Otto per Mille e divorzio breve, presentati due referendum

Sono stati presentati ieri, alla sala Capranichetta di Roma, i referendum 2013 promossi da Radicali Italiani. Tra di essi, anche due referendum di interesse laico, sui temi dell’Otto per Mille e del divorzio breve.

Il referendum sull’Otto per Mille si propone di lasciare allo Stato le scelte inespresse: in tal modo rimarrebberoalla fiscalità generale oltre seicento milioni di euro. Il secondo referendum si propone invece di ridurre i tempi per l’ottenimento del divorzio (quattro anni in media se consensuale, oltre dieci se giudiziale) attraverso l’eliminazione dell’inutile obbligo di tre anni di separazione: con il referendum approvato, i tempi si ridurrebbero, le famiglie spenderebbero meno e lo Stato risparmierebbe cento milioni di euro ogni anno.

Alla presentazione è intervenuto anche Raffaele Carcano, segretario Uaar, che ha portato l’adesione dell’associazione a questi due referendum. L’Uaar è impegnata da anni, con la sua campagna Occhiopermille e il suo sito I costi della Chiesa, a dare informazione alla cittadinanza su un meccanismo sconosciuto ai più, che drena importanti risorse pubbliche che potrebbero essere destinate a fini più importanti, nell’interesse di tutti. L’assurda tempistica su separazione e divorzio è un altro tema laico che ci separa drammaticamente dagli altri paesi europei, tanto che anche in questo caso sono sempre più frequenti i viaggi della speranza verso paesi più civili. Il parlamento si è sinora rivelato incapace di porre rimedio, e l’iniziativa deve dunque tornare ai cittadini.

L’Uaar invita pertanto soci e simpatizzanti a sottoscrivere queste due proposte e a contribuire con il proprio impegno al raggiungimento delle firme necessaria perché il referendum si svolga. Maggiori informazioni sul sito CambiamoNoi.

La redazione

20 commenti

faber

Ma l’8×1000 non era “intoccabile” perchè contenuto nei patti lateranensi e dunque non passibile di referendum? Forse è una domanda stupida ma chiedo da assoluto ignorante della materia.

Diocleziano

faber
Ricordo un servizio in cui si spiegava che l’importo consegnato alla chiesa
è stato gonfiato bonariamente dal governo italiano, oltre i patti in essere.
Credo perciò che i Radicali sanno quello che fanno.

Dai comunicati di ieri sul finanziamento ai partiti, dove si propone di introdurre
lo stesso meccanismo: vale a dire il 2×1000 senza la distribuzione delle quote
inespresse, è il caso di sottolineare la consueta cıaItronerıa della nostra
declassata classe politica che ha sempre fatto la gnorri sulle quote inespresse
alla chiesa, ma ne conosce bene le conseguenze.
Da notare che si riserva un quarto di quanto si dà alla chiesa, per il funzionamento
del nostro stato. Non che i partiti italiani meritino di più, beninteso.
Dunque reputano che arricchire una organizzazione parassitaria e dannosa economicamente sia una priorità, a scapito dei nostri interessi.

Paul Manoni

Non vorrei risultare antipatico o affossare ogni speranza degli amici e dei lettori che si apprestano ad aderire a questi referendum su 8×1000 e divorzio breve, ma nel caso di questo “nuovo” ed ennesimo meccanismo di “finanziamento pubblico dei partiti” (2×1000), ciò che resta ancora inapplicato, è proprio il risultato del referendum dei Radicali del 1993.
Insomma, speriamo che la DITTATURA partitocratica nostrana non si faccia beffe anche di questi referendum.

faber

Personalmente trovo meno scandaloso il sistema proposto per i partiti che non quello per la CCAR. I partiti, lasciamo stare la pratica, ma in teoria sono uno strumento dei cittadini per esercitare la democrazia. L’attività di un partito costa e, visti i possibili conflitti di interesse, trovo più giusto un finanziamento volontario ed anonimo di tutti i cittadini rispetto ad un sistema di donazioni all’americana in cui i grandi finanziatori potrebbero di fatto “comprare” il partito. Fermo restando che bisognerebbe introdurre dei criteri di bilancio molto rigidi. Per le associazioni religiose è diverso. Per come la vedo io dovrebbero rientrare nel sistema del 5×1000 come le altre associazioni rispettando gli stessi vincoli di bilancio.

Senjin

No può essere eliminato, ma modificato si …. altrimenti non ci sarebbero mai entrate le altre confessioni religiose.

Andrea65

L’8×1000 direi che risalga al 1985 non ai patti lateranensi.

Ciao a tutti

Agnos XVI

Da “icostidellachiesa.it”:
“Al momento della dichiarazione dei redditi è possibile scegliere, oltre alla Chiesa cattolica e ad alcune confessioni religiose di minoranza, anche lo Stato. È la Presidenza del Consiglio che decide come ripartire tali fondi, che dovrebbero essere impiegati, ai sensi della legge n. 222/1985, per interventi straordinari per fame nel mondo, calamità naturali, assistenza ai rifugiati e conservazione di beni culturali. Una parte dei beni culturali oggetto di contributo è tuttavia sempre stata costituita da edifici religiosi di proprietà della Chiesa cattolica. La penultima ripartizione, pubblicata sul Supplemento Ordinario n. 282 alla Gazzetta Ufficiale del 22 dicembre 2010, secondo i calcoli dell’Uaar ha visto destinare 66.307.085,17 euro a edifici ecclesiastici.”
Se i dati sono questi, cosa cambierebbe con un eventuale risultato positivo del referendum?
Andrebbero, con qualche marchingegno non difficile da immaginare, a coprire costi del Vaticano.
E’ assolutamente necessario specificare, con chiarezza a prova di interpretazione in malafede, la destinazione obbligata di quei soldi.

Nightshade90

Io ho un dubbio: lo stato ha la sgradevole abitudine di rigirare per vie traverse la sua quota di 8×1000 in modo SISTEMATICO alla chiesa cattolica. Far arrivare TUTTE le quote inespresse allo stato (invece di distribuirlo) non finirà con l’equivalere a darle direttamente TUTTE alla chiesa? Prima si dovrebbe trovare il modo per assicurarsi che lo fato usi per davvero la sua quota in modo laico e imparziale, altrimenti si finirà col fare l’ennesimo regalo alla chiesa….

maxalber

Naturalmente nulla impedisce, per chi ne approva i contenuti, l’appogiio anche agli altri referendum proposti, sulla parziale legalizzazion delle droghe, sull’abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti e per abrogare il reato di clandestinità. 🙂

Stefano Grassino

Fermo restando il fatto che andrò a firmare per l’attuazione di questi referendum, la mia convinzione è che i radicali, a cui dobbiamo molto per il divorzio e l’aborto, hanno poi finito per distruggere l’istituto referendario.
Detto ciò, non sapendo come sarà impostato il quesito dell’ 8×1000 (fatto questo assai delicato, in quanto far comprendere al popolo italiano cose serie è molto difficile) dubito che si raggiunga il quorum. I politici baciapile bipartisan, con la chiesa alleata chiaramente in questa battaglia, opteranno per l’astensione.
Con tutti i mezzi di comunicazione a loro favore e la militarizzazione delle parrocchie, non credo sarà loro difficile far saltare almeno il referendum dell’8×1000.

Milamber

Mi sento di spezzare una lancia in favore dei Radicali… o meglio dei Referendum, perché coi Radicali non sempre sono andato d’accordo 😉
Non diamo la colpa ai Radicali se non si raggiunge il quorum. La colpa è tutta solo e soltanto degli italioti. C’è un paese, molto vicino all’italia anche se solo geograficamente, dove mediamente si fanno una decina di referendum all’anno, e nessuno è mai morto di fatica per questo.
Il problema è che a “noi ci piace” delegare e lavarcene le mani, per poi criticare.
E che dire della faccenda del quorum? Alzato, di volta in volta, per piacere a B, alla chiesa, alle banche, ecc.
Aboliamo il quorum, altro che il referendum, e vedremo anche la ccar arrivare a più miti consigli.

Enrico Matacena

Lottare per l’ abrogazione dell’ 8 x 1000 e oer il divorzio breve è giusto e importante, però sono molto preoccupato per lo strumento referendario che si vuole utilizzare.
Finchè c’è il quorum del 50% + 1 da raggiungere , è molto facile per chi vuole farlo fallire, invitare all’ astensione dal voto, per poi attribuirsi la rappresentanza di tutti coloro che non saranno andati a votare . E’ accaduto così per il referendum sulla procreazione assistita (25% di votanti nonostante ci fossero dietro anche i DS), e questa sconfitta ha dato spazio ad una rimonta clericale . Ricordo anche che se abbiamo ancora l’ istituto dell’ergastolo come quello della caccia è anche grazie ai falliti referendum radicali per abrogarli.
Allora mi sembra che indire referendum sia solo un modo per darsi visibilità anche a scapito degli ideali che si vogliono servire.
Del resto avanzate del fronte laico sono avvenute proprio quando sono stati sconfitti tentativi referendari di abrogare leggi laiche (divorzio 1974, aborto 1981) , e invece adesso mi sembra che si voglia fare il contrario, dare la possibilità ai clericali , forti della disaffezione alle urne, di sconfiggere il fronte laico . Lo trovo sucida
per noi. Le battaglie vanno combattute , ma sul terreno a noi favorevole, non su quello dove la sconfita è sicura.
E certo nonh possiamo sperare in una fukushima clericale che ci dia la spinta per vincere come all’ ultimo (e unico in 20 anni) referendum sul nucleare dell’ anno corso.

Augusto

L’8 per mille è disciplinato dall’articolo 47 della legge 20 maggio 1985, n. 222. Non è una legge sottoposta a vincolo concordatario, dunque può essere modificata unilateralmente. Nella fattispecie, credo che i radicali propongano l’abolizione del secondo periodo del terzo capoverso, che recita “In caso di scelte non espresse da parte dei contribuenti, la destinazione si stabilisce in proporzione alle scelte espresse”, in modo da lasciare in vita soltanto quella parte della norma che destina le somme sulla base delle scelte espresse,
Non so se sono stato chiaro.

Giorgio Pozzo

Chiarissimo, ma secondo me non è sufficiente abolire la ripartizione delle scelte inespresse. Bisogna anche che le scelte espresse NON vengano ripartite allo stesso modo. Le scelte espresse devono diventare individuali, e non restare collettive. Purtroppo, il meccanismo perverso attuale prevede che il cittadino non decida affatto di dare il proprio 8×1000 al destinatario X che ha scelto. Il meccanismo prevede che l’8×1000 collettivo di tutti i contribuenti venga ripartito in base alle scelte. In altre parole, se io scelgo il destinatario X, non capita che X veda il mio 8×1000 per intero, ma la mia scelta viene considerata alla stregua di un voto. In altre parole ancora, i miei 1000 euro non vanno al mio prescelto X, ma vengono suddivisi in base ai rislutati globali.

Spero di essere stato chiaro a mia volta, perchè ho notato che perfino moltissimi combattenti laici pensano che la fregatura sia solamente nelle scelte inespresse. Invece, la fregatura sta anche in quelle espresse, che non contano come scelte individuali.

Tiziana

magari mi è sfuggito e lo avete scritto ma anche il Psi (5 deputati e tdue senatori) sostiene questi referendum, in particolare è inerssante che per il divorzio segna una continuità considerato che il primo a proporre il tema in Italia fu il socialista Loris Fortuna.

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