La ministro Severino chiede allo Ior di collaborare con la giustizia italiana

Lo Ior sostiene di aver sempre risposto alle rogatorie pervenutegli dalla giustizia italiana. La Procura di Roma sostiene invece di non aver mai ricevuto nulla. E il Fatto Quotidiano ha documentato che, in Vaticano, l’atteggiamento è consapevolmente non collaborativo.

Le richieste di una presa di posizione da parte del governo italiano non sono certo mancate: anche l’Uaar ha inviato una lettera alla ministro della giustizia Severino in cui chiedeva “la manifestazione di un suo impegno per assicurare che la legge è veramente uguale per tutti, anche per coloro che alla legge degli uomini antepongono quella di Dio”.

Ieri il quotidiano Repubblica ha dato notizia che la ministro è infine intervenuta, facendo sapere che metterà in atto “tutte le condotte possibili per spingere lo Ior a collaborare nelle indagini sulla morte del presidente del Banco Ambrosiano Roberto Calvi e sui soldi della mafia transitati in passato nell’istituto vaticano”. Perché, se non lo si fosse ancora capito, la magistratura sta cercando di far luce su episodi che risalgono anche a tre decenni fa: senza che la banca vaticana, in questi tre decenni, si sia dimostrata granché più collaborativa di quando la guidava mons. Marcinkus.

E si ricorda anche che il riciclaggio di soldi della mafia tramite lo Ior è un fatto giuridicamente accertato. Circostanza che giustifica le attenzioni che le autorità finanziarie, italiane e internazionale, riservano ormai a ogni operazione effettuata dall’istituto vaticano. Chissà se il rischio concreto di essere inseriti nella black list dei paradisi fiscali spingerà le gerarchie ecclesiastiche, anche se controvoglia, a far luce su troppi episodi oscuri della sua attività.

Questo articolo è stato pubblicato domenica, 26 febbraio 2012 alle 8:58 e classificato in Generale, Notizie, UAAR. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.