I costi pubblici della scuola di tutti e quelli della scuola privata

Sono passati dodici anni dalla legge 62/2000, voluta dall’allora premier Massimo D’Alema e dal ministro dell’istruzione Luigi Berlinguer. Con quel provvedimento clericale, le scuole private – a maggioranza cattoliche – ottennero la parità scolastica ed entrarono a far parte di un unico sistema di “scuola pubblica”. E cominciarono immediatamente a spacciarsi per “scuola pubblica”, minimizzando il fatto che chi si iscrive deve aderire al loro “progetto educativo” (quasi sempre cattolicista) e occultando pressoché completamente la propria natura privata.

Di pubblico, nella loro attività, ci sono quasi soltanto i cospicui contributi che ricevono. Contributi che gravano su tutta la comunità, ma che sono destinati a finanziare progetti di parte. Ciononostante, con sempre maggior frequenza i sostenitori delle scuole private si lamentano che tali fondi non bastano, e che bisogna aumentarli. L’aumento che chiedono deve per di più essere consistente, perché l’amministrazione pubblica “ha tanto da risparmiare, finanziando le scuole cattoliche”. E diffondono inchieste che sosterrebbero tale tesi.

Ma è tutto oro quello che luccica?

Finanziare la scuola privata è un risparmio per l’amministrazione pubblica?

In prima fila a sostenere la tesi del risparmio c’è il movimento ecclesiale di Comunione e Liberazione. In Lombardia, dove negli ultimi vent’anni si è fatto regime, in nome della sussidiarietà ha applicato estesamente il “dogma” del sostegno economico alle scuole private. E proprio sul sito ciellino del Sussidiario, a febbraio, è stata quantificata in sei miliardi la somma che lo Stato risparmia ogni anno devolvendo circa seicento milioni alle scuole private. La stima era stata effettuata da Maria Grazia Colombo, presidente dell’Agesc (Associazione GEnitori Scuole Cattoliche), secondo la quale “lo Stato per ogni studente della scuola statale paga 5.200 euro l’anno contro i 530 euro per ogni studente della scuola paritaria”.

Tale stima saltava fuori proprio nel momento in cui il governo cominciava a minacciare (assai blandamente, come poi si è visto) di imporre l’Imu anche sugli immobili di proprietà ecclesiastica utilizzati per impartire l’istruzione cattolica a pagamento. L’Agesc però ci ha dato dentro, e il mese dopo diffondeva un dossier (prontamente enfatizzato dal sussidiato quotidiano dei vescovi Avvenire) con l’intento di confermare la veridicità delle affermazioni della sua presidente. Il dossier è stato poi aggiornato a ottobre, presentando un semplice riepilogo. Un altro dossier è stato a sua volta presentato a settembre dal sussidiato Messaggero di Sant’Antonio, come rilanciato dall’altrettanto sussidiato settimanale Tempi. Le basi di calcolo sono sempre diverse ma il totale si aggira sempre sui sei miliardi. Una cifra curiosamente simile ai Costi della Chiesa calcolati dall’Uaar.

A maggio era stato presentato su Avvenire un altro dossier ancora, questa volta circoscritto alla Regione Lombardia. Il risparmio – nel solo regno di Cielle – ammonterebbe a un miliardo e trecentomila euro. Il calcolo è stato effettuato da Giuseppe Colosio: “non un membro della Chiesa, ma il «rappresentante» del ministero dell’Istruzione in questo territorio da sempre motore del Paese”. Un rappresentante, scrive la voce dei vescovi con tono trionfalistico, che “sconfessa quanti accusano tali istituti di sottrarre risorse alla comunità civile”.

Un ragionamento sbagliato

In realtà Colosio, nominato direttore dell’ufficio scolastico dall’allora ministro dell’istruzione, la clericale Mariastella Gelmini, è tutto fuorché un uomo imparziale: insegna all’Università Cattolica e collabora attivamente con la Compagnia delle Opere. In poche parole, è solo l’ennesimo ingranaggio del kombinat clerico-imprenditoriale lombardo.

E tuttavia non è il fatto che le argomentazioni provengano soltanto da uomini di parte a inficiare la tesi del risparmio. Innanzitutto, la cifre presentate dal mondo cattolico sono incomplete, perché si limitano al solo contributo annuo statale, dimenticando quelli provenienti da altre amministrazioni pubbliche. Che, come ha mostrato l’Uaar nell’inchiesta I Costi della Chiesa, sono ingenti e superiori al contributo statale stesso: almeno ottocento milioni di euro. A questa cifra occorre poi aggiungere l’imposta sugli edifici delle scuole cattoliche che, com’è per l’appunto emerso quest’anno in seguito alle loro lamentele, gli enti ecclesiastici risolutamente non pagano: almeno altri duecento milioni. Abbiamo così una cifra inferiore di un miliardo, che si potrebbe ulteriormente ridurre se calcolassimo il risparmio che si otterebbe eliminando l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole statali: un altro miliardo e mezzo ogni anno.

Il vizio nel ragionamento cattolico sta tuttavia ancora più a monte. Perché se, per ipotesi, il contributo pubblico alle scuole paritarie cattoliche si riducesse a zero, il risparmio per lo Stato – calcolato come lo calcola il mondo cattolico – aumenterebbe ancor di più: di circa un miliardo e mezzo.

Non è infatti dimostrato che, qualora le amministrazioni pubbliche cessassero i loro munifici versamenti alle scuole paritarie cattoliche, i loro studenti tornerebbero in massa alle vere scuole pubbliche. In fin dei conti, quando alle scuole private non finiva un solo euro, tali scuole esistevano e sopravvivevano ugualmente grazie alla rette e agli sponsor privati, e da quando ci sono i contributi pubblici l’aumento degli studenti privati c’è sì stato, ma in misura limitata (+10% spalmato su sei anni) e senza intaccare il numero di studenti della scuole statali. I genitori che iscrivono i figli alle scuole cattoliche non lo fanno per ragioni di convenienza economica, viste le profumatissime rette che devono pagare (e che non risultano calate da quando esistono i sussidi pubblici), ma per preferenze educative, per avere un più rigido controllo, per garantire ai figli maggiori possibilità di promozione, per scelte legate al censo o al ceto sociale o per evitare che si “contaminino” con le idee che circolano in scuole ben più pluraliste.

Non solo: ammesso e non concesso che tali studenti tornino in massa alle vere scuole pubbliche, l’impatto sarebbe minimo. Perché gran parte dei costi pubblici sono fissi (stipendi degli insegnanti e mantenimento degli edifici) e non variabili. Qualche studente in più ripartito razionalmente non farebbe aumentare in maniera significativa i costi. Si tratta di semplici economie di scala, e la “scala” adeguata per ottenere tali economie ce l’ha soltanto la scuola statale.

Come si vede, la tesi cattolica si riduce a un concetto molto semplice: se lo Stato non investe nella scuola, risparmia. Elementare, Watson. Otterrebbe lo stesso esternalizzando tutti gli uffici pubblici in Albania, o eliminando del tutto i trasporti pubblici: tanto esistono le auto private, no? Soltanto cancellando la scuola pubblica il ragionamento tutto economicista del mondo cattolico fila. E sarebbe perfettamente coerente dal punto di vista dottrinale: era esattamente quanto voleva anche il beato Pio IX, contrario all'”istruzzione” (con due zeta), la cui obbligatorietà definiva “un flagello”.

Sostenere tesi del genere è ovviamente lecito, e i cattolici non sono gli unici a farlo: in prima fila vi sono infatti gli ultra-liberisti. I cattolici sono ultra-liberisti?

paritaria

Contro la scuola privata anche molte ragioni non economiche

Curioso che ad argomentare in modo così “materiale” siano proprio i sostenitori del primato “spirituale”. Se non esistessero gli ospedali pubblici, non tutti potrebbero accedere ai servizi sanitari (come per esempio le interruzioni volontarie di gravidanza). Le discriminazioni aumenterebbero, anziché ridursi. Se ciò non accade, è proprio perché la nostra è (ancora) una democrazia. Un sistema che in Europa solo lo Stato della Città del Vaticano, che concentra tutto il potere nelle mani di una sola persona, rifiuta esplicitamente di applicare.

Lo strano argomentare cattolico non finisce qui. La Chiesa  rivendica il valore coesivo della religione, ma non si premura di spiegare quale coesione vi sarebbe in un sistema scolastico diviso in tante comunità quante sono le confessioni religiose. Si avrebbe sicuramente una coesione (forzosa) all’interno di tali ghetti identitari, ma la società esterna, più che un gruppo coeso, ricorderebbe il Libano.

La Chiesa rivendica peraltro anche il diritto alla libertà religiosa. Lo fa senza sosta, ma viene spesso il sospetto che pensi esclusivamente alla propria, di libertà. Cosa fare in quei Comuni dove, “grazie” all’applicazione del principio di sussidiarietà, l’unica scuola disponibile è una paritaria caratterizzata da un progetto educativo esplicitamente cattolico? Dove finisce, in questi casi — che, in piccoli paesi,  sono già adesso realtà — la libertà di coscienza e il tanto sbandierato diritto dei genitori all’educazione dei propri figli?

Non sono, queste, le uniche sostanziali assenze nel discorso cattolico. Un silenzio tombale è per esempio riservato alla qualità dell’insegnamento. Eppure tutti gli studi effettuati, siano essi opera di organismi internazionali (l’Ocse), realtà indipendenti (la Fondazione Agnelli) o lo stesso ministero dell’istruzione, sono convergenti: la qualità dell’insegnamento privato è scarsa, assai più scarsa di quella impartita nella scuola di tutti.

Le cause di questo spread qualitativo sono del resto note. Gli insegnanti delle scuole private sono sottopagati: anche perché viene fatta loro tintinnare, in contropartita, l’acquisizione di un punteggio utile a scalare le graduatorie pubbliche. Secondo l’Istat, una fetta consistente di tali docenti lavora in nero. Molti non hanno neppure l’abilitazione prevista dalla legge, e non sono addirittura mancate le segnalazioni circa l’utilizzo di obiettori di coscienza.

È noto inoltre come le scuole private siano spesso la soluzione di ripiego per gli studenti bocciati in quelle statali, e le classifiche dei “diplomifici” (cfr. Corriere della Sera e Messaggero) confermano come le scuole cattoliche siano “ripieghi” assai seguiti. Difficile in ogni caso non essere generosi verso clienti chi pagano rette da capogiro: non stupiscono percentuali del 100% di promossi, come al liceo privato di cui è preside la fervente cattolica Elena Ugolini, nominata sottosegretario all’Istruzione dal premier Monti.

La mancanza di inclusività della scuola privata è infine confermata anche dai numerosi esempi di diniego di accesso ai disabili, come hanno mostrato le inchieste delle Iene o, per restare sull’attuale, il caso della bambina di due anni cacciata perché sorda. Né va meglio con bambini e ragazzi stranieri, la cui presenza nella scuola paritaria è minoritaria.

La scuola di tutti ha molti limiti, ma continua a essere la scelta migliore

Sia chiaro: non stiamo difendendo gli sprechi presenti nel sistema statale. Che persistono nonostante gli interventi degli ultimi anni, forse perché si è preferito tagliare con l’accetta la didattica, anziché eliminare burocrazie e inefficienze. Tuttavia, come abbiamo mostrato, spostare fondi dalla scuola di tutti a quella privata costituisce uno spreco assai maggiore. Nonostante decenni di ministri clericali abbiano fatto di tutto per picconare l’istruzione pubblica, e nonostante i partiti (Pd in testa) sostengano ormai “tutti insieme appassionatamente” la scuola privata cattolica, quest’ultima è ancora molto lontana dal rappresentare la migliore soluzione per la maggioranza dei cittadini.

Le scuole private non potranno mai, per definizione, essere la scuola di tutti. Rappresenteranno invece sempre progetti educativi di parte: la cui esistenza è garantita dalla Costituzione, purché “senza oneri per lo Stato”. I cittadini che lo vogliono sono liberi di destinare soldi a istituti meno competitivi di quelli statali. Ma non chiedano soldi alle tasche, sempre più vuote, di tutti gli altri.

L’associazione

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92 commenti

Fabio Milito Pagliara

Ottimo articolo che condivido al 100%. Bisogna finire di fare interessi privati con soldi pubblici.

Vittorio

“Bisogna finire di fare interessi privati con soldi pubblici”.
Perfettamente d’accordo, Fabio. Hai però mai visto un tacchino correre spontaneamente verso il macello? E poi, questo genere di attività sembra essere piuttosto diffuso, non ti risulta? :-(

FSMosconi

Molto strano poi sentir parlare di libero mercato da chi poi sostiene gruppi che come CL e l’Opus Dei tendono a fare un’autentico sistema autocratico a solo uso e consumo interno.

Un po’ come sentir parlare Marcinkus di trasparenza.

Federico Tonizzo

La chiesa cattolica è principalmente un ente a scopo di lucro.
Non gliene importa un fico secco di “faccende spirituali” se non come esca per catturare fedeli da spennare in tutti i modi possibili: dall’ otto per mille, alla questua, all circuizione di vecchietti incapaci di intendere per far loro lasciare in testamento alla “chiesa” i loro patrimoni (è noto che la “chiesa” già possiede il 20-25% del patrimonio immobiliare italiano)…
Per questo la “chiesa” non disdegna di fregare un sacco di soldi pubblici con tutte le scuse e tutti i metodi possibili, non disdegna di avere nell’ Istituto Opere di Religione un paradiso fiscale in cui malavitosi vari, inclusi politici corrotti, possono “lavare” o nascondere i loro soldi…
La “chiesa” è un mostro che più si ingrassa, più diventa vorace. Col criminale beneplacito della corrotta classe politica italiana, che regala i nostri sudati soldi alla “chiesa”.

Vittorio

Dimostrazione ineccepibile del detto famoso “Piove sempre sul bagnato…”

stefano

nel momento in cui la politica italiana va americanizzandosi totalmente tanto che persino i partiti cambiano nome per somigliare a quelli Usa vedi il pd che da partito comunista si è involuto passando da un acronimo ad un altro in un non senso dal nome accattivante – partito democratico – ma praticamente identico all’antagonista pdl di cui condivide non solo le prime due lettere ma anche il 95×100 del programma elettorale :) anche la scuola e la sanità, un tempo “pubbliche”, stanno trasformandosi in qualcosa che somiglia molto alle loro omonime americane, da sempre private a pagamento con la conseguente esclusione della maggior parte della popolazione tagliata fuori perchè non in grado di pagarsi un’assicurazione privata che garantirebbe istruzione e salute.
pensateci.
vaticalia non solo va verso lo sfascio economico ma nel breve volgere di pochi lustri noi vaticaliani non avremo più neanche il diritto ad un letto in ospedale se un’assicurazione non si degnerà di coprire almeno le spese di degenza.
questa è la verità amara, altro che ripresa economica e laicità.

stefano

dimenticavo, è allucinante il modo in cui il governo tecnico dei cattoprofessori ha trattato la scuola pubblica che dovrebbe formare la futura classe dirigente.

G.B.

“E co­min­cia­ro­no im­me­dia­ta­men­te a spac­ciar­si per “scuola pub­bli­ca”, mi­ni­miz­zan­do il fatto che chi si iscri­ve deve ade­ri­re al loro “pro­get­to edu­ca­ti­vo” (quasi sempre cat­to­li­ci­sta) e oc­cul­tan­do pres­so­ché com­ple­ta­men­te la pro­pria natura pri­va­ta.”
Qualcosa di simile c’è anche nella scuola statale, dove i genitori all’inizio dell’anno scolastico firmano un “patto educativo di corresponsabiltà”, che per ora prevede, per quanto ne so, solo alcune regole di elementare buon senso, ma chissà in futuro…
La cosa più grave della parità scolastica è proprio l’aver parzialmente privatizzato anche la scuola statale, e quello che ho fatto è solo un esempio.

G.B.

Un altro esempio potrebbero essere i progetti finanziati da privati, e quindi rispondenti a interessi di parte, o lo stesso POF (piano per l’offerta formativa) che in alcuni casi può essere ideologicamente orientato e limitare la libertà degli insegnanti ben oltre il rispetto della Costituzione e degli ordinamenti nazionali della scuola

giulio

D’accordo al 95%.
Il punto che mi lascia perplesso è dove dice che ammesso e non concesso che senza soldi pubblici gli studenti delle scuole private tornino tutti alla scuola pubblica, lo stato non spenderebbe nulla in più perché i costi sono tutti fissi.
Nell’ipotesi (per altro irrealistica) che tornassero tutti alle scuole pubbliche, lo Stato non dovrebbe assumere altri insegnanti e costruire nuove scuole?

Federico Tonizzo

Anche ammesso che “lo Stato dovrebbe assumere altri insegnanti e costruire nuove scuole”, ne guadagnerebbe moltissimo la qualità dell’insegnamento, che è il miglior investimento per il futuro del Paese. E ne guadagnerebbero ovviamente gli alunni stessi, che imparerebbero di più e mediamente uscirebbero con una mentalità più aperta, interessata a più argomenti e più matura. Direi quindi che, anche se ci fosse un po’ più di spesa (ma non credo che ci sarebbe, considerando i contribiti pubblici alle scuole private e le rette pagate dai genitori), il ricavo in termini di cultura e maturità varrebbe più della spesa in più.

Roberto Grendene

non c’è scritto che lo stato “non spenderebbe più nulla”, ma che i conti sbandierati dai cattolicisti sono fasulli
in particolare, si dice che tagliando i costi dell’IRC (1500 milioni), dei finanziamenti alle scuole private da parte di stato (500 milioni) e delle amministrazioni locali (800 milioni), si risparmierebbero 2,8 miliardi (che potrebbero essere investiti nella vera scuola pubblica)

Federico Tonizzo

@ Roberto Grendene
Certo, ma volevo mostrare a Giulio che ci si guadagnerebbe anche se ipoteticamente “ci fossero” (ma concordo sul fatto che in realtà non ci sarebbero) delle spese pubbliche in più.
Peraltro, non è questione di spesa in più o spesa in meno: la pubblica istruzione è un dovere dello Stato e basta. Ma lo Stato, in questo eticamente ed economicamente miserabile “stato” in cui è stato ridotto, non ha più la volontà politica di mantener fede a questo suo impegno civile, e quindi è uno Stato non solo incivile ma anche criminale: coloro che “concedono in sussidiarietà (e pure pubblicamente finanziata!) alla chiesa” l’istruzione dei giovani andrebbero messi in galera in una cella stretta in compagnia di un chierico grasso.

G.B.

Quello che costa, in concreto, non è il singolo studente, ma una classe. Se tutti gli studenti delle scuole private passassero alla scuola statale, stanti gli attuali criteri di formazione delle classi, avremmo certamente delle classi in più delle attuali, ma l’aumento sarebbe inferiore al numero di classi corrispondenti nelle scuole private, in quanto molti allievi sarebbero distribuiti fra le classi che già ci sono, che diventerebbero un po’ più numerose, senza per questo richiedere aumento del personale. Pertanto la cifra indicata dai clericali va certamente ridotta.

Beatrice

Uno dei vantaggi non secondari di una scuola pubblica è la mescolanza delle culture degli insegnanti, in particolare nelle scuole superiori. Pur seguendo i programmi di storia, lettteratura, e filosofia, gli insegnati possono avere diversi approcci, e questo, se in giusta dose, è uno stimolo per gli allievi.
Non vorrei una scuola dove tutti gli insegnanti sono verdi, grigi, oppure rossi. Una scuola pubblica dove gli insegnanti vengono scelti per la loro qualità, ma in seguito a vincoli di non-discriminazione e di eguali possibilità, c’è anche un po’ di verde, un po’ di grigio, e un po’ di rosso, fornisce agli allievi una migliore prospettiva.
Dubito che una scuola di tipo religioso fornisca questi strumenti. In teoria una scuola privata (promossa da industrie, dai sindacati, da minoranze linguistiche, …) potrebbe. Il punto critico non è la privatezza della scuola.
I punti critici sono altri:
1. Un bilancio pubblico non deve dare soldi ad un privato e poi non supervisionare cose ne fa: cattiva esecuzione di bilancio pubblico (Esecuzione indiretta di bilancio pubblico).
2. Una scuola privata potrebbe esse di parte, ma se lo fa imbroglia gli allievi, e se ci fosse un mercato trasparente gli allievi farebbero circolare l’informazione e la scarterebbero.
3. Se la ragione della scuola è sottrarre gli allievi ad un’atmosfera critica, è chiaro che la discriminazione fra insegnanti è voluta e non casuale. In questo caso i bilanci pubblici non devono contribuire alle spese né della scuola né degli allievi.

Federico Tonizzo

Come non concordare? Tranne su “In teoria una scuola privata (promossa da industrie, dai sindacati, da minoranze linguistiche, …) potrebbe.”
Le industrie potrebbero aver interesse a limitare l’orizzonte culturale, e quindi mentale, degli studenti all’ambito delle discipline di interesse di quell’azienda.
I sindacati potrebbero troppo privilegiare la storia, la filosofia e il diritto a scapito delle lingue italiana e straniera e delle scienze naturali.
Le minoranze linguistiche sono spesso minoranze anche culturali e religiose, e ci ricaschiamo.
Quindi concordo su tutto quello che dici, ma difendo la sola scuola pubblica statale. Gestita con onestà, s’intende,

Vittorio

Il sacerdote che insegna in una scuola paritaria – e quindi pagato anche con soldi statali – riceve pure il compenso legato al meccanismo dell’ottoxmille? Qualcuno sa rispondere? Sarebbe un ottimo esempio di cumulo di redditi!! Una novità in ogni caso, vero?

Roberto Grendene

la retribuzione dei sacerdoti tramite l’8×1000 la decide la CEI
quindi potrebbe certamente cumulare i redditi

ma almeno se insegna in una scuola privata paritaria buona parte dei soldi della paga da insegnante arriverebbero dalle rette che pagano le famiglie che vogliono iscrivere i figli alla “scuola-parrocchia”
pensa invece ai preti pagati dalle ASL per fare “assistenza religiosa” negli ospedali: prendono lo stipendio da infermiere, e hanno ufficio / appartamento e cappella cattolica pagate interamente con i soldi pubblici che potrebbero essere usati per avere una sanità migliore

pastore tedesco

Non per difendere quei “personaggi” ma mi pare che non riceverebbero un doppio stipendio. Poi possono fare quello che vogliono con i nostri soldi, purtroppo. Attraverso una vecchia ultimissima trovai una tabella su un sito ufficiale della chiesa cattolica, in cui era spiegato, che a seconda dell’attività svolta dal sacerdote gli spettava uno stipendio in base a dei coefficienti precisi. Si partiva dai circa 800 € netti di un fresco parroco appena nominato, a salire fino a cifre che sfioravano i 2.000 €, il tutto per 12 mensilità.

Roberto Grendene

@ pastore
è la CEI decide quanto dare pagare i suoi ministri di culto, attingendo dai fondi pubblici dell’8×1000
è certo che la scuola o l’ospedale o il carcere retribuiscono l’eventuale sacerdote che, su indicazione del vescovo, insegna RC oppure fa l’ “assistente religioso”

Può darsi che in presenza di altri soldi pubblici che arrivano al ministro di culto attraverso il sussidiarismo clericale di stato la CEI gli riduca la paga che normalmente gli darebbe con l’8×1000. Come può darsi di no.

ah, alla paga “base” da ministro di culto ci sono da aggiungere le “offerte” (esentasse) per servizi religiosi specifici: messe, funerali, matrimoni, benedizioni casa per casa, ecc.
ricordo ad esempio che mia mamma infilava sempre 10.000 lire in tasca al prete quando veniva a fare la benedizione primaverile, e che quando faceva “dir messa” per qualche parente defunto scattava l’offerta secondo una sorta di ufficioso tariffario

Alberto Reale

E aggiungo una cosa. Credo sia un fenomeno tutto italiano (o comunque peculiare specialmente da noi) quello di una scuola privata qualitativamente così scarsa. Come dice la professoressa Hack nel suo libro Libera Scienza in Libero Stato, la scuola privata dovrebbe nascere quando quella pubblica è in qualche modo mancante, e dovrebbe comunque rappresentare quell’eccellenza formativa che la scuola pubblica, talvolta, per impedimenti oggettivi, non può garantire agli studenti. E così funziona nel mondo, in genere. Basta pensare agli USA, dove se non frequenti un istituto privato, vieni tagliato via da un sacco di opportunità. In Italia invece il mondo gira al contrario: la scuola privata riesce a fare persino peggio di quella pubblica, rappresentando non l’eccellenza ma la mediocrità all’insegna del criterio “se paghi, tuo figlio viene promosso”. Però è paritaria, perché studiare per un diploma o pagare per un diploma è lo stesso. E lo sappiamo tutti che è così: me ne accorgo pure direttamente, essendo io un insegnante privato.

Federico Tonizzo

Quindi preferiresti insegnare in una scuola statale…

francesco S.

Comunque neanche quello che succede negli States dove “se non frequenti un istituto privato, vieni tagliato via da un sacco di opportunità” è una cosa buona.

Se proprio dobbiamo copiare dagli altri copiamone i Pregi e non i Difetti. Che i privati si facciano le loro scuole ma lo Stato finanzi solo quella pubblica statale.

Alberto Reale

@Federico Tonizzo

Certo che sì. Meglio di una scuola in cui sei indotto a regalare i voti per non far scappare i genitori abbienti.

@francesco S.

Sono d’accordo, non era mia intenzione elogiare il sistema scolastico americano in sé. Era solo un modo per portare l’esempio di un sistema in cui la distinzione tra pubblico e privato c’è (nettamente) ma in modo fisiologico, e non al contrario, come in Italia.

Fri

“Comunque neanche quello che succede negli States dove “se non frequenti un istituto privato, vieni tagliato via da un sacco di opportunità” è una cosa buona.”

Non e’ del tutto vero. Negli Stati Uniti le scuole pubbliche vengono pagate con tasse locali, di solito comunali per cui capita di avere scuole pubbliche eccellenti in quelle cittadine o quei quartieri dove i residenti pagano (possono permettersi di pagare) tasse elevate. Conosco gente che ha cambiato casa per andare a vivere in una zona con una buona scuola pubblica in cui mandare i figli. Purtroppo la distribuzione della ricchezza negli Stati Uniti e’ molto diseguale per cui a fronte di questi esempi (che non sono poi cosi rari), c’e’ un’infinita’ di scuole pubbliche infime.
Da notare inoltre che negli Stati Uniti le scuole private non prendono un centesimo dalle tasse statali o federali.

andrea pessarelli

“La Chiesa rivendica peraltro anche il diritto alla libertà religiosa”
l’aver passato secoli a bruciare eretici non depone certo a favore della sincerità di tale rivendicazione

Roberto Grendene

Tristemente attuale:

«La politica scolastica del partito clericale non può essere in Italia che una sola: deprimere la scuola pubblica, non far nulla per migliorarla e più largamente dotarla; favorire le scuole private confessionali con sussidi pubblici, e con sedi d’esami, con pareggiamenti; rafforzata a poco a poco la scuola privata confessionale e disorganizzata la scuola pubblica, sopprimere
al momento opportuno questa e presentare come unica salvatrice della gioventù quella.
Programma terribilmente pericoloso perchè non richiede nessuno sforzo di lotta attenta ed attiva ma solo di una tranquilla e costante inerzia, troppo comoda per i nostri burocrati e per i nostri politicanti, troppo facile per l’oligarchia opportunista che ci sgoverna».

Gaetano Salvemini, Che cosa è la laicità (1907), Scritti sulla scuola, p. 891

Federico Tonizzo

Appunto: se non si reagisce in fretta, con un attacco aperto, diretto e fortissimo alle invasioni subdole e striscianti della chiesa, cioè mediante una mobilitazione della popolazione intera affinchè questa cacci in mare tutti i politici filoclericali e tutti i vescovi e i cardinali, ci ritroveremo spacciati mentre stiamo a guardare e a lamentarci…
Ricordiamo che anche verso i primi 3 secoli e.v. accadde la stessa cosa: anche allora i capi dei cosiddetti “cristiani” presero il potere in maniera strisciante, prendendo di fatto il posto di quelli che erano i burocrati romani, e, quando il potere ce l’ebbero improvvisamente saldamente in mano, iniziarono a convertire con la spada coloro che ancora “cristiani” non erano.
Sono i politici che ci stanno inserendo passo passo nelle fauci della chiesa: quindi la cosa migliore è liberarsi contemporaneamente di entrambe tali funeste entità.

dario colombera

Vorrei osservare soltanto che:
1, la scuola pubblica ha i programmi di una suola cattolica.
2, ci sono tutte le informazioni possibili, per dimostrare che la chies cattolica è un’Istituzione che non ama la vita, la verità e la scienza, criminale in termini in sociali e disumana in termini esistenziali.
Il problema vero è quello di non tollerare oltre una potenza economica e culturale criminale come quello della c.c. .
Amen

watchdogs

ottima inchiesta che sottoscrivo in pieno. e rifletto amaramente sul fatto che certa gente è contro gli aborti anche terapeutici, ma poi esclude dalla vita sociale chi nasce con disabilità. ha ragione corrado guzzanti quando fa dire al suo personaggio padre pizarro: “noi siamo per la vita dal concepimento alla nascita”

spapicchio

L’interesse clericale è quello di indebolire lo stato italiano e certamente educando i giovani e le loro famiglie al disprezzo delle istituzioni pubbliche, insegnando che le scuole private cattoliche intatno non sono proprio private ma statali del Vaticano oltre che più affidabili e “di qualità” ma finanziate dall’Italia che ne riconosce il ruolo paritario se non superiore anche moralmente per l’indirizzo più elevato, l’orientamento confessionale, la tradizione, eccetera.

A questa linea ideologica si aggiunge la piega confessionale della politica attuata dalla partitocrazia cattolica di regime, che elargisce fondi pubblici alla CCAR – CEI ed al contempo tagliando i finanziamenti alle scuole pubbliche ed alle università statali, le quali sono già in buona parte controllate dalle corporazioni e dai partiti ed organizzazioni cattoliche, per favorire sempre il cattolicesimo romano e gravare solo sulle tasse degli italiani, con la violazione del dettato costituzionale che non ammette oneri per lo stato nel riconoscimento delle scuole private e confessionali amministrate dalla CCAR.

Mancando l’istanza civica ed essensdo i valori democratici deficitari, non pare proprio che ci siano vie di uscita, anche perché i clericali non vorranno mai recedere dalle loro posizioni di vantaggio e privilegio assoluto acquisite in questi ultimi anni, pur con gli scandali confessionali della CCAR e la corruzione dimostrata dai precedenti governi a guida cattolica – vaticana.

L’unico soggetto che ci perde in questo gioco è lo stato italiano ossia i cittadini che pagano e ci rimettono anche in istruzione.

Federico Tonizzo

In altre parole, la chiesa cattolica è un cancro che metastatizza dappertutto e ucciderà (mentalmente e finanziarimante) il suo ospitante=preda, incamerandosene i beni materiali.

spapicchio

Per i clericali e le famiglie cattoliche il cancro dello stato italiano è un bene, che dimostra come i credenti religiosi della CCAR CEI abbiano ragione: una prova teologica della bontà della fede cattolica rispetto al male dello stato laico non confessionale, della Democrazia e della Repubblica Costituzionale Italiana.

La partitocrazia cattolica naturalmente sta dalla loro parte, per prendere voti dell’elettorato cattolico e assicurarsi il potere politico sui cittadini: se uno vuol servire la CCAR la segua, perché “Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; ma se muore, produce molto frutto” e quindi se l’Italia e lo stato italiano muore, non rimane solo: produrrà molto frutto per la CCAR – SPQR – stato del Vaticano.

E così viene infine confermato e dimostrato l’insegnamento di Gesù: il sacrificio dello stato italiano a favore e beneficio della CCAR – CEI – Stato del Vaticano.

“Se uno vuol servire la CCAR – CEI – CL – CdO li segua…”

MASSIMO

Esatto. E’ ciò che avviene in natura con il fenomeno del parassitismo.
In questo caso la cosa è ancora peggiore perchè l’organismo ospitante vuole il parassita.

Federico Tonizzo

@ MASSIMO e spapicchio
La strada maestra per risolvere tutto è INFORMARE CAPILLARMENTE la popolazione su tutte le malefatte della chiesa negli scorsi due millenni e su tutte quelle attuali, in modo da svuotare sia le chiese sia le scuole cattoliche.
A quel punto, vorrei vedere quale politicastro oserebbe fare delle leggi filoclericali, sapendo che queste sfavorirebbero la sua eventuale rielezione.

Agnos XVI

Costituzione italiana, dall’Art. 33
“Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato….La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedano la parità deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.”

A me sembra che l’articolo sia chiarissimo nello stabilire che le scuole private non devono comportare oneri per lo Stato.
Poichè vengono invece finanziate, vuol dire che l’articolo è stato in qualche modo aggirato; mi sembra di ricordare (ma non ne sono sicuro) di aver sentito Giuliano Amato dire che l’aggiramento era stato consentito da una interpretazione (che a un giurista poteva provocare un orgasmo) e consisteva nel dire che sì, l’istituzione delle scuole ed istituti di educazione era senza oneri, ma per il normale funzionamento invece i finanziamenti sono possibili.
Stanno veramente così le cose o il superamento dell’art. 33 della Costituzione è stato operato diversamente?
Mi sembra di ricordare che persino la DC non si era mai azzardata a finanziare la scuola cattolica (a meno di sotterfugi che non conosco).
Se le cose non stanno così mi piacerebbe sapere come è stata superata la Costituzione.
Se invece le cose stanno nei termini visti sopra, è possibile qualche intervento legale (assicurandosi che non sia controproducente)?
Se infatti è solo un’interpretazione, le cose possono cambiare più facilmente; in effetti mi sembra che esistano addirittura diverse proposte di modifica costituzionale – una presentata dalla Mussolini – che prevedono l’abrogazione dell’art.33.

Federico Tonizzo

“proposte di modifica costituzionale – una presentata dalla Mussolini – che prevedono l’abrogazione dell’art.33.”
Mah? Da questo documento http://www.governo.it/Presidenza/USRI/confessioni/doc/Tabelle20121110.pdf non si direbbe, a meno che la cosa risalga a prima del 2008…
Hai qualche altra fonte che non ho trovato?

Comunque sì, gli autori di quell’eventuale truffaldina, arbitraria e (nello “spirito” della costituzione) ABERRANTE interpretazione di cui parli andrebbero segnalati all’opinione pubblica almeno per una intensa e lunghissima “gogna mediatica”; e occorrerebbe modificare subito l’articolo 33 dicendo esplicitamente che non ci devono essere oneri per lo stato nemmeno per il “funzionamento” delle scuole private.

Agnos XVI

Mi sembrava di averlo letto da qualche parte; comunque cercando con google ho trovato questo, che non è l’abrogazione dell’articolo 33, ma è quello che ricordavo io (mi dispiace se mi sono espresso male); in questa proposta la Mussolini non c’entra.
http://www.camera.it/camera/browse/995?sezione=documenti&tipoDoc=lavori_testo_pdl&idLegislatura=16&codice=16PDL0002420&back_to=http://www.camera.it/126?tab=2-e-leg=16-e-idDocumento=620&sede=&tipo=

Volontè ha presentato questa proposta
http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/stampati/pdf/16PDL0000250.pdf

Per quanto riguarda la Mussolini, probabilmente mi sono sbagliato ricordando questa sua proposta di modifica costituzionale:
http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/stampati/pdf/16PDL0025660.pdf
o questa, sull’articolo 33,che si potrebbe leggere come il tentativo di dirottare verso le organizzazioni ecclesiastiche i soldi che vanno allo sport (visti i firmatari, penso che sia un timore legittimo:
http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/schedela/apriTelecomando_wai.asp?codice=16PDL0022790

dario

semmai il motivo per cui si va nelle scuole paritarie è nei paesi di provincia in cui nella scuola pubblica ci sono le classi buone e quelle di delinquenti e se non hai raccomandazioni ti tocca pagare e andare nelle cattoliche che almeno fanno la media.

paniscus

Per favore, definire meglio dove situeresti la sfumatura tra “classi buone e classi di delinquenti” e “classi di benestanti perbene e classi aperte a tutti”.

Perché in realtà, in moltissimi casi, la vera aspirazione è solo quella: inserire il proprio figlio in un giardinetto riservato e protetto, in cui venga a contatto solo con persone del proprio stesso ambiente sociale, della propria stessa mentalità familiare, della propria stessa religione e delle proprie stesse abitudini, e tenerlo lontano da qualsiasi forma di pluralismo e di confronto con le differenze.

Con classi del genere, inoltre, è abbastanza frequente che si riesca a procedere più speditamente e con più soddisfazione (perché più o meno tutti gli alunni partono da un livello omogeneo, e non ci sono da sostenere casi difficili o da far recuperare carenze individuali gravi, e non c’è da mettersi in gioco adeguandosi a linguaggi diversi), e quindi si fanno la fama di “classi migliori” dove si impara di più, ma si fa anche più fatica perché c’è da studiare di più. Il che, oltre a tenere lontane le famiglie più modeste sul piano culturale, che non hanno la finezza di fare questi ragionamenti, scoraggia dall’iscrizione anche le famiglie di tutti quelli che hanno dei problemi pur senza nessuna colpa individuale. Per cui, non solo nella classe “buona” si sta sicuri di non trovarci il figlio del muratore marocchino, della badante georgiana, o la bambina del campo rom, ma si sta sicuri di non trovarci nemmeno il disabile, il dislessico grave, o qualunque altra forma di “imperfezione” che perturbi l’omogeneità della classe. E il mito della “classe buona” si autopropaga, per forza…

Poi, per giustificare la cosa, si fa appello alla preoccupazione per le compagnie malfamate, per il bullismo e per il degrado, ma nella maggior parte dei casi questa preoccupazione è del tutto sovradimensionata…

…e quindi, per convincersi di aver ragione, viene bollata come “classe di delinquenti” una qualsiasi classe che si limiti a non fare particolari selezioni e accettare un po’ di tutto, da quello che è strano perché marocchino, a quello che è strano perché è disabile, a quello che è strano perché non vuole fare religione :)

Lisa

francesco S.

Comunque fino a quando sono andato a scuola esisteva l’insegnante di sostegno che ovviava a gran parte delle cose che hai detto permettendo di andare speditamente al resto della classe e di aiutare l’alunno con difficoltà, ora non so (questa era la situazione fino al 2006).

giuseppe

Ma con tutte le menate intellettuali che vi autoprocurate raggiungete anche l’orgasmo?

FSMosconi

Sempre solito ai discorsi profondi ed ai ragionamenti più che esatti, eh… !?

nightshade90

@giusy
tu invece devi aspettare sempre che sia il prete di turno a procurartelo?

Murdega

che vi autoprocurate raggiungete anche l’orgasmo?
No perchè è peccato
2352 Per masturbazione si deve intendere l’eccitazione volontaria degli organi genitali, al fine di trarne un piacere venereo. « Sia il Magistero della Chiesa – nella linea di una tradizione costante – sia il senso morale dei fedeli hanno affermato senza esitazione che la masturbazione è un atto intrinsecamente e gravemente disordinato ». « Qualunque ne sia il motivo, l’uso deliberato della facoltà sessuale al di fuori dei rapporti coniugali normali contraddice essenzialmente la sua finalità ». Il godimento sessuale vi è ricercato al di fuori della « relazione sessuale richiesta dall’ordine morale, quella che realizza, in un contesto di vero amore, l’integro senso della mutua donazione e della procreazione umana ». 236.

San Giovese

@giuseppe:
non ringrazi più?
credevo che questo genere di rendiconto ti piacesse…..

😉

giuseppe

Effettivamente debbo ringraziare Murdega per la puntuale precisazione: chi ha gli organi sessuali posizionati diversamente, si procura piacere trastullandosi con l’illusione mentali di distruggere Cristo e la Sua Chiesa. 😉
Ad ogni modo non preoccupatevi fratellini: non manca mai un preghierina anche per voi affinché riusciate a distinguere il vero dal falso ed usiate al meglio la vostra razionalità…

FSMosconi

@giuseppe

La preghiera come “merce” di scambio da usare in cambio di favore anche per conto terzi…

E poi certa gente si lamenta se la loro dottrina vien chiamata superstizione.

manimal

mi pare di non aver grosse difficoltà nel riconoscere una cosa falsa e truffaldina come la dottrina della tua chiesa.
in ciò penso di usare al meglio la mia razionalità.

diciamo che ringrazio per le preghierine, che se non altro ti fanno stare meglio e ti fanno godere i tuoi panorami in posizione bella comoda ( hai presente dave gahan, D.M. nel video di “enjoy the silence”? :-) )

fab

Compagno giuseppe, pare incredibile ma ogni tanto le cose vanno come vogliono le preghiere. Ma sarà perché andavano così anche prima.
Quando alla chiesa, per la distruzione fa tutto da sola.

Vittorio

x Giuseppe:

Io ho adoperato il condom, sai… Che dici, ho commesso peccato mortale? Mi debbo confessare?

San Giovese

@giusy
conosci il verbo pensare? per sentito dire immagino… 😉
prega pure finchè lo ritieni opportuno

Chi sa che quello che chiami “Cristo” altro non è che il frutto della disperazione e immaginazione di masse ignoranti non perde tempo a cercare di distruggerlo, proprio perchè trattasi di cosa non reale. 😉 😉 😉

Vittorio

x Giuseppe:

No, uso il condom solo “nelle menate intellettuali che mi autoprocuro, per contenere l’autoerotismo”…. Ciò non è affatto interessante.
E’ più importante un altro aspetto che ti ripeto: ho commesso colpa grave? Debbo confessarmi per mondare il mio peccato?

San Giovese

@ Vittorio

Ad ogni modo non si può non notare la sua tendenza a confondere fra atto sessuale e atto del pensare. Chissà perchè? forse perchè entrambi gli atti per certuni sono peccati? 😀

manimal

una cosa non capisco: perchè mai una scuola privata (gestita o meno da enti religiosi) può avere un proprio “progetto educativo”?

in particolare, in cosa può differire rispetto a ciò che insegnano nelle scuole statali (che immagino si attengano tutte ai medesimi programmi di emanazione ministeriale)?

per caso nelle scuole di proprietà privata si può derogare dai programmi ministeriali?

e se sì, a prescindere dalla questione dei finanziamenti pubblici, è coerente con il principio di “istruzione obbligatoria”, far frequentare ai bambini scuole dove non si insegnano i programmi decisi da autorità statali?

chiedo scusa per l’ingenuità delle mie domande e ringrazio in anticipo chi vorrà chiarirmi le idee.

spapicchio

La prima cosa che mi viene in mente è questa: i loro programmi sono dichiarati ovviamente uguali a quelli della scuola pubblica, e questo è il minimo, non potendo dei cattolici ritenersi “inferiori” in ogni ordine e grado ai laici statali, visto che loro sono dotati della “fede cattolica” che li rende simili al loro dio appunto romano e codificato dalla CCAR – CEI;

il progetto educativo immagino resti implicito, d’intesa con i genitori che iscrivono e che pagano i figli, e cioè basato su un sentimento come dire “cattolico conservatore” (di “cristiano” mi pare ci sia poco nelle scuole confessionali cattoliche).

Diego

Secondo me la tua domanda e’ tutt’altro che ingenua, centra una questione fondamentale. I programmi ministeriali devono essere seguiti dalle scuole paririe e l’istruzione deve essere garantita secondo gi standard dettati dal ministero.
Ma l’educazione non e’ solo l’istruzione. Questo e’tratto da progetto educativo della scuola dove mando i miei figli: «Riconoscendo il valore infinito di ciascun alunno, la scuola opera per favorire la sua piena realizzazione umana, promuovendo in lui la maturazione dell’identità, la conquista dell’autonomia, lo sviluppo delle competenze, la capacità di riconoscere il buono, il bello, il vero.
Questo è reso possibile dalla presenza di un ambiente accogliete e positivo, in cui gli insegnanti, chiamati a vivere una corresponsabilità educativa, conducono gli alunni ad aprirsi alla realtà con curiosità e stupore, ad appassionarsi alla conosce tenere viva la domanda sul senso della vita.»
Forse letto cosi` puo` sembrare un po’ astratto ma se hai l’opportunita’ di visitare una scuola cattolica durante un open day puoi gia’ farti un’idea.

Sandra

Perché non cominciare a leggere le Premesse dell’Istituto Arici:
“Istituto Cesare Arici è una scuola paritaria cattolica diocesana che mira alla formazione umana e culturale dei bambini e dei giovani, in una comunità
permeata dai valori cristiani. Gli educatori dell’Istituto, consapevoli dell’importanza dell’ascolto, della vicinanza e, al tempo stesso, della fermezza educativa, propongono un cammino di crescita fondato su riferimenti etici capaci di dare senso e significato all’esperienza umana, finalizzato alla formazione della persona nelle sua interezza e
attuato attraverso modalità operative coerenti e condivise.”

presso il cui liceo classico si è formata la Gelmini. Com’era, “dai frutti vi riconosceranno”.

Fetente

QUI C’E’ UN ERRORE DI CALCOLO.
Per paragonare il costo della scuola privata a quello della scuola pubblica, si dovrebbe sempre considerare la somma della retta pagata dallo studente E dei contributi pubblici. Questo costo, cioè il totale, andrebbe comparato con la spesa/allievo della scuola pubblica. Infatti, anche se nel caso della scuola privata lo Stato paga solo una parte del totale, si tratta comunque (soldi statali + soldi della retta pagata dal privato) di risorse che vengono in qualche modo consumate dalla scuola privata. Se la somma, cioè il costo totale, è superiore alla spesa/allievo della scuola pubblica, allora tutti i discorsi sul presunto risparmio da parte dello Stato (nel suo complesso), va in fumo.
Mi sembra invece, che il paragone si fa SEMPRE e SOLO tra i contributi pubblici e il costo/allievo della scuola pubblica. Senza sommare cioè le rette pagate dai privati. Questo modo di fare i conti è falso, fuorviante e truffaldino.
Senza contare, naturalmente, la diversa qualità dell’insegnamento.

FSMosconi

“la diversa qualità dell’insegnamento”

Forse non hai letto quando l’articolo citava il MIUR, OCSE, la Fondazione Agnelli, l’Istat….
:roll:

Dico: forse.
:roll: :roll:

Non è per dire che sei palesemente in malafede…
:roll: :roll: :roll:

Fetente

penso tu abbia capito esattamente l’opposto di quanto intendevo dire. Io sono contro i contributi alle scuole private, tanto per essere chiari. L’errore di calcolo lo fanno (volontariamente?) quando trascurano di includere i costi sostenuti dagli allievi o dalle loro famiglie per pagare le rette.

Roberto Grendene

vero, le scuole cattoliche sbandierano il risparmio per lo stato inteso senza considerare: contributi pubblici regionali, contributi pubblici comunali, esenzione IMU (almeno fino al 2012), retribuzione inferiore che erogano agli insegnanti, possibilità di impiegare il clero e l’organizzazione della Chiesa (sussidiati con 6 miliardi l’anno), spesa pubblica per l’IRC (che è sempre parte del loro “progetto educativo”)

poi certo, c’è anche la retta che pagano le famiglie nelle scuole private: ma ho la convinzione che la retta salata sia uno strumento di selezione in ingresso, perché solo chi è benestante sarà ammesso

paniscus

“poi certo, c’è anche la retta che pagano le famiglie nelle scuole private: ma ho la convinzione che la retta salata sia uno strumento di selezione in ingresso, perché solo chi è benestante sarà ammesso”
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Se le scuole private, i soldi che arrivano dai contributi pubblici, li impiegassero DAVVERO per abbassare i costi delle rette per gli utenti, e rendere in tal modo l’accesso più facile a categorie più vaste… allora si darebbero la zappa sui piedi, perché verrebbero a perdere completamente l’appeal di elitarismo e di selezione sociale che tuttora rappresenta uno dei motivi principali per cui la gente le sceglie.

Escludendo quelli veramente molto ricchi, che sono pochi, o i fanatici religiosi realmente convinti, che sono ancora di meno, lo zoccolo duro e più numeroso dell’utenza delle scuole private è costituito in massima parte da famiglie mediamente benestanti, ma non necessariamente ricche, che ci mandano i figli non per scelta ideologica né per effettiva convinzione della miglior qualità del servizio, ma SOLO per tenerli protetti in un ambiente chiuso e omogeneo e lontani da qualsiasi confronto con stili di vita diversi dal proprio.

Se le rette si abbassassero tanto da diventare accessibili a tutti, allora in quelle scuole comincerebbero a iscriversi anche i figli dei poveracci, degli immigrati e dei marginali assortiti, e quindi per gli altri la motivazione principale della scelta verrebbe a cadere.

La maggior parte di queste persone, non è che siano talmente ricche che per loro pagare la retta siano bruscolini: certo la retta per loro è abbordabile, ma non insignificante, e magari costituisce anche un po’ di sacrificio… ma il punto è che preferiscono fare questo sacrificio, piuttosto che mandare il figlio nella pubblica, dove starebbe a contatto con tutti quelli che loro non gradiscono.

E preferiscono che sia richiesto il sacrificio, piuttosto che pagare meno ma avere la scuola meno socialmente selettiva.

Se la privata (a seguito di fondi statali moltiplicati) diventasse gratis o quasi per l’utente… anche gli sfigati e i marginali comincerebbero in massa a iscriversi alla privata.

E quindi gli altri scapperebbero via!

RobertoV

C’è un’altra considerazione da fare sul costo/alunno sbandierato dai privati. Il costo per la scuola pubblica è un valore medio che presenta un’elevata varianza perchè molto differenti sono le condizioni in cui si trova ad operare per garantire l’istruzione a tutti. Ed infatti il costo per alunno può variare di 10 volte tra le scuole pubbliche meno costose e quelle più costose.
Un privato non opererebbe in situazioni sfavorevoli e chiuderebbe le scuole antieconomiche, cosa che invece lo stato non può fare. Quindi il privato opera solo dove può guadagnarci (ed infatti la chiesa cattolica ha chiuso 4000 scuole negli ultimi 20 anni), mentre lo stato deve garantire il servizio anche in realtà svantaggiose e non può negare il servizio e chiudere le scuole (altrimenti anche lui avrebbe in costo/alunno inferiore).
Per esempio nella mia zona una scuola cattolica dall’anno prossimo chiuderà, infischiandosene degli studenti che dovranno essere assorbiti dalle scuole statali.

simon

Per farla corta approvo quanto avviene in taluni Stati laici, anzi laicissimi, della avanzata e civile Scandinavia, mai a sufficienza lodata. Lo Stato ha calcolato quanto gli costa uno scolaro (gli studenti, StudentInnen, in altri paesi europei a nord delle Alpi sono quelli del terzo livello, idest Hochschulen o Università, gli scolari, SchülerInnen quelli del primario e secondario), per ogni anno. Poniamo 6000 Euro. Trasferisce questa somma (che ha preso dalle imposte di tutti) ai genitori o a chi ha la responsabilità del minore e poi questi spendano la somma, dal momento che, a parere di detti Stati laici, l’educazione spetta alla famiglia e non allo Stato (etico o meno) scegliendo la scuola che ritengono migliore per il pargolo o il minore, sia la scuola statale, pubblica, privata, paritaria, cattolica, evangelica, steineriana, buddista, islamica. E vinca la migliore: la scuola che offre buoni risultati avrà gli scolari che si merita, quella scadente, sia cattolica o atea o clericale chiuderà. Questo avviene oggi nella civile e avanzata Scandinavia, facente parte (con due eccezioni) della UE, non nella clericale Malta, paese dell’ultimo commissario clericale e membro della laica UE.

Diego

Quella che hai descritto e’ esattamente la liberta’ di educazione che le scuole paritarie (cattoliche e non) invocano! Solo senza condizionamenti economici i genitori avrebbero la liberta’ di scelta per l’educazione dei figli. Oggi invece chi vuole mandare il proprio figlio a una scuola paritaria paga la scuola statale con le tasse e la scuola paritaria con le rette!

Sandra

Che ideona, una come la Gelmini p.e. potrebbe prendere la maturità gratis, invece che pagare una scuola privata per ottenerla.

Le scuole paritarie italiane invocano la libertà di continuare a fare come vogliono.

Perché l’Italia non è la Scandinavia, e nemmeno l’europa del nord. Lì il capo dei vescovi evangelici si è dimessa per una contravvenzione. La correttezza è nell’ambiente, e la chiesa cattolica non ha alcuna credibilità come insegnante. Le scuole private al nord europa sono controllate, valutate e devono tenere standard a un certo livello se vogliono ottenere finanziamenti: il principio di autorità “valgo perché lo dico io” non vale. Qui invece i risultati mostrano che la scuola privata non è allo stesso livello, e non lo è già per la premessa che i bambini con handicap sono raramente accolti.

RobertoV

E‘ scorretto paragonare le scuole private italiane con un mondo così diverso ed efficiente come quello scandinavo e dotato di un ricco welfare state.

E‘ vero che dal 1992 c’è stata questa riforma in Svezia che ha messo in competizione (soprattutto sulla gestione) scuola pubblica e privata, partendo da un livello già elevato, ma le scuole private devono essere abilitate e rispettare requisiti molto rigidi in modo da mettere gli allievi nelle medesime condizioni. E‘ stata nominata una commissione che si occupa di far osservare queste regole per ridurre le differenze sui programmi scolastici.

La scuola obbligatoria è completamente gratuita fino ai 16 anni e dopo si possono ottenere fino ad un massimo di 240 settimane di scuola pagati a 300 €/mese, con la possibilità di prestiti per cifre quasi doppie.

http://www.sweden.se/de/Startseite/Ausbildung/Lesen/Schwedische-Privatschulen-florieren/

Roberto Grendene

in Scandinavia se lo possono forse permettere proprio perché già laici/laicissimi
nella medievale Italia sarebbe una ricetta disastrosa: la Chiesa cattolica, pesantemente sussidiata nel passato, nel presente e come si può facilmente prevedere anche nel futuro, dominerebbe il mercato (come già fa tra le scuole private, o tra le cliniche private)

prima di pensare ad una soluzione del genere (che ha anche altri difetti, come quello della costituzione di ghetti identitari, di un multiculturalismo malato), occorrerebbe interrompere ogni finanziamento statale, regionale, comunale alle organizzazioni che hanno le mani sulle scuole private

spapicchio

Quotando Roberto Grendene: in Scandinavia possono permettersi di farlo perché sono paesi evangelizzati, e quindi anche “laici” od “atei” perché consapevoli, emancipati ed indipendenti dal clero e dalle gerarchie religiose, istruiti, ossia civili e definitivamente avanzati, non soggetti a regressione o involuzione conservatrice, come avviene per i partiti italiani (Lega Nord, PDL, e gli altri) od a forme di malavita organizzata religiosa di tipo mafioso, camorristico, ndranghetistico e della sacra corona unita, ossia il cattolicesimo monarchico più retrivo);

mentre in Italia non c’è stata evangelizzazione poiché questa comportrerebbe emancipazione dalla religione cattlica organizzata e dalla amministrazione religiosa della CCAR – CEI (nel senso protestante, calvinista, hussita, repubblicano, democratico, costituzionalista, civilista, a favore della istruzione pubblica, del governo non prono alle gerarchie clericali, non teocratico, né ancien régime, non medievale, né inneggiante al feudalesimo né al sacro romano impero, né al neomonachesimo, né al clericalismo partitocratico, né favorevole ai finanziamenti occulti, eccetera) ingerente ed invasiva nello stato italiano.

spapicchio

* in Italia non c’è stata evangelizzazione poiché questa comporterebbe emancipazione dalla religione cattolica organizzata e dalla amministrazione religiosa della CCAR – CEI – Stato del Vaticano.

Murdega

con l’illusione mentali di distruggere Cristo e la Sua Chiesa.
Non me ne può importare di meno di distruggere la chiesa, il
problema è l’impegno finanziario che costa alla comunità italiana.

Murdega

non manca mai un preghierina anche per voi affinché riusciate a distinguere il vero dal falso ed usiate al meglio la vostra razionalità…

A chi è indirizzata la preghiera ? il destinatario della preghiera aderirà
ai tuoi desideri o farà di testa sua?

spapicchio

Quotando Roberto Grendene: in Scandinavia possono permettersi di farlo perché sono paesi evangelizzati, e quindi anche “laici” od “atei” perché consapevoli, emancipati ed indipendenti dal clero e dalle gerarchie religiose, istruiti, ossia civili e definitivamente avanzati, non soggetti a regressione o involuzione conservatrice, come avviene per i partiti italiani (Lega Nord, PDL, e gli altri loro consimili) od a forme di malavita organizzata religiosa di tipo mafioso, camorristico, ndranghetistico e della sacra corona unita, ossia il cattolicesimo monarchico più retrivo.

whichgood

” La squola pribata e la miliore scielta, papà lo dice sempre e io lo confermio ”

Renzo il Trota

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