Ucraina: una crisi d’identità

Le manifestazioni di piazza sfociate nella destituzione del presidente Viktor Janukovyč, i movimenti di truppe russe, la proclamazione dell’indipendenza da parte del parlamento crimeo hanno attirato l’attenzione del mondo intero sull’Ucraina. Il timore di una escalation è diffuso ovunque ed è anche giustificato dal diffondersi di atteggiamenti sempre più decisi, da una parte e dall’altra.

Tante identità, anche religiose

Sembra quasi di essere ripiombati all’epoca della guerra fredda. Infatti, quasi tutti i mass media semplificano la contesa presentando un paese diviso tra filorussi e filoccidentali. La realtà è nel contempo ancora più semplice e assai più complessa. Gli ucraini sono slavi orientali come i russi e la lingua ucraina è una sorta di via di mezzo tra il polacco e il russo: una circostanza figlia del passato, quando l’attuale Ucraina era spartita tra l’impero zarista a est e la confederazione polacco-lituana a ovest. In Ucraina vi è una consistente minoranza russa che parla russo e che diventa maggioranza in Crimea. Nella penisola si possono trovare altre minoranze: come per esempio i tatari, che costituivano un tempo la maggioranza, il cui khanato è stato indipendente fino a due secoli fa e che hanno alle spalle anche una storia di deportazione. In Crimea c’è persino una più che secolare presenza italiana.

Ogni minoranza ha la sua identità e la sua religione “storica”. Anche in questo caso siamo in presenza di differenze che a un osservatore esterno non sembrano certo enormi, in un quadro di accentuata polverizzazione e di crescente secolarizzazione. Un terzo della popolazione ucraina non è credente, un altro terzo è credente – e non raramente anche praticante – senza appartenere a confessioni religiose. Il terzo che appartiene si dichiara quasi sempre ortodosso, ma attenzione: il 15% della popolazione afferisce al Patriarcato di Kiev, il 10% al Patriarcato di Mosca, il 5% è greco-cattolico.

La prima divisione risale addirittura al 1596: con l’unione di Brest alcune chiese ortodosse di rito greco, diffuse in territori allora soggetti alla monarchia polacco-lituana, pur mantenendo le loro specificità accettarono il primato del papa e ora sono spregiativamente chiamate “uniate”. La secondo divisione è successiva alla caduta dell’Urss: alla secessione politica fece infatti seguito la secessione religiosa e nacque un Patriarcato di Kiev – non riconosciuto dagli storici patriarcati ortodossi – a cui cominciarono a far capo molti ortodossi delle regioni occidentali. A complicare il quadro ci sono altre due divisioni: parte degli ortodossi indipendenti da Mosca fanno riferimento a una piccola Chiesa autocefala e parte dei cattolici (l’esigua minoranza polacca) segue il rito romano e non fa parte delle Chiese uniate.

baciacroce

Un contesto conflittuale già preso in giro da Michail Bulgakov quasi un secolo fa, come ha ricordato Luigi Accattoli sul Corriere della Sera lo scorso due marzo, che genera anche situazioni curiose. Come quando, nel 2001, in una tornata di nomine già di per sé eccentrica (in quanto di soli sette giorni successiva alla precedente) Giovanni Paolo II creò contemporaneamente due cardinali di Lviv, una città che si trova all’estremità occidentale dell’Ucraina: erano Lyubomyr Husar, arcivescovo degli ortodossi cattolici, e Marian Jaworski, a capo dei cattolici-cattolici. Un evento più unico che raro.

Tra l’altro, proprio la religione fu il pretesto per scatenare la (prima?) guerra di Crimea. Va riconosciuto che, nelle scorse settimane, i leader delle tante comunità di fede hanno dato vita a manifestazioni ecumeniche, con frequenti inviti alla calma e al dialogo. L’atteggiamento della “base” non è stato però altrettanto pacifico. I pope sono spuntati sia dietro i nazionalisti, sia dietro i soldati russi in atteggiamento benedicente. E non è mancato il tentativo di giustizia sommaria: un sospetto cecchino è stato picchiato da una turba di manifestanti a Kiev e costretto in modo brutale a baciare una croce copta. Si è poi scoperto che non si trattava di un cecchino, ma di Rostislav Vasilko, segretario del partito comunista ucraino di Lviv, prelevato a casa sua da estremisti di destra e finito all’ospedale con tre costole rotte e il setto nasale frantumato.

Una convivenza è possibile?

La divisione spirituale si sovrappone dunque alla divisione etno-linguistica e a quella politica, ed è anche ben più ampia di quanto già descritto (per esempio, i tatari sono musulmani). E più crescono i motivi di divisione e più le identità sono forti, più le identità sono forti e più la coesistenza è difficile. Cechi e slovacchi si sono separati pacificamente, ma hanno una lingua quasi uguale e la stessa confessione storica predominante. Su un identico scenario di fondo (comunismo e secolarizzazione) serbi e croati differivano invece, oltre che per l’alfabeto utilizzato, per la confessione cristiana di riferimento. E si sa com’è finita.

Tutti coloro che giocano a far rivivere i miti delle origini, a promuovere selettivamente alcune “radici” e a esaltare le identità di gruppo (o per meglio dire di branco) finiscono sempre per svilire le individualità in una logica comunitaria “o con noi o contro di noi”. Rinfocolano antichi odi, scherzano col fuoco e portano a galla il peggio (neonazisti a Kiev, nostalgici stalinisti in Crimea). Lo sbocco violento è sempre dietro l’angolo e a quel punto è durissima tornare indietro con semplici dichiarazioni ecumeniche, per quanto benintenzionate.

In Ucraina per fortuna non c’è ancora una guerra e anche se ci fosse non sarebbe una guerra di religione: le cause sono altre. Gli identitarismi aiutano però a nasconderle, a mimetizzarle, a “vendere meglio il conflitto”. E comunque, nonostante tante belle affermazioni di principio, mai sostenute da evidenze empiriche, la religione non è però mai un elemento di coesione (salvo laddove ve ne è totalitariamente soltanto una). E ogni attuale minoranza, diventando maggioranza, sarà chiamata a vivere in un contesto di convivenza con altre minoranze. È un percorso potenzialmente infinito e solo l’uguaglianza dei diritti, il ripudio di ogni identitarismo, il laico riconoscimento reciproco e la valorizzazione delle libere e consapevoli scelte individuali possono garantire una convivenza pacifica.

La redazione

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27 commenti

Frank

Per la serie Molinari più chiaro di così:

“Un terzo della popolazione ucraina non è credente, un altro terzo è credente – e non raramente anche praticante – senza appartenere a confessioni religiose. Il terzo che appartiene si dichiara quasi sempre ortodosso, ma attenzione: il 15% della popolazione afferisce al Patriarcato di Kiev, il 10% al Patriarcato di Mosca, il 5% è greco-cattolico.”

Ermete

In effetti essere praticanti senza una confessione è un po’ come essere bevitori senza bevanda 😉

Frank

Papa: Ucrisi una craina de edendità
Segretario: No Santità, è Ucraina una crisi d’identità.
Papa: Ucrina una craisi de edentità.
Segretario: Nooo Santità, è Ucraina una crisi d’identità.
Papa: Ucraisi una crina de edentità.
Segretario: Ancora no Santità, è Ucraina una crisi d’identità.
Papa: E che caxso!!!
Segretario: Se quelli dell’Uaar non la smettono di fare titoli ad effetto ci scappa il terzo Papa.

Ermete

“Rinfocolano antichi odi, scherzano col fuoco e portano a galla il peggio (neonazisti a Kiev, nostalgici stalinisti in Crimea).”

Io capisco l’odio per Stalin (anche se forse la vicenda non è così netta e semplice se la si esamina con dovizia=), ma addirittura paragonare i nostalgici di Stalin ai neonazisti è assurdo. Non ho mai sentito di uno stalinista che picchia disabili, ebrei, minoranze al fine di avere una nazione ‘etnicamente pura’.
A me qua in Ucraina la situazione pare assai semplice: una protesta dovuta al malgoverno Yanukovich, condotta dai nazisti che hanno espresso un autonominato governo temporaneo (che aveva già legiferato contro il bilinguismo) e che vede fortemente ostile parte della popolazione ucraine e soprattutto i russi e russofoni di Crimea, che, visto quel che dicono i nazisti delle minoranze russe, meglio vogliono la Russia. Anche perchè, per una mente attenta come ci sono anche in Ucraina, la meta finale, cioè l’UE, non p che sia la panacea, tutt’altro, visto che il gas oggi tramite la Russia gli ucraini lo pagano poco. E infatti oggi hanno cacciato Klitschko che parlava.
Poi, quanto scritto aumenta il conflitto e butta benzina, ma dire che le cause della tensione ucraina siano varie e complesse mi sembra forzato: quando abbiamo i nazisti al potere le cause sono sempre abbastanza semplice, e, a livello di strada, paragonare stalinisti e nazi è proprio qualcosa di mai sentito.
Ecco qua la lista dei ministri ucraini e le loro ‘idee’.
http://popoff.globalist.it/Detail_News_Display?ID=99020

FSMosconi

La cosa paradossale a mio vedere è che i nostalgici dell’URSS poi, al concreto, si ritroverebbero con un oligarca come Putin. Per giunta un oligarca ultra-capitalista.

Che i neo-nazi abbiamo quei programmi (che mi paiono l’estremizzazione della più becera versione del Tea Party più fanatico) era risaputo.

Comunque la si metta, gli Ucraini finirebbero comunque dalla padella alla brace. :(

Ermete

Io credo che economicamente gli ucraini in UE si troverebbero anche più impoveriti che sotto i BRICS, e questa è l’analisi dei comunisti ucraini e russi. La storia del comunismo vuole che ci si possa alleare, dentro una lotta tra fazioni borghesi, con una delle due per non peggiorare le condizioni delle masse subalterne. Ma, su questa valutazione, posso benissimo sbagliare.

Laverdure

@Ermete
” Ma, su questa valutazione, posso benissimo sbagliare.”
Non preoccuparti,anche Stalin rischio di sbagliare quando
forni alla Germania nazista i mezzi per costruire la sua macchina bellica ( vedi patti Ribbentrop Molotov).
Dico “rischio’ “perche a fine guerra una decina di milioni di suoi concittadini si ritrovarono sottoterra,ma lui si ritrovo padrone di tutta l’Europa orientale.
Pensi che il prezzo pagato gli abbia provocato problemi
psichici esistenziali ?

Ermete

Anche gli inglesi e francesi rischiarono di sbagliare, quando col Patto di Monaco autorizzarono l’espansionismo ad est dei tedeschipensando che alla fin fine, coerentemente con quanto affermava nel Mein kampf, Hitler avrebbe invaso l’URSS (e bocciando anche due piani di sicurezza collettivi proposti dall’URSS prima di Monaco), mentre accettò l’offerta di Stalin pensando di vincere prima ad Occidente garantendosi le retrovie per l’attacco all’URSS…anzi non rischiarono di sbagliare, sbagliarono proprio, ma sbagliò anche Hitler a fare il Patto con l’URSS perchè in quegli anni l’URSS costruì armamenti e fabbriche di armi capaci di essere spostate in treno, e fu probabilmente quel Patto (vedi Wolkogonow sugli archivi URSS desecretati) a rendere l’URSS più forte, compresa la Carelia, che la Finlandia non volle cedere nemmeno per soldi, e che era essenziale alla difesa di Leningrado e alla Polonia che non volle trattare mai con la dirigenza sovietica, e che furono anche esse provvidenziali alla difesa dell’URSS, e la vittoria dell’URSS, con 22 milioni di morti, fu fondamentale per la vittoria contro il nazismo.
Intanto, i cari democratici non avevano nemmeno mandato un soldo o un soldato in Spagna. Qua fecero bene?

LAVERDURE

@Emete
“Intanto, i cari democratici non avevano nemmeno mandato un soldo o un soldato in Spagna. Qua fecero bene?”
Direi che fecero comunque meglio di chi si fece consegnare le riserve auree della Spagna prima della disfatta per “metterle al sicuro dai fascisti” e non mi risulta le abbia riconsegnate alla caduta di Franco.
Ma evidentemente aspetta di avere la sicurezza che la democrazia sia assestata bene nel paese, no ?
E visti i rapporti che le forze comuniste ebbero con le altre forze repubblicane,con le quali a volte ebbero dei veri scontri sanguinosi (senza dubbio con grande disappunto dei franchisti.. )come e’ illustrato negli scritti di Orwell e Koestler ad esempio,e’ lecito qualche dubbio sulla democraticita del regime che si sarebbe instaurato in caso di sconfitta franchista.

Ermete

Anche qua, Laverdure, noto oltre ad una superficialità di analisi una richiesta quasi etica verso Stalin, che mai poni così critica nei confronti dei tuoi amici ‘democratici’.
Ma andiamo per punti, almeno capisci cosa intendo.
1) Intanto nessun altro Stato mandò nulla, quindi io direi che già questo basterebbe
2) Il POUM e gli anarchici odiavano la dirigenza staliniana e volevano la sua caduta. Perchè avrebbe dovuto sostenere forze a lui avverse? E’ pensabile che uno statista in quel momento e nelle condizioni sopra descritte faccia questo?
3) Se avesse vinto la Repubblica, una repubblica debole e giovane era militarmente inconsistente. Se la Spagna fosse stata sovietizzata, avremmo avuto l’Armata Rossa in Spagna (Armata Rossa che non era minimamente ancora ai livelli del post 1940 ma che comunque su zone non troppo estese se la cavava benone) e probabilmente Hitler sarebbe stato in grossa difficoltà già nel Blitz Krieg e dunque tutta la Seconda Guerra Mondiale, se ci fosse stata, sarebbe stata molto diversa.
Omnia munda mundis, Laverdure :)

Ferrer

@ Ermete

1) Non è vero che nessun altro stato mandò niente. La Repubblica ricevette aiuti dal Messico (sicuramente il paese più generoso anche in proporzione alle sue possibilità), qualche modesto aiuto venne anche da Polonia, Francia e Stati Uniti. L’URSS mandò certamente più materiale bellico e qualche centinaio di uomini (anche se è difficile stabilire l’ammontare reale degli aiuti – gonfiato dalla propaganda sovietica – va tenuto conto che la qualità degli armamenti era spesso assai scarsa) ma è certo che i sovietici si fecero strapagare sia in termini economici (riserve auree) sia politici (condizionamento del governo repubblicano, infiltrazione NKVD, ecc…)

2)
Spero che anche un comunista come te riesca a capire che passa differenza tra “non sostenere” il Poum e gli anarchici e arrestare ed assassinare con falsi pretesti i poumisti e gli anarchici…
Per non parlare del fatto che – anche ragionando in termini puramente militari – gli scontri interni al fronte repubblicano compromisero pesantemente il morale delle truppe e l’immagine internazionale della Repubblica e che la strategia offensiva imposta dai sovietici e dai comunisti spagnoli si rivelò totalmente fallimentare dissanguando l’esercito repubblicano in inutili quanto sanguinosissime offensive (Brunete, Belchite, Ebro…) che contribuirono in modo decisivo alla disfatta repubblicana.

3) Se la Repubblica avesse vinto, non sarebbe affatto stata “sovietizzata” visto che i comunisti non avevano un reale appoggio nel popolo spagnolo e non avevano neppure le forze militari per prendere il potere. Si sarebbero trovati contro forze nettamente preponderanti (lo si vide in occasione del mini “golpe” di Casado quando anarchici e repubblicani assieme li fecero fuori in poco tempo). Se poi Stalin in aiuto agli amichetti del PCE avesse voluto invadere la Spagna (cosa non facile, se ne accorse anche Napoleone ai suoi tempi…), sarebbe stato divertente vedere come faceva a farci arrivare le truppe e a rifornirle, visto che le potenze occidentali questa volta sarebbero sì intervenute certamente a favore della Repubblica e avrebbero imposto un blocco navale.
Volendo giocare con la fantastoria, secondo me, se la Repubblica avesse vinto la guerra civile (o avesse resistito fino all’invasione tedesca della Francia) sarebbe probabilmente stata invasa dai tedeschi che sarebbero stati poi dissanguati da una guerriglia interna molto peggiore che quella che trovarono in Francia, e verosimilmente la cosa si sarebbe conclusa con uno sbarco alleato e sollevazione generale del paese…

Ermete

@ Ferrer

1) Hai perfettamente ragione. Io mi riferivo ad inglesi e francesi, che passano sempre per quelli puliti, e invece di rogne ne hanno anche loro, ne hanno davvero tante.

2) Sulla guerra civile spagnola sei molto più edotto di me, compagno, e dunque umilmente ti faccio una domanda. A me risulta che anche le milizie antistaliniste si posero in diverse situazioni di conflitto e boicottaggio coi filosovietici e non che fu una repressione del tutto univoca e fatta a freddo, ma probabilmente non ho un quadro completo, e ti faccio questa domanda proprio per imparare.

3) Mah, qualche contingente dell’Armata Rossa lì ci sarebbe stato comunque, e ovviamente io parlo di invasione quando parlo di sovietizzazione. Capisco che è un pessimo discorso per chi, come noi, vorrebbe una società senza sfruttamento e ineguaglianza, ma era riferito a quelli come Laverdure che quando parlano di potenze ‘democratiche’ sono pronti a giustificare tutto (ho letto diversi suoi commenti) al motto di alla guerra come alla guerra, ma quando parlano dei comunisti invece hanno una dimensione etica diversa, un po’ come tutta la ricostruzione liberale di quegli anni.
Stando alla fantastoria, io invece credo che se ci fosse stata la Repubblica, non ci sarebbe stato nè il Blitz Krieg nè la guerra ad Occidente, ma Hitler, proprio per i motivi che dici, si sarebbe diretto immediatamente verso l’URSS, e a quel punto, coi giapponesi da est, probabilmente la guerra l’avrebbe vinta l’Asse.
Vero che l’URSS per sovietizzare la Spagna avrebbe faticato, ma proprio in quel senso rientra l’ida di Stalin, abominevole quanto si vuole, ma rispondente alla realpolitik che Laverdure giustifica quando pare a lui.

Ora, al di là dei singoli punti, visto che sto parlando con una persona intellettulmente onesta ed equilibrata nonchè preparatissima, dico chiaramente che io ringrazio la sorte di non essere vissuto sotto Stalin, nè ritengo quello un modelo ideale di socialismo, figuiamoci. E’ che ultimamente sta prendendo troppo piede l’accostamento Stalin-Hitler, che è il mito del revisionismo liberal che cerca di assolvere le potenze ‘democratiche’ (tra cui gli USA delle leggi razziali e dei linciaggi degli afroamericane)…e quando leggo troppo queste cose mi viene di fare una controstoria del liberalismo, perchè, se Hitler e Stalin sono simili, allora anche Churchill o De Gaulle hanno caratteristiche a loro comuni. In tutto ciò, è evidente che il mondo repubblicano spagnolo era umanamente e idealmente migliore di quello sovietico, ma purtroppo la Storia è sempre fatta dalle condizioni oggettive, tra cui la valutazione di tutte le parti in causa.
Anzi, mi scuso se posso essere parso un meschino stalinista, ma ero solo intevenuto per dire che paragonare, al giorno di oggi, neonazisti e nostalgici di Stalin è un assurdo, non fosse altro che per il livello di viokenza da strada.
Se poi fossi stato tu a rispondermi sui crimini di Stalin, con la competenza e l’onestà che ti contraddistingue, il tenore del mio intervento sarebbe stato differente…ma Laverdure quando gli ho chiesto se riteneva giusto che francesi ed inglesi non avessero mandato nessun aiuto in nessuna forma alla Spagna. ha risposto rilanciando…e io ho controrilanciato. Posso essere stato impreciso sui punti specifici (poi mi dirai) ma penso che anche tu possa convenire sul fatto che le potenze ‘democratiche’ antisovietiche (e il Messco non è mai stata una potenza) erano molto poco democratiche e molto imperialiste. Poi, sul periodo di Stalin, ho messo aggiornamenti storici sotto. Mi dirai, se vuoi, anche qua se sei d’accordo.

Ferrer

@ Ermete

Innanzitutto ti ringrazio dei complimenti e della fiducia e ti rassicuro sul fatto che non ti avevo scambiato per un bieco stalinista. Anch’io non sono per la demonizzazione “sic et simpliciter” del comunismo né per la sua equiparazione al fascismo, né per i vari e ridicoli “libri neri”. I regimi del “socialismo reale” si macchiarano di gravi crimini ma equipararli ai regimi fascisti è certo antistorico. Con le idee di Laverdure ho probabilmente meno in comune che con le tue, visto che ha più volte tessuto un’apologia del capitalismo occidentale e del sionismo che certo non mi appartiene.

Vengo a rispondere ai punti che tu evidenzi, ovviamente sarò breve, perché una disamina approfondita non sarebbe possibile in questa sede.

1) Le potenze occidentali non sono certo esenti da colpe ed hanno avuto (ed hanno) al loro interno pesanti tratti autoritari (nazionalismo, razzismo, imperialismo, sfruttamento); tuttavia, dovendo fare una comparazione storica generale complessiva, le potenze del blocco “comunista” (anch’esso fortemente nazionalista, imperialista, ecc…) applicarono repressioni e limitazioni delle libertà personali molto peggiori di quelle – pur presenti e gravi – dei paesi dell’Europa occidentale e dell’America settentrionale.

2) Nelle guerre difficilmente ci sono “angioletti” e in particolare in una guerra sanguinosa come quella di Spagna non ce ne furono sicuramente. Certo anche gli anarchici ed i poumisti compirono eccessi ed abusi, ed è probabile che ci sia stata – almeno in alcuni elementi – anche la volontà di “provocare” i governativi. Tuttavia, la repressione che colpì – specialmente il Poum e, in misura minore, gli anarchici – non è paragonabile quanto a sistematicità ed estensione agli episodi di cui si erano resi responsabili gli anti-stalinisti.

3) Su Stalin e i dettagli della storia sovietica forse sei più ferrato tu, ad ogni modo mi sembra che concordiamo sui punti fondamentali: visto che tu non giustifichi i crimini di Stalin né io concordo con la semplicistica equiparazione Stalin=Hitler.

Ricambio comunque la stima.

Ermete

Sì, ci siamo capiti, e io di solito evito discussioni del genere proprio per il rispetto delle vite di tanti sinceri compagni e sincere compagne che Stalin, in un’epoca complessivamente assai barbara (e spesso vittime vere di tutte le barbarie furono le persone migliori), ha reciso.
Ma in certi casi, quando vedo troppa faziosità nel giudicare, intervengo: se si giudica con severità il socialismo e i suoi abusi e crimini, bisogna fare lo stesso anche per il capitalismo.
Ci siamo capiti, sì. Buona serata.

Laverdure

@Ermete
“Non ho mai sentito di uno stalinista che picchia disabili, ebrei, minoranze al fine di avere una nazione ‘etnicamente pura’.”
In compenso ho sentito di uno stalinista,(e’ ragionevole pensare che fosse tale,dato che era Stalin in persona) ,che ha provocato la morte nei gulag di milioni di individui membri della maggioranza,(senza peraltro risparmiare certo le minoranze),al fine di avere una
nazione “veramente comunista”.
Ma,come direbbe Kipling,questa ovviamente e’ “un’altra storia”.

Ermete

Appunto, si può capire l’odio per Stalin -anche se, ripeto, un po’ di comparativistica con i potenti del suo tempo e le loro malefatte nelle colonie (dalle armi chimiche inglesi nel ’18 in Russia al genocidio in Tasmania agli esperimenti nucleari di De Gaulle in Algeria), farebbe diventare Stalin un po’ meno ‘Stalin’ (oppure renderebbe i ‘democratici’ più Stalin di quel che ci raccontano), ma questa, appunto, è un’altra storia…a proposito, sei sicuro che la frase sia di Kipling? A me sembra che sia de La Storia infinita-, ma dire che i nostalgici di Stalin siano paragonabili ai nazisti è assurdo.
Avevo scritto chiaramente questo all’inizio (‘capisco l’odio per Stalin’), ma che vuoi farci? Repetita juvant.

Laverdure

@Ermete
“….dalle armi chimiche inglesi nel ’18 in Russia agli esperimenti nucleari di De Gaulle in Algeria…”
Giusto per puntualizzare farei notare a questo proposito diversi “incidenti” avvenuti in URSS in impianti e depositi di armi chimiche,che pare provocarono numerose vittime,
come pure un gravissimo incidente nucleare in Siberia di cui ancor oggi non si conoscono i dettagli, e altri fatterelli analoghi.
Ma dopotutto in casa propria ognuno puo’ fare cio’ che vuole,no ?
Evidentemente per la popolazione russa tutto questo andava benissimo,diamine,altrimanti avrebbero manifestato nelle piazze contro Stalin,Krushev,Brezniev ecc,no ?

Ermete

Insomma, Laverdure, è giusto e democratico tirare armi chimiche ad un popolo perchè questo non si ribella? Che poi probabilmente il contadino sovietico nemmeno ne sapeva molte di quel che accadeva.
Certo, Laverdure, che se questo è il senso che muove gli anticomunisti, davvero i mangiabambini ci escono puliti! 😉

Ermete

Per quanto riguarda il periodo staliniano, va detto che in Italia molti si basano sul lavoro di Robert Conquest -e dalla sua deformazione strumentalizzata dei libri neri- che si basava su calcoli teorici, mentre la recente storiografia di matrice anglosassone (parlo di Davies, Getty, Fitzpatrich, Wheatcroft, tutti docenti in prestigiose università, nessuno comunista e con interessi di bottega, tutti che, a differenza di Conquest hanno potuto accedere agli archivi del KGB) rivede sui documenti cifre e processi e giunge a conclusioni generali sull’organizzazione (a loro detta ancora scarsa negli anni ’30) dei bolscevichi diverse da quelle più divulgate.
Mancano ancora le traduzioni in italiano (se non interpretati da Losurdo e Martens, qua sì in modo molto fazioso), però in rete gira una discreta sintesi dei loro lavori, a chi può interessare (il testo da aprire è Amaryllide, e il documento a cui fa riferimento senza citarlo si chiama La vertigine del successo).

Ermete

Per quanto riguarda il periodo staliniano, va detto che in Italia molti si basano sul lavoro di Robert Conquest -e dalla sua deformazione strumentalizzata dei libri neri- che si basava su calcoli teorici, mentre la recente storiografia di matrice anglosassone (parlo di Davies, Getty, Fitzpatrich, Wheatcroft, tutti docenti in prestigiose università, nessuno comunista e con interessi di bottega, tutti che, a differenza di Conquest hanno potuto accedere agli archivi del KGB) rivede sui documenti cifre e processi e giunge a conclusioni generali sull’organizzazione (a loro detta ancora scarsa negli anni ’30) dei bolscevichi diverse da quelle più divulgate.
Mancano ancora le traduzioni in italiano (se non interpretati da Losurdo e Martens, qua sì in modo molto fazioso), però in rete gira una discreta sintesi dei loro lavori, a chi può interessare (il testo da aprire è Amaryllide, e il documento a cui fa riferimento senza citarlo si chiama La vertigine del successo).

Ermete

Per quanto riguarda il periodo staliniano, va detto che in Italia molti si basano sul lavoro di Robert Conquest -e dalla sua deformazione strumentalizzata dei libri neri- che si basava su calcoli teorici, mentre la recente storiografia di matrice anglosassone (parlo di Davies, Getty, Fitzpatrich, Wheatcroft, tutti docenti in prestigiose università, nessuno comunista e con interessi di bottega, tutti che, a differenza di Conquest hanno potuto accedere agli archivi del KGB) rivede sui documenti cifre e processi e giunge a conclusioni generali sull’organizzazione (a loro detta ancora scarsa negli anni ’30) dei bolscevichi diverse da quelle più divulgate.
Mancano ancora le traduzioni in italiano (se non interpretati da Losurdo e Martens, qua sì in modo molto fazioso), però in rete gira una discreta sintesi dei loro lavori, a chi può interessare (il testo da aprire è Amaryllide, e il documento a cui fa riferimento senza citarlo si chiama La vertigine del successo).

https://groups.google.com/forum/#!topic/it.cultura.storia/PkIIMny0DzM

amaryllide

amaryllide sono io, il post sul newsgroup è il mio, e ricordo benissimo che il link all’originale lo misi, non so perchè il newsgroup me l’ha tolto. Comunque è questo qui:
http://tinyurl.com/ofsrzok
Non so da dove venga fuori il suo titolo “la vertigine del successo”.

Ermete

Guardi, non mi sono spiegato.
Io ho trovato in quel link che ho postato, nel nome Amaryllide un articolo di Marcello Grassi intitolato ‘Alcune considerazioni sulla storia dell’URSS’, e a prima vista mi pare essere il medesimo articolo di Grassi da me citato. All’interno di quell’articolo viene fatto riferimento al documento di Stalin ‘La vertigine del successo’, pubblicato nel 1930 sulla Pravda, senza, a quel che ricordo, che ne venga esplicitato il titolo. Dunque il mio citare ‘La vertigine del successo’ era un’integrazione di lettura per chi era meno ferrato, non era un riferimento al titolo del lavoro di Grassi.
Ora, non so se mi sono spiegato male io o se ci sia stato un fraintendimento di lettura, ma credo che così ci si sia spiegati.

Ermete

Ecco il passaggio (sì comunque i due testi di riferimento sono identici, il lavoro di Grassi a cui mi riferivo):
“Tutto questo per dire che le purghe e le conseguenti repressioni
furono solo in parte il risultato di un premeditato piano calato
dall’alto, mentre una parte non secondaria deve essere attribuita a
movimenti e spinte incontrollate che partirono dal basso, nel partito
e nella società.”.

Bene, su questo discorso si lega secondo me il documento del 30 a cui mi riferivo. Ovviamente la citazione non è esplicita ma il documento di Stalin a me pare debba essere collegato a questo punto, e ‘il documento a cui si riferiva’ che ho scritto nel mio commento incriminato era proprio relativo a quel punto del testo di Grassi.
Avendolo letto tempo fa, sono stato sbrigativo ed impreciso (‘riferiva’ non è esatto, dovevo dire ‘a cui ci si può collegare’) e mi spiace. Poi, se è sbagliato il riferimento storico-politico a La vertigine del successo, nessun problema mi corregga pure.

Commenti chiusi.