
It’s gettin’ dark it’s roostin’ time
Tonight’s too good to be real
Oh but daddy don’t you worry none
‘Cause mama’s got the pill
Oh daddy don’t you worry none
‘Cause mama’s got the pill