Card. Bagnasco: “No comportamenti licenziosi, nuova moralità in politica contro il declino dell’Italia”

Il presidente della Cei card. Angelo Bagnasco, nella sua prolusione durante il consiglio episcopale permanente iniziato ieri a Roma, ha tra le altre cose lanciato un duro monito al mondo della politica, incapace di rispondere adeguatamente alla crisi economica e morale.

I vescovi si dicono preoccupati anche per “l’assenza di un affronto serio e responsabile del calo demografico” per invertire il “declino” dell’Italia. “Rattrista il deterioramento del costume e del linguaggio pubblico”, aggiunge il cardinale, “mortifica prendere atto di comportamenti non solo contrari al pubblico decoro ma intrinsecamente tristi e vacui”. “Si rincorrono, con mesta sollecitudine, racconti che, se comprovati, a livelli diversi rilevano stili di vita difficilmente compatibili con la dignità delle persone e il decoro delle istituzioni e della vita pubblica”, continua il prelato. “Da più parti, nelle ultime settimane, si sono elevate voci che invocano nostri pronunciamenti”, nota Bagnasco. Nega che sia “mancata in questi anni la voce responsabile del Magistero ecclesiale che chiedeva e chiede orizzonti di vita buona, libera dal pansessualismo e dal relativismo amorale”, in risposta agli ambienti che parlano di silenzio della Chiesa. Diversi commentatori hanno letto in particolare in queste dichiarazioni una strigliata direttamente rivolta al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e una volontà di smarcarsi dalle accuse di mancata reazione sul caso bunga  bunga, sebbene non si faccia esplicitamente il suo nome e non si citino eventi precisi. Mentre dalla maggioranza si sostiene, come fa il ciellino e vicepresidente della Camera Maurizio Lupi (Pdl), che il discorso di Bagnasco è rivolto a tutti e che la Cei non ha chiesto a Berlusconi di dimettersi. Sebbene colpiscano la sovraesposizione mediatica, le “strumentalizzazioni che pur non mancano” e  “l’ingente mole di strumenti di indagine messa in campo”, non può esserci “equivoco”. Perché “i comportamenti licenziosi e le relazioni improprie sono in se stessi negativi e producono un danno sociale a prescindere dalla loro notorietà”, in quanto “ammorbano l’aria e appesantiscono il cammino comune”.
“La questione morale, quando intacca la politica, ha innegabili incidenze culturali ed educative” e “contribuisce, di fatto, a propagare la cultura di un’esistenza facile e gaudente”. Per questo c’è da “purificare l’aria” soprattutto per le nuove generazioni, sostiene Bagnasco.
Il cardinale Bagnasco critica quindi la corruzione, l’evasione fiscale e “i comitati di affari che, non previsti dall’ordinamento, si auto-impongono attraverso il reticolo clientelare” ottenendo “renumerazioni – in genere – tutt’altro che popolari”. Ma risponde alle critiche mosse alla Chiesa, che negli ultimi anni “ha intensitifcato la propria capillare presenza”. “Quanto alla discussione, non sempre garbata e informata, che c’è stata negli ultimi tempi circa le risorse della Chiesa”, sostiene Bagnasco, “facciamo solo notare che per noi, sacerdoti e vescovi, e per la nostra sussistenza, basta in realtà poco” e che “la gestione degli enti dipendenti dalle diocesi” “si ispira ai criteri della trasparenza”. D’altronde “se abusi si dovessero accertare, siano perseguiti”, aggiunge.
Tema trattato è anche la “presenza dei cattolici nella società civile e nella politica”: “sta lievitando infatti una partecipazione che si farebbe fatica a non registrare, e una nuova consapevolezza che la fede cristiana non danneggia in alcun modo la vita sociale. Anzi!”. E’ però in agguato “una certa cultura radicale – al pari di una mentalità demolitrice – tende a inquinare ogni ambito di pensiero e di decisione”, “muovendo da una concezione individualistica” che “rinchiude la persona nell’isolamento triste della propria libertà assoluta” e “corrode la società”.
Il cardinale chiede quindi alla classe politica di valorizzare “anche il patrimonio della scuola cattolica e sostenendo il diritto dei genitori di scegliere l’educazione per i propri figli”. “Esprimiamo l’auspicio”, fa sapere parlando inoltre a nome dei vescovi, “che la legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento possa giungere quanto prima in porto”: “sollecitiamo con rispetto, nella persuasione che si tratta di un provvedimento oggi necessario per salvaguardare il diritto di tutti alla vita”.

Valentino Salvatore

Questo articolo è stato pubblicato martedì, 27 settembre 2011 alle 10:17 e classificato in Generale, Notizie. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.