Verona Gian_Maria 30/07/2014 - 14:06
L'Arena
martedì 29 luglio 2014 – PROVINCIA – Pagina 26

ROVERÈ
L'appello del vescovo di Verona ospite alla Festa del tricolore, a Conca dei Parpari, promossa dalle penne nere:

«Voi che avete difeso la patria, adesso difendete la famiglia»

È partito da Conca dei Parpari l'appello accorato del vescovo monsignor Giuseppe Zenti perché gli alpini, che lì festeggiavano la Festa del tricolore e il loro pellegrinaggio sezionale, si facciano «difensori della famiglia, un tesoro che rischia di essere inquinato». «Voi che avete difeso la patria, che si identifica con la famiglia, e non avete paura di nulla, difendete la famiglia, perché se si sfalda è distrutta tutta la società e l'intera nostra civiltà», ha detto il vescovo.
Poi, toccando un tasto sensibile, ha citato il vino doc «del quale un bicchiere, e anche due, piace a voi alpini. La famiglia è doc come il vino, difendetela perché i bambini di domani possano chiamare un uomo papà e una donna mamma, le prime e ultime due parole che pronunciamo nella nostra vita», ha detto concludendo l'omelia fra gli applausi.

La risposta di Campedelli Angelo (coordinatore del Circolo UAAR di Verona) pubblicata su
 
L'Arena
mercoledì 30 luglio 2014 – LETTERE – Pagina 23

ZENTI

Gli alpini e la famiglia

In altri Stati, molto più civili e democratici del nostro nonché veramente laici, è ormai una normalità trovare famiglie di diversa composizione. Da noi, invece, deve essere proprio un incubo se il Vescovo di Verona arriva ad appellarsi agli alpini invitandoli a farsi “difensori della famiglia (ovviamente intende quella cosiddetta tradizionale), un tesoro che rischia di essere inquinato” (da L’Arena, 29 luglio).
In primo luogo una domanda: gli alpini assurgerebbero quale ultimo baluardo a difesa non più di un avamposto militare bensì di una struttura sociale? Mah…!
In secondo luogo una considerazione: qui nessuno vuole inquinare niente. Chi è per la famiglia tradizionale non corre alcun pericolo e non deve temere impedimenti di sorta alcuno.
E ancora il presule: “Voi che avete difeso la patria, che si identifica con la famiglia, e non avete paura di nulla, difendete la famiglia, perché se si sfalda è distrutta tutta la società e l'intera nostra civiltà”. Evidentemente Zenti è ancora fermo allo slogan di fascista memoria: “Dio, patria, famiglia”. Come, poi, sia possibile identificare la patria con la famiglia è tutto da dimostrare. Inoltre, non mi pare che nei Paesi in cui la famiglia è diversificata sia venuto meno il senso della patria, così come non mi pare che ivi sia stata distrutta la società. Infine, c’è del catastrofismo nell’ipotizzare e nel paventare addirittura la distruzione de “l’intera nostra civiltà”: mi pare di rivivere il clima intimidatorio del 1974, anno in cui vi è stato il referendum sul divorzio….
Non mi stancherò mai di ripetere le parole (che qui ben si addicono) di Gaetano Salvemini il quale, negli anni ’50, così diceva a riguardo dei cattolici: “Essi (i cattolici) rivendicano le loro libertà in base ai nostri principi (laicisti), e negano le nostre libertà in base ai loro principi (religiosi)”.
Campedelli Angelo
Verona Gian_Maria 29/07/2014 - 12:42


Lettera aperta.

Egregio sig. Presidente del Consiglio Comunale di Verona, dott. Luca Zanotto
(con preghiera di trasmissione ad Assessori e Consiglieri)
e p. c.
egregio sig. Sindaco del Comune di Verona, Flavio Tosi
egregio sig. Consigliere del Comune di Verona, dott. Alberto Zelger
spett.le UAAR nella persona del suo Segretario nazionale, dott. Raffaele Càrcano
a tutti i circoli LGBT veronesi.
(tutti tramite i rispettivi indirizzi di posta elettronica).

Oggetto:
Ordine del Giorno 426 del 09-04-2014, 
approvato dal Consiglio Comunale il 23-07-2014,
dal titolo “Famiglia, educazione e libertà di espressione”. 

(link al documento in formato PDF)
 
Sono l’architetto Campedelli Angelo, coordinatore del Circolo UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) della Provincia di Verona.
Vi scrivo in merito all’Ordine del Giorno 426 indicato in oggetto, presentato dal consigliere Zelger e sottoscritto da altri sedici consiglieri.
Con questo O.d.G., IL CONSIGLIO COMUNALE RICONOSCE solo alla famiglia tradizionale “un ruolo primario nella trasmissione dei valori”, nonché “il diritto della famiglia” (ovviamente quella tradizionale) “a non essere contraddetta o danneggiata nel suo compito educativo” da azioni “che ne violino le convinzioni morali e religiose, con particolare riferimento all’educazione sessuale”, ED INVITA IL SINDACO E LA GIUNTA “a vigilare affinché, nelle scuole di competenza comunale, venga data un’adeguata informazione ai genitori”  su “progetti di educazione all’affettività e alla sessualità”, nonché a raccogliere “segnalazioni sui progetti di educazione, sugli spettacoli, e sul materiale didattico in contrasto con i loro principi morali e religiosi”, predisponendo (per lo scopo) un “apposito spazio sul portale del Comune anche attraverso un numero verde”.
 
Sono fermamente convinto che il Consiglio Comunale, nell’approvare tale documento, non si sia reso conto di cosa abbia approvato.
  1. Non è solo la famiglia tradizionale ad avere “un ruolo primario nella trasmissione dei valori culturali, etici, sociali, spirituali e religiosi”.
  2. Non vi è da parte di alcuno né l’intenzione né la volontà di “contraddire od anneggiare” la famiglia tradizionale.
  3. Non vi è altresì da parte di alcuno l’intenzione o la volontà di “violare” le convinzioni morali e religiose di qualunque persona.
  4. Non si nega il diritto di ogni genitore cattolico ad educare i propri figli secondo le proprie convinzioni morali e religiose.
  5. “Vigilare” e “segnalare” ciò che riguarda educazione, affettività, sessualità, cultura e didattica significa, di fatto, emulare leggi censorie di fascista memoria.
  6. Un “apposito spazio” comunale con “numero verde” sarebbe piuttosto da istituirsi per le violenze che sempre più spesso sono perpetrate ai danni delle persone LGBT.
Chi oggi discrimina il mondo LGBT è paragonabile ai bianchi che ieri discriminavano i neri.
Per questo non mi sembra “cosa buona e giusta” dare libertà di espressione a chi discrimina
qualcuno: è come dare libertà di espressione al KKK.
Coloro che considerano l’omosessualità come “una malattia” (non è più considerata tale dal
lontano 1973!) e come “l’essere contro natura” (in questo dimostrando anche ignoranza perché in natura l’omosessualità esiste, eccome!), e che vogliono, in base alle due precedenti considerazioni, discriminare chi non è come loro (così come i bianchi discriminavano i neri) creando cittadini di serie A (gli eterosessuali, paragonati ai bianchi) contro cittadini di serie B (gli omosessuali, paragonati ai neri), come possono pretendere di rivendicare la libertà di espressione? Come possono arrogarsi il diritto di essere i detentori dell’educazione?
Gli omosessuali devono avere pari diritti e pari dignità degli eterosessuali, così come diritti e
dignità sono stati parimenti riconosciuti ai neri.
Se l’esempio e l’accostamento al razzismo sono chiari, dovrebbe essere altrettanto chiaro il
perché non ci deve più essere il diritto di esprimersi contro il mondo LGBT, ed il perché l’aver approvato quell’Ordine del Giorno omofobico colloca i loro sottoscrittori sul medesimo piano dei razzisti.
È passata la cultura del razzismo: altrettanto passerà quella dell’omofobia.
 
Nel documento si parla di famiglia “naturale” come se questa fosse l’unica forma di famiglia, ma le esperienze all’estero non insegnano proprio niente? Non dice niente il fatto che ci siano molte famiglie che volutamente non procreano figli? Non ha rilevanza il fatto che i figli allevati da coppie omosessuali non subiscano alcun trauma? A tale proposito l’associazione psicologi italiani scrive: “L’associazione Italiana di Psicologia ricorda che le affermazioni secondo cui i bambini, per crescere bene, avrebbero bisogno di una madre e di un padre, non trovano riscontro nella ricerca internazionale. Infatti, i risultati delle ricerche psicologiche hanno da tempo documentato come il benessere psico-sociale dei membri dei gruppi familiari non sia tanto legato alla forma che il gruppo assume, quanto alla qualità dei processi e delle dinamiche relazionali che si attualizzano al suo interno. In altre parole, non sono né il numero né il genere dei genitori a garantire di per sé le condizioni di sviluppo migliori per i bambini, bensì la loro capacità di assumere questi ruoli e le responsabilità educative che ne derivano. In particolare, la ricerca psicologica ha messo in evidenza che ciò che è importante per il benessere dei bambini è la qualità dell’ambiente familiare che i genitori forniscono loro, indipendentemente dal fatto che essi siano dello stesso sesso”.
 
Faccio presente che la legge contro l’omofobia (che spero sia approvata quanto prima) non
limiterà la libertà di pensiero: sarà solo vietata la propaganda delle idee sessiste e sessuofobiche mediante conferenze, e/o l’imposizione di tali idee mediante provvedimenti
legislativi come l’Ordine del Giorno in questione (alla stessa maniera in cui oggi è vietato fare apologia e propaganda del razzismo).
 
Vi segnalo il link http://it.wikipedia.org/wiki/Omosessualit%C3%A0 dove si dice (tra le altre cose) che “l’omosessualità si riscontra in molte specie animali” e che “nel 1977 il Quebec divenne il primo Stato al mondo a proibire a livello giuridico la discriminazione sulla base
dell’orientamento sessuale”.

Ricordo che l’articolo 3 della nostra Costituzione sancisce pari dignità sociale, e uguaglianza davanti alla legge, per tutti i cittadini “senza distinzione di sesso, di condizioni personali e sociali”.

Segnalo che la “Risoluzione del Parlamento europeo 13 marzo 2012 sulla parità tra donne e
uomini nell’Unione europea” ribadisce chiaramente quanto segue: Il Parlamento europeo,
considerando che le famiglie nell’UE sono diverse e comprendono genitori coniugati, non
coniugati e in coppia stabile, genitori di sesso diverso e dello stesso sesso, genitori singoli e
genitori adottivi (…) invita gli Stati membri a elaborare proposte per il riconoscimento reciproco delle unioni civili e delle famiglie omosessuali (…) al fine di garantire un
trattamento equo per quanto concerne il lavoro, la libera circolazione (…) e la tutela dei bambini. E si rammarica dell’adozione da parte di alcuni Stati membri di definizioni restrittive di “famiglia” con lo scopo di negare la tutela giuridica alle coppie dello stesso sesso e ai loro figli.

 
Con l’approvazione del documento in questione, i sottoscrittori si sono arrogati la prerogativa di essere i detentori dell’educazione all’affettività e alla sessualità, alla stessa stregua degli inquisitori medievali (unici detentori, a quel tempo, della “conoscenza” di cosa era “giusto” e “sbagliato”).
Si rimane, quindi, ancora fermi al Medioevo quando vigeva il PENSIERO UNICO, senza rendersi conto che siamo ormai entrati da parecchio tempo nel LIBERO PENSIERO.
 
Inoltre, quanto approvato è lesivo della laicità dello Stato e delle Istituzioni, le quali dovrebbero garantire pluralità e libertà nell’educazione dei figli senza imposizioni di carattere religioso alcuno (ricordo che la “Religione di Stato” è stata abrogata nell’ormai lontano 1984 con la revisione dei Patti Lateranensi: o non lo sapete, o volutamente lo ignorate).
La Consulta ha definito la laicità dello Stato come “supremo principio costituzionale” (sentenza 203 del 1989). La laicità dovrebbe essere la guida per ogni partito e per ogni politico (oltre che per ogni cittadino), ed invece…
 
Ed ancora: quanto approvato va contro ogni serena convivenza civile tra persone che hanno diversi orientamenti culturali e sessuali, proprio discriminando e vietando, a danno di altri, ciò che a taluni non aggrada.
 
Infine, non mi stancherò mai di ripetere le parole (che qui ben si addicono) di Gaetano
Salvemini il quale negli anni ’50 così diceva a riguardo dei cattolici: “Essi (i cattolici)
rivendicano le loro libertà in base ai nostri principi (laicisti), e negano le nostre libertà in
base ai loro principi
(religiosi).
 
Distinti saluti,
Campedelli Angelo (coordinatore del Circolo UAAR di Verona)
Terni 27/07/2014 - 19:38


1) Così, Eugenio Scalfari, il “Papa del narcisismo devoto”, ne ha fatta un’altra delle sue, quando ha intervistato Papa Francesco I.
Stando al resoconto scalfariano il Pontefice avrebbe, tra l’altro, detto:
“Forse lei non sa che il celibato fu stabilito nel X secolo, cioè 900 anni dopo la morte di nostro Signore.
La Chiesa cattolica orientale ha facoltà fin d’ora che i suoi presbiteri si sposino.
Il problema certamente esiste ma non è di grande entità.
Ci vuole tempo ma le soluzioni ci sono e le troverò” [1].
A nostro avviso, l’Ego di Eugenio I ha avuto un trauma, quando ha registrato l’inaudibile:
“Forse, lei non sa …”.
Infatti, il Platone [2] de’ noantri, nella Sua infinita modestia, presume di conoscere non solo l’intera piramide [3] del Sapere elaborato dall’Umanità nel corso dei millenni, ma anche ciò che sarà scritto nei secoli dei secoli a venire.
In compenso, la vendetta, tremenda vendetta, è stata terribile, pur se escogitata all’insaputa della Dea  Ragione, che ha fatto della mente di Eugenio I il suo tabernacolo e lo ha eletto suo Sommo Pontefice.
Infatti, il giornalista, che la galassia tutta c’invidia, si è vendicato, mettendo in bocca al Papa vero frasi da Lui non pronunciate.   Continua

Terni 27/07/2014 - 19:31


1) Leggendo l’impeccabile articolo di Sandro Magister, viene da esclamare:
“Diavolo di un Papa!”.
Il  28 Luglio, infatti, PFI incontrerà a Caserta il Pastore di una comunità evangelica locale,Traettino, con cui è amico dal  2006, quando lo incontrò  a Buenos Aires in occasione di un dibattito.
Naturalmente, non tutti hanno fato salti di gioia nel mondo cattolico:
“Quando trapelò la notizia … che papa Francesco intendeva recarsi in forma privata a Caserta solo per incontrarvi un suo amico, pastore di una locale comunità evangelica, il vescovo della città, Giovanni D’Alise, cadde dalle nuvole.
Non ne sapeva nulla.
Per di più, il papa aveva programmato questa sua puntata a Caserta proprio nel giorno della festa di sant’Anna, patrona della città.
Vistisi trascurati, tra i fedeli ci fu la minaccia di una sollevazione.
Ci volle una settimana buona per convincere il papa a cambiare programma e a sdoppiare il viaggio in due momenti: il primo, sabato 26 luglio, in forma pubblica per i fedeli casertani e il secondo, in forma privata, il lunedì successivo per l’amico evangelico”  [1].
Così, per dirla con il Poeta:
“Passata è la tempesta Continua

Venezia 25/07/2014 - 07:22

Proprio non si può stare tranquilli, impossibile starne fuori! I paventati  tagli alle iniziative culturali mestrine, e a seguire a quelle per i cittadini veneziani, stanno per diventare una realtà. I tagli riguarderanno probabilmente molto presto il Candiani, il Teatro Toniolo e la Biblioteca VEZ. Già alcune persone occupate in questi ambiti attraverso le cooperative stanno perdendo il posto di lavoro.

Beh, lo sai, non si tratta solo di cattiva amministrazione...c'è lo scandalo Mose e quello che uscirà dalle altre operazioni sulle altre opere comunali. In molti si sono arricchiti a scapito del bene pubblico, anche la lobby religiosa e non solo la Marcianum...

L'UAAR ha deciso di reagire e insieme a tante altre associazioni, a turno, sta raccogliendo le firme al Candiani per una petizione al Commissario perché riconsideri le priorità: e la cultura é una priorità per un territorio devastato non solo dalla corruzione ma anche da molto altro! La cultura -non la tradizione- è il pane per nutrire un futuro consapevole non ripiegato su se stesso.

 

Questo  è lo striscione che stiamo utilizzando per raccogliere firme. Vieni nel tardo pomeriggio a firmare al Candiani. Qui puoi

SCARICARE L'APPELLO e

SCARICARE LA PETIZIONE

che ti chiedo di stampare e di utilizzare per raccogliere le firme fra i tuoi conoscenti. Una volta completati i fogli con le firme chiamaci al 311 1331225 o portali all'ufficio che trovi a sinistra dopo l'ingresso del cinema nato in seno al Candiani.

Contiamo di raccogliere almeno 300 firme da consegnare al Commissario per fine luglio e molte di più per il 15 settembre. i tempi sono stretti...ma la questione è importante e urgente!

Te l'avevo detto, non possiamo starne fuori.

Sempre libera di non credere ma di tentare il possibile.

Cathiatea

Bari cygni84 23/07/2014 - 00:54

E’ terminata  la mostra Sacrosante Risate, organizzata dal circolo di Bari presso la Sala Murat. Aperta gratuitamente al pubblico per tutto il finesettimana (dal venerdì al sabato), ha visto l’affluenza di molte persone, di ogni età, sesso e nazionalità (gradita è stata la scoperta dell’esistenza dell’Uaar Istanbul, ovvero di turisti turchi dichiaratisi atei e facenti parte di un’associazione simile alla nostra). Una cosa, però, le accomunava: i sogghigni che lasciavano trapelare.

Esatto, la nostra mostra di vignette di satira anticlericale aveva per obbiettivo le risate. Che scandalo, atei che ridono invece di filosofeggiare! Come si permettono costoro di ridere quando ci sono ben più gravi ponderazioni da elucubrare, come la lettura dei Vangeli Apocrifi per dimostrare che Gesù non è mai storicamente esistito. Di atei tanto svalvolati è pieno il mondo, che gran sfiga. Graditissima invece la totale assenza di cattobigotti; forse sono andati anche loro a mare a godere della luce divina. La satira è il termometro dell’effettiva libertà di un Paese, perché se di tutto si può ridere, tutto è criticabile e, pertanto, nulla è sacro. La risata è la vera arma con cui si vincono le battaglie culturali e di civiltà che affrontiamo in questo delicatissima fase storica in cui stanno creando nuove identità, con le vecchie che sfoderano tutto il loro armamentario di vis polemica (o violenta, quand’è) per non scomparire. A tutti i difensori del vecchio, non resta che dire “una risata vi sommergerà”.


Ravenna admin 15/07/2014 - 18:20

Da un articolo di Carcano pubblicato da Micromega.

 

 

mobilitazione contro il piano Renzi-Giannini » UAAR – Renzi e la scuola: annunci pubblici e vizi privati

Dopo Berlusconi, persino Alfano ha dato il via libera a una legge che riconosca le unioni civili gay. Una conferma che il clima è cambiato: essere clericale non va più di moda, non si porta più. Il cambiamento porta però con sé un indesiderato effetto collaterale: la privatizzazione del clericalismo. Si continua a coltivare il vizio nell’ombra, con il vantaggio non da poco che non va nemmeno confessato. Lo si coltiva insieme al confessore.

Viene da pensarlo, leggendo alcune notizie di questi giorni. Grande enfasi è stata posta sul piano di edilizia scolastica voluto da Renzi. Annunci roboanti: sarà speso più di un miliardo per effettuare lavori in una scuola su due. I lavori sono stati immaginificamente suddivisi in tre tipologie: #scuolenuove, #scuolesicure, #scuolebelle. Tutto molto bello, in effetti. Pare che ci sia persino una copertura finanziaria.

Nel contempo, però, il governo si è stranamente dimenticato (nonostante le rassicurazioni) della possibilità di attingere all’Otto per Mille di competenza statale. Il termine per i Comuni per presentare le domande è il 30 settembre, ma non è ancora stato emanato il regolamento, né è stata fatta alcuna propaganda in merito alla possibilità di utilizzarne una quota per l’edilizia scolastica, come chiesto dall’Uaar. Il tempo delle dichiarazioni dei redditi è ormai passato per tutti: un’occasione sprecata. A tutto vantaggio delle scelte a favore della Chiesa cattolica, il competitor dello Stato con cui lo Stato non vuol competere.

Dal canto suo, il 26 giugno il Ministero dell’Economia e delle finanze ha emanato un decreto con cui, nei fatti, esenta le scuole cattoliche dal pagamento dell’Imu e della Tasi. Non è scritto esplicitamente, farebbe brutto. È nascosto tra le pieghe del regolamento, che per godere dell’esenzione è stata introdotta una soglia di rette pro-capite da non superare. E che non sarà superata: a parte quelle per figli di vip che si beano di far pagare rette mostruose, gran parte delle altre scuole private (per due terzi cattoliche) si situano sotto. E le poche che non ci stanno le abbasseranno poco sotto l’asticella. Qualcuna magari le alzerà fin poco sotto l’asticella. Il gioco vale la candela accesa per san Matteo.

Un regolamento non approvato dimenticato da tutti, un nuovo regolamento astruso celato a molti. Si vergognano dei loro vizi privati e fanno di tutto per nasconderli. Non diversamente si comporta la ministra dell’istruzione (ormai non più pubblica), Stefania Giannini. Che ha adottato una variante: spacciare il proprio vizio per una diversa virtù. Il problema è che è difficile, veramente difficile scambiare un ubriaco per un sommelier. La ministra, abbandonata dagli elettori, si aggira come un’anima in pena per le sette chiese, anzi, per i sette mass media cattolici (Radio Vaticana, Tv2000, Tempi…) ripetendo che “la scuola privata fa risparmiare allo Stato sei miliardi ogni anno”. Mera amplificazione della vulgata cattolica, che non sta in piedi ed è stata ormai smentita anche dalla Fondazione Agnelli.

Nel libro Sua Santità Gianluigi Nuzzi rese note le relazioni segrete tra il governo Berlusconi e i vertici dello Ior per non far pagare l’Ici alla Chiesa. Cambiano i governi, cambiano i papi, cambiano persino le tasse, ma la musica rimane sempre la stessa: paga Pantalone, la Tonaca no. Le gerarchie ecclesiastiche sembrano disposte a tollerare qualunque legge sgradita, ma non vogliono in alcun modo rinunciare ad alleggerire le esauste casse pubbliche per parecchi miliardi ogni anno. Di non negoziabile, per i vescovi, sembrano rimasti pochi valori: quelli mobiliari.

Raffaele Carcano, segretario Uaar – Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti

(9 luglio 2014)

 

 

Bari cygni84 15/07/2014 - 12:35

Vi aspettiamo alla nostra mostra di vignette che hanno come tema la satira religiosa. Dal 18 al 20 luglio a Bari presso la Sala Murat (Piazza del Ferrarese).

Orari : 10-13 ; 19.30-22.30 . Ingresso Libero.


Milano marco 10/07/2014 - 18:14

Siete tutti invitati alla prima Giornata UaarGiovani, Domenica 13 luglio! Contemporaneamente a Bari e a Milano, non potete mancare!

leggi tutto

Verona Gian_Maria 10/07/2014 - 12:16
Portiamo a conoscenza della lettera che abbiamo inviato al Sindaco del comune di Padova ed al Sindaco del comune di Isola della scala (nonché Presidente della nostra provincia) a seguito di questi due articoli apparsi l'uno su L'Arena e l'altro su Verona Sera.
L'ARENA, giovedì 26 giugno 2014 – LETTERE – Pagina 22

BITONCI: CROCEFISSO OBBLIGATORIO NEI LUOGHI PUBBLICI
È legittima l'esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici - in particolare nelle scuole, nelle aule di giustizia e nei seggi elettorali - o è in contrasto con i principi costituzionali di uguaglianza dei cittadini, di libertà di religione e di laicità dello Stato? La controversa questione - che contrappone da decenni cattolici e laici - si ripropone periodicamente e torna ora di nuovo di attualità alla luce dell'annuncio del neo sindaco di Padova Massimo Bitonci: non solo sì al crocifisso nei luoghi pubblici, ma esposizione perfino «obbligatoria».
Sull'argomento, l'ultima pronuncia giurisdizionale è del 2011 ed è stata della Grande Camera della Corte europea per i diritti dell'uomo, che, accogliendo un ricorso dell'Italia, ha definitivamente ritenuto legittima l'esposizione del crocifisso, ribaltando una sentenza di segno opposto della stessa Corte europea. La vicenda, che ha origine in una scuola di Abano Terme (Padova) ha avuto un lunghissimo iter.

Verona, crocifissi obbligatori a scuola. Miozzi: "Bravo Bitonci. In provincia andrò io a consegnarli"
Il presidente veronese e sindaco di Isola della Scala porta nel Veronese la decisione assunta dal primo cittadino di Padova Bitonci: "Avevo ordinato la stessa cosa. Ora scriverò nuova lettera ai presidi per nuove forniture"
VERONA SERA, La Redazione, 26 giugno 2014.

La decisione del neo sindaco di Padova, Massimo Bitonci, è stata qualificata come "crociata". Un gioco di parole forse involontario a simboleggiare la decisione dell'esponente della Lega Nord di reintrodurre in tutte le scuole il crocifisso nelle aule scolastiche e negli uffici pubblici. "E guai a chi lo tocca" aveva commentato il primo cittadino sul suo profilo Facebook. Ad accogliere l'iniziativa, a Verona, memore di quanto avvenuto in passato, è stato per primo il presidente della Provincia, Giovanni Miozzi, anche sindaco di Isola della Scala. Le sue parole sono affidate ad una nota diffusa nelle scorse ore:
"Ho sentito con piacere la decisione del sindaco di Padova Bitonci di mettere i crocefissi obbligatori negli edifici pubblici del suo Comune, come simbolo delle nostre tradizioni. Mi fa piacere perché anch'io, come sindaco di Isola della Scala avevo ordinato lo stesso atto qualche tempo fa, e l'ho fatto con convinzione. Allo stesso modo, nel 2009, fra i primi atti della mia Giunta c'è stata la distribuzione alle scuole superiori veronesi dei crocefissi che erano stati acquistati precedentemente. Oggi, la posizione di Bitonci mi ha fatto ripensare alla vicenda e ho deciso che scriverò una nuova lettera ai dirigenti scolastici chiedendo se con l'aumento delle classi di questi ultimi anni hanno altre necessità. Nel qual caso, la Provincia è in grado di fornire altri crocefissi e andrò personalmente a consegnarli. Un gesto simbolico che mi auguro venga interpretato nella giusta maniera: le aule scolastiche sono i luoghi nei quali i nostri ragazzi trascorrono molto del loro tempo e dove si formano come cittadini italiani”.

alla c.a. del signor Sindaco del comune di Padova.
alla c.a. del signor Presidente della provincia di Verona.
alla c.a. del signor Sindaco del comune di Isola della Scala.
e p.c.
alla Cancelleria della Diocesi di Padova.
alla Cancelleria della Diocesi di Verona.
alla Redazione del giornale L'Arena.
al Coordinatore del Circolo UAAR di Padova.
al Segretario nazionale dell'UAAR.

A seguito della "questione" sollevata dal Sindaco di Padova sull'obbligatorietà dei crocifissi da appendere in ogni dove, caldamente condivisa dal suo collega di Isola della Scala nonché Presidente della Provincia di Verona, allego la seguente lettera aperta.
distinti saluti, Campedelli Angelo (coordinatore del Circolo UAAR di Verona)

Lettera aperta.

Egregio sig. Sindaco del Comune di Padova, dott. Massimo Bitonci.
Egregio sig. Presidente della Provincia di Verona, geom. Giovanni Miozzi.
Egregio sig. Sindaco del Comune di Isola della Scala, geom. Giovanni Miozzi.
(tramite i rispettivi indirizzi di posta elettronica).

Sono l’architetto Campedelli Angelo, coordinatore del Circolo UAAR (Unione degli
Atei e degli Agnostici Razionalisti) della Provincia di Verona.
Vi scrivo in merito ai crocifissi che volete obbligatoriamente appendere in ogni dove.
Sappiamo tutti quali sono i veri motivi che inducono la Chiesa (da un lato) e voi Politici
(dall’altro) nel volere i crocifissi appesi in ogni aula di ogni edificio delle nostre
Istituzioni Pubbliche: quello di marcare il territorio (come i cani che pisciano ad ogni
angolo della città) per la Chiesa e quello del meschino interesse elettorale (i voti dei
cattolici, come se i cattolici fossero tutti uguali) per voi Politici.
La Grande Camera della Corte Europea per i Diritti dell’Uomo, nel dare ragione al
ricorso presentato dal nostro Stato, ha dovuto definire il crocifisso un “simbolo
essenzialmente passivo”, con buona pace per la Chiesa che lo considera “attivo”!
Egregi Signori Politici, io vi chiedo: quando capirete che la LAICITA’ delle nostre
Istituzioni è IL valore massimo al di sopra di ogni altro valore? Quand’è che andrete a
leggervi la sentenza n° 203 del 1989 emessa dalla Consulta che ha definito la laicità
dello Stato come “supremo principio costituzionale”? Quando vi renderete conto che già
dall’ormai lontano 1984 (trent’anni trascorsi inutilmente!), con la revisione dei Patti
Lateranensi, è stata abrogata la cosiddetta “Religione di Stato”? Quando vi accorgerete
che anche la nostra società italiana è ormai una società multi etnica, multi culturale, e
multi religiosa? Quando capirete che la multi religiosità in Italia è un dato di fatto
acquisito indipendentemente dalla presenza degli stranieri? Quando entrerà nella vostra
testa l’articolo 3 della nostra Costituzione che vuole “pari dignità sociale” per tutti i
cittadini “senza distinzione di religione”? Ma perché al posto del crocifisso non mettete
l’emblema (stella a cinque punte avvolta nell’alloro) della nostra Repubblica Italiana?

 
La laicità dovrebbe essere la guida per ogni partito e per ogni politico, ed invece...!
Voler imporre a tutti, quindi ai diversamente credenti, agli atei ed agli agnostici, il
simbolo per eccellenza della religione cristiana è un sopruso bell’e buono!
Circa il crocifisso inteso come “simbolo delle nostre tradizioni” che tanto rivendicate e
difendete, vi invito ad andarvi a studiare la Storia del Cristianesimo: forse capirete
perché il cristianesimo è così tanto diffuso sul nostro pianeta...! Chissà che, poi, non
rivediate il concetto stesso delle tanto reclamate e sbandierate “radici cristiane”!
Distinti saluti, Campedelli Angelo.