A tergo di una lectio historica

Stefano Marullo*

Fotina Marullo 2

Chissà se all’attuale pontefice, così freddo e ieratico, qualcuno ha mai raccontato la storia di Pomponio di Algerio, studente padovano d’adozione, giovanissima vittima dell’Inquisizione. Correva l’anno 1556. E chissà che il successore di Pietro (o di Paolo? No, questo era apostolo autoproclamato, sia pur esponente dell’eresia trionfante, certo non c’era ancora il Conclave, sempre misteriose le vie dello Spirito) non provi a commuoversi. Sempre che riesca a prendere le distanze da se stesso. Ancora cardinale sosteneva che l’Inquisizione fu una “medicina necessaria”. E quando il vecchio Wojtyla (il beato, che stringeva le mani a Pinochet e negava udienza a Pedro Arrupe), il 12 marzo 2000, prima domenica di Quaresima, chiese perdono a Dio per i peccati passati e presenti “dei figli e delle figlie della Chiesa” (formula sibillina, mai esporsi troppo), il cardinale Ratzinger prese rispettosamente le distanze giudicando questo gesto inopportuno.

L’ottima relazione del professor Fasulo proprio su Pomponio Algeri, tenuta mercoledì 11 gennaio a Padova, nell’ambito delle consuete serate “a tema” del locale Circolo UAAR (al quale si deve rimproverare un’eccessiva sobrietà, le sale cominciano ad essere poco capienti per i convenuti) è stato un’occasione specialissima per riflettere sul rapporto morboso tra fanatismo, potere e rimozione della storia, sempre riscritta dai vincitori. Il giovane Pomponio, fiero fino al sacrifico estremo (avrebbe potuto abiurare, e finanche avrebbe potuto chiedere i sacramenti prima del rogo, forse sarebbe stato ucciso prima, invece dovette subire una morte orribile tra pece bollente, fuoco e trementina), ospite nel territorio della Repubblica di Venezia, godeva di uno status speciale come tutti gli studenti dell’epoca. In tempi di luteranesimo e di correnti di pensiero eterodosse rispetto alla dottrina di Romana Chiesa, dove anche la traduzione del Pater Noster in italiano era passibile di eresia, lo studente nolano avrebbe forse potuto farla franca o cavarsela con la sola prigione, se, a parte il Purgatorio e il culto dei Santi, non avesse messo in discussione l’autorità del papa e della Chiesa Cattolica. Ed essendo nolano, il pontefice ne avocò a sé il giudizio in quanto suo suddito. Proditoriamente Venezia fece un favore al papa, con il quale non erano mancati e non mancheranno screzi (tra alleanze di comodo, interdetti, tradimenti), e consegnò Pomponio agli aguzzini dell’Inquisizione Romana che lo tortureranno per costringerlo ad una confessione che non arriverà mai e che alla fine lo bruceranno in Piazza Navona, non lontano da Campo de’ Fiori dove un altro più eminente nolano, Giordano Bruno, qualche anno più tardi, subirà la stessa sorte. I roghi di eretici erano talmente frequenti a quel tempo che sembra che un diplomatico francese, che abitava a ridosso di quelle piazze, si lamentasse dell’aria infestata dalla puzza di carne bruciata che era divenuta irrespirabile.

Durante la discussione, tra i molti presenti (significativamente c’erano esponenti della goliardia padovana che hanno voluto onorare il “collega”) circolava l’inquietante interrogativo: come si fa ad essere cattolici di fronte alla, sua pur talvolta dolosamente oscurata, storia criminale della Chiesa (per dirla con Deschner)? Come si fa ad esserlo nonostante tutto? Ho interpellato qualche vescovo, teologi, poeti, frati, suore, laici (tutti intellettualmente onesti) ma ho sempre ricevuto non risposte. Una strategia dialettica, dei devoti più accesi, è quella di minimizzare, con miserabili argomentazioni circa la presunta mitezza dell’Inquisizione rispetto alle persecuzioni dei protestanti contro i cattolici (che pure ci furono, ma è un duello tra barbari), se non rispetto alle stragi musulmane contro i cristiani (come se un assassino potesse portare a propria discolpa i maggiori delitti di altri assassini), anche se su questo almeno un minimo di onestà storica imporrebbe qualche precisazione (gli ebrei depredati e cacciati dai cattolicissimi re spagnoli e da tutto il Mediterraneo, trovarono riparo tra gli “infedeli” dove per molto tempo l’appartenenza ad un’altra religione era punita con un’ ammenda). Uguale atteggiamento minimalista rispetto ai numeri (molto a rialzo quanto si tratta di enfatizzare i martiri cristiani, “non possiamo contare i martiri” diceva Tertulliano per indicare il fiume di sangue dei testimoni della fede, ma sono esagerazioni riconosciute ormai anche dagli storici cattolici) riguardo alle vittime del fanatismo della fede; anche qui, il professor Fasulo ha parlato di vero e proprio genocidio (in Calabria un’intera comunità valdese è stata spazzata via e seppellita dalla storia). Tralasciando il vizietto ecclesiastico di fare scomparire archivi e documenti imbarazzanti. Ammesso e non concesso che anche Hitler avesse sterminato solo 100.000 ebrei anziché sei milioni, questa forse sarebbe un’attenuante per chi si riconosce nel nazismo?

Se si trovasse un solo caso di un uomo messo a morte sacrificato sull’altare, che so, della Verità Razionale e in omaggio all’Ateismo, quanti fra gli atei sarebbero disposti a dire “sì, però l’ateismo non è solo questo”. Prevengo le trite e ritrite argomentazioni sui milioni di morti dell’ateismo di stato. Le rivoluzioni moderne hanno preso di mira le chiese e i suoi rappresentanti (in Russia come in America Latina dove i rivoluzionari erano devoti della Madonna) non per un intrinseco spirito antireligioso ma in nome di un anticlericalismo che identificava costoro con le classi dirigenti sfruttatrici e corrotte. E Mao trucidava e rieducava i religiosi in nome della rivoluzione marxista, non per omaggiare la Dea Ragione. E, ci ripetiamo, il cosiddetto Ateismo di Stato, semmai avesse una qualche implicazione dottrinale e non fosse solo il paravento di ideologie totalitarie, rimane una solenne sciocchezza. Come lo è una Democrazia Cristiana (perfetto ossimoro); ancor più come lo sarebbe una Democrazia Atea (da non crederci, c’è un gruppetto di persone che milita in un aspirante partitino che si chiama proprio così! Costoro, speriamo rimangano sempre esponenti di un aspirante partitino, poco hanno capito della democrazia, ancor meno dell’ateismo).

Insomma in nome di quale dio, e di quale vangelo, si può giustificare una Chiesa che nella successione apostolica ha visto un ripetersi quasi ininterrotto di delitti, tra simonia (sogli pontifici e sedi vescovili in saldo al miglior offerente), guerre sante ed inquisizioni, lusso e concubinaggio, falsificazioni di documenti storici per giustificare acquisizioni illegittime di interi territori e false guarentigie sulla persona del pontefice e dei suoi vescovi (i famosi documenti Pseudo-Isidoriani, a cui finanche Pio IX si ispirò per il dogma dell’infallibilità papale, giusto per fare un esempio, solo un secolo e mezzo fa), una consueta vocazione a stare sempre dalla parte dei forti e dei potenti di questo mondo.

Sullo sfondo la figura gigantesca di un giovane universitario, Pomponio Algeri, che non si piegò alla prepotenza e alla tracotanza dei potenti del tempo. Forse la sua vita valeva un’abiura. Morire per le idee, sì, ma di morte lenta, come cantava qualcuno.

* Laureato in Storia, ha compiuti studi di filosofia e teologia. È membro dell’Attivo del Circolo UAAR di Padova.

NB: le opinioni espresse in questa sezione non riflettono necessariamente le posizioni dell’associazione.

Questo articolo è stato pubblicato lunedì, 16 gennaio 2012 alle 16:47 e classificato in Generale, Notizie, Opinioni. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.