Assistenza non confessionale, a Torino un corso di formazione per volontari

Il divenire volontari è basato sulla scelta di donare parte del proprio tempo al prossimo e costituisce una realtà importante che assicura ai cittadini servizi migliori.
Per sostenere questo processo è importante che le persone interessate siano formate a sostenere il carico del volontariato che spesso prevede il contatto diretto con realtà difficili ed emotivamente coinvolgenti.
I volontari incontrano differenti interlocutori e devono saper adeguare le proprie modalità di relazione ai diversi contesti. Incontrano persone con età, esperienze, aspettative e motivazioni talvolta anche estremamente differenti, tutte però speciali e meritevoli di attenzione e rispetto.
I volontari del Corso sull’Assistenza morale non confessionale:
– Condividono i valori dell’associazione
– Hanno fiducia nella UAAR. Essi riconoscono l’identità della UAAR come un’associazione che porta avanti una cultura della solidarietà e dell’affettività, in ambito profondamente laico ed aconfessionale. Nell’associazione, i volontari vedono realizzati almeno in parte gli ideali in cui credono.
– La scelta di diventare volontario matura a partire dalla voglia di  mettersi in gioco in prima persona. Così facendo, ci si sente utili e si possono allacciare rapporti di amicizia tra chi condivide questo percorso, sia come volontario che come fruitore del servizio di ascolto
– Molti volontari sottolineano l’importanza del tempo libero come risorsa a loro disposizione. Essi vedono dunque come un vero investimento emotivo l’offerta di questo tempo alla UAAR.
– Manifestano la volontà di spendersi in un impegno sociale, in cui riescono a vedere realizzata la solidarietà dell’impresa. Essi sperimentano un circolo virtuoso in cui più ci si dà, più si riceve; questo fa crescere in loro il piacere di impegnarsi.
Obiettivo della Formazione:
Il Corso rafforza le motivazioni della scelta del volontario.
Il Corso si propone di migliorare la qualità della comunicazione e della relazione del personale volontario, mediante un approfondimento delle dinamiche relazionali.
Creare una comunicazione empatica anche attraverso l’utilizzo della comunicazione non verbale e di momenti di ascolto.
Far sì che il volontario si senta protagonista e integrato nel contesto in cui agisce.
Costruire uno spazio affinché i volontari possano condividere dubbi e  disagi emersi nello svolgimento del proprio compito e quindi allentare le tensioni eventualmente accumulate.
Riuscire a rimanere in situazioni complesse senza sovraccaricare il proprio sistema emotivo.
Strumenti utilizzati
Giochi di ruolo, Tecniche di ascolto e Condivisione.
Struttura del corso e costi
Il corso, limitato a pochi partecipanti per poter garantire un’accurata preparazione, sarà strutturato in incontri preserali di 3 ore ciascuno. Il numero degli incontri verrà definito a seconda del numero dei partecipanti  che dovrà essere da un minimo di 10 ad un massimo di 15. Il costo sarà quasi interamente a carico dell’Associazione con la richiesta di contributo spese da parte di eventuali “esterni”, con offerta minima da definire
Formatrice
Arianna Garrone
48 anni. Diplomata nel 1993 alla Scuola di Dinamiche Relazionali di Torino
Formatrice all’Università di Torino Facoltà di Scienze della Formazione e nei Servizi Educativi.
Responsabile del Progetto di Sostegno al lutto per la Fondazione A. Fabretti.
Fondatrice e Presidente dell’Associazione Salute Donna Torino come counselor oncologico.
Erborista ed Esperta di Alimentazione.
Iscritta al Mo.PI. ed alla Associazione dei Counselor Professionisti affiliato al Registro F.A.I.P. al n. 382. Referente e Trainer per Torino della Scuola di Counseling Relazionale Prepos.
Docente della Libera Università del Counseling.

Per informazioni: torino@uaar.it

60 commenti

teologo cattolico

Non ho capito perchè è richiesta la “fiducia” nell’uaar e nei “valori” dell’assocazione, per fare del volontariato e prestare qualche servizio al prossimo.

Volo alto

Perchè l’uaar non è ideologica, è un’unione di persone libere, razionali, senza padroni, e
i cui unici valori sono universali, tolleranza, libertà, rispetto per le idee e comvinzioni di
tutti, anche dei credenti naturalmente.
Ma sono certo che i miei amici uarini sapranno rispondere meglio.

spapicchio

Perché la CCAR non è affatto titolare né proprietaria (ossia “padrona”) del volontariato e delle prestazioni di qualche servizio morale al prossimo, servizio che in questo caso viene svolto in modalità non-confessionale e pubblica.

teologo cattolico

forse ho capito e mi autorispondo leggendo meglio il link di riferimento: si tratta di un «aiuto competente e accurato fornito agli individui atei e agnostici che, all’interno del nosocomio, si interrogano sulle domande esistenziali, come il senso della malattia, della vita e della morte».

dunque – se leggo e interpreto bene- è diretto solo agli atei e agnostici, per cui un sostegno esistenziale di un credente sarebbe in effetti in conflitto con l’identità dell’utente destinatario.

Avevo letto solo l’articolo che parlava di sostegno morale in generale, non avevo capito che si trattava di sostegno esistenziale a malati atei

antoniadess

teologo scrive “è diretto solo agli atei e agnostici,…”: presumo che sia diretto a chi ne faccia richiesta, che sia ateo o non lo sia, non si impone come presenza invadente come fanno i preti; io sono stata ricoverata recentemente in ospedale quasi un mese e ho visto personalmente; non fanno più la preghiera a voce alta nei corridoi come succedeva 20 anni fa, ma entrano in tutte le stanze con i loro modi mellifui

teologo cattolico

@antoniadess: ..uff..non sono io a dirlo, virgoletto la frase che trovo riportata nella pagina che si apre cliccando sul link “assistenza morale non confessionale” evidenziato nell’articolo. Si dice che è diretto ad atei e agnostici.
Mentre ad esempio l’assistenza cattolica si dirige a tutti, la scelta del gruppo è di solo dirigersi ad atei e agnostici: e non vedo perchè non potrebbero fare questa scelta, cosa vieta questa scelta preferenziale nell’assistenza.

si precisa inoltre che è assistenza morale diretta ad atei e agnostici che hanno problemi nell’accettare la sofferenza e la malattia, non ne trovano il senso (è un problema che evidentemente affligge tutti, credenti e non).

mi sembra una buona iniziativa aiutare il prossimo in difficoltà, non vi sono copyright di sorta sull’assistenza

ΔΙΩRAMA

1)Il tempo offerto non è donato all’UAAR, ma agli assistiti.
2)”Hanno fiducia nella UAAR.” Perché bisogna avere fiducia in un’associazione di persone fallibili? Come volontario mi privo di criticare costruttivamente scelte dell’associazione che ritengo sbagliate?
3)”Essi riconoscono l’identità della UAAR come un’associazione che porta avanti una cultura della solidarietà e dell’affettività, in ambito profondamente laico ed aconfessionale.” L’UAAR ha una crisi di identità che ha bisogno di riconoscimento dai propri operatori? È un dato di fatto, è già riconosciuta.
4)”Nell’associazione, i volontari vedono realizzati almeno in parte gli ideali in cui credono.” Non c’è bisogno per fare volontariato aconfessionale. Posso essere estremamente critico nei confronti dell’UAAR eppure condividere l’assistenza non confessionale, mettendomi a completa disposizione degli assistiti.

5)Per stemperare, VOGLIO FARE ANCH’IO GIOCO DI RUOLO! Sono in astinenza…

Semola

Complimenti ! Fare volontariato a titolo gratuito è una cosa bellissima. Cristo ha curato e guarito tutti chiedendo solo di non commettere più peccati. Gratuitamente. Sono felicissimo di sapere che tutti gli affiliati o quasi all’UAAR sentano vivo il valore di prodigarsi verso il loro prossimo senza se nè ma. L’altruismo , la generosità , la compassione non ha padroni.

Kaworu

sembra che tu stia cercando di mettergli un guinzaglio però.

ma forse è solo una mia impressione.

Roberto Grendene

non capisco la tua meraviglia: soci e simpatizzanti uaar faranno per il prossimo tanto quanto fanno i fedeli o simpatizzanti di religioni
so che c’e’ chi fa volontariato sulle ambulanze, chi di notte porta qualcosa da mangiare ai barboni, chi organizza campi estivi e attività sportive per bambini, semplicemente senza farlo da agnostico o ateo o socio uaar, ma come semplice essere umano

Enrico

Mi piace che da parte atea si apprezzi la gratuità, io ho sempre sostenuto che si può essere atei e persona morali.

Mi spiegate però come si può allora porre sullo stesso piano una relazione omosessuale ed una eterosessuale, quando la seconda contempla un piacere sessuale basato sulla fecondità gratuita mentre la prima nò..

Semola

Dimenticavo,il corso non deve essere strumento di indottrinamento ateo, ma rivolto a tutti i bisogni e alle sofferenze del genere umano.

Kaworu

io continuo ad essere dell’idea che qualsiasi persona che vuol prestare “conforto” (preti, ma anche volontari di altro tipo) lo debba fare a titolo personale e negli orari di visita.

l’assistenza e il supporto vero e proprio, ovviamente sempre a richiesta, deve essere prerogativa di professionisti, vedi psicologi che lavorano a tempo pieno nell’ospedale e disponibili 24 ore su 24.

Kaworu

(non era una risposta a semola, ma non so come mai è venuta così)

Semola

@Kaworu. Hai mai provato a togliere la cacca dal sedere di un anziano che una volta sistemato ti ripaga con un sorriso di gratitudine ? Molti anni fa facevo la stessa cosa con mio figlio che mi ripagava esattamente come oggi fa l’anziano e ti assicuro che la cacca puzza in ambedue i casi. Amo solo mio figlio ? Impariamo a farci piccoli.

Kaworu

e questo cosa c’entra con una cosa che non fanno nè i preti che sono stipendiati dagli ospedali, nè i volontari uaar?

tra l’altro non speculare sulla mia vita privata perchè non sai una ceppa di niente, e quelle frasi buttate lì come “ah tu che parli dal pulpito senza aver mai fatto nulla” sono oltremodo fuori luogo. il perchè prova ad intuirlo da solo.

teologo cattolico

@semola: putroppo non è così, non è diretto a tutti e non riguarda la cura di ogni bisogno e sofferenza; lo pensavo anche io leggendo il solo articolo, ma se apri e leggi il link di riferimento – e i miei primi commenti- vedi che è un tipo di assistenza morale/esistenziale (e non propriamente ed esclusivamente psicologica, di competenza specifica) diretto solo ad atei e atei malati che soffrono per questioni legate al senso della sofferenza che stanno patendo (l’assistenza non è cioè medica, anche questa di competenza specifica) , e proprio per questo è richiesta l’adesione selezionata di soli atei. Almeno così è scritto. Forse è scritto male però.

hakamarossa

“Dimenticavo,il corso non deve essere strumento di indottrinamento ateo, ma rivolto a tutti i bisogni e alle sofferenze del genere umano.”
grazie per le direttive preziosissime.
ancora più preziose proveniendo da un adepto di una setta che plagia i bambini (ben sapendo che solo così potrà piegare la loro volontà e ragione) e fa opera di sciacallaggio sui moribondi (le millantate conversioni in punto di morte).
un ottimo esempio di tutto quello che non deve mai essere fatto.

ancora un cosa: l’indottrinamento ateo non esiste non essendo l’ateismo una dottrina.

l’indottrinamento lo fa la tua setta, e io lo chiamerei lavaggio del pensiero che mi pare più attinente alle vostre pratiche delinquenziali.

Enrico

Ma nei campi di rieducazione cinese l’indrottinamento è religioso od ateo oltre che ideologico.

Murdega

I soci dell’UAAR hanno tutti il passaporto cinese,tu hai quello del Vattroll.

Semola

Ragazzi ,mantenete la calma probabilmente ho detto qualche verità che non vi piace ,è sufficiente che andiate per ospedali per rendervi conto di quanto volontariato cattolico opera quotidianamente senza nessuna pubblicità.

Kaworu

no non hai detto nessuna verità, hai fatto la solita pipì per segnare il territorio e le solite supposizioni senza fondamento.

Kaworu

si senza dubbio, solo che la mia intenzione non è distorcere la realtà con frasettine mellifue 😉

Paul Manoni

@Semola
Ma chi ti dice che qualcuno di noi non ci vada già negli ospedali!?
Scendi dal piedistallo bello…Probabilmente in giro c’e’ tanta gente che fa’ volontariato, e che non sente il bisogno di andarlo a sbandierare come fai tu.

Roberto Grendene

il problema e’ che spesso e’ volontariato pagato con i soldi di tutti, e c’e’ chi ci guadagna

negli ospedali, per rimanere in tema, 2 milioni li spende solo il Veneto per retribuire i cappellani cattolici:
http://www.uaar.it/news/2009/11/27/veneto-regione-sborsa-due-milioni-euro-per-cappellani-cattolici/

ma se si guarda all’8×1000, vedi che solo l’8% va in “carità” per il terzo mondo
Le fette più grosse sono per il culto (edilizia, stipendio dei ministri di culto, esigenze varie)

chiamarlo “volontariato” quando miliardi di euro dei soldi di tutti ci piovono sopra e’ una “bestemmia”

andrea pessarelli

“per rendervi conto di quanto volontariato cattolico opera quotidianamente senza nessuna pubblicità”

il fatto stesso che specifichi di essere cattolico è una forma di pubblicità

Diocleziano

Suppongo che i volontari siano distribuiti in percentuale nella stessa misura che compone la società: quindi se i ‘veri cattolici’ sono il 25% del totale… traetene le conseguenze. Non c’è nessun primato dei cattolici nel volontariato, sicuramente hanno il primato dei finanziamenti.

Murdega

La spinta ad essere un volontario non nasce dall’esssere cattolico.
Caro il teologo cattolico ed il parroco di Funo.
L’assistenza parentale e molto più antica di voi,forse che la vostra assistenza,
intendo quella promossa dalle vostre prganizzazioni che comunque vengono finanziate
con il soldi di tutti.
Ci sono molte persone che fanno assistenza con le proprie risorse e a loro
penso con grande rispetto, ma penso che allo stato attuale non sia il vostro caso,inteso
sempre come organizzazione.

Murdega

L’assistenza parentale e molto più antica di voi,forse che la vostra assistenza,
intendo quella promossa dalle vostre prganizzazioni che comunque vengono finanziate
con il soldi di tutti è più qualificante ?
Scusate l’integrazione del periodo che era monco.

teologo cattolico

mi auguro che la spinta alla solidarietà non nasca dall’essere cattolico, ma è filantropia umana; ed è proprio per questo assunto che mi chiedevo per quale ragione l’uaar selezionasse il volontario, in base a convizioni ideologiche valoriali, ecc; sembrava che si sostenesse un volontariato confessionale speculare a quello cattolico (che ha, in taluni casi e non sempre, alcune ragioni che è potrebbe lungo precisare). Se poi leggi il link capisci che si richiede il volontario ateo e non credente, si fa questa distinzione, perchè il destinatario del servizio è esclusivamente (per scelta legittima, per carità) il malato sofferente ateo. Almeno così ho capito.

Mi sembra di essermi spiegato fin troppo bene e chiudo

Kaworu

probabilmente dipende dal fatto che l’assistenza è aconfessionale, tu che dici?

Ffrank

Ho frequentato molto gli ospedali negli ultimi anni per via di mio padre anziano e malato. Volontari cattolici non ne ho incontrati neanche di striscio (questo nella mia zona), solo donne ortodosse/cattoliche/qualche rara munsulmana che “un tantum” ($) all’ora si offrivano di prestare assistenza/fare compagnia (lavoro per altro utilissimo e molto apprezzato ma non definibile come volontariato, piuttosto lavoro in nero). Il sabato quando c’era la messa (cui mio padre ed io non partecipavamo) ho vistro delle persone spingere le carrozzine: forse questo era il volontariato cattolico di cui tu parli ma io penso che erano piu’ che altro parenti.

hakamarossa

più che altro caro semola hai detto un mucchio di falsità. questo è abbastanza fastidioso.
anche se la cosa peggiore è lo sciacallaggio sistematico del dolore altrui che stai praticando.
tu prendi il dolore degli altri e lo sfrutti senza nessun rispetto per rigurgitare le tue storielle false e zuccherose.
il volontariato cattolico opera solo per sfruttare la sofferenza altrui. la vostra religione si nutre del dolore e su quello si fonda per perpetuare la più grande truffa a fini di lucro che si sia mai vista.

Semola

Rispondo a te poi vado a letto. Il termine”sciacallaggio” che continuamente usate è fuori luogo. Se poi si vuole negare l’evidenza è inutile parlare. Come ho detto al nostro comune amico Kaworu (senza ironia) di provare a frequentare qualche ospedale ovviamente facendo sciacallaggio sulla sofferenza altrui , credo cambiereste subito idea.

Roberto Grendene

ne ho frequentati, purtroppo, e mai ho visto volontari cattolici all’opera, e per fortuna

perche’ c’erano professionisti competenti sia tra i medici che tra gli infermieri che tra il personale delle pulizie

e come dice la comune amica Kaworu, la cosa migliore sarebbe che ci fossero psicologi pagati dallo stato che rispettano i valori dei pazienti senza far nemmeno capire quali sono i propri

hakamarossa

non trovo per niente fuori luogo il termine sciacallaggio se applicato ad una setta che sfrutta senza ritegno il dolore altrui per operare conversioni per il proprio tornaconto.

inoltre, carissimo semola, tu non sai un bel niente di cosa fanno le altre persone che scrivono qui.
ti do una notizia: c’è chi frequnta gli ospedali senza usare questi ambienti come terreno di caccia per i propri miserabili secondi fini e imporre le proprie idee ridicole, bensì rispettando chi soffre e con il solo scopo di aiutare.

Diocleziano

Probabilmente il settore dove si manifesta in tutta la sua forza il volontariato cattolico è quello dei pellegrinaggi a pagamento…

stefano marullo

Davvero complimenti al Circolo di Torino. Dovremmo attrezzarci prima o poi anche per i corsi per celebranti laici ai funerali civili. Se ne sente il bisogno. Ho partecipato a delle esequie laiche nella sala del commiato a Padova e c’era un surreale silenzio, come se, fuori dalla pietà religiosa non rimane che il vuoto di fronte alla morte.
Mi scuso per la divagazione

Flaviana

non e’ una divagazione Stefano, conta molto anche questo. a Torino si offre anche un servizio per cerimanie laiche di ultimo commiato, so che a Firenze ci sono anche iniziative simili, ci stiamo muovendo, insomma

Flaviana

Mi sento ancora in dovere di fare una precisazione. soprattutto per i vari “trolls” che razzolano su questo sito
Il privilegio di fare “questo” volontariato, viene pagato dagli stessi volontari, che offrono il proprio denaro, oltre che il loro tempo.

Cinzia

Se si organizzasse a Roma io sarei contenta di partecipare e di impegnarmi.

Avete notizie in merito?

Painkiller

Io i “volontari” cattolici li ho visti in azione in alcuni ospedali del Milanese, infinite tirate sul convertiti o brucerai all’inferno unite a richieste di soldi per questa o quella parrocchia. Punto.
Non parliamo poi di quelli che vanno a casa degli infermi…..

Ho fatto 1 anno di assistenza domiciliare ad una malata di sclerosi. Mentre facevo cose utili come pulire lei, pulire la sua casa, farle la spesa, pagarle le bollette, tenerle compagnia, ecc…. i “volontari” cattos si facevano vedere solo per farle lunghissime tirate su “quanto è bbbuono gesù che la sofferenza di avicina a lui”, chiederle soldi per organizzare el solite mega feste parrocchiali oppure tentare di vendere qualche bel viaggio della “speranze” a lourdes, medjugorie o pietralcina. Insomma sempre a chiedere soldi ad una persona che doveva campare con una miseria di invalidità civile.
Bella gente davvero.

Florenskij

@ Painkiller. Casco… dalle nuvole. Se c’è qualcosa di cui nel mondo cattolico nessuno parla più ( a parte il fegatoso padre Livio Fanzaga – e gli viene rimproverato ) è giusto quello dell’Inferno e del Giudizio Finale. Potrei sapere in quale zona ha ha visto all’opera quei volontari-vampiri ? Forse nella Brianza già “bianchissima”? Per situazioni di famiglia recentemente ho dovuto incontrare spesso a casa e in ospedale assistenti spirituali dei malati: nessuna minaccia ultraterrena, nessuna richiesta di soldi, nessuna sollecitazione a pellegrinaggi.
Mi scusi, ma lei ha visto e sentito… o ha stravisto e strasentito? Dai suoi usi linguistici sembra di veder trapelare una certà animosità: “cattoS”, “BBBuono Gesù”. Non basta il lessico normale?

Murdega

Florenskij, le persone che hai conosciuto sono delle mosche bianche, ne conosco
anche io, ma non è la norma ,tipo la questua durante un funerale , potrei
continuare ma son sicuro che hai capito.

Painkiller

Provincia di Milano. Bravi ragazzi di CL e GS.
E lo ammetto candidamente verso questi particolari “cattos” nutro ostilità e disgusto.
Parassitare moribondi a quel modo mi manda in bestia. Ho usato volutamente quei modi di dire per rendere bene l’idea della bassezza morale di quella gente.
Per quanto riguarda CL e GS poi il parassitismo è il meno, il clientelarismo mafioso nelle università e gli atti di violenza perpetrati sono anche peggio.
Qualche anno fà come “simpatico scherzo goliardico” (definizione data da loro) hanno legato un ragazzo (ovviamente che non era entrato nei loro ranghi) alla cancellata del Politecnico di Milano a guisa di crocifisso, tanto per farti un esempio.

Non dico che tutti i cattolici sono così, ma cerca di capire che quando hai a che fare quotidianamente con gente così disumana la pazienza si esaurisce.

Sinceramente non vedo perché dovrei trattare con rispetto simili esempi di bassezza umana.
Prova a parlare con tutte quelle persone che si sono fatte le facoltà di ingegneria, ma sopratutto medicina, a Milano e chiedi loro com’è la situazione.

Murdega

Mi sembra di essermi spiegato fin troppo bene e chiudo.

Probabilmente dipende dal fatto che l’assistenza è aconfessionale, tu che dici?
Kaworu risponde anche per me .
Come al solito sei stato incompreso,ma la tua militanza di teologo ti ha reso molto
furbo,tanti altri come te hanno detto le stesse cose, “ARIA FRITTA”

Massimiliano Ortolani

In pratica è un servizio volontario di assistenza psicologica a-confessionale per persone in situazioni difficili che ne fanno richiesta. In ambiente sanitario anche pazienti terminali.
Lodevole! Però attenti a non inseguire troppo le confessioni sul loro stesso terreno: si rischia di cadere in una sorta di “offerta spirituale”…atea (ex: vedasi la frase “gli ideali in cui credono”…a meno che non si riferisca anche a idee politiche di trasformazione sociale)

Cinzia

mah.. io tutta questa polemica proprio non la capisco.
se sono atea e sto morendo vorrei avere un’assistenza atea. è un mio diritto.
non voglio preti o persone simili, punto e basta.

se decido di andare a fare volontariato e lo faccio con un’associazione è perché ne sposo i principi, altrimenti cambio associazione o faccio volontariato da solo.

ma qual è il problema in tutto ciò?

Volontari che debbano impegnarsi in qualcosa di simile necessitano di un’adeguata preparazione, non ci si improvvisa.
Si parla di dolore, sofferenza, morte.
La psicologia è una scienza, ha degli strumenti, conosciamoli e usiamoli, oltre naturalmente alla nostra umanità che ci viene dalla nostra visione del mondo atea.

Kaworu

già, ma proprio perchè solitamente gli psicologi in un ospedale già ci sono, son dell’idea che dovrebbero esser solo loro (no preti, no altri stipendiati fuffologi, si solo gente non pagata – pure di varie confessioni, chissenefrega – a richiesta del paziente & negli orari previsti per le visite o in momenti critici tipo prima di operazioni o beh in caso di terminali, nelle ultime fasi) a occuparsi dei pazienti.

tra l’altro levando il nutrimento ai parassiti preteschi, si potrebbero assumere molti più psicologi, decisamente più competenti e utili.

che questi volontari vengano formati comunque è grasso che cola, rispetto a cialtroni che sono lì su comando divino e non sanno una ceppa a proposito di come aiutare veramente delle persone che soffrono.

Cinzia

gli psicologi in ospedale ci sono ma non fanno di certo assistenza ai malati terminali. mai visto uno e mai sentito un medico che di fornte a un paziente terminale ha proposto un colloquio con uno psicologo.
non è proprio nella prassi.
basta fare una visitina in un day hospital oncologico, non sanno cosa sia la psicologia.

la morte negli ospedali (pieni di volontari cattolici) è qualcosa di asettico e da tenere sotto controllo. si muore nell’indifferenza di tutti.
se hai bisogno di cure mediche sono lì, per il resto non gliene frega niente a nessuno.

Kaworu

si che la fanno Oo
non in tutti gli ospedali perchè chiaramente vanno pagati essendo persone che lo fanno per lavoro e non per hobby o volontariato (e se si deve pagare un inutile prete…).
però sono figure che sono presenti.

allo IEO tanto per dirne uno (sisi va bene è un centro di eccellenza), quando mia sorella è stata operata c’era la psicologa che è discretamente passata a chiedere se lei o qualcuno di noi avesse bisogno di parlare e nel caso dove trovarla. una presenza discreta che personalmente ho molto apprezzato anche se né io né i miei altri familiari ne hanno usufruito.

poi personalmente mi sono fatta un mazzo non indifferente in un esame a studiare la psicologia per l’oncologia pediatrica, ed esiste una letteratura direi piuttosto vasta.

che poi non sia un mestiere per tutti e che non sia un mestiere facile/leggero/allegro siamo d’accordo, io per tutta la vita per dire non lo farei.

però esistono persone competenti che appunto potrebbero e dovrebbero essere assunte al posto di un inutile prete 😉

flaviana

sarebbe fantastico, se degli psicologi che condividono i nostri principi, ci offrissero anche collaborazione GRATUITA, migliorerebbero sicuramente il nostro servizio 🙂

Kaworu

molti tirocinanti già ci sono 😉 (il tirocinio per gli psicologi non è retribuito) che io sappia appunto lo IEO è un centro molto gettonato, difatti non l’ho fatto lì quello della triennale perchè non avevano più posti per il periodo che mi serviva. per la specialistica ci posso pensare 🙂

Kaworu

però quel che voglio dire è che i ruoli sono diversi, anche per via del tempo (proprio terra terra) che viene impiegato per ogni paziente e la continuità (si spera) fino alla guarigione o (alla peggio) alla morte e delle competenze che vengono utilizzate.

se i vostri volontari lavoreranno con oncologici e affini, mi auguro abbiano un supervisore e loro stessi la disponibilità di un supporto, non è emotivamente così leggera come cosa.

flaviana

Nessuno di noi prende la cosa alla leggera, ti assicuro. Ed e’ prevista anche una supervisione. Ma proprio per questo ‘e molto importante che degli specialisti collaborino con noi aiutandoci a migliorare e che lo facciano anche gratuitamente perche’, come ben sai, noi non disponiamo di fondi che non siano “spremuti” dalle nostre tasche.

Cinzia

Kaworu, comprendo e siamo d’accordo.

non sono psicologa ma bazzico nell’ambiente da un bel po’ di tempo, tanto per poter dire che a Roma la situazione è disastrosa e parliamo di Roma.
negli ospedali romani, almeno quelli che ho avuto la sfortuna di frequantare io psicologi non solo non ce ne erano ma neanche ce li hanno mai prospettati.
l’unica cosa che funziona alquanto per i malati terminali è l’assistenza domicilare legata agli hospice, ma anche in questo caso lo psicologo è presente solo nel colloquio iniziale per la presa in carico, poi più nulla, nè come sostegno al malato nè come sostegno alla famiglia che accompagna la persona verso la morte.

concordo sul fatto che è questione seria, ci vogliono competenze e professionalità. La supervisione è il minimo, infatti nel programma del corso che ho letto sopra mi pare sia previsto proprio uno spazio per i volontari dove trovare sostegno.
in questi lavori il burn out è all’ordine del giorno.
per aiutare bisogna saper aiutare.

altro discorso ancora è quello di preti, crocefissi, madonnine e quant’altro negli ospedali pubblici. ma questo discorso in Italia è fantascienza.
tra l’altro, en passant, non c’è cosa più triste di stare male in un ospedale ed essere costretti a guardare quadri di madonnine infilzate.

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