Voyager: la petizione Uaar innervosisce Giacobbo, che scivola nel falso

La scorsa settimana Roberto Giacobbo ha risposto nervosamente alla nostra petizione, che nel frattempo ha raggiunto e superato l’obbiettivo di 5.000 sottoscrizioni che ci eravamo prefissi. Tanto nervosamente da scivolare in affermazioni false.

Le dichiarazioni di Giacobbo

Il conduttore contesta in particolare la nostra affermazione sul basso indice di ascolto della trasmissione, segno che probabilmente non c’era molto altro da contestare. Mostra di essere soddisfatto dello share del 6,74%, dichiarando che “gli ascolti rientrano perfettamente nella media di RaiDue”. Giacobbo afferma tuttavia il falso. La media di RaiDue, che pure è in deciso calo, nel 2012 è stata dell’8,2% nell’arco giornaliero (fonte: Rai) e dell’8,41% in prime time (fonte: Tvblog). La media di Voyager, sempre nel 2012, è stata del 7,97% per la ventunesima serie, e del 6,51% per la ventiduesima (fonte: Wikipedia).

Tra l’altro, il nostro accenno alla media di ascolti era stato fatto en passant, perché a noi premeva più che altro sottolineare la pretesa di spacciare per divulgazione ciò che non lo è. Ma probabilmente per un vicedirettore di rete questo aspetto è secondario. La reazione di Giacobbo è dunque comprensibile e in un certo modo anche scontata: più che gli ascolti di Voyager, Giacobbo difende la sua carriera di vicedirettore di RaiDue (con delega alla “divulgazione”). Un vicedirettore che si è assunto l’onere di dare una parvenza di scientificità a ridicole storie di madonnine animate e di assassini inibiti dalle preghiere dei fedeli. Il tutto a scapito degli ascolti della tv pubblica, dell’autorevolezza del servizio pubblico e alla dignità dei telespettatori. Con la sua trasmissione, che come tutti i programmi di prima serata dovrebbe fungere da traino, sta contribuendo al declino apparentemente inesorabile della seconda rete, che ha raggiunto i suoi minimi storici quanto a credibilità e ascolti.

Il conduttore usa scorrettamente anche il numero dei “mi piace” su Facebook per attaccare la nostra associazione, definita “sparuta minoranza”, “ma questi chi sono?” Se non sa chi siamo si documenti, consulti il nostro sito. Per testimoniare la nostra seria tradizione di divulgazione scientifica. Ci limitiamo a citare i Darwin Day, che per prima l’Uaar ha importato in Italia. Tale sparuta minoranza ha comunque su Facebook un quarto dei suoi “mi piace”, e senza aver potuto usufruire per dieci anni di una presenza fissa su RaiDue.

Provando a volare un po’ più alto, ritenere che un’opinione sia falsa solo perché espressa da una sparuta minoranza è un errore argomentativo, che in psicologia cognitiva ha un nome: bandwagon effect (“effetto carrozzone”). Come noto, fino a pochi secoli fa pressoché tutta l’umanità credeva che la Terra fosse piatta. Suggeriamo a Giacobbo, invece di parlare di teschi di cristallo, di fare una bella puntata sui bias cognitivi, i modi secondo cui la gente tende a sbagliare ragionamento. Ne trarrebbe lui, in prima persona e come autore televisivo, grande giovamento.

novoyager

Caro Giacobbo, non abbiamo problemi ad ammettere di non essere assidui spettatori del suo programma: quelle sensazionaliste non sono certo le trasmissioni più adatte ai nostri palati, se non quando vogliamo farci quattro (amare) risate. Un’altra ce ne siamo fatta leggendo la sua smentita all’accusa di aver cavalcato la bufala Maya. A beneficio dei lettori, ci limitiamo a segnalare un articolo di Paolo Attivissimo pubblicato tre anni fa, che tra l’altro mostra anche quanto esteso possa essere stato e sia l’allarme procurato dai contenuti del suo programma. Ci fa piacere che in seguito Giacobbo abbia cambiato idea, ma l’ha fatto soprattutto sull’onda delle critiche ricevute, e comunque dopo aver lucrato sulla pubblicazione del suo libro intitolato, guarda caso, 2012. La fine del mondo?

Un libro che si apre dichiarando “Nel nostro viaggio ci rimarremo anche molto lontani da quella branca della ricerca dove la scienza non solo non entra ma è considerata a torto nemica, dove tutto è mistero o magia spesso al servizio di personaggi senza scrupoli e senza basi culturali”, per poi affermare qualche pagina dopo che “Di fatto, tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta del XX secolo, nell’atmosfera terrestre ha improvvisamente fatto la sua comparsa un numero sempre crescente di particelle di luce dette ‘fotoni’”. Chi è senza le basi culturali a disposizione di un qualunque liceale? Chi scrive libri in cui pretende di insegnare?

Quale “divulgazione” nel servizio pubblico

Ma soprattutto, chi è il responsabile di RaiDue per la “divulgazione”?  E anche Voyager si presenta esplicitamente come “programma di divulgazione”. Ora, a meno di non usare il termine nell’accezione legale (“divulgazione di notizie false e tendenziose”), e non pensiamo proprio che Giacobbo segua questa strada, con “divulgazione” crediamo si intenda l’altra accezione fornita dal vocabolario: “diffusione in forma accessibile a molti di nozioni scientifiche e culturali”. Il contratto di servizio della Rai la impegna peraltro a “stimolare l’interesse per la cultura e la creatività, l’educazione e l’attitudine mentale all’apprendimento e alla valutazione e sviluppare il senso critico dei telespettatori”. Due obbiettivi completamente mancati da Voyager.

Non si può pensare che per “servizio pubblico” si intenda la possibilità di dar voce (a maggior ragione se senza contraddittorio) a qualunque opinione. Questo è vero, e ha comunque dei limiti e delle regole, per l’informazione e la politica, che devono essere pluraliste e democratiche. Per la scienza no: parlano i fatti, gli esperimenti, le ricerche rigorose e falsificabili. Altrimenti sarebbe lecito anche dar per vera, magari anche in prime time, la piattezza della Terra. Proprio per l’alta funzione di servizio pubblico che dovrebbe svolgere la Rai, i programmi “di divulgazione” che trasmette devono essere scientificamente ineccepibili. È un’assoluta necessità educativa. Anche e soprattutto in prima serata.

Nessuno, qui, vuole censurare Voyager. Se si vuole continuare a trasmetterlo, si derubrichi il programma a mero intrattenimento, con tanto di relativo disclaimer ben visibile a tutti. Oppure, visto che Giacobbo continua a bramare nuove avventure, si trasferisca su una tv privata. Potrà fare concorrenza diretta a Mistero e lasciar finalmente libera la tv di tutti di trasmettere programmi di autentica divulgazione scientifica.

L’associazione

Questo articolo è stato pubblicato lunedì, 14 gennaio 2013 alle 9:59 e classificato in Generale, Notizie, UAAR. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.