Piovanelli e la Resistenza

Il prossimo 11 agosto, per la prima volta, sarà «un uomo di chiesa», il cardinale Silvano Piovanelli, arcivescovo emerito di Firenze, a tenere l’orazione ufficiale in occasione delle celebrazioni in Palazzo Vecchio del 67° anniversario della Liberazione di Firenze, avvenuta l’11 agosto del 1944. La scelta, ha spiegato il sindaco Renzi, è per sottolineare anche il ruolo dei cattolici nella Resistenza.
Questa è la notizia. Merita riflettere sull’opportunità di una simile scelta visto che Silvano Piovanelli è stato uno più stretti collaboratori del cardinale Elia Dalla Costa e in tempi più recenti colui che non ha accolto il grido di dolore delle vittime di don Cantini.
Essere stato vicino ad Elia della Costa – per documentarsi basta la prefazione di Carlo Francovich alla ristampa del ’75 de La resistenza a Firenze – vuol dire aver condiviso i suoi errori politici che lo portarono a «seguire perfettamente le direttive della Curia romana [...] incensando il fascismo quando era in auge e ricredendosi al momento opportuno» e ignorare, se non ostacolare, le scelte del Comitato di Liberazione sulla scia dell’esaltazione dell’Italia fascista e anticomunista.
Francovich definisce Elia della Costa «un santo ed un asceta, ma non un politico» e sarà forse per questa mancanza di senso della realtà che anche l’allievo Piovanelli non ha saputo difendere il suo gregge dallo stupro quando gli è stato chiesto di schierarsi.
C’è da domandarsi perché mai il chierichetto Renzi voglia estendere il lifting di San Lorenzo fino al Palazzo arcivescovile di piazza S. Giovanni, sdoganando un emerito di dubbio merito.
In fin dei conti non è certo indispensabile indossare un abito talare per «sottolineare anche il ruolo dei cattolici nella Resistenza» e a Firenze nobili figure non mancano. Non sta certo a me che cattolico non sono, ma mi pare che le famiglie Zoli e Meucci, tanto per fare un paio di nomi, siano ancora rappresentate in città e pochi, meglio degli eredi di Adone e di Giampaolo, potrebbero garantire l’impegno cattolico nella Resistenza.
Si legge sulla stampa che il prossimo anno dovrebbe toccare ad un liberale. Ben venga questa turnazione culturale e auguriamoci che prima o poi ci si ricordi anche di «tutto il gruppo degli anarchici che facevano capo all’anarchico Boccone», Augusto per chi l’ha conosciuto e stimato profondamente.

Marco Accorti, circolo UAAR di Firenze

Un articolo, che cita anche Marco Accorti, è stato pubblicato sul sito di “Repubblica”.

Questo articolo è stato pubblicato sabato, 30 luglio 2011 alle 10:08 e classificato in Generale, Notizie, UAAR. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.