Ricorso alla CEDU contro legge 40, per i cattolici rischio di “eugenetica liberale”

Antefatto: una coppia di coniugi affetta da fibrosi cistica, con un figlio con questa patologia genetica, si era rivolta nei giorni scorsi al Tribunale dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo ricorrendo contro la legge 40 che impedisce in Italia la selezione embrionale, ritenendo che essa legge violi il loro diritto alla vita familiare e a non essere discriminati (Ultimissima del 28 giugno). La Corte Europea dei Diritti Umani ha dichiarato il ricorso “ammissibile”. Contro la decisione della coppia è sceso in campo, a quanto riporta il sito SIR, il mondo cattolico prima con Lucio Romano, copresidente di “Scienza & Vita”, che ha parlato di “ideologizzazioni o strumentalizzazioni” per una tecnica come quella pre-impianto “le cui degenerazioni potrebbero portare anche alla deriva di una cultura eugenetica”, per la possibilità di scegliere tra i diversi embrioni soprannumerari tra quelli sani e quelli malati.
Per la Chiesa Cattolica infatti l’embrione è assimilato all’individuo. A fargli eco un comunicato stampa del Centro di Ateneo di Bioetica dell’Università Cattolica nel quale si afferma che “non ha alcuna consistenza teorica l’idea di un diritto ad avere un figlio sano, che per di più si trasforma nel diritto all’eliminazione del figlio malato”. Il comunicato si chiude con la nota che “alcune leggi in Europa possono aver aperto la possibilità della selezione embrionale”, ma non bisogna arrendersi “alle silenziose forme di un’eugenetica liberale”.

Stefano Marullo

Questo articolo è stato pubblicato giovedì, 30 giugno 2011 alle 16:55 e classificato in Generale, Notizie. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.