La religione favorisce la generosità? Solo tra confratelli

Le religioni stimolano la cooperazione, ma solo tra persone della stessa fede. E’ quello che emerge da uno studio della Nottingham University Business School, a cui ha contribuito anche il governo britannico, per studiare il ruolo della religione nella società. I ricercatori hanno chiesto a un gruppo di volontari provenienti dalla Malesia, tra cui cristiani, islamici, hindu, buddhisti e non credenti, di partecipare ad un esperimento per testarne la generosità. I volontari dovevano donare agli altri somme di denaro virtuali e potevano vincerne, in base alle scelte fatte.

Dal test è emerso che vi era maggiore generosità e cooperazione tra i partecipanti che sapevano di condividere la stessa credenza. Inoltre, i non religiosi non risultano affatto essere più egoisti dei credenti. Nell’esperimento, a coppie, il grado di cooperazione era intorno al 30% quando i partecipanti non sapevano di che religione fosse l’altro e quando sapevano che era di una fede e di una etnia diversa. Ma saliva al 45,4% quando i due avevano la stessa etnia e religione.

Secondo il dottor Robert Hoffman, professore associato di Economia presso l’ateneo e tra gli autori dello studio, è comune “immaginare che la carità intrinseca in molti noti articoli di fede potrebbe avere un qualche impatto nei comportamenti di tutti i giorni”. “Ma non abbiamo scoperto alcuna prova di ciò quando abbiamo esaminato cosa accade quando le persone religiose interagiscono consapevolmente con quelli che hanno una fede differente o non ne hanno alcuna”, spiega.

Quando i credenti sanno di interagire con i correligionari, “improvvisamente la loro fede inizia a spiegare le loro azioni”, rileva. La conclusione per Hoffman è che “la religione non influenza il comportamento delle persone in termini generali, piuttosto influenza come questi si relazionano con differenti individui”.

Le comunità religiose, alla prova dei fatti, si comportano dunque in maniera più o meno tribale: l’umanità eletta ristretta al “noi” del gruppo, con tendenza alla denigrazione, alla demonizzazione e conflitto verso gli altri. L’Antico Testamento ordinava di “non uccidere”, ma il comandamento valeva soltanto nei confronti degli ebrei. Anche oggi la logica è simile. Per fare un esempio nostrano, Comunione e liberazione alza da sempre il vessillo della sussidiarietà: ma a beneficiarne in Lombardia, come ormai emerge dalle dichiarazioni degli stessi inquirenti, sono soltanto gli amici suoi.

Uno stato laico non dovrebbe di norma preferire un gruppo particolare. Men che mai un gruppo fortemente autoreferenziale come una confessione religiosa.

La redazione

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88 commenti

Diocleziano

È elementare. Le divisioni generano differenze. All’interno di un gruppo, che sia
di fedeli o di tifosi, inconsciamente sono tutti convinti di essere migliori degli ”altri”.

Bertrand Russel2 la vendetta

Diocleziano

Ma come ti permetti di fare paragoni simili i tifosi potrebbero offendersi 🙂

Diocleziano

Non è un problema: non frequento né gli uni né gli altri… :mrgreen:

spapicchio

Poi al solito occorre distinguere tra religioni: un cattolico romano vero non sara` mai uguale ad un cristiano evangelico autentico, ed un cristiano evangelico non sara` mai uguale ad un hindu, cosi` come un islamico ad un buddhista od a un non credente, ecc…, almeno dal punto di vista etnico e culturale.

fab

Fondamenti di antropologia: in mancanza dei correttivi dovuti alla civiltà, all’interno del clan si è altruisti, verso l’esterno si è feroci.

giuseppe

Conclusione che mi sembra molto arbitraria. Spero non ti offenderai !

gmd85

Conclusione che trovi su qualunque manuale di etnografia. Al di là della singola ricerca, è un principio assodato.

Murdega

Le comunità religiose, alla prova dei fatti, si comportano dunque in maniera più o meno tribale.
Conclusione che mi sembra molto veritiera. Spero non ti offenderai .

bardhi

“verso l’esterno si è feroci” il razzismo come sotto prodotto di specismo è naturale e intrinseco ai tutti mammiferi, uomo compresso, solo la cultura, il buon senso e l’interesse comune riesce a mitizzare o a mimetizzare.

Laverdure

@Bardhi
“…il razzismo come sotto prodotto di specismo è naturale e intrinseco ai tutti mammiferi…”
Perche’,gli animali delle altre categorie cosa sono,altruisti ?
La diffidenza per il “diverso” e’ un istinto universale proprio perche’ e’ fondamentale per la sopravvivenza di qualunque specie ,dato che cio’ che e’ diverso puo’ nascondere insidie mortali sconosciute.
E per questo motivo la selezione darwiniana l’ha rafforzata per infinite generazioni.

fab

giuseppe, già ti ha risposto gmd85, ma ribadisco: sono davvero i fondamenti di antropologia che trovi sui libri di testo.

gmd85

La dinamica del favorire il gruppo è coerente. Non vorrei però che il contesto di provenienza possa aver influito sullo studio. Strano, poi, che non sia emerso l’effetto Hawtorne.

giulio

Gli atei cooperano allo stesso modo con tutti, o cooperano più volentieri con altri atei?

FSMosconi

Leggi tu stesso: “A new study shows that religious people are no more unselfish than non-believers, unless they are dealing with others of the same faith. […] Christian, Hindu, Muslim, Buddhist and non-religious volunteers were put into pairs, and simultaneously asked to decide whether to cooperate with a partner, to win small cash pay-outs.” [dallo studio in questione: primo link]

Ad ogni modo forse non te ne rendi conto, ma con questo Tu Quoque non stai certo smentendo la ricerca, piuttosto il contrario visto che tale fallacia parte proprio dalla polarizzazione “noi vs voi” evidenziata dallo studio.

solomarco

Gli atei di buonsenso collaborano con tutte le persone di buonsenso.

bardhi

perche gli atei dovrebbero essere diversi? Penso che questo meccanismo che spinge a fare comunità vale per tutti. Personalmente se ho a disposizione una somma di denaro da prestare a tre perfetti sconosciuti: uno ateo, un radicale islamico e un ebreo ultra ortodosso, lo presterei senza pensarci due volte ad ateo.

SilviaBO

Personalmente, considero la credenza o non credenza solo uno dei tanti aspetti che mi fanno ritenere una persona più o meno simile a me.
Quando si decide con chi collaborare, lo si fa (o credo che lo si dovrebbe fare) sulla base delle convinzioni e degli interessi comuni riguardo la questione che richiede collaborazione.
Se voglio che si pianti un albero nel giardino condominiale, mi assocerò a chi vuole piantare l’albero, non mi importa proprio nulla delle sue convinzioni religiose. Se invece si parla di questioni per le quali la credenza religiosa è rilevante, ovviamente mi assocerò più facilmente agli atei.

parolaio

A me questo studio pare non dimostri nulla. E poi questa gara a chi è più generoso mi pare già di per se una strullata.
Ma davvero fra degli amanti della scienza come voi non c’è nessuno critico per una ‘ricerca’ come questa? E’ degna del premio Ignobel!

FSMosconi

Cari vecchi meccanismi di difesa…

Chi erano quelli che impugnavano il Tu Quoque quando si parlava di carità, che tentava di giustificare qualunque porcata politica dei “propri” tramite le classiche frasi stereotipate sui missionari in Nigeria, Congo e via sciorinando?

gmd85

Ripeto, il contesto in cui è stata svolta la ricerca mi convince poco e non estenderei il risultato alla generalità dei religiosi. Tuttavia, le dinamiche osservate sono note da tempo. Ti suggerisco, però di leggere il commento delle 21:16 del nostro buon giuseppe. la frase di chiusura fa quasi propendere per la validità della ricerca 😆

Ermete

Generalmente a me pare che ogni gruppo omogeneo ideologicamente e come direttrici culturali tenda a cooperare e darsi mutuo appoggio piuttosto che guardare fuori.
Tuttavia molti volontari cattolici che conosco e che vanno a fare il loro turno alla Caritas aiutano anche musulmani o atei senza alcun problema, e questo va detto.
E’ anche evidente su questo blog: quando qualcuno mostra di essere un cattolico e inizia un thread polemico con uno di noi atei, spesso gli altri si aggiungono a fare quadrato, cosa differente se si fa tra atei (allora scatta meno il gruppo solidale): insomma, sono dinamiche antropologiche classiche, o così mi sembrano.

Sia chiaro: sono contro il volontariato in quanto sottrazione di lavoro retribuito (e, nel caso cattolico, come volano per avere soldi pubblici), preferirei che esistessero le filosofie invece delle religioni e leverei alle religioni ogni favoritismo pubblico, ma questo discorso mi pare poco calzante.

gmd85

Concordo. Alla fine, allontanandoci dal generale, direi che è più una questione di buon senso. Non serve a nulla fare volontariato se poi la religione porta a discriminare. Ripeto, il contesto dello studio mi convince poco. Però le dinamiche di aggregazione e di aiuto verso “il clan” non sono campate per aria e sono, come tu hai detto, antropologicamente fondate.

Serlver

Il volontariato lo devi vedere all’interno dell’organizzazione in cui è, il test si basava invece sulle dinamiche dei singonoli. E comunque dietro il volontariato ce sempre il fine più o meno nascosto del proselitismo, ovvero di tirare, prima o poi, chi ho aiutato all’interno del mio clan religioso, facendo leva sui sensi di colpa; insomma è una generosità, non proprio così gratuita.

Ermete

@ Serlver

Direi che dietro il volontariato per molti c’è uno stare a posto con la coscienza, una forma di appagamento dell’io che si esplica nell’aiuto ad altri (e, personalmente, non sto valutando in senso negativo: ogni azione che reputiamo positiva appaga l’io). In ogni caso credo invece che il volontariato vada considerato perchè, per quanto all’interno di una struttura, si basa su una decisione del singolo.
Il proselitismo lo vedo meno: i cattolici sanno bene che è assai difficile, rasente l’impossibile, convertire musulmani di tradizione lunga o qualche clochard e qualche punk…i risultati sarebbero talmente minimi che il gioco non varrebbe la candela!
Poi, ovvio, le gerarchie col volontariato rivendicano soldi pubblici, ma anche in questo caso il proselitismo non c’entra molto.
Altro discorso quello nelle cosidette ‘terre di missione’, ma non era a questo che mi riferivo.

diego

la religione favorisce la divisione. Anche tra confratelli se qualcuno osa pensare qualcosa di diverso dall’ideologia dominante. A chi è mai venuto in mente che la religione favorisce la generosità?

Reiuky

Va be’… hanno scoperto l’acqua calda.

Sinceramente non ho capito come è avvenuta la ricerca e come sono stati condotti gli esperimenti. L’articolo in inglese non l’ho capito per niente.

diego

ricerca anche inutile: basta guardare CL, testimoni di geova, scientology, quartieri musulmani ecc…

Francesco

Papa: La religione favorire la generosità? E se essere vero? Nel dubbien vado a sbattezzarmen!
Segretario: Sua Santità dove sta andando? Si fermi!!!

Beatrice

“ma il comandamento valeva soltanto nei confronti degli ebrei.”

Nella Bibbia si trova di tutto e di più, una volta ti dice di accogliere il straniero perché erano stati stranieri in terra d’Egitto, e una volta ti raccomanda di attaccare una città e di ammazzare tutto quello che si muove: la Bibbia non è solo la storia di una fede ma contiene anche episodi mitici di un’etnia che ha combattuto delle guerre. Detto questo, dire che il comandamento di non uccidere valeva solo verso gli altri ebrei, mi sembra diffamazione bella e buona.
I commentatori ebrei generalemente non la interpretano così.
Questo sito normalmente quando fa delle contestazioni alle religioni le fa mirando nei punti giusti.
Questo articolo, su questo punto, mi sembra fuori bersaglio.

FSMosconi

In effetti è un po’ generico:
non uccidere… i tuoi concittadini e gli stranieri indifesi sulla tua terra purché non abbiano commesso peccato-reato. Salvo eccezioni.

D’altronde non mi par che nella Bibbia gli omicidi siano stati commessi per altri motivi,

stefano marullo

Nell’Antico Testamento l’uccisione per la legge del taglione, per applicare la pena di morte o quella per difendersi dai nemici è giustificata. Si tratta di persone giudicate colpevoli. E’ l’uccisione di sangue innocente che viene bandita “Maledetto chi uccide il suo prossimo indifeso” (Deuteronomio 27,24). E’ vero anche che gli innocenti (donne, vecchi e bambini) appartenenti agli altri popoli non erano considerati tali perchè figli (mogli o padri) di empi. E’ non è sbagliato ritenere che il “prossimo” per gli ebrei sia soprattutto il suo fratello di sangue.

stefano marullo

Penultimo capoverso: E congiunzione, non verbo. Scusate, ieri sera ero un po’ stanchino

Tiziana

comunque gli ebrei non li chiamano comandamenti ma in caso diciture perchè dicono e non comandano. sottigliezza che non è una quisquilia mi sembra.

quanto alla generosità non so bene, ma ho redatto il mio testamento con una quota cospicua (in relazione ai miei beni ovviamente) a favore di una istituzione sanitaria ebraica che opera per tutti i malati di cui apprezzo i resoconti annuali

Giuliano

Mi pare una ricerca del piffero.
Persino i soldi spesi per il Ponte sullo Stretto paiono, a confronto, ben spesi.

Francesco s.

Un piccolo appunto, mi spiace se potrò sembrare acido, ma va detto.

Se non si capiscono i rudimenti della scienza sarebbe meglio tacere o informarsi prima.

La scienza va avanti per evidenze e pian piano mettendo in fila tutte queste evidenze, appositamente interpretate, si arriva a conclusioni non per niente banali.

Giuliano

A quando un poderoso tomo sul perchè la curva dei tifosi interisti tende a solidarizzare con i giocatori nerazzurri? Attendiamo le evidenze di corposi studi!
Vorrei essere basico ed evitare polemiche epistemiologiche tra ridondanza e riduzionismo.
La Scienza è tale se ottimizza gli sforzi impegnando cervelli e risorse per cercare vere risposte a vere domande.
L’evidenza, cioè la verità manifesta, non ha bisogno di essere verificata altrimenti saremmo ancora qui a riverificare il sistema aristotelico-tolemaico invece che finanziare il Cern.

giuseppe

Questa ricerca, che sa tanto di pregiudizio ideologico, non dice un bel niente. Le opere di solidarietà dei cristiani sono innumerevoli e non badano all’appartenenza religiosa. L’elenco sarebbe lungo ed é inutile ripeterlo : chi non é in malafede lo sa. E non ci vedo nulla di male se ci si aiuta di più tra persone appartenenti alla stessa fede.

gmd85

E non ci vedo nulla di male se ci si aiuta di più tra persone appartenenti alla stessa fede.

Gli altri possono andare a farsi fottere, no?

giuseppe

Questo non l’ho detto io, ma voi, con la solita arte mistificatoria. O forse devo dedurre che non capite la lingua italiana.

gmd85

Mi sentito parlare di metacomunicazione e di significati impliciti? O devo dedurre che non conosci le regole della comunicazione 😉

gmd85

Ma poi perché ti senti attaccato? Non è che si parla solo di cristiani, eh. E, soprattutto, si parla di cooperazione, non di beneficenza. Sono due cose un po’ diverse.

giuseppe

Non ho detto di sentirmi attaccato; anche questo lo dici tu. Ho solo commentato per la mia parte. Non c’é niente da fare, ogni mio intervento viene subito censurato da te e qualche altro, anche se non c’é tono polemico. Questo significa paura del confronto e della ragione.

gmd85

Ancora, metacomunicazione e significati impliciti. Se l’articolo avesse parlato solo di musulmani, ebrei, hindu e buddhisti non ti saresti risentito. E, se devi rispondere, ricorda l’ottavo comandamento.

Diocleziano

g.
”…non ci vedo nulla di male se ci si aiuta di più tra persone appartenenti
alla stessa fede…”

Anch’io non ci vedrei nulla di male se aiutaste di più solo i vostri compagni di
fede, solo che dovreste farlo con i VOSTRI soldi e non parassitando le finanze
statali accaparrandovi i soldi di tutti. Le cosiddette opere di solidarietà dei
cristiani sono solo la facciata della vostra ipocrisia: la chiesa che si fa tramite
della beneficenza non fa altro che prendere soldi dallo stato e, dopo aver fatto
la cresta a proprio beneficio, distribuisce quel poco che resta.
Naturalmente strombazzando ai quattro venti quanto siete caritatevoli
e quanto siete cristiani.

giuseppe

I soldi che vengono dallo stato sono utilizzati con tanto di documentazione accessibile a tutti. Cio’ non toglie che la maggior parte degli interventi caritativi sono il frutto di libere donazioni dei cattolici. Evidentemente il tuo anticlericalismo non ti permette di essere bene informato. Non amo fare pubblicità, ma io stesso, e tanti cattolici con i quali mi conosco, sborsiamo di tasca nostra per svariate iniziative. Quanto affermi é falso.

whichgood

@ giuseppe

Ti sei tirato la zappa sui piedi. Se la maggior parte degli interventi caritativi sono frutto di libere (poi vorrei vedere cosa intendi per “liberi”, a quanto so è un obbligo per i cristiani fare la carità) donazioni questo significa che la Chiesa tutto il resto se lo pappa.
Per quanto riguarda la documentazione accessibile a tutti credo che dovresti informarti un po meglio. Lo Stato italiano in materia di donazioni e sussidi è molto ma molto poco trasparente, soprattutto quando il destinatario è la Chiesa cattolica (a conferma della presente ultimissima). Il meccanismo dell’8×1000 è l’esempio più eclatante.

RobertoV

I bilanci forniti dalla chiesa sono di massima, non dettagliano gli interventi come fanno i valdesi e lo stato da libertà alle associazioni religiose di rendere o meno pubblici gli introiti e le modalità di spesa.

L’80% dei soldi della Caritas proviene dall’8 per mille, ma anche la Caritas non fornisce bilanci dettagliati come Medici Senza Frontiere o altre onlus.

Reiuky

Giuseppe, tutto bene? Hai perso il tuo smalto. queste ultime news non sei stato comico come sempre.

Prenditi un po’ di tempo, e studiale meglio.

giuseppe

A te non va mai bene nulla. Se espongo con calma il mio punto di vista per te ho perso la smalto. Cosa succede ? Sei triste perché non trovi spunti per infierire con le tue solite battutine deficienti ?

Reiuky

Giuseppe, così offendi il tuo fan club. Io non faccio battute deficienti. Mi limito a ridere alle tue. 😀

Otzi

Il carattere universalistico di una dottrina religiosa non riguarda per sua stessa natura la cooperazione universale umana senza condizioni, cioè l’amore, ma la ideologica Verità o, se si vuole, l’ideologico amore per una verità. Tutti gli scritti religiosi, san Paolo in primis ne sono una prova e anche i blateramenti di Giuseppe.

Martin L'Utero

Testimonianze africane:
Le missioni cattoliche di ultimissima generazione non guardano in faccia nessuno: ho visto centri per la cura della denutrizione gestiti da suore francescane (in Togo) che accettano tutti indistintamente. Di centri analoghi di stampo mussulmano neanche l’ombra. In Madagascar (sono rientrato 8 giorni fa), le suore orionine non badano a differenze di fede e accolgono tranquillamente anche un ateo assassino come il sottoscritto.

In tutto ciò il Vaticano è assolutamente assente se non per quanto riguarda il risvolto pastorale: servono i numeri delle nuove conversioni da esibire, ma suor Pilard, nel Togo, vicino al confine col Burkina Faso, è pressoché abbandonata a sè stessa.

whichgood

Chissà quanti come suor Pilard poi vengono usati per le campagne pubblicitarie della Chiesa, tipo: “Dillo a suor Pilard”…

faidate

@parolaio
Di solito, per pronunziarsi sulla validità di una ricerca, bisogna averla letta ed essere esperti nel campo. Qualche volta la si può accettare ad occhi semichiusi se la serietà dei ricercatori lo giustifica. Altrimenti se ne può discutere il contenuto come se lo si leggesse su un quotidiano. Dire che non ci convince la ricerca basandosi su una pagina di ultimissime è un po’ un atteggiamento da bar sport. Con questo limite, OK.

whichgood

Se posso permettermi vorrei aggiungere che questa dinamica nefasta esiste anche all’interno di questi gruppi e riguarda calssifiche ideologiche preconcette (pregiudizi) riguardo gli individui della stessa comunità. Un esempio sono le donne all’interno del cattolicesimo. Le donne all’interno di un gruppo cattolico (anche ebraico, per non parlare dei gruppi musulmani) sono molto più deboli dal punto di vista della stima e il rispetto (quelli veri che mettono la persona a parità di condizione del suo correligionario).

Martin L'Utero

Sottolineo la misoginia e l’ipocrisia delle istituzioni religiose, specie in Africa:
mentre le suore, parlo quindi dell’ambiente cattolico, sono direttamente impelagate nell’arginare i problemi sociali, i “padri” gestiscono la missione pastorale compilando annualmente i rapportini da inviare al Vaticano sul numero dei convertiti.
Inoltre questi, per la maggior parte dei casi, gestiscono il denaro, anche per conto delle “sorelle”.

whichgood

Durante la mia vita lavorativa ho fatto anche dei lavori nel settore informatico al PIME di Milano (pio istituto di missioni estere). Mi sono capitati davanti agli occhi documenti riservati che non ho potuto fare a meno di leggerli, visto che i titoli erano troppo invitanti. Confermo quanto dici e aggiungo che le missioni in Africa non sono per niente disinteressate. Un documento era uno studio antropologico sulla suscettibilità di un intero villaggio all’evangelizzazione e alla conversione. Il documento parlava di percentuali di probabilità e dell’opportunità di fare interventi in queste zone.
Vomitevole.

RobertoV

Rendina, molto informato sul Vaticano, riportava nel suo libro che il Vaticano ha un dipartimento che si occupa delle missioni, con un settore esplicito che si chiama “evangelizzazione dei bambini africani”.
Cioè a parole con le missioni si parla sempre di assistenza, carità ed è quello che traspare nella pubblicità, ma l’obiettivo principale è l’evangelizzazione, cioè conquistare nuovi fedeli.

Stefano Grassino

Scusate ma io giudico una persona dai suoi sentimenti. Preferisco un credente onesto ad un ateo disonesto, tanto per cominciare. Secondo, è chiaro che se devo fare una donazione, la faccio all’uaar e non alla chiesa.
L’appartenere ad una associazione deriva dal fatto che credi difenda i tuoi diritti. Questa è una ricerca che, come ha detto Giuliano e sottilineato Tiziana, è una “ricerca del piffero”.

whichgood

Puo darsi, ma da questo studio emerge una cosa che non è scontata: “che in non credenti non sono affatto più egoisti dei credenti”. Ricordo che le autorità della Chiesa cattolica ribadiscono costantemente l’egoismo dell’ateo. Cito una frase: “senza Dio l’egoismo prevale sull’amore ” (indovina chi l’ha detto). Perdipiù l’aiuto brindato da un ateo è più autentico di quello di un cristiano, ricordiamoci che i cristiani hanno il dovere morale di fare la carità e aiutare il prossimo, a parte il fatto che si aspettano una ricompensa in paradisso per le loro azioni.

Francesco s.

La ricerca da un dato oggettivo, in che senso sarebbe “del piffero”, si è studiato un comportamento umano e lo si è descritto. Si devono solo fare ricerche utili nell’immediato? Molto spesso si fa ricerca per semplice curiosità.

Anche guardare pianeti distanti migliaia di anni luce che forse non potremo mai raggiungere qualcuno potrebbe cosiderare “ricerche del piffero”.

Una ricerca è del “piffero” se non condotta con criteri scientifici e con obiettivi non scientifici. Qualcuno si è fatto dare i dati e da quello ha dedotto la non correttezza dei risultati? C’è stata una commissione di studiosi che ha dichiarato che la ricerca non corretta? Solo allora si può dire che una lavoro è “del piffero”.

faber

Concordo con Francesco s. Tra i criteri per valutare una ricerca scientifica non rientra quello dell'”utilità”, ammesso che la si possa quantificare. Le domande da porsi sono altre: i gruppi sperimentali sono ben assortiti? L’analisi dei dati è stata condotta in maniera corretta? Le conclusioni sono coerenti con i risultati? I risultati riescono a rispondere all’ipotesi di partenza? Cosa potrebbe essere sfuggito ai reviewer?
Detto ciò, ci sono ricerche apparentemente “idiote e inutili” che altro non sono che una goccia nel mare. Ma ogni singola goccia è importante

Diocleziano

Questa ricerca non ha fatto altro che rilevare un comportamento
umano genericamente diffuso.
Ci si sarebbe aspettato che i cristiani, stante l’educazione (condizionamento)
ricevuta fin dall’infanzia, fossero stati PIÙ caritatevoli di altri, addirittura
in modo anomalo, perché solo un ‘pochino’ più caritatevole non giustifica
tanta boria*. Secondo me, questo è il dato importante che ne emerge.

*Non giustifica nemmeno tutti i soldi che ingurgitano.

giuseppe

Vomitevole.

Stefano Grassino scrive:

25 gennaio 2013 alle 10:56
Scusate ma io giudico una persona dai suoi sentimenti. Preferisco un credente onesto ad un ateo disonesto, tanto per cominciare. Secondo, è chiaro che se devo fare una donazione, la faccio all’uaar e non alla chiesa.
L’appartenere ad una associazione deriva dal fatto che credi difenda i tuoi diritti. Questa è una ricerca che, come ha detto Giuliano e sottilineato Tiziana, è una “ricerca del piffero”.

Per una volta sono d’accordo. Se dico io le stesse cose, apriti cielo.

gmd85

Ti devo riportare il commento che hai scritto sopra? Tu giudichi dai sentimenti? ma fammi il piacere.

gmd85

@Stefano Grassino

Posso concordare, ma qui, più che di associazione come ente giuridico, parliamo di gruppo e di status condiviso.

alessandro pendesini

E ‘utile sapere che dietro un discorso apparentemente altruista e generoso, si nascondono delle motivazioni pulsionali, un desiderio di dominio insoddisfatto, una ricerca di soddisfazioni narcisistiche, ecc ..Di questo un certo BXVI &C° ne sono un esempio lampante…..
Sono prudente di fronte ad azioni apparentemente “generose” e “disinteressate”. Se non sono motivate dalla ricerca di dominio, lo saranno per il benessere che forniscono alla persona che le svolge, o per essere conformi all’immagine ideale che egli ha di se stesso, nel contesto culturale in cui è cresciuto.
P.S. È tramite un processo di ricompensa condivisa (“entraide” in francese) che possiamo transitare dal livello individuale (egocentrico) a quello del benessere sociale che consiste nel fare il proprio interesse senza nuocere a quello degli altri, anzi, se possibile contribuire, e…. gioire (questa è la ricompensa) dei risultati a tendenze altruistiche soddisfacenti, rispettando ovviamente l’etica fondamentale.
Solo a questo livello possiamo vantarci di essere chiamati doppiamente “sapiens”….

Giorgio Pozzo

Temo anche io che questa ricerca sia una menata, ma per motivi differenti. Credo sia la versione “mozza” di una tipologia di test volta a stabilire non tanto la generosità della gente, quanto la propensione alla ricompensa o alla punizione. Nella versione di cui sapevo, il soggetto che riceve il “prestito” (non si tratta di donazione), deve poi decidere di restituirlo in qualche modo. Se non lo restituisce, rimane facoltà del soggetto “prestante” punirlo non prestandogli più nulla.

Il test, quello completo, prescinde da qualsiasi appartenenza a tribù, clan o religione, in quanto presuppone che l’intero gruppo (se ricordo bene sono più di due i soggetti) sia sotto esame. L’obiettivo, dimostrato dai risultati, è quello di valutare il meccanismo di ricompensa/punizione rispettivamente per chi sostiene il benessere del gruppo o chi pensa egoisticamente al proprio. Per inciso, esistono test analoghi per animali con un certo grado di socialità che danno tutti all’incirca gli stessi risultati, mostrando come un certo concetto di “morale di gruppo” abbia basi neurologiche.

(vedere libro di Patricia Churchland “Neurobiologia della morale”)

gmd85

Perfetto. Ho espresso anche dubbi sul contesto in cui la ricerca è stata svolta. Mi rifersico primariamente al contesto socio-culturale in cui l’appartenenza religiosa è sicuramente molto sentita, fattore questo che ha influenzato, secondo me, il risultato. per il resto, concordo con te.

Otzi

Sono d’accordo con quanto scrive Giorgio. E a proposito io cito anche il lavoro di Martin A. Novwak, Supercooperatori, Altruismo ed evoluzione, Codice Edizioni, che, forse, sui concetti di cooperazione e altruismo rappresenta il contributo più originale alla biologia contemporanea.

whichgood

Sarebbe interessante sapere quale scelta prevale quando i destinatari delle nostre donazioni compartono caratteristiche comuni e alcune dissimili come ad esempio la religione.
L’Italia è un buon laboratorio empirico, basta vedere che tutti gli schieramenti politici, a prescindere dall’ideologia, si mettono d’accordo al momento di dare privilegi e sussidi alla Chiesa, sia in modo diretto sia omertosamente.

Sandra

“Le comunità religiose, alla prova dei fatti, si comportano dunque in maniera più o meno tribale.”
Perfettamente d’accordo.

A proposito di confratelli:
“Una conferma della forza della Fratellanza tra gli immigrati sta nella notizia che l’Italia è il solo Paese occidentale in cui la maggioranza degli egiziani residenti abbia votato a favore della costituzione voluta da Morsi (1.165 hanno votato a favore e 1.039 contro).”

http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/inchiesta-italiana/2013/01/24/news/cos_crescono_i_fratelli_musulmani_dalle_moschee_ai_fruttivendoli-51199410/?inchiesta=%2Fit%2Frepubblica%2Frep%2Dit%2Finchiesta%2Ditaliana%2F2013%2F01%2F24%2Fnews%2Fitalia_l_onda_fondamentalista%2D51199128%2F

Giuliano

Negli anni del secondo conflitto mondiale molti prigionieri degli inglesi vennero portati in India dove spesso ai prigionieri, a piccoli gruppi, venivano aperti i cancelli del campo di concentramento perchè andassero a procurarsi del cibo. Nel caso in cui i prigionieri (anche italiani) fossero stati inseguiti dagli autoctoni perchè avevano ucciso e smembrato una vacca le guardie inglesi sparavano, per mera appartenenza continentale, agli indiani.
Gli esseri umani sono animali sociali. Come tali fanno gruppo, ben sapendo che la propria sopravvivenza è legata all’essere parte di una comunità. I criteri di tali legami, derivanti da un imprinting ancestrale, possono essere diversi: familiari, territoriali, ideologici, etc, ma anche solo per il colore della pelle.
Quindi gli inglesi sapevano benissimo, anche prima di questa ricerca del piffero, come stavano le cose.

Sandra

Quindi gli inglesi sapevano benissimo, anche prima di questa ricerca del piffero, come stavano le cose.

Vero. Ma lo sanno anche i preti. Togli il fattore di aggregazione sociale alle parrocchie, e di fatto vedrai sparire i cosiddetti “credenti”.
La Chiesa offre l’occasione sociale, in cambio di un po’ di volontariato o di offerte, e l’illusione di essere “generosi”, marcando il proprio territorio, qui e altrove.
I fedeli ci credono, o fanno finta, non si sa. Nessun fedele ha chiesto conto di cosa succede ai soldi che vengono mandati in Africa dopo che il missionario è venuto alla serata informativa, mostrando magari il pozzo. Di fatto in Africa sorgono seminari, dove i preti vengono formati: di questi investimenti nella realtà africana, il prossimo continente in espansione, i dettagli (di un altro patrimonio immobiliare) non si sanno. E non si vuole nemmeno sapere: perché le persone che frequentano la parrocchia evidentemente se ne servono, e la “generosità” è un alibi.

giuseppe

Ti daranno un premio per la tua analisi “sociologica”. Ma vai a vendere mele che ci fai più figura !

giuseppe

…con tutto il rispetto per i venditori di mele, che sono sicuramente migliori di te, avendo un buon senso della realtà.

Florenskij

Un esempio lampante. Su questo argomento avevo scritto una cinquantina di righe; poi ho pensato che avrei inflitto una ennesima rottura di… cosiddetti e allora un colpetto e cancellato tutto. Una vera opera di misericordia spirituale ( e anche corporale, data la natura solida dei “cosiddetti” ). Ma forse non basta il pentimento: mi si impone l’obbligo di espiare le tante, troppe rotture provocate nella mia carriera di troll ( con l’aggravante della gratuità ).

E poi dicono che non c’è più bontà!

Diocleziano

Flo,
anch’io laltr’ieri ho cancellato un pistolotto veramente polemico: vuoi dire
che anch’io sto diventando buono?
Che ne dici se cambiassi il nick in ”Garrone”? 😉

whichgood

Intende dire che si è solidarizzato con gli atei in quanto anche lei lo è diventato?

Giuseppe Corbo

Per me le religioni servono proprio a dividere le persone. Per me lo stato del Vaticano è uno stato a delinquere. Il problema che è ce le diciamo tra di noi queste cose. Vorrei sentirle dal prossimo presidente del consiglio. O.T.come faccio a condividere questo sito su facebook?

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