Cassazione: “per esenzione Ici su attività commerciali della Chiesa non basta autocertificazione”
Secondo la Corte di Cassazione, per gli immobili della Chiesa che svolgono attività commerciali non basta l’autocertificazione al fine di ottenere l’esenzione dall’Ici. Dando così ragione, scrive Il Gazzettino, al Comune di Cannobio (VB) in causa col locale monastero delle Orsoline sul Lago Maggiore. Il monastero, attrezzato con camere che mette a disposizione di turisti a luglio e agosto quando non ci sono le educande, per non pagare l’imposta aveva inviato una autocertificazione. Ma con le sentenze 23314 e 23315 la Cassazione afferma che non si può ottenere l’esenzione “senza verificare, alla stregua della realtà fattuale, la concreta sussistenza delle condizioni legittimanti”. Inoltre “è onere del contribuente dimostrare” di poterne usufruire, cosa che “non può essere desunta esclusivamente sulla base di documenti che attestino a priori il tipo di attività cui l’immobile è destinato”. C’è bisogno infatti di “verificare che tale attività pur rientrando tra quelle esenti, non sia svolta, in concreto, con le modalità di una attività commerciale”, chiarisce la Corte. La Commissione Tributaria di Torino ora chiederà chiarimenti al monastero sull’affitto delle camere nei mesi estivi.
Valentino Salvatore

Non sono d’accordo: l’autocertificazione va applicata come per tutti gli altri, per cui quando si scopre che hai autocertificato il falso scatta il penale.
schiaudano risponde:
giovedì 10 novembre 2011 alle 11:52
Concordo.
lumen rationis risponde:
giovedì 10 novembre 2011 alle 11:59
Non scatta l’inferno?
andrea tirelli risponde:
giovedì 10 novembre 2011 alle 12:06
invece mi sembra corretto: la Cassazione dice ok all’autocertificazione ma dice anche che non basta e che occorre svolgere una verifica.
“non può essere desunta ESCLUSIVAMENTE sulla base di documenti che attestino a priori il tipo di attività cui l’immobile è destinato”… ma “VERIFICARE che tale attività pur rientrando tra quelle esenti, non sia svolta, in concreto, con le modalità di una attività commerciale”.
Va da sé che se l’autocertificazione è falsa, chi la fa dovrà risponderne.
fab risponde:
giovedì 10 novembre 2011 alle 12:43
OK, ho letto superficialmente.
Mi spiace ma non siamo un paese pronto per l’autocertificazione. L’autocertificazione si basa sulla fiducia che lo stato ripone nel cittadino (o nell’impresa/istituto), il quale non deve dichiarare il falso (pena applicazione di pene severe).
Mancano tutte le promesse: la buona fede del dichiarante (in questo caso è la chiesa ma il cittadino medio italiano non è da meno) e la capacità dello stato di controllare (che si autoalimentano a vicenda)
lumen rationis risponde:
giovedì 10 novembre 2011 alle 12:02
La buona fede da parte degli esponenti della chiesa e scontata. Fedi più “buone” della loro non ce ne sono. La storia c’insegna…
andrea tirelli risponde:
giovedì 10 novembre 2011 alle 12:09
epperò la Cassazione mi pare che confermi il principio secondo il quale l’autocertificazione decade a fronte di una verifica che attesta cose diverse (con le conseguenze del caso per il responsabile di dichiarazione mendace)…
Giordano risponde:
giovedì 10 novembre 2011 alle 12:59
Si ma se ogni volta che controlliamo qualcuno questo viene beccato con le mani nella marmellata posso statisticamente pensare che anche altri non-controllati stiano dichiarando il falso. Di conseguenza o aumento i controlli oppure (se non sono in grado) cambio sistema alla radice
Ah ah ah ah
Kaworu risponde:
giovedì 10 novembre 2011 alle 12:46
complimenti, quattro parole e nessun errore
adesso prova a passare oltre le onomatopee
manimal risponde:
giovedì 10 novembre 2011 alle 15:36
andrea tirelli risponde:
giovedì 10 novembre 2011 alle 12:47
cos’è, hai capito adesso la battuta di ieri di Kaworu?
Francesco risponde:
giovedì 10 novembre 2011 alle 23:29
Non e’ una risata sono gemiti, e’ tornato il suo sacerdote a trovarlo.
In linea di principio è giustissimo. Il problema è che basterà che dimostrino che c’erano due suore a pregare e problema risolto.
Bisognerebbe semplicemente TOGLIERE l’esenzione invece di giocare i loro sporchi giochetti da evasori incivili.
myself risponde:
giovedì 10 novembre 2011 alle 17:10
Sono d’accordo, ma bisogna ammettere che comunque questo è già un bel passo avanti.
Speriamo che in futuro eliminino del tutto l’esenzione per le attività di culto.
Domani mi stampo padre pio sulla maglia e autocertifico l’esenzione irpef.
andrea tirelli risponde:
giovedì 10 novembre 2011 alle 14:48
ed io l’appendo in macchina e autocertifico l’esenzione del bollo
scusate l’ignoranza… ma chi altro gode dell’esenzione sull’ici?
per esempio la sede di una Pubblica Assistenza è soggetta? o vale solo per gli edifici “dedicati al culto”?
nightshade90 risponde:
giovedì 10 novembre 2011 alle 20:49
edifici dedicati al culto ed edifici usati per scopi di beneficienza, se non ricordo male.
manimal risponde:
giovedì 10 novembre 2011 alle 22:25
quindi anche la sede di una onlus laica?
E io -povero ingenuo- avevo pensato che se un povero senza tetto avesse bussato al convento gli avrebbero dato ospitalità GRATIS!!!!
Avevo un’idea sbagliata della carità cristiana?