Suicidio di Lucio Magri, i commenti sui giornali

Dopo il suicidio assistito del fondatore de il manifesto Lucio Magri in Svizzera, sui principali giornali di oggi compaiono diversi commenti. E che inevitabilmente riaprono il dibattito sul suicidio assistito e sull’eutanasia in Italia. Su Repubblica si parla di “ultima eresia” di Magri, rendendo conto dell’opinione di esponenti cattolici e di attivisti radicali. Rocco Buttiglione prega affinchè Magri “venga accolto nelle braccia del Signore”, mentre mons. Sgreccia sentenzia: “Non siamo padroni della nostra vita”. Maria Antonietta Coscioni, deputata radicale, spera che “la vicenda umanissima di Lucio Magri, che ha deciso di non soffrire più, e ha posto fine al suo dolore, sia insegnamento”. Ignazio Marino (PD) invita alla calma: “non dividiamoci, il tifo da stadio non è giustificabile di fronte alla fragilità umana”. Mina Welby e Beppino Englaro esprimono rispetto per una scelta personale, in cui non entrano. Eugenia Roccella, già sottosegretario, dice che la morte di Magri “non va associata ad una scelta di libertà”, ma è “un gesto senza speranza”.
Su Il Mattino sono pubblicate due interviste, una a Paola Binetti, l’altra a Beppino Englaro. La senatrice cattolica parla di “dramma umano profondo” e non crede che per Lucio Magri la vita fosse ormai “insopportabile”. Magri “magari era depresso, dunque il suo principio di autodeterminazione era offuscato dall”oscurità apparente’ che l’opprimeva, limitandone la libertà di scelta”, sostiene. Beppino Englaro esprime dal canto suo “sacro rispetto del primato della coscienza individuale”, perché “è impossibile entrare nel merito di una decisione personale, per quanto radicale possa essere”. “Laicamente penso che questo suicidio vada rispettato” come “va rispettato chi ha convincimenti confessionali diversi, legati alla sacralità assoluta e inviolabile della vita”, continua. Ma “per me, laico, esiste innanzitutto la sacralità della persona e della sua libera scelta, basata sui principi costituzionali”. “Ognuno è sovrano nel disporre della propria salute, e questa sovranità non può essere messa in discussione da nessuno”, afferma Englaro, “né dai medici, né dallo Stato, né dal governo, e nemmeno dalla Chiesa”.
Vittorio Feltri su Il Giornale ricorda la sua conoscenza con Magri, il quale iniziò la sua carriera politica nella DC (”anche se non aveva le stigmate del baciapile orobico”). Lamenta che “in questo nostro strambo Paese” dove ad esempio “i libertari si sono convertiti al bigottismo, i postcomunisti amano il puritanesimo”, “non solo non si può più andare a donne [...] ma nemmeno decidere come crepare. Vietato”. Commenta così il suicidio: “ma quale sacrilegio? E’ una scelta. Deprecabile? Deprecate, deprecate, però non negate a una persona responsabile, lucida e consapevole il diritto diporre fine alle proprie sofferenze”.
Luca Doninelli, sempre su Il Giornale, assicura: “non sono un prete e non intendo condannare”. Se gli si dovesse presentare una situazione simile, “potrei sempre invocare l’aiuto di Dio e contare sull’aiuto di tanti amici, che sono la mano di Dio”. Ma il gesto di Magri, il suicidio assistito in una clinica svizzera, è la soluzione “più malinconica, per certi aspetti (chiedo scusa a Magri) la più proterva”. “Chi si uccide è come se dicesse: l’ultima parola su di me voglio darla io”, commenta, “ma nessuno, per quanto ateo, può essere così certo di questo pensiero”.
Marina Corradi su Avvenire scrive che “forse qualcuno vorrà usare la storia” del suicidio di Lucio Magri “come una bandiera, come il vessillo di un ‘diritto’ di morire”. “L’ansia di aiutare a morire sembra una declinazione post moderna della carità”, che “appare compassionevole, e pietosa”.
Filippo Facci su Libero lamenta: “in Italia puoi decidere di andare all’estero a ucciderti legalmente” e “di andare all’estero per avere la fecondazione assistita”, “basta avere soldi e conoscenze”. Come avveniva in passato per l’aborto e l’annullamento del matrimonio presso la Sacra Rota. Questo perché, secondo Facci, “in Italia discutiamo di principi ma non facciamo le leggi”, mente all’estero “guardano alla vita reale e fanno leggi che cercano di regolarsi alla meno peggio”. Quindi, a causa di “un’ipocrisia profonda, storicamene e culturalmente radicata” le cose non ammesse in Italia si possono fare all’estero.

Questo articolo è stato pubblicato mercoledì, 30 novembre 2011 alle 13:45 e classificato in Generale, Notizie. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.