Governo Monti presenta emendamento per Ici su immobili commerciali della Chiesa, malumori tra i cattolici

Prima il presidente del consiglio Mario Monti aveva annunciato di introdurre l’Ici anche per gli immobili ecclesiastici ad uso “non esclusivamente commerciale”. Nei giorni successivi, il tira e molla. La misura prima annunciata, non era comparsa nella bozza di decreto legge del governo. Ma Monti aveva rassicurato: il provvedimento era “in dirittura d’arrivo”.

Finalmente, nella sera di oggi, l’annuncio. Nel corso della riunione del consiglio dei ministri, il governo ha presentato anche l’atteso emendamento al decreto sulle liberalizzazioni, per abrogare l’esenzione dell’Ici-Imu per gli immobili “dove l’attività non commerciale non sia esclusiva, ma solo prevalente”. E quindi anche per le proprietà della Chiesa cattolica, dove si svolgano attività che comportano guadagni. Invece, rimarrà l’esenzione per gli immobili “nei quali si svolge in modo escusivo un’attività non commerciale”. Le maggiori entrate che ne deriveranno, chiarisce una nota del governo, non sono state quantificate preventivamente, ma verranno “accertate a consuntivo e potranno essere destinate, per la quota di spettanza statale, all’alleggerimento della pressione fiscale”. Nell’inchiesta UAAR I Costi della Chiesa è stato stimato a circa 500 milioni di euro annui il mancato introito per le casse dello Stato a causa dell’esenzione di cui gode la Chiesa.

Il mondo cattolico, allarmato, si mobilita e critica la scelta di Monti temendo soprattutto per le scuole confessionali. Il ciellino Maurizio Lupi (Pdl) chiede “se asili nido e scuole parificate devono pagare la nuova Imu o no”. E scendono in campo anche i salesiani, secondo i quali l’applicazione dell’imposta alle scuole paritarie “non sarebbe giusta né equa”. L’UAAR invece esprime ancora una volta la propria soddisfazione per la decisione di togliere l’esenzione Ici per gli immobili degli enti ecclesiastici ad uso commerciale. Lo sforzo portato avanti da associazioni laiche come l’UAAR per sensibilizzare la cittadinanza e le istituzioni sui privilegi – e le annesse prebende – di cui tuttora gode la Chiesa nel nostro Paese sembra aver raggiunto un piccolo ma significativo risultato. Ma la strada per arrivare ad un’Italia davvero laica è ancora lunga. E, come denunciato e documentato nella campagna I Costi della Chiesa, in quel flusso di denaro pubblico – proveniente anche dalle tasche dei tanti cittadini atei e agnostici – che arriva ogni anno alla Chiesa cattolica c’è ancora molto da tagliare.

Occorre tuttavia anche vigilare, sostiene l’Uaar. Sia perché occorre l’approvazione da parte del Parlamento, così pieno di deputati e senatori sensibili ai desiderata di Oltretevere. Sia perché è necessario definire con chiarezza e trasparenza come comportarsi con gli edifici in cui si svolgono nello stesso tempo attività for profit e non profit: una terra di nessuno già ora, come mostra l’entità del contenzioso esistente.
«Ancora una volta un privilegio giuridico di cui gode la Chiesa viene intaccato soltanto in seguito alle pressioni europee», constata Raffaele Carcano, segretario Uaar. «Ci auguriamo che accada presto anche per altre ‘esclusive’, come l’ora di religione», che ogni anno grava per un miliardo e mezzo di euro sui contribuenti. E che dire del miliardo di euro che finisce ai vescovi italiani grazie all’Otto per Mille?
«Basterebbe intervenire sulle scelte inespresse per far recuperare allo Stato altri seicento milioni», ricorda Carcano. Invitando Monti a ricordarlo a sua volta alle gerarchie ecclesiastiche, che il governo italiano incontrerà proprio oggi, in occasione dell’anniversario della firma degli accordi Craxi-Casaroli. Anche l’Uaar parteciperà al presidio anticoncordatario in programma alle 16 davanti all’ambasciata italiana presso la Santa Sede, in viale delle Belle Arti a Roma: la “lista dei tagli alla spesa” è lunga e consistente.

Questo articolo è stato pubblicato venerdì, 24 febbraio 2012 alle 20:40 e classificato in Generale, Notizie. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.