Workshop UAAR sulle cerimonie laiche

Al fine di fornire un servizio sempre migliore a coloro che lo richiedono espressamente, il prossimo 13 novembre si terrà a Varese la prima parte  di un workshop per diventare celebranti di cerimonie laico-umaniste. L’iniziativa è riservata ai soci Uaar residenti nel nord Italia.

L’associazione

Questo articolo è stato pubblicato mercoledì, 9 novembre 2011 alle 7:45 e classificato in Generale, Notizie, UAAR. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0.Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.

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41 commenti a “Workshop UAAR sulle cerimonie laiche”

  1. PINK scrive:

    OTTIMO !!!
    HO sempre pensato che un passo fondamentale per la divulgazione (e l’opportunità per chi non vuole riti religiosi) sia di sostituire i riti religiosi con quelli laici, anche se personalmente rifuggo da qualsiasi tipo di rito, ma ne conosco l’importanza però !

    • libero scrive:

      Ottimo bis !
      Questo è pensare “razionale”, occorre combattere l’avversario con le sue stesse tecniche, anche se non ci piacciono, gli togliamo un pò alla volta le risorse.

  2. annina scrive:

    Giusto! L’hanno fatto i cristiani nei secoli scorsi di sostituire le feste e cerimonie pagane con le loro, adesso tocca a noi! La gente, mediamente, ha bisogno di riti: è importante sostituire quelli superstiziosi con rituali razionalisti in modo da portare la gente a superare la religione anche da questo punto di vista.

  3. Congo scrive:

    Spero che in questo modo venga arricchito il sito anche con tutte le proposte concrete su come realizzare una cerimonia umanista, in modo che chiunque possa avere un canovaccio dal quale partire per organizzare la propria.
    Non parliamo invece di rito: la parola rito è un po’ forzata, perché non ci sono regole fisse da rispettare, formule liturgiche da recitare, oppure oggetti da utilizzare obbligatoriamente.

  4. Batrakos scrive:

    Dico sinceramente che, per come la penso io, un ‘commiato’ laico non dovrebbe necessitare di un celebrante, ma basterebbe eseguire le ultime volontà, dove ci sono, del defunto oppure ricordarlo con aneddoti e contributi da parte di chi gli voleva bene a loro discrezione.
    Non so, un celebrante mi ricorda tanto l’idea di rito e di cerimonia, quando un commiato da un morto, cosa fatta per i vivi che lo piangono e per dignità della persona defunta quando era viva e delle sue volontà e non certo per un cadavere che come tale nulla sente e vede, non dovrebbe avere secondo me un carattere rituale di nessun genere; in questo senso non c’è bisogno di un celebrante ‘professionista’ se mi passate il termine usato per rendere il discorso più semplice e veloce.
    E’ solo la mia opinione, magari manco di sensibilità e non me ne accorgo, non so…

    • Sandokan91 scrive:

      @ Batrakos

      La penso esattamente come te. Ma vedo comunque di buon occhio questa iniziativa dell’UAAR perchè le infrastrutture mentali presenti (almeno in Italia) nella mente dell’80-90% delle persone, le porta ad aver bisogno di cerimonie e controcerimonie, soprattutto in casi come la morte di un proprio caro; quindi, se proprio si vogliono avere una cerimonia ed un cerimoniante, meglio averne a disposizione uno laico e razionalista piuttosto che andare per forza da uno religioso.
      Personalmente, sento una forte forma di rigetto verso tutte le cerimonie della società e verso tutte le cose “da fare e basta”, ad esempio i minuti di silenzio o le parate militari, ma mi rendo conto che la maggior parte delle persone invece ne sente il bisogno, e quindi “lascio vivere” gli altri sperando che loro facciano altrettanto con me (cosa che non sempre avviene, dato che le cerimonie portano sempre all’omologazione, e i non-omologati, spesso e volentieri, sono visti alquanto negativamente).

      • Batrakos scrive:

        Sì sì, Sandokan91, probabilmente è come dici tu…io però non riesco ad immaginare, al di fuori di un’iniziativa spontanea dei familiari (magari con qualcuno che faccia attenzione al rispetto delle regole, vedi sotto il link di Maxalber), nessun tipo di cerimonia laica…fossero anche musiche o readings di poesie volute dal defunto o dai suoi congiunti, ciò può essere fatto dai congiunti o dagli amici stessi, almeno a me pare che questo debba essere il senso.
        Ma, appunto, qua parlo forse troppo personalmente ed è vero quel che sostieni tu.

    • Roberto Grendene scrive:

      a differenza di una festa di benvenuto per un nuovo nato o anche un matrimonio laico umanista, un funerale civile penso abbia bisogno di un celebrante

      la commozione, il sentirsi troppo coinvolti emotivamente puo’ essere un limite e un peso troppo grosso per chi si trova a ricordare una persona cara scomparsa

      la decisione spetta chiaramente ai familiari, ma il supporto in questi momenti lo trovo un servizio sociale importante

      • libero scrive:

        Il rito alternativo laico-umanista è una delle vere risorse che ha l’UAAR, incidere nei comportamenti delle persone facendogli perdere le abitudini religiose, altrimenti … l’UAAR ha torto anche quando ha ragione … vedi sentenza …

        La laicità non verrà dalla apolitica, ma dai comportamenti secolarizzati della società e dei giovani e le cerimonie “laico-umaniste” sono ottime, ma soprattutto nessun tribunale italiano o europeo potrà impedirle !

        Voglio citare un fatto riferitomi e avvenuto a Bologna circa 2 anni fa durante un matrimonio civile, un intervenuto alla cerimonia ha detto … “tutto lavoro tolto ai preti”, … questo è il senso e la vera vittoria che può conseguire l’UAAR, giorno dopo giorno, anno dopo anno, la società è pronta a questo tipo di cambiamento e occorre battere questa strada.

      • Batrakos scrive:

        Grazie per le spiegazioni, ragazzi.
        Ora inizio a capire meglio: ci rifletterò!

  5. bruno gualerzi scrive:

    “Le cerimonie laico-umaniste riescono, nel contempo, a conservare la dimensione sociale delle tappe più importanti dell’esistenza senza per questo copiare i riti religiosi ”

    Sarà, ma quando sento parlare di ‘cerimonia’ – quale che sia l’aggettivo che poi le viene abbinato – istintivamente penso alle religioni. Sarà perchè ciò che meno sopportavo della religione erano proprio le cerimonie…
    Naturalmente qui nessuno obbliga a niente, ma l’insofferenza per certe pratiche non si cancellano facilmente, e scatta la reazione anche quando le si evocano sia pure per rovesciarne il significato.

    (scusate lo sfogo personale… ma i blog servono anche a questo, no?)

    • bruno gualerzi scrive:

      Vedo che alcuni commenti che mi hanno preceduto – soprattutto quello di Batrakos – manifestano analoghe perplessità.
      Fa sempre piacere non sentirsi soli…

      • PINK scrive:

        pure io sono insofferente alle cerimonie ( io un funerale per me non lo vorrei ), ma ritengo che comunque qualcuno abbia il bisogno di celebrare queste tappe, e alle volte possono essere cose carine. Personalmente faccio cose da vivo; ai miei 50 anni ho radunato tutti i miei amici più importanti della mia vita, anche amici che non vedevo più da 30 anni, ho la fortuna di avere uno spazio sufficientemente grande ed ho fatto la festa, avevo appeso tutte le foto delle varie compagnie ( ho sempre avuto la passione della fotografia ) , è stato bellissimo. Ecco, queste per me sono cose importanti, quando morirò non è che mi interessi molto se chi rimane fà qualche cosa !

    • Sandra scrive:

      Non saprei, la cerimonia esiste indipendentemente dalla religione, se la religione poi se ne è appropriata non trovo giusto disfarsene. La cerimonia è un modo per marcare un momento che si ritiene importante. Cerimonia può essere la consegna della laurea, di un premio o un anniversario o un compleanno “importante”. Sono i preti che si sono appropriati del rito. Poi il rito in sè può piacere o meno, io non sono una grande fan di festeggiamenti “obbligati”, ma penso che sia importante per noi atei riprenderci il territorio che è parte dell’umanità, e non della religione, come il desiderio di trovarsi insieme, anche per ricordare un amico comune.

    • libero scrive:

      Il fine di raggiungere la laicità, anche indirettamnete con pratiche laico-umaniste giustifica il mezzo !

      E poi chi le vuole fare le fa, in tutta libertà !

      L’idea è comunque buona, che faresti se una coppia ti chiedesse di essere sposata da te ?

      Io accetterei in nome della laicità, magari facendo un sacrificio, la laicità val bene una cerimonia.

  6. Congo scrive:

    Più che un vero e proprio celebrante, dovremmo in effetti parlare di “organizzatore”, ma anche questa parola è un po’ infelice…
    Qualche proposta?
    Cerimoniere, per esempio?

  7. maxalber scrive:

    A tal proposito leggete l’editoriale di Stefano Marullo sul sito di UAAR Padova:
    http://uaarpadova.altervista.org/

    • Batrakos scrive:

      Grazie Maxalber, ora capisco meglio: può sempre esserci il prete in agguato.
      Per evitare il rischio basterebbe uno che tenga il microfono per rispettare un regolamento scritto fuori; a me invece che, essendoci un workshop, il celebrante debba anche fare altro, cosa altro continuo però a non capirlo: non lo dico per fare polemica, non riesco davvero ad immaginarlo.

      • Paul Manoni scrive:

        Nel caso di una cerimonia di “naming” (Benvenuto al nuovo nato), come nel caso di un matrimonio civile, il celebrante potrebbe anche occuparsi dell’organizzazione della cerimonia vera e propria. Ce le hai presente le agenzie che si occupano di “wedding planner”??…Ecco. Più o meno. ;)

      • Batrakos scrive:

        ‘Wedding Planner’… c’era anche un film; fra qualche anno faremo il film del wedding planner razionalista. :)

  8. Gérard scrive:

    In Francia abbiamo già il battesimo repubblicano : ceremonia durante la quale il bambino viene accolto nella comunita repubblicana .
    Potete leggere di più in merito andando su un motore di ricerca cercando Bapteme Republicain ( In italiano, ci sono soltanto attacchi da parte di siti tipo pontifex )

    • libero scrive:

      Il fine di raggiungere la laicità, anche indirettamnete con pratiche laico-umaniste giustifica il mezzo !

      E poi chi le vuole fare le fa, in tutta libertà !

      L’idea è comunque buona, che faresti se una coppia ti chiedesse di essere sposata da te ?

      Io accetterei in nome della laicità, magari facendo un sacrificio, la laicità val bene una cerimonia.

      • libero scrive:

        Mi dispiace ma il commenrto era per Gualerzi, c’è qualcosa che non va oggi nei salvataggi.

        Comunque in Francia, … Très bien !

        Che valore avrebbe in Italia un Pacs francese stipulato da cittadini italiani eventualmente residenti a … Bordeaux ?

  9. Giorgio Pozzo scrive:

    Con l’eccezione della cerimonia del commiato, che richiede una certa esperienza, queste cerimonie laiche potrebbero essere considerate delle vere e proprie occasioni di festa. Sto parlando, come esempio, di alcune richieste che erano già giunte alla UAAR, e che riguardavano soprattutto matrimoni. Si tratta quasi sempre di persone di nazionalità “mista”, in quanto gli Italiani non sono ancora avvezzi a questo tipo di cose.

    Se vostro figlio/figlia, vedendo che i propri compagni di scuola sono protagonisti di una festa di prima comunione, vi chiedessero tristemente perchè per loro non è prevista alcuna festa, voi che cosa rispondereste? “Tesoro, noi non scimmiottiamo cerimonie religiose. Niente festa”. Non sarebbe molto meglio rispondere “Tesoro, avrai anche tu la tua bellissima festa, e senza preti”.

    Tornando al cerimoniere per il commiato, posso parlare per esperienza familiare vissuta: trattasi di persona assolutamente necessaria, anche perchè sta a lui il conseguimento della “scaletta”, con eventuali brani musicali (preventivamente scelti dal defunto o dai familiari) da eseguirsi. Il cerimoniere deve anche avere una buona esperienza di recitazione, in quanto legge poesie o testi anche essi preventivamente scelti.

    A me piacerebbe che qualcuno recitasse per me alcuni versi –ad esempio- di Leopardi.

  10. il parroco di Funo scrive:

    eh eh …. !

  11. Maurizio_ds scrive:

    Sembra interessante, anche se sono d’accordo con quanto già scritto da altri sul fatto che parlare di “cerimonia” in ambito laico sembra contraddittorio.

    • libero scrive:

      Bisonga guardare al risultato pratico:
      un matrimonio laico-umanista in più = un matrimonio religioso in meno

      Qui si filosofeggia un pò troppo di principi e si guarda poco al pratico !

  12. libero scrive:

    “TUTTO LAVORO TOLTO AI PRETI !” (citazione ad un matrimonio)

    Voglio citare un fatto riferitomi e avvenuto a Bologna circa 2 anni fa durante un matrimonio civile, un intervenuto alla cerimonia ha detto … “tutto lavoro tolto ai preti”

    Questo è il senso e la vera vittoria che può conseguire la laicità, giorno dopo giorno, anno dopo anno, la società è pronta a questo tipo di cambiamento e occorre battere questa strada, oltretutto il vantaggio della cerimonia laico-umanista è grande, perchè la cerimonia è personalizzabile.

  13. Paul Manoni scrive:

    “L’iniziativa è riservata ai soci Uaar residenti nel nord Italia.”

    Bene…Poi semmai scendete ad istruire anche qualche “celebrante” del centro e del sud Italia. La cosa e’ piuttosto interessante e deve avere la massima diffusione possibile! ;)

  14. Alecattolico scrive:

    Cosa farete mai di buono!

  15. teologo cattolico scrive:

    ah ah.. io scherzavo quando dicevo che l’uaar ha i suoi profeti, i suoi testi sacri, i suoi culti e i suoi sacerdoti…incredibile, ho ragione anche quando non voglio.

  16. crebs scrive:

    Vorrei far notare che nel cimitero di Prima Porta a Roma ho visto MOLTI loculi in cui i simboli più evidenti non erano quelli religiosi, ma quelli sportivi (nel caso specifico i simboli delle squadre di calcio della città, la Lazio e la Roma.
    Tanto erano evidenti questi simboli sportivi che eventuali simboli religiosi presenti erano praticamente invisibili.
    Potrebbe essere una strada per cerimonie funebri non religiose; forse attualmente la FEDE SPORTIVA prevale su quella religiosa.

  17. libero scrive:

    Perchè parlare di cerimonia, chiamiamolo avvenimento piacevole da rendere bello e interessate, ben organizzato, magari da un presentatore profesisonale, che sappia intrattenere i presenti, in pratrica l’inaugurazione di una nuova vita, una nuova unione in due (anche se poi spesso falliscono!), un fine vita da ricordare.

    Cito il funerale di tipo umanista che anni fa ha avuto lo speleologo Montalbini.