L’aldilà secondo i non credenti: video sottotitolato in italiano dall’Uaar

“Afterlife” è un video prodotto da The Thinking Atheist per spiegare il punto di vista dei non credenti sul significato della vita e su quello che accade dopo la morte. Il video è una raccolta di opinioni espresse sull’argomento da alcuni atei attivi su internet attraverso vari canali.

L’Uaar ha ora arricchito il suo canale su YouTube realizzando una versione del videoclip con sottotitoli in italiano, che va ad aggiungersi agli altri 4 video dello stesso autore pubblicati lo scorso mese di marzo. L’Uaar rinnova il suo ringraziamento a The Thinking Atheist per l’eccellente lavoro svolto e per averle dato la possibilità di diffonderlo più efficamente tra gli italiani.

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Questo articolo è stato pubblicato lunedì, 16 luglio 2012 alle 8:48 e classificato in Generale, Notizie, UAAR. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0.Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.

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103 commenti a “L’aldilà secondo i non credenti: video sottotitolato in italiano dall’Uaar”

  1. Alfonso scrive:

    “Ateii” e “credenti” sono la faccia di una stessa medaglia. Con questi discorsi filosofici e astratti non si va da nessuna parte,anzi si ottiene l’esatto contrario! Provate a chiedere a qualcuno se piace più l’idea che dopo la morte egli continuerà, oppure finirà. La risposta è semplice, per chi vuole vederla. I preti di tutti le religioni saranno sempre vincenti perchè danno le risposte che gli esseri umani VOGLIONO. La battaglia per sconfiggere le religioni organizzate deve essere combattuta su altri versanti, quelli reali, quelli di ogni giorno, quelli che evidenziano le enormi ricchezze accumuilatre dalle organizzaioni religiose in nome dell”aldilà”.

    Se continuate su questa strada sarete perdenti, per sempre.

    Cordiali (mica tanto) saluti

    ps: ricordo sempre una risposta che mi diede un tipo molti anni fa relativamente ad una ipotetica vita dopo la morte : “quando morrò lo scopriro”, mi disse. Tutto il resto è fuffa!

    • fab scrive:

      E perché questa dovrebbe essere una “battaglia” e non semplicemente un approfondimento culturale?

    • Congo scrive:

      @Alfonso,
      intanto i religiosi, a ben vedere, non danno risposte, o almeno non danno risposte convincenti.
      Un tempo le loro erano le uniche risposte e quindi si accettava quello che passava il convento, ma ora la Scienza dà risposte molto più convincenti su “chi siamo”, “da dove veniamo” e “dove andiamo”.
      Personalmente preferirei che ci fosse una vita oltre a questa vita, ma non ho alcuna evidenza che esista, anzi, le prove che ho sono tutte a sfavore di tale possibilità.
      Come me, tanti altri non si lasciano incantare da fatue promesse consolatorie, in altre parole, se qualcuno mi dicesse che ho in banca un conto milionario sarei ben felice, ma è evidente che non ce l’ho e credervi oltre ogni logica mi fa apparire davanti agli occhi degli altri e anche davanti a me stesso come un povero illuso, degno solo di commiserazione.

    • Stefano scrive:

      @ Alfonso

      Se un ateo sbaglia in tutti i casi lo può scoprire, incluso l’eventuale “dopo vita”.
      Un credente non può sapere se sbaglia neanche in quel caso.

      • Batrakos scrive:

        Stefano.

        Non ti ho capito sul dopo vita.
        Se, come probabilissimo, dopo la morte non c’è niente, nè il credente nè l’ateo sapranno mai se avevano ragione o torto perchè non c’è niente.
        Se, parlando per amore di chiacchierata e per affinare un po’ la logica, ci fosse qualcosa, l’ateo si accorgerebbe di aver sbagliato proprio perchè c’è qualcosa.
        Il problema sarà poi vedere se quel qualcosa è quello che si aspettano i cristiani, i musulmani, altre religioni o altro ancora…quindi magari potrebbero sbagliare tutti, l’ateo avendo creduto che non c’è nulla, i credenti se quel qualcosa non è quello che immaginavano.

      • Stefano scrive:

        @ Batrakos

        Un non credente non pensa esista un aldilà, come del resto l’unicorno rosa. Salva la prova contraria. Per un ateo la prova contraria potrebbe darsi qui o dopo. Fino a quel momento unicorni e aldilà di fatto non esistono.
        Se un credente ha torto non se ne accorge manco morto, per motivi più che ovvi.

      • Batrakos scrive:

        Ok, quindi ammettendo l’ipotesi più probabile (nessun aldilà) verrebbe così: un credente non saprai mai se ha torto, a meno che non abbia ragione e ci sia davvero un’aldilà (con tutto il problema della differenza tra l’aldilà che lui aspettava e quello che troverebbe), e nemmeno un ateo saprà mai se ha ragione, visto che le prove di un’aldilà -ammettendo per assurdo che ci sia- si avrebbero sempre dopo (altrimenti se si avesse in vita l’aldilà sarebbe qualcosa di considerato vero pressochè universalmente come qualsiasi cosa di cui ci sono evidenze), dunque potrebbe sapere solo di aver torto, nel caso qualcosa ci fosse.
        Per cui mi sa che, a livello di prova su chi ha ragione, siamo tutti messi uguale anche se a parti inverse (con la complicazione per il credente che, nel caso un’aldilà ci fosse, bisognerebbe vedere di cosa si tratta).

      • Stefano scrive:

        @ Batrakos

        Non mi pare.

        Prescindiamo da quale aldilà (bianco, nero o rosso).

        In mancanza di prove (o addirittura in presenza di contraddizioni logiche) l’ateo dice che non esiste e l’affermazione ha il medesimo titolo di quella sull’unicorno. A meno che uno non voglia dare un contenuto di verità a tutto ciò che non è provato solo che sia possibile anche se meno che probabile.
        Se l’ateo ha torto morendo lo scopre (si trova in un aldilà).
        Dunque, da vivo o sopravviene una prova contraria o ha tutte le ragioni per affermare che qualcosa di cui manchino prove o vi siano elementi contrari non esiste. Da morto se ha torto lo scopre, in caso contrario in vita ha avuto ragione.
        Un credente se ha torto non lo scopre mai. Perché da morto non puoi scoprire che non esiste un aldilà. Per cui hai vissuto tutta la vita avendo torto e non ha mai scoperto di averlo.
        Non mi pare che siamo messi tutti uguale.

      • Stefano scrive:

        @ Batrakos

        Per sintetizzare:

        niente falsifica la credenza in un aldilà per un credente, nemmeno la morte.

        La morte può falsificare la non credenza nell’aldilà di un ateo.

        Non mi pare siano due posizioni identiche.

      • marjo scrive:

        Ma chi è che ha detto che dopo la morte ci deva essere una continuazione? – Tutto, nasce, vive e muore. Perchè noi dovremmo essere eterni a differenza di tutto il resto? Intendo noi come spirito o pensiero. Provate a pensarlo intensamente. E’ inutile pensarla diversamente. Fino i preti dicono: speriamo…..
        Questa è una storiella che le chiese divulgano per……. vivere sui credenti. – La stessa logica sana lo dice.

      • Stefano scrive:

        @ marjo

        Ma chi è che ha detto che dopo la morte ci deva essere una continuazione?

        Io no davvero! :-)

        Tuttavia, volendo parlarne …

      • Batrakos scrive:

        Stefano.

        Però, sempre per parlare (sennò Marjo ci rampogna): viceversa un credente potrebbe scoprire di avere ragione; un ateo non potrebbe mai scoprire se ha ragione.
        Sono due posizioni speculari (sempre se non aggiungiamo il problema su quale aldilà sarebbe rispetto a quello che il credente immagina).

      • Stefano scrive:

        @ Batrakos

        “Un ateo non potrebbe mai scoprire di avere ragione”

        Perché, per sapere che hai ragione di affermare che l’unicorno non esiste devi morire?!

      • Batrakos scrive:

        Stefano…per spiegarmi anche meglio.

        Un ateo, se ha ragione (non esiste nulla) non potrà mai scoprire che ha avuto ragione proprio perchè non c’è nulla.
        Un credente, se ha torto, non potrà mai scoprire che aveva torto proprio perchè non c’è nulla.

        Per questo, continuando il nostro gioco di logica, dico che le posizioni sono speculari (contando come aldilà eventuale uno qualsiasi e dunque togliendo poi la corrispondenza tra l’aldilà che pensa il credente e quello che eventualmente avrebbe di fronte): il credente non potrà mai sapere che ha avuto torto (non c’è nulla), l’ateo non potrà mai sapere che ha avuto ragione (non c’è nulla).

      • Batrakos scrive:

        Stefano…il gioco vale se si parla di prova empirica, non di argomentazioni logiche.
        Almeno io ho capito che si parlasse di prova empirica, visto che dicevi ‘se un ateo sbaglia lo può scoprire, compreso l’eventuale dopo vita’.
        Messa così mi pareva un appello alla verifica empirica, sempre per assurdo impossibile finchè si è vivi.
        Se stiamo al buon senso, ovvio che è altro discorso.

      • Stefano scrive:

        @ Batrakos

        Se qualcuno ti dicesse che scoprirai l’esistenza dell’unicorno solo dopo la morte
        l’affermazione viola ogni conoscenza attendibile, sia sugli unicorni sia sulla morte.
        Finché resto in vita proprio per questo posso affermare di avere (di fatto – se non altro – ragione), con la sola possibilità di essere smentito dopo morto, dovessi vederne uno.
        In caso contrario – la sospensione del giudizio col trucchetto del dopo morto – posso affermare OGNI cosa pretendendo che l’affermazione abbia un contenuto di verità. Incluso che aveva ragione Tolomeo invece di Copernico e che te ne accorgi solo dopo morto.
        Al contrario se il credente fa affermazioni contrarie alla logica e all’esperienza non solo ORA non ha ragione, ma potrebbe non essere in grado di scoprire che ha torto.
        Le affermazioni non hanno uguale grado di probabilità (o addirittura non sono logicamente impossibili).

      • Batrakos scrive:

        Stefano.

        Certo: messa su questo piano hai ragione (ho già detto che escludevo il buon senso perchè è altro ordine di argomento).
        Ma sei tu che ti sei appellato anche alla verifica empirica: in quel caso (e solo in quel caso) si è in posizioni specularmente opposte, come è evidente, e io a quell’argomento, da te introdotto, mi sono attaccato, perchè, per come mettevi tu la prova empirica, mi sembravano non contemplati i casi inversi.
        Se concordi su questo punto della verifica, chiaro che sul discorso più generale, buon senso e ragionevolezza, io concordo con te.

      • Stefano scrive:

        @ Batrakos

        Mah…

        Ateo: la verifica empirica mi dà ragione ORA. Solo un’altra verifica empirica migliore (da vivo o da morto) potrebbe darmi torto.

        Credente: la verifica empirica ORA mi dà torto. Solo una verifica migliore (da vivo o da morto) potrebbe darmi ragione. Ma potrei non essere mai in grado di sapere che ho torto.

        Non mi sembrano speculari neanche come verifica empirica.

      • Batrakos scrive:

        Stefano.

        Per verifica empirica intendo la constatazione di fatto: questa finchè si è vivi non è possibile, è possibile solo la verifica logica e del buon senso, che, concordo, da ragione a noi.

      • Batrakos scrive:

        Peraltro, scusa, ma all’ateo hai omesso ‘non potrei mai definitivamente scoprire che ho avuto ragione’, che fa il paio con ‘non potrei mai definitivamente scoprire che ho avuto torto’ del credente.

      • Stefano scrive:

        @ Batrakos

        ma:

        ORA ho ragione ma potrei non essere in grado di scoprire in modo definitivo di averla avuta.

        non mi pare uguale a

        ORA ho torto e potrei non essere in grado di scoprire in modo definitivo di averlo avuto.

        Sia + 1 la ragione attuale o futura , -1 il torto attuale o futuro, 0 la mancata possibilità di verifica:

        Ateo: parte da + 1, con possibilità di andare a 0 (se ha torto) o di rimanere a 1 (mancata possibilità)

        Credente: parte da -1, con possibilità di andare a 0 (se ha ragione) o di rimanere a -1 (mancata possibilità)

        Ma in realtà le cose non stanno neanche così perché in caso l’ateo avesse torto avrebbe comunque possibilità di acquisizione di conoscenza che mancano al credente nel medesimo caso, con conseguente vantaggio epistemologico.

        Buttata giù di getto, potrebbe essere immane cavolata ;-)

      • Batrakos scrive:

        Guarda, sinceramente ripensandoci mi accorgo stiamo discutendo su problemi del tipo ‘sesso degli angeli che ballano sulla punta di uno spillo’, ma gli esercizi di logica hanno il loro fascino e la loro utilità (allenano il cervello), per cui ti dico come la vedo io e poi finisco qua, visto che non è un problema reale.

        Per me stai mescolando due ordini di problemi, mentre io mi attenevo solo ad uno, che poi sarebbe il 2) di quelli che elenco

        1) Discorso logico e di buon senso.
        Sembra molto improbabile (rasente allo zero) che ci sia un’aldilà, e qui concordiamo.

        2) Discorso della verifica (per assurdo ma l’hai fatto tu per primo e io seguivo quello).
        Ateo: Non posso sapere definitivamente se avrò ragione.
        Credente: Non posso sapere definitivamente se avrò torto.

        Siccome in questo caso tra ragione e torto non esiste un punto intermedio, visto che la ragione dell’uno equivale al torto dell’altro, stando al solo punto 2) le posizioni sono inversamente speculari (uno non può sapere se avrà torto e l’altro se avrà ragione, dunque è un empasse nel momento in cui la ragione dell’uno è il torto dell’altro).

        Chiaro che se consideriamo assieme i punti 1) e 2) l’ipotesi molto più probabile è la nostra, ma io parlavo del solo 2).

      • Antonio72 scrive:

        Stefano e Batrakos

        State perdendo tempo.

        “Socrate è un uomo ed un cavallo” è una proposizione illogica e basta.

        “L’elettrone è una particella ed un onda” è una proposizione illogica e scientifica.

      • Antonio72 scrive:

        *
        un’onda

      • Antonio72 scrive:

        PS
        E’ evidente che la morte in ogni caso non può mai falsificare l’aldilà, semmai l’aldiqua.

      • Antonio72 scrive:

        @Batrakos

        Come fa a dire che l’aldilà sia improbabile?
        Mi ricorda l’equazione di Drake. A seconda di quali valori si assegnino ai diversi parametri, può risultare una sola civiltà nell’universo (la nostra) oppure centinaia, migliaia o addirittura milioni.
        E se Einstein ha ragione è molto probabile che non lo sapremo mai. Esattamente come l’aldilà. Quindi in questo caso la probabilità dipende dall’arbitrarietà del soggetto che stabilisce a priori cosa sia probabile e cosa non lo sia.

  2. valeriocirioni scrive:

    Ma il punto dove sta?
    Il problema non è credere o non credere, ma voler fare del bene!
    Un credente anche contro ad ogni razionalità, crederà nel Paradiso se ha Fede!
    Un Razionalista no!
    Un credente dirà che l’eternità non è calcolata in anni, un razionalista si.
    Siamo dentro due mentalità diverse, non per forza opposte, anzi.
    Il fatto è capire come tutti questi discorsi, tra credenti e non credenti, devono sfociare solo in una migliore visione della vita, per fare dell’altruismo, della buona volontà, dei buoni valori, etici e morali le basi della vita stessa.

    • nightshade90 scrive:

      la religione influenza ben poco la moralità delle persone, se non in peggio:

      una persona cattiva senza religione lo sarà anche con la religione: o credendo in un dio “personale”, in uno la cui moralità coincide con la sua (tipo i mafiosi con i santi patroni ed i santini o i corciati ed inquisitori che torturavano e massacravano nel nome del signore) o considerando la confessione un modo per fare tranquillamente quello che si vuole e poi ripulirsi di tutti i peccati con qualche avemaria (questo vale per il 99% dei cattolici: quanti non si pongono alcun problema a fare sesso prima del matrimonio, a scopi ricreativi e non riproduttivi, evadono le tasse, tradiscono il partner, ecc. ma periodicamente si confessano, sebbe pronti aricominciare subito dopo e senza alcun proposito di smettere?)

      una persona buona con la religione lo sarà anche senza: a meno che non sia per paura dell’inferno e perchè cerca di comprarsi il paradiso che si comporta bene (ed in tal caso non è una persona buona, ma una persona amorale opportunista che si comporta bene solo in virtù di una sorta di “ricatto”), le persone buone sono tali perchè provano piacere e soddisfazione quando compiono atti buoni, o comunque sentono che è la cosa giusta da fare. dio non è minimamente necessario per questo.

      ma serve la religione (o quantomeno un’ideologia assolutistica) per far fare cose malvagie ad una persona buona: coloro che in passato bruciavano ragazzine con l’accusa di essere streghe o ebrei con l’accusa di essere untori, che perseguitavano e torturavano na morte infedeli ed eretici per le loro idee, magari massacrando anche i loro bambini e donne indifese, che trattavano i mancini ed i rossi di capelli come indemoniati e che saltuariamente ancora oggi massacrano di botte i gay che si baciano in pubblico od insultano le donne abortienti chiamandole assassine davanti a tutti spesso sono dei fratelli, padri, figli e mariti amorevoli, delle persone che, fuori da questi argomenti, sono amati e benvoluti.

      le religioni sono portatrici di miglioramento morale, di maggiore altruismo e di buona volontà solo a parole, o comunque solo quando sono ancora giovani e prive di qualsiasi potere. abbiamo avuto 2000 anni di storia ad insegnarci che però nei fatti non sono così, e che anche quelle più pacifiste e amorevoli (porgi l’altra guancia, lascia tutto e seguimi, ama il prossimo tuo, ama il tuo nemico, ecc, con tanto di persecuzione da parte dei romani solo perchè rifiutavano il servizio militare in nome del pacifismo e di adorare l’imperatore in nome del principio secondo cui non ci si deve inchinare ad alcuna autorità terrena), una volta ottenuto il potere, diventano persino peggio di ogni altra (nemmeno 100 anni tra il momento in cui il cristianesimo è stato accettato come religione legale nell’impero romano, ed il momento in cui (pochissmo tempo dopo essere diventati religione di stato) hanno massacrato OGNI pagano nell’impero, distruggendo nel mentre infinite opere d’arte e letterarie perchè pagane).

      l’ateismo non ha bisogno di portare una migliore visione della vita, di fare dell’altruismo, mostrare buona volontà o portare valori, etici e morali, di quelli che ci sarebbero in cua assenza per essere migliore delle religioni: basta semplicemente che non porti disvalori, odio e persecuzione per essere innegabilmente migliore di ogni religione. perchè non esiste nessuna religione, nessuna, nemmeno quelle che si professano più pacifiste e altruiste, che non sia pronta a divenire una forza totalitaria, assassina e persecutoria nel momento stesso in cui ottiene il potere. il cristianesimo sstesso ce l’ha insegnato: era la religione migliore del mondo (beh, una delle migliori) finchè non ha ottenuto il potere, ed in pochi attimi è diventata la peggiore che il mondo di allora avesse mai visto sulla sua faccia. l’ateismo almeno non corre questo rischio: l’atesimo non è un’ideologia, non esiste un “pensiero ateo” unico, ci sono tanti ateismi quanti atei, e quindi non potrà mai essere usato per imporsi sugli altri.
      (prima che mi si risponda tirando in ballo l’URRS: potranno farlo altre ideologie, che tra le loro caratteristiche si potranno definire atee, ma saranno SEMPRE tali ideologie ad imporsi NEL NOME DI TALI IDEOLOGIE, ma mai dell’ateismo, che non coincide nè può coincidere con esse. milioni di persone sono state massacrate nel nome del comunismo, mai nessuna nel nome dell’ateismo.)

      • Stefano scrive:

        @ Night

        l’ateismo non ha bisogno di portare una migliore visione della vita, di fare dell’altruismo, mostrare buona volontà o portare valori, etici e morali, di quelli che ci sarebbero in cua assenza per essere migliore delle religioni: basta semplicemente che non porti disvalori, odio e persecuzione per essere innegabilmente migliore di ogni religione

        Ottimo!

      • gioacolp scrive:

        Bravo, sintetico. Hai offerto una visione reale di ciò che è l’ateo, e di quanto l’ateismo non voglia imporre nulla a nessuno.

    • Reiuky scrive:

      Bellissime parole.

      Però…

      Non so chi lo disse, ma “Le persone buone fanno cose buone, le persone cattive fanno cose cattive. Ma per far fare delle cose cattive a delle persone buone c’è bisogno della religione.”

      • valeriocirioni scrive:

        E’ vero che spesso la religione porta a discriminare senza sentirsi colpevoli.
        Io però intendevo altro, cioé che tutti questi discorsi alla fine però devono fare capire, più che altro, che bisogna prendere solo il buono dall’uomo, non il cattivo.
        Giustamente poi, la religione è di intralcio con i suoi molti pregiudizi e dogmi.

        Per fortuna/sfortuna sono ateo XD

        Mente libera, e niente illusioni….
        …a volte qualcuna farebbe molto comodo!!!

    • marjo scrive:

      Non occorre credere o avere una fede per comportarsi bene, anzi. Come si vede, specie la religione cattolica, nella sua spiegazione illogica, pone degli obblighi (dogmi) nella credenza, tanto illogica è la loro fede.

  3. myself scrive:

    ” “Ateii” e “credenti” sono la faccia di una stessa medaglia. ”

    Ancora con questa storia? L’ateismo non è una fede, è stato spiegato migliaia di volte in migliaia di modi diversi su questo sito e da altre parti, se non lo hai ancora capito deve avere un ritardo mentale.

    ” ricordo sempre una risposta che mi diede un tipo molti anni fa relativamente ad una ipotetica vita dopo la morte : “quando morrò lo scopriro”, mi disse. ”

    La risposta avrebbe senso per molte altre situazioni ma proprio non per questa. Tutte le osservazioni e gli esperimenti effettuati finora confermano con altissima probabilità che la mente, la coscienza, è il prodotto dell’attività bio-elettrica del cervello, quando moriamo l’attività cerebrale cessa quindi non possiamo scoprire più un bel niente.

    • Maurizio scrive:

      …citando Bill Maher: “L’ateismo è una religione come l’astinenza è una posizione sessuale”.

    • Alfonso scrive:

      @myself
      grazie per il ritardato mentale, intanto.
      Come vedi alla fine si finisce di litigare tra “noi” che poi è lo scopo delle religioni organizzate, nel nostro caso lo scopo della chiesa cattolica.

      Voi “atei” non vi rendete conto che continuate a cadere nella trappola che vi è stata tesa da questi uomini più furbi delle volpi. Infatti e non lo sapevo, il termine “ateo” vi è stato affibbiato dai credenti e voi da ingenui lo avte passivamente ed a quanto pare orgogliosamente accettato Dimostrate soltanto di essere degli ingenui se continuate su questa strada.

      • sei libero di aprire nuove strade, fondare associazioni/movimenti migliori di “noi”

        attendendo risultati concreti (di cui sarei lieto)

      • fab scrive:

        Se hai qualche nome migliore, Alfonso, siamo tutt’occhi.
        Comunque, tutta ‘sta furbizia dei creduli non so dove sia… sono semplicemente come i virus: nessun progetto, soltanto voglia di perpetuarsi.

      • Alfonso scrive:

        @fab
        nessun nome nuovo ,semplicemente la questione non me la pongo, intendo se dopo la morte c’è o non c’è qualcosa. So soltanto che quando morrò, quella sostanza materialre che mi permete di pensare e di scriver quello che sto scivendo diverrà cibo per altri macro e microorganismi. Se qualcuno vuole smentire questo FATTO si faccia avanti.

    • Alfonso scrive:

      @grendene
      semplicemente ho detto che questa strada (aldilà o non aldilà) è sbagliata anzi fa il gioco delle organizzazioni religiose (“atei” furbi). Concentriamoci e denunciamo i costi (leggi ruberie) che ricadono sull’intera collettività. Forse e mi ripeto forse questi criminali potranno essere sbugiardati e finalmente sconfitti- Altrimenti tra 4000 anni anni saremo ancora qui a discutere sul sesso dei gechi——-

  4. Gaglia scrive:

    OT

    Per la redazione: a quando un articolo sul recente clamore che sta sollevando in Germania una sentenza che rende illecita la circoncisione minorile? Il problema qui è molto sentito per ovvi motivi…

    http://www.spiegel.de/international/germany/german-press-review-on-outlash-against-court-s-circumcision-ruling-a-844271.html#ref=rss

  5. Alfonso scrive:

    @tutti quelli che mi danno addosso
    mi spiace che non abbiate compreso il senso del mio commento. Allora cerco di spiegarmi meglio. Se ad una persona oppure ad un pubblico numeroso (che poi è quello che accade), c’è un tipo che afferma che dopo la morte c’è un altra vita (bada bene, in oriente chiamata “reincarnazione” in occidente “resurrezione”) ed un altro tipo che afferma che dopo la morte non c’è nulla, chi pensate che riceverà consenso ed approvazione? Ora riuscite a capire perchè se voi “atei” la mettete su questo piano sarete sempre dei perdenti e le organizzaziuoni religiose avranno sempre la meglio?

    Rispondetemi in modo razionale , per favore….

    ps io non ho mai preso la tessere dell’uaar proprio perchè c’è la parola “ateo” che ritengo ridicola tanto quella di “credente”, oppure mi verrebe da dire “teo”. Tra l’altro molto poco intelligente quella definizione inventata da non so quale mente eccelsa, perchè dichiarandosi “atei”, implicitamente si riconosce l’esistenza di un “dio” . “ateo”= “senza dio”, se sbaglio qualcosa correggetemi, ma con intelligenza per favore, quella intelligenza propria di quella miriadi di sinapsi che esplodono nel cervello! Grazie

    • nightshade90 scrive:

      non vedo alcuna ragione logica perchè definirsi “senza dio” dovrebbe implicitamente riconoscere l’esistenza di un dio: l’unica cosa che indica tale termine è semmai che il soggetto non CREDE in dio, nulla di più. in un mondo dove le divinità sono considerate una favola, al pari dei puffi o dei draghi, tale termine non avrebbe senso, ma in un mondo dove la maggior parte della gente ci crede, ha senso eccome, per indicare di non far parte di tale gruppo, nello stesso modo in cui il termine “analcolico” indica di non far parte del gruppo di sostanze che si definiscono alcoliche, senza far alcuna affermazione sull’esistenza reale dell’alcool.

      comunque il termine “ateo” è stato inventato dai credenti, mica dagli atei: i credenti hanno chiamato così gli atei per secoli, in genere in modo dispregiativo, e quindi gli atei hanno accettato tale nome, trasformandolo in un motivo di orgoglio.
      come accadde con gli impressionisti: i loro detrattori coniarono il termine, in quanto “riuscivano a chliere solo l’impressione che danno le cose, ma non la loro essenza”, e gli impressioni lo trasformarono in un motivo di orgoglio
      o con i fauves: i loro detrattori li chimavano “bestie” (fauves, in francese) perchè “dipingevano come bestie” ed i fauves hanno tarsformato tale nome nel loro marchio.

    • Stefano scrive:

      @ Alfonso

      Rispondetemi in modo razionale , per favore….

      Credo che dipenda dal fatto se uno ha a cuore la verità o le balle, che dici?

      Se qualcuno ti dice che ti vende un Ferrari a 10.000 euro ma che te lo consegnerà solo dopo la morte decidi tu se è razionale crederci.
      Se lo ritieni opportuno te lo vendo io e ti fornisco il numero del mio conto.

      Non è diverso dal vendere paradisi e riscuotere 8×1000.

    • fab scrive:

      Alfonso, la tua è una non obiezione, dato che l’unica alternativa a sostenere che non c’è vita dopo la morte è sostenere che ci sia, cioè, per la maggioranza degli atei, smettere di essere atei. Quindi per “battere” (meglio “far rinsavire”) i creduli dovremmo diventare creduli anche noi? Suvvia…
      Senza contare che gli atei sono in aumento, belle favole o no.
      Stabilito che anch’io preferisco “razionalista” a “ateo”, la risposta ti è stata fornita da nightshade. Ma davvero non la conoscevi già?

    • Giorgio Pozzo scrive:

      Se capisco bene le spiegazioni di Alfonso, credo che da un lato abbia una buona ragione per parlare così, mentre dall’altro tralascia una considerazione fondamentale.

      Ha ragione quando dice che queste discussioni tendono a diventare controproducenti per la causa laicista. Infatti, la gente tende ad utilizzare quel tipo di pensiero che chiama “buon senso”, il quale, tuttavia, è un concetto altamente pericoloso e fuorviante. La scienza, infatti, il più delle volte, va contro il “buon senso”, o “senso comune”, mentre la religione tende ad assecondarlo, contro la scienza stessa. La gente, quindi, tende allora a simpatizzare di più con la religione che con la scienza.

      Alfonso dice poi che ci si dovrebbe concentrare maggiormente verso le battaglie laiche, anzi laiciste, e qui potrebbe anche aver ragione. Però, Alfonso dovrebbe forse considerare che le battaglie laiciste sono, da quando è nata l’UAAR, la filosofia dell’associazione. Chi si iscrive all’UAAR, quindi, non lo fa tanto perchè l’UAAR porta avanti discussioni di filosofia ateistica, ma piuttosto proprio per i motivi che Alfonso rinfaccia come mancanti nell’UAAR: le difese della laicità, minacciata da molteplici fronti.

      Tra l’altro, io personalmente non vedo come il concetto di “aldilà” debba essere ateistico. Credere in un dio non necessariamente implica credere nell’aldilà, e viceversa. Fede per fede, se vogliamo allora remare contro la corrente della scienza, allora possiamo tranquillamente credere che un dio abbia creato il mondo, ma che non esistano anime immortali, oppure credere che esista una sorta di aldilà, senza che esista per questo un dio creatore. Non riesco a vedere alcun nesso logico, ma solamente emotivo, emozionale. Ergo, a sentimento, qualunque combinazione sarebbe legittima, e io ateo potrei credere nell’aldilà.

      • whichgood scrive:

        Se il tuo esempio si “materializza” (anzi, si dematerializza) sappi che nell’aldilà potresti trovare miliardi di persone (o spiriti, come preferisci) incazzati nero che reclamano le false promesse della Chiesa. ;-)

  6. Gianluca scrive:

    “Se ad una persona oppure ad un pubblico numeroso (che poi è quello che accade), c’è un tipo che afferma che dopo la morte c’è un altra vita (bada bene, in oriente chiamata “reincarnazione” in occidente “resurrezione”) ed un altro tipo che afferma che dopo la morte non c’è nulla, chi pensate che riceverà consenso ed approvazione”

    Oggi sì, ma se si incrementa la cultura scientifica, si fa studiare la logica e la filosofia (oltre alle scienze) fin da bambini, non pensare che la risposta sia sempre la stessa.

  7. francesco s. scrive:

    Io personalmente penso che la vita e il suo senso non siano altro che un modo dell’universo di mantenere la sua stabilità, mi riferisco alla naturale tendenza della materia ad aggregarsi per raggiungere stati di minima energia, e non mi riferisco alla sola gravità.

    In quest’ottica la vita a base di carbonio è un modo del carbonio di ricercare la stabilità chimica.

    • Mario scrive:

      Sono d’accordo su questa speculazione. Alcuni sostengono che tutta la materia dell’universo diventerà informazione organizzata.

      • francesco s. scrive:

        Forse mi hai un po’ frainteso io parlavo di stabilità e livello di minima energia che non coincide col concetto di informazione organizzata,

      • Mario scrive:

        No no è strettamente correlato con l’entropia, in quanto sembrerebbe che solo l’informazione organizzata possa diminuire l’entropia.

  8. Dino scrive:

    Il video dimostra la stessa superficialità con cui gli americani statinistensi sedicenti cristiani parlano di Dio. Evidentemente è stato usato lo stesso “format,” cambiando solo alcune parole, per un “target” non poi così differente (e sempre di cultura medio-bassa, se non bassa). Sembra una campagna pubblicitaria in cui viene proposto il credo dei non-credenti che non sono in grado di pensare da sé (esattamente come i “credi religiosi,” sono recitati dai credenti che non sono in grado di pensare da sé). Guardando questo video non si può non dire: “Wow! che bella questa nuova religione! Quasi quasi divento un suo seguace, così ravvivo le chiacchierate con gli amici e gli faccio vedere quanto sono profondi i miei pensieri!”

    • Guardando questo video non si può non dire: “Wow! che bella questa nuova religione!

      e per fortuna!

      • Dino scrive:

        Ma allora ditelo che si vuol sostituire una religione con un’altra! (Considerando il senso etimologico più probabile di “religione”: “legame, vincolo”.)

      • Stefano scrive:

        @ Dino

        Il credente nella divinità x è ateo nei confronti delle restanti n-1.
        Quindi ha n religioni?

        Tutte le cose che ti risultano incredibili (fate, gnomi, unicorni, malocchio) sono religioni?

        Poi se proprio insisti prova a bestemmiare la divinità atea…

    • Flavio scrive:

      Certo, l’ateismo e’ una religione come la temperatura corporea sotto i 37′ e’ una specie di febbre, come non collezionare francobolli e’ un hobby, come la calvizie e’ una pettinatura…

  9. moltostanco scrive:

    Prima la razza umana si renderà conto che la sua presenza è irrilevante per la terra e l’universo, meglio sarà.

    E’ questo il problema: siamo troppo pieni di noi tanto da credere che ci sia uno “scopo” nella nostra presenza sulla terra.

    • Dino scrive:

      Evidentemente anche tu sei “pieno di te,” visto che sei ancora presente sulla terra. (O forse era l’ultimo messaggio prima d’un suicidio???)

      • moltostanco scrive:

        e perchè dovrei suicidarmi ? Perchè non esiste la vita eterna ?

      • moltostanco scrive:

        e comunque forse mi ero spiegato male. Non mi riferivo alle singole persone, ma alla razza umana: intendevo non c’è uno scopo “alto”, imposto da una qualche divinità, alla presenza della razza umana.
        Anche se dotati di intelleto, siamo uno dei tanti animali che vivono su questo pianeta…

        Poi la vita delle singole persone avrà lo scopo che ognuno di noi intende darle, a prescindere dal fatto che si sia atei o non atei.

  10. mistergrey2 scrive:

    Vorrei solo aggiungere che l’aspetto consolatorio della credenza nell’aldilà è relativamente recente.

    In un certo senso nasce o per lo meno si afferma con lo sviluppo delle società consumistiche.

    Infatti le religioni primitive, giudaismo compreso, non prevedevano un ‘esistenza dopo la morte.

    Bisognava ingraziarsi le divinità per evitare che ci danneggiassero nel corso della vita, tutto qui.

    Successivamente, l’ escatologia cristiana si basava piuttosto sul terrore delle pene dell’aldilà che sulla speranza del paradiso.

    Mentre la descrizione delle beatitudini celesti consisteva in immagini fredde, asettiche, intellettualistiche (il godimento della visione di Dio, ma che vuordì?),
    predicatori , teologi, letterati, davano libero sfogo alla loro fantasia morbosa enumerando con
    compiacimento da maniaci i castighi che attendevano i dannati.

    “Pastorale del terrore”, l’ha definita uno studioso francese.

    Concepita dalla Chiesa come instrumentum regni, è possibile che alla fine sia divenuta controproducente , in quanto stabiliva requisiti troppo severi per la “salvezza”(peggio di un esame di stato per notai).

    Quando i cattolici si sono accorti dell’inconveniente,hanno cominciato a mettere in primo piano la speranza piuttosto che il castigo eterno, rimasto sullo sfondo come qualcosa di vago e indeterminato, da riservare, al limite, ai birbanti integrali come serial killer e uomini politici.:-)

    I preti più tradizionalisti sbuffano, ma questo è stato il prezzo per continuare ad avere un certo ascendente nelle moderne società occidentali.

    A terrorizzare ci pensa lo stato, la chiesa, piuttosto che brandire il ditino come Frate Cristoforo, ha il compito di offrire speranza in cambio di rassegnazione sociale, attivando per i più incolti anche le sue propaggini taumaturgiche (padri pii e madonne pellegrine).

    Questo , almeno, finche regge la società tecnologica e consumistica.

  11. Mario 47 scrive:

    Quando sarò morto (encefalogramma piatto o qualsivoglia altra definizione scientifica) non sarò in grado di elaborare alcuna comunicazione verso o dagli altri e parlare di una mia vita (reincarnazione, resurrezione etc.) in un’altro contesto per me non ha alcun senso.
    Ovviamente ci potranno essere persone che mi ricordano e per i quali la mia passata esistenza ha ancora una certa importanza; se ritengono che io li guardi dall’alto, non posso certo impedirglielo, ma il loro rapporto con me resta assolutamente entro il loro ambito, io non sarò in grado di goderne.

    Questo mio modo di considerare la mia vita e morte non mi provoca disperazione e sconforto: piuttosto è uno stimolo per avere un buon rapporto in vita con le persone che mi sono care e per lasciare loro un ricordo quanto possibile gradevole su come sono vissuto e anche su come me ne sarò andato.

    L’idea di una beatitudine eterna (a parte incidenti duraturi o temporanei quali inferno o purgatorio) non riesco proprio a raffigurarmela, tanto meno ad augurarla, a me od agli altri.

    mario

    • Alfonso scrive:

      @mario47

      L’idea di una beatitudine eterna (a parte incidenti duraturi o temporanei quali inferno o purgatorio) non riesco proprio a raffigurarmela, tanto meno ad augurarla, a me od agli altri.

      Concordo, però purtroppo è quello che la gran parte dell’umanità si aspetta e le organizzazioni religiose lo sanno molto bene. Ed è proprio questa la loro arma vincente….

      • Sandra scrive:

        L’arma vincente non c’entra con l’aldilà con dio con la fede…. sono dei bravi organizzatori di attività di gruppo, di identità, di supporto psicologico. Non ho mai conosciuto un cattolico a un funerale che non si disperasse per la morte di un congiunto: se credessero davvero all’aldilà, la disperazione non dovrebbe essere tanto grande. Se credessero davvero a un giudizio dopo la morte non si spiegherebbe l’ipocrisia, la disonestà ecc. Quello che la Chiesa (e le religioni organizzate) dà, è qualcosa di molto concreto, di molto “al di qua”. Tanto al di qua, che persino di fronte a atti vergognosi i “credenti” non si staccano. Per fede? Naaa. Per comodo. E’ la doppia morale la carta vincente in Italia: appartenere al gruppo dei “buoni” con i vantaggi del branco forte, e poter fare quello che si vuole.

      • Giovanni Duovi scrive:

        @Sandra

        Io una volta ho conosciuto una catechista,che al funerale del figlio,morto in un incidente stradale,non era disperata perchè,testuali parole “quella era stata la volontà di dio”

        Ecco a me quella cattolica, sembrava più vivere un momento emozionale che era un misto fra rassegnazione e fatalismo.

      • Sandra scrive:

        Giovanni,
        probabilmente era sotto choc. Io conosco due donne che hanno perso i propri figli, e inizialmente non riuscivano nemmeno a piangere, una mi ha detto di averci impiegato un anno. La morte dei figli, soprattutto se improvvisa, è un discorso a parte.
        Io mi riferivo ad altre perdite, quelle che nella vita si mettono in conto, quella dei genitori o del coniuge, e lì non ho mai visto questa grande fede nell’aldilà. Tra i cattolici che conosco un po’ in là negli anni poi, la morte non è vista di certo come la possibilità di ricongiungersi con i propri cari defunti per i quali tanto si erano disperati, anzi.

    • Dino scrive:

      Secondo me si parla troppo spesso di “reincarnazione” (metempsicosi? o altro?), “resurrezione”, “anima”, “vita”, &c senza saper quel che si va dicendo: perlopiù si hanno concetti fumosi e/o stereotipati (sempre che si abbiano dei concetti), come avviene per la relatività, l’evoluzione… Io penso che sia difficile capire/comprendere certe cose, fisiche o metafisiche, anche se si è davvero dentro a una disiplina da una vita. Banalizzarle affermando “credo” o “non credo” è davvero poco produttivo.

      • whichgood scrive:

        Infatti, le religioni non banalizzano come noi atei questi “concetti”, le usano in modo molto propduttivo ( $$$$ ).

  12. Priapus scrive:

    @ Sandra
    buona risposta ed, in parte, hai pure ragione.

  13. Congo scrive:

    Il video mi è piaciuto, solo trovo un po’ stucchevole il solito pensiero per il quale l’eternità dovrebbe essere noiosa appunto perché eterna, quando (ammessa e non concessa) l’esistenza dell’aldilà dovrebbe essere qualcosa di totalmente “altro” per la nostra percezione.

    E’ un po’ come se una persona trovasse impossibile il sesso tra pipistrelli visto che sono s soggettivamente così orribili.

    In altre parole, il rifiuto dell’aldià sulla base della noia che ne potrebbe derivare, non ha alcun senso e vale solo come boutade.

  14. daniele scrive:

    @Congo
    Anch’io ho avuto lo stesso pensiero poi però mi sono detto che è la Chiesa che vendeva indulgenze e che le promette ancora a chi bacia questa o quella reliquia. Indulgenze calcolate in anni! Quindi, almeno da questo punto di vista, il video non fa altro che prendere in considerazione una concezione dell’aldilà che è proprio della Chiesa.

  15. stefano scrive:

    per chi come noi non crede in niente la morte non è altro che un sonno eterno.
    il paradiso o l’inferno avrebbero senso solo nella ingenua ipotesi che fossero dimensioni create apposta per divertirsi in allegria per l’eternità e forse anche cosi la cosa potrebbe in ultima analisi diventare monotona.
    in senso cristiano invece, un luogo di dolore come l’inferno ( dove teoricamente troverebbero posto gli atei, le pornodive, i cantanti rock,gli scenziati, i filosofi ecc. per il naturale rovesciamento dei valori in cui la chiesa è maestra ) e l’altro di ricompensa come il paradiso con l’intermezzo eventuale del purgatorio (meta di papi, vescovi e cardinali più o meno corrotti, preti pedofili, dittatori fascisti, ipocriti di ogni risma ecc. vedere il rovesciamento di valori di cui sopra) sono inaccettabili anche dal punta di vista morale perchè costituiscono un ossimoro in termini rovesciando il significato stesso della parola morale.

  16. alessandro pendesini scrive:

    Avrete probabilmente notato che negli scaffali delle librerie dedicati alla « psicologia », i libri che riguardano lo spirito e l’anima sono molto più numerosi che quelli relativi a l’illusione, memoria, percezione ecc…
    La cosa che mi stupisce è che alla nostra epoca relativamente evoluta, miliardi di persone si aggrappano ancora ad un’immagine primitiva, arcaica, risalente all’infanzia dell’umanità ! NB : L’équipe dell’antropologo Eudald Carbonel, ha scoperto ad Atapuerca (Spagna) uno strumento funerario (uno dei più antichi ritrovati finora) che data di circa 350.000 anni ! Qui si dovrebbe probabilmente situare l’inizio della credenza nell’aldilà, cioé una “seconda vita” ritenuta come la “vera”. Questa credenza è tuttora diffusa, sostenuta ed insegnata da diverse religioni. Il colmo !!!
    P.S. : Finora nessuna istituzione accademica o universitaria ha potuto dimostrare, tramite il metodo scientifico, che esiste un aldilà, ed ancora meno un’anima che alla morte si apparti dal corpo ! Anzi, da recenti studi scientifici (neurofenomenologia cognitiva) risulta che la probabilità dell’esistenza di un dualismo cerebrale tende verso ZERO ! Dispiaccia a Cartesio….. Per contro lo sfruttamento della credulità umana da parte dei prelati religiosi (ma non solo), in primis un certo BXVI, tende verso il….100% ! La strategia dei teocrati, plutocrati, cleptocrati e certi politici sostenuti dalle mafie e Vaticano, è sempre quella : TENERE IL POPOLINO NELL’IGNORANZA sfruttando una caratteristica che rende l’uomo vulnerabile : l’ANGOSCIA !…..

    • fab scrive:

      Per quanto riguarda i libri, oltre a un problema di domanda ce n’è anche uno di offerta: sulla “spiritualità” puoi inventare balle a getto continuo, come con i romanzi; per scrivere qualcosa di nuovo su illusione e memoria bisogna darsi da fare un bel po’ di più!

  17. Patrizio Lampariello scrive:

    Per conto mio, non amo definirmi ateo poichè esso ha nella sua etimologia l’idea di una ‘mancanza’, mentre il credente avrebbe un qualcosa che io non ho. In effetti entrambi, possiedono e condividono una cosa: la credenza, un mero processo cognitivo. Perciò tutti abbiamo una credenza, il contenuto di questa, la ‘qualità’ non aggiunge e toglie nulla alla realtà, ma solo alla prorpie illusioni. Mi piace definirmi ‘anti teista’ per cui NON SONO IO CHE SONO ATEO, MA SIETE VOI CHE SIETE CREDENTI

  18. Mario scrive:

    Di chi è l’onere della prova?
    Fintanto che nessuno dimostra qualcosa non si discute neanche.

  19. Mario scrive:

    Ed in ogni caso la cosa più sensata che ho sentito è il punto omega. Se vogliamo parlare di quello altrimenti il resto è fuffa.

  20. Giovanni Duovi scrive:

    a un certo punto,non so come le prime forme di vita devono essere riuscite ad abbassare la propria entropia a discapito di quella della materia circostante.

    La cosiddetta morte è (IMHO) semplicemente il momento in cui tale sistema a bassa entropia cambia o viene stravolto, così tanto da raggiungere un punto di non ritorno dal quale non riesce più a mettere in atto quei meccanismi che gli permettevano di mantenere bassa la propria entropia.

    Credenti,per come la ho spiegata io la morte,vi fa ancora paura?

  21. alessandro pendesini scrive:

    @Mario
    Il « Punto Omega » molto caro a Teilhard de Chardin (che ne ha la paternià) non è scientifico ma metafisico ! Il suo valore riferito alla neuroscenza è tende verso ZERO !
    Vorrei inoltre ricordarle che l’Universo, contrariamente a quello che molti credono, non tende verso un qualsiasi “ordine” o complessità guidato da un “disegno intelligente” o qualsiasi tipo di deità ! – In contrasto con un principio illusorio di complessità, esiste un principio che stipula che il grado di disordine di un sistema reale non puo’ far altro che vedere aumentare il suo grado di disorganizzazione nella sua interezza, e in nessun caso il suo grado d’organizzazione ! (vedi principio d’Entropia) – Evocare un’ipotetica legge di complessità ed affermare che l’evoluzione dell’Universo tende verso un aumento di complessità o ordine NON è scientifico ! Per quello che riguarda la coscienza (o diversi tipi di coscienza) posso confermarle che trattasi non di “una cosa” ma di un processo neuronale della materia altamente organizzata, la quale non puo’ agire in modo causale nel mondo.

    • francesco s. scrive:

      Penso che Mario abbia frainteso le mie parole.

      • Mario scrive:

        Tra l’altro con la scoperta del bosone di higgs Tipler dovrebbe essere a un punto critico, in quanto a memoria era uno dei dati fondamentali che gli mancavano.

    • Giorgio Pozzo scrive:

      Infatti, l’universo ha due sole storie evolutive future: o si espande in eterno, diminuendo la sua densità di energia/materia fino a valori prossimi a zero, o si ricontrarrà implodendo in un punto di densità quasi infinita.

      Nel primo caso, quando ci sarà una particella sola per ogni miliardo di anni luce cubici, o anche peggio, sarà come se il tempo si fermi in un gelo tendente allo zero assoluto,

      Nel secondo caso, quando tutto si ridurrà a un punto infinitesimale, il tempo si fermerà anch’esso in un volume nullo.

      In ogni caso, non vedo alcuna eternità: il tempo si fermerà, in un modo o nell’altro, e chi pensa di essere in paradiso mi dovrebbe spiegare come il paradiso stesso possa fluire nel tempo.

      Il tempo morirà. Perfino l’universo morirà. Com’è che invece noi, un suo “sottoprodotto”, non moriremo affatto?

      • Lorenzo Galoppini scrive:

        Già. Ma se la mettiamo sul piano dell’infinito, uno potrebbe legittimamente chiedersi: e quel “nulla” che ci sarà dopo quanto durerà? Rimarrà sempre così? Il fatto poi che non sia possibile dare una risposta a questa domanda non impedisce comunque di porsela, se non altro per pura curiosità.

      • Mario scrive:

        Ben è abbastanza difficile fare queste considerazioni, le 11 dimensioni delle stringhe comprendono anche spazio-tempo, non si può considerare il tempo secondo la nostra comune percezione.

    • Mario scrive:

      Se non erro le deduzioni che fa Tipler riguardo all’universo chiuso o aperto dipendono dal teorema di Poincaré.
      Per lo meno quello di Tipler vuole essere una trattazione scientifica, non metafisica.

  22. Patrizio Lampariello scrive:

    Giusto Mario! Cose ovvie per noi…per altri problematiche e ‘complesse’. Bisogna avere dei grandi dubbi per avere una grande fede!!

  23. DucaLamberti74 scrive:

    Io nell’aldilà voglio trovarci lui:

    http://www.youtube.com/watch?v=ICh8-jVY-yM

    Allora si che in paradiso ci si divertirebbe…e la mia “vera e genuina fede” avrebbe per sempre immortale il suo degno profeta.

    Il video è di un’atmosfera mistica unica…fa tremar le vene ai polsi.

    DucaLamberti74

  24. Mario scrive:

    Per universo chiuso o aperto si intende che l’universo potrebbe o meno invertire la sua espansione.
    Per sistema chiuso si intende un sistema che non ha scambi di energia con l’esterno.