Se non ora, quo vadis

Lodovico Zanetti*

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La domanda sorge spontanea. Dove stanno andando le donne di se non ora quando? Perché, se da un canto si dimostrano sensibili, anche troppo, di fronte a un manifesto con una gonna alzata dal vento, alla Marilyn, o su uno spogliarello a Campiano nelle campagne ravennati, che finisce sulle prime pagine di Repubblica e sul TG1, non dimostrano la stessa sensibilità nei confronti della religione cattolica, che è da sempre uno dei principali ostacoli alla piena emancipazione della donna. Si indignano e giustamente per la giunta Alemanno, senza donne, ma tacciono per i dodici apostoli, tutti maschi, che incorrerebbero oggi nelle ire del TAR di Gerusalemme. Chiedono le quote rosa, ma non fanno nulla di fronte ad un leader religioso, il papa, che può essere solo di sesso maschile, eletto da un gruppo di uomini, ed è, contemporaneamente anche l’ultimo capo di stato europeo eletto senza suffragio universale (nonostante si definisca il leader di una chiesa “universale” che è il significato, infatti di katholikòs).

Se non si comprende quanto sia sessista l’istituzione religiosa, non si può non cogliere la rilevanza del danno che ha fatto la chiesa al ruolo della donna nei secoli. E, del resto, dalla lettura del Vecchio Testamento emerge meglio il concetto che dell’altra parte del cielo avevano gli estensori dei sacri testi. Basta pensare a Sodoma: Dio invia due angeli ad avvertire Lot di lasciare la città, ma i concittadini gli intimano di consegnare gli stranieri (chissà perché?). E Lot, il giusto che fa? Se ne esce con: «No, fratelli miei, non fate del male! Sentite, io ho due figlie che non hanno ancora conosciuto uomo: lasciate che ve le porti fuori e fate loro quel che vi piace, purché non facciate nulla a questi uomini, perché sono entrati all’ombra del mio tetto» (Gen 19,7-8). Un bel concetto del ruolo della donna… e se quella volta gli angeli intervengono va peggio nel capitolo 19 del Libro dei Giudici, dove un anonimo levita (prete), in viaggio con la sua concubina, arriva a Gàbaa. Nessun vuole ospitarli, tranne un vecchio. Mentre cenano i concittadini chiedono a viva voce di fare conoscenza (in senso biblico) con l’ospite. E di nuovo si offre in sacrificio la figlia: «Ecco mia figlia che è vergine; la condurrò fuori: abusatene e fatele quello che vi pare, ma non commettete contro quell’uomo una simile infamia» (Gdc 19,23-24). I concittadini rifiutano l’offerta, e a farne le spese è la concubina, che viene gettata in pasto alla folla: «Quella donna sul far del mattino venne a cadere (morta) all’ingresso della casa dell’uomo presso il quale stava il suo padrone e là restò finché fu giorno chiaro» (Gdc 19,25-26)

Alla definizione del dio del vecchio testamento che fa Thomas Jefferson, un essere dal carattere terribile — crudele, vendicativo, capriccioso e iniquo — bisogna chiosare una ulteriore definizione: misogino. E non non è che una ventata di idee moderne emerga dal nuovo testamento. Sorvoliamo sulla già citata composizione degli apostoli di Cristo, anche se dal punto di vista matematico le probabilità che casualmente vi siano solo uomini è una su 8192, basta leggere l’apocalisse di Giovanni che salva 144.000 giusti: vergini, non contaminati con donne, sulla loro bocca non è stata trovata menzogna e seguono l’Agnello dovunque vada (Apocalisse 14,4-5) da cui si evince che le donne non solo non sono giuste ma hanno, perfino, un effetto contaminante. E, del resto Paolo dice: «Di ogni uomo il capo è Cristo, e capo della donna è l’uomo, e capo di Cristo è Dio. Ogni uomo che prega o profetizza con il capo coperto, manca di riguardo al proprio capo. Ma ogni donna che prega o profetizza senza velo sul capo, manca di riguardo al proprio capo, poiché è lo stesso che se fosse rasata. Se dunque una donna non vuol mettersi il velo, si tagli anche i capelli! Ma se è vergogna per una donna tagliarsi i capelli o radersi, allora si copra. L’uomo non deve coprirsi il capo, poiché egli è immagine e gloria di Dio; la donna invece è gloria dell’uomo. E infatti non l’uomo deriva dalla donna, ma la donna dall’uomo; né l’uomo fu creato per la donna, ma la donna per l’uomo.» (Prima lettera ai Corinzi, XI)

Qualcuno potrebbe farmi osservare che costoro sono morti da parecchi secoli e che oggi queste cose non succedono più. Affermazione ridicola, visto che coloro che insultano così le donne sono santi, dottori e padri della chiesa, ancora oggi intoccabili. Ma, peggio ancora, i vescovi e i preti di oggi hanno una visione della donna che definire oggetto è quasi ottimistica. Prendiamo ad esempio le dichiarazioni delll’arcivescovo di Granada, Javier Martínez, che delle donne che abortiscono dice: «Uccidere un bambino indifeso, e che lo faccia proprio sua madre! Questo dà agli uomini la licenza assoluta, senza limite, di abusare del corpo della donna, perché la tragedia la sopporta lei, e la sopporta come se fosse un diritto: il diritto di vivere tutta la vita oppressa da un crimine che rimarrà sempre nella sua coscienza e per il quale né i medici, né gli psichiatri, né tutta la scienza conoscono il rimedio». Istigazione allo stupro, quindi, senza nessuna riduzione allo stato laicale, o neanche una censura. E tutto passa sotto silenzio, senza indignazioni particolari, apostasie o manifestazioni in piazza San Pietro.

Che dire, e che fare? Se le donne vogliono cambiare la loro condizione devono incominciare rimuovendo i principali ostacoli alla loro piena realizzazione, agendo contro questo stato di cose. Se non credenti, chiedano di essere cancellate dal registro dei battesimi (si fa con una raccomandata) motivando la loro scelta. Se credenti, e cristiane, scelgano confessioni che riconoscono alla donna il diritto al sacerdozio (i Valdesi, ad esempio, che dimostrano oltre alla laicità, una mancanza di pregiudizi legati a discriminazioni sessuali) o se proprio vogliono rimanere cattoliche protestino altrettanto vivamente contro la chiesa come di fronte a una gonna alzata in un manifesto. A meno che non concordino con una visione del loro ruolo come gregario, come suggerisce sant’Agostino «Tra gli uomini vige anche l’ordine della natura per cui le donne siano soggette ai mariti e i figli ai genitori, poiché anche in questo caso è giusto che la ragione più debole sia soggetta alla più forte» (Questioni sull’Eptateuco, Libro I, § 153).

* Lodovico Zanetti, ateo, apostata, coordinatore del circolo Uaar di Forlì-Cesena, pubblicitario.

NB: le opinioni espresse in questa sezione non riflettono necessariamente le posizioni dell’associazione.

Questo articolo è stato pubblicato martedì, 18 ottobre 2011 alle 9:29 e classificato in Generale, Opinioni. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.