Filmografia dal 1991 al 2000

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  • Mio papà è il Papa (The Pope Must Die, GB 1991) di Peter Richardson, con Robbie Coltrane, Beverly D’Angelo, Herbert Lom, Alex Rocco, Paul Bartel, Salvatore Cascio.
    • Un parroco di campagna, inetto e ciccione, diventa Papa per errore ed è coinvolto in uno scandalo di curia. Satira non del tutto riuscita delle istituzioni ecclesiastiche. Il titolo originale inglese («Il Papa deve morire») provocò tali polemiche da indurre la distribuzione USA a modificarlo in The Pope Must Diet («Il Papa deve mettersi a dieta»).
  • Confortorio (Italia 1992) di Paolo Benvenuti, con Emidio Simini, Franco Pistoni, Emanuele Carucci Viterbi.
    • Roma, 1736. Due giovani popolani, colpevoli di furto con scasso, vengono condannati all’impiccagione. Giacché sono giudei, si mette in moto la «macchina della Pietà»: esperti della predicazione e della catechesi cercano di ottenere la loro conversione per salvargli l’anima, ma i due poveracci, analfabeti e ladri, trovano dentro di sé il significato di un’identità religiosa e culturale dimenticata e muoiono «ebrei ostinati come vissero». Altri due film di Paolo Benvenuti che meriterebbero un’onorevole menzione nella nostra filmografia laica sono Il bacio di Giuda (1988) e Gostanza da Libbiano (2000).
  • The Baby of Mâcon (id., GB/Olanda/Francia/Germania 1993) di Peter Greenaway, con Julia Ormond, Ralph Fiennes, Philip Stone, Jonathan Lacey.
    • Nel 1659 uno spettacolo teatrale (un masque) rievoca quel che è accaduto a Mâcon, vicino a Lione: un’anziana donna partorì un bambino che la sorella, vergine diciottenne, dichiarò suo, facendone un oggetto di culto redditizio. Poi lo uccise. Venne violentata a morte da 217 soldati e il cadaverino del neonato fu fatto a pezzi dalla folla. Gli attori ringraziano; il pubblico applaude. Blasfemo, provocatorio, barocco. Un po’ «pesante», lento, ma ciò nonostante assolutamente indispensabile nella videoteca di ogni vero ateo.
  • Il prete (Priest, GB 1994) di Antonia Bird, con Linus Roache, Tom Wilkinson, Cathy Tyson, Robert Carlyle, James Ellis, Christine Tremarco.
    • In realtà i preti in questo film sono due: il giovane Greg (Linus Roache), omosessuale represso, di rigidi principi, e l’anziano padre Matthew (Tom Wilkinson), parroco di un quartiere popolare di Liverpool, schierato con i poveri, che convive con una piacente perpetua (Cathy Tyson). Negli Stati Uniti il film fu condannato dalla Lega Cattolica per i Diritti Religiosi e Civili; in Francia i gruppi della destra cattolica cercarono di impedirne la distribuzione.
  • La seduzione del male (The Crucible, USA 1996), di Nicholas Hytner, con Daniel Day-Lewis, Wynona Ryder, Paul Scofield, Joan Allen.
    • Credo che sia tra i più significativi sull’argomento “stregoneria” e atteggiamento della Chiesa a riguardo.
  • Harry a pezzi (Deconstructing Harry, USA 1997) di Woody Allen, con Woody Allen, Richard Benjamin, Billy Crystal, Judy Davis, Amy Irving, Demi Moore, Robin Williams, Elizabeth Shue, Kirstie Alley.
    • Riporto quanto scrive del film il solito Morando Morandini sul suo Dizionario: «Tre mogli, sei analisti, molte amanti e innumerevoli scopate randagie, Harry Block è uno scrittore sessantenne ebreo che cerca di mettere ordine nel caos della propria vita, raccontandola nei suoi libri. Nel suo 28° film Woody Allen si è scritto addosso il personaggio più sgradevole della sua carriera, come se fosse modellato su quel che il perbenismo yankee pensa di lui. Oltre ai difetti che ha, Block si dichiara in bancarotta spirituale e in fase di blocco creativo. Uomo deplorevole è, come intellettuale laico, una persona seria: dichiara il suo agnosticismo in materia religiosa e denuncia ogni forma (anche quella ebraica) di integralismo, fondamentalismo, vittimismo, tradizionalismo fanatico. Personaggio rischioso in un film a rischio: decostruito, senza una vera trama, frantumato in ritorni all’indietro, invenzioni surreali, variazioni sul tema del doppio, deviazioni farsesche o oscene, parentesi drammatiche, omaggi ai suoi idoli (Kafka, Proust, Bergman, Fellini) e almeno due prestiti. È anche molto divertente (…)». Video italiano: Cecchi Gori Home Video.
  • Totò che visse due volte (Italia 1998) di Daniele Ciprì & Franco Maresco, con Salvatore Gattuso, Marcello Miranda, Carlo Giordano, Pietro Arcidiacono.
    • Diviso in 3 episodi numerati e senza titolo, popolati di poveracci sullo sfondo di una Palermo e di una Sicilia rappresentate pigiando sul pedale del laido e del mostruoso. Filo conduttore, come ricordano gli stessi autori «il tema unitario della morte di Dio per un’umanità che ha smarrito i valori fondamentali».
  • Uneasy Riders (Nationale 7, Francia 1999) di Jean-Pierre Sinapi, con Nadia Kaci, Olivier Gourmet, Lionel Abelanski, Chantal Neuwirth, Julien Boisselier, Nadine Marcovici.
    • Il film è ambientato in una casa di accoglienza per adulti disabili, situata nei pressi di Tolone e della Route Nationale 7 (da cui il titolo originale). René (Olivier Gourmet) è detestato da tutti per la sua irascibilità, finché, grazie alla nuova assistente sociale, Julie (Nadia Kaci), riesce a soddisfare le sue pulsioni sessuali con una prostituta. La sua metamorfosi «in positivo» contagia i compagni che reclamano gli stessi diritti. Deliziosa commedia, laica fino al midollo, rispettosa di disabili e prostitute, però non patetica, non buonista a tutti i costi. Per certi aspetti abbastanza simile all’altrettanto carino La casa del sorriso (anche se quest’ultimo era ambientato non fra i disabili, bensì in una casa di riposo per anziani) diretto da Marco Ferreri nel 1991.
  • Stigmate (id., USA 1999) di Rupert Wainwright, con Patricia Arquette, Gabriel Byrne, Jonathan Pryce, Nia Long, Rade Serbedzija.
    • Riporto per comodità la scheda di Morando Morandini, dal suo Dizionario dei Film, che sostanzialmente condivido: «L’arrivo di un rosario, rubato dal cadavere di un vecchio prete in odore di santità e speditole dalla madre, turista a Belo Quinto (Brasile), cambia la vita di Frankie Page, parrucchiera a Pittsburgh: le vengono, una dopo l’altra, le cinque stigmate (polsi, piedi, spalle, fronte, costato) i segni delle ferite che Gesù di Nazaraeth patì durante la Passione, e comincia a parlare e scrivere in aramaico. Il gesuita Kiernan indaga sul caso e la salva. Dissennata più che spericolata, la sceneggiatura di Tom Lazarus e Rick Ramage trasforma quella che potrebbe sembrare la storia di una possessione diabolica sulla scia de L’esorcista in quella dell’involontaria annunciatrice di un messaggio cristiano che metterebbe a rischio la chiesa cattolica e il suo statuto gerarchico. È il più antivaticanista dei film millenaristici usciti da Hollywood alla fine del ’900. Traffica senza pudore in Vangeli apocrifi, manoscritti del Mar Morto, Francesco d’Assisi, Padre Pio e loschi intrighi romani, non senza qualche infetta scena sentimentale. Proveniente dalla pubblicità e dal videoclip, Rupert Wainwright procede a colpi di colombe, candele, fiamme inoffensive, sangue a fiotti, levitazioni e altri effetti speciali e soprannaturali».
  • Kadosh [Sacro] (Kadosh, Israele/Francia/Italia 1999) di Amos Gitai, con Yaël Abecassis, Meital Barda, Yoram Hattab, Uri Ran Klauzner, Yussef Abu Warda.
    • Sempre dal Dizionario del Morandini: «A Mea Shearim, il quartiere più ortodosso nella parte ebrea di Gerusalemme, Meïr e Rivka, sposati da dieci anni, si amano teneramente ma soffrono perché non hanno figli. Malka, sorella di Rivka e innamorata di Yaakov, musicista che ha ripudiato la vita religiosa, è costretta ad accettare le nozze con Yussef, combinate dalla madre e dal rabbino. Costui impone a Meïr di ripudiare Rivka, a torto ritenuta sterile, e di risposarsi. Rivka subisce e va a vivere da sola, murata nel silenzio. Malka si ribella. Ha nel suo versante documentaristico sui rituali religiosi che regolano la vita quotidiana di questo microcosmo ebraico uno dei suoi due punti di forza. L’altro è l’intensità con cui sono raccontate le due sorelle (2 interpreti di energia espressiva pari alla bellezza), la loro condizione di vittime del potere religioso esercitato dagli uomini e di prigioniere di un ruolo prestabilito da secoli e diventato insostenibile».
  • Dogma (id., USA 1999) di Kevin Smith, con Matt Damon, Ben Affleck, Linda Fiorentino, Alan Rickman, Salma Hayek, Alanis Morisette, Jason Mewes, Chris Rock, Jason Lee, Kevin Smith.
    • Due angeli cacciati dal Paradiso per aver messo in discussione la parola di Dio, Loki (Matt Damon) e Bartleby (Ben Affleck), vogliono tentare di rientrarvi recandosi nel New Jersey dove, per mezzo di una sentenza papale, le porte d’ingresso di una chiesa serviranno come passaggio per l’indulgenza plenaria (dogma della religione cattolica per cui avviene la remissione di tutti i peccati). Così, dopo aver pulito le loro anime, potranno tornare in Paradiso. Il problema però è che, così facendo, metterebbero in discussione il principio su cui si fonda l’intera esistenza e cioè l’infallibilità di Dio e condurrebbero tutto il mondo alla non-esistenza. L’angelo serafino Metatron (Alan Rickman) sceglie allora un’eletta, Bethany (Linda Fiorentino), che, affiancata dai due giovani profeti Jay (Jason Mewes) e Silent Bob (lo stesso regista Smith) dovrà salvare il mondo.
    • Già i presupposti per definire il film blasfemo ci sarebbero. Ad esso aggiungete che durante il suo viaggio Bethany & soci incontreranno Rufus (Chris Rock), il tredicesimo discepolo non nominato dalle sacre scritture perché «di colore»; Serendipity (Salma Hayek) una musa ispiratrice di film che si è licenziata perché il suo nome non veniva mai citato nei titoli ed ora fa la spogliarellista; Golgota un demone completamente ricoperto di merda; e persino Dio, che però è donna e ha le sembianze della cantante Alanis Morisette (e fa pure la figura della tonta!). Il regista afferma: «Non volevo offendere nessuno con questo film. Era un modo per celebrare la fede e intrattenere, allo stesso tempo, un pubblico mentre lo facevo […]. Io sono per Gesù, voi siete per Gesù: solo lo esprimiamo in una maniera differente. Rispetto il vostro pensiero: perché non potete fare altrettanto ? Tolleranza: è ciò che Cristo ci ha insegnato…».
    • In Italia la distribuzione ha rimandato più volte l’uscita della pellicola, che è slittata così sino al luglio 2003!
  • La carbonara (Italia 2000) di Luigi Magni, con Lucrezia Lante della Rovere, Valerio Mastandrea, Fabrizio Gifuni, Nino Manfredi, Claudio Amendola.
    • Il titolo può significare: 1) la carboneria, società politica segreta; 2) nota pastasciutta alla…; 3) nome di una locanda nei pressi di Roma, capitale dello Stato Pontificio, gestita da una vivace ex-maritata, molto corteggiata, che incontra un patriota carbonaro, sua vecchia fiamma. Insomma, se vi piace, il solito Luigi Magni scanzonato e anticlericale.
  • Ho solo fatto a pezzi mia moglie (Picking Up the Pieces, USA 2000) di Alfonso Arau, con Woody Allen, Maria Grazia Cucinotta, David Schwimmer, Sharon Stone, Kiefer Sutherland, Elliott Gould, Lou Diamond Phillips, Alfonso Arau.
    • Un macellaio di El Niño (New Mexico), Tex, uccide la moglie ninfomane, la squarta e la seppellisce al di là del confine, ma perde per strada una mano che, attribuita alla Madonna, fa un miracolo dietro l’altro, trasformando il borgo in un redditizio Luna Park della fede popolare. Film grottesco poco credibile. Ad Arau evidentemente piace recitare il ruolo del ragazzaccio che scandalizza i benpensanti bestemmiando. Non credetegli neppure per un attimo: si tratta né più né meno che di un divertissement di un gruppo di goliardi che si sentono dannatamente trasgressivi, giocano a fare i politicamente scorretti e i blasfemi. Potabile solo se volete farvi quattro risate…
  • Quills - la penna dello scandalo (Quills, USA 2000) di Philip Kaufman, con Geoffrey Rush, Kate Winslet, Joaquin Phoenix, Michael Caine, Billie Whitelaw, Patrick Malahide.
    • Parigi, 1801. Nel manicomio criminale di Charenton, è rinchiuso il marchese De Sade. Invia i manoscritti dei suoi romanzi all’editore con l’aiuto di una lavandaia fino a che il Potere, impersonato dall’ipocrita dottor Royer-Collard lo riduce al silenzio con le sevizie e la mutilazione, determinandone la morte. Film che ci presenta Sade come esempio della libertà di espressione e d’immaginazione. Il vero «sadico» della vicenda è il medico bigotto, che stupra la moglie e distrugge il suo paziente con tutti i mezzi legali a sua disposizione. Pellicola odiatissima dalla critica, potrebbe essere da noi rivalutata. Varrebbe la pena di recuperarla e visionarla con calma.
  • Sade (id., Francia 2000) di Benoît Jacquot, con Daniel Auteuil, Marianne Denicourt, Jeanne Balibar, Grégoire Colin, Isild Le Besco.
    • Parigi 1794. Il 54enne marchese De Sade è nuovamente arrestato e internato nell’ex convento di Picpus dove incontra la giovane Emilie (Isidl Le Besco): riuscirà a educarla senza distruggerla?