Benedetto XVI al premio Ratzinger: “Teologia compatibile con la ragione”

Conferendo stamattina, per la prima volta, il neonato ‘Premio Ratzinger’ istituito dalla Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger – Benedetto XVI, proprio papa Benedetto XVI ha trattato il tema del rapporto tra fede, teologia e ragione. “La parola della fede”, ha detto, “non è una cosa del passato”, ma “diventa veramente a noi contemporanea”.
Benedetto XVI difende l’idea che la teologia sia una “scienza della fede” e ne ripercorre gli approcci più recenti. “In vasti ambiti” la teologia si è “ritirata primariamente nel campo della storia, al fine di dimostrare qui la sua seria scientificità” e grazie a ciò “il messaggio cristiano ha ricevuto nuova luce”. Ma “se la teologia si ritira totalmente nel passato, lascia oggi la fede nel buio”. Quindi “ci si è concentrati sulla prassi”, collegando la teologia a sociologia e psicologia per mostrare, continua il papa, che la prima è “una scienza utile che dona indicazioni concrete alla vita”. Entrambe le strade gli paiono “insufficienti”, perché “se il fondamento della teologia, la fede, non diviene contemporaneamente oggetto del pensiero, se la prassi sarebbe riferita solo a se stessa, oppure vive unicamente dei prestiti delle scienze umane” diventa “vuota e priva di fondamento”.
“E’ in gioco la questione circa la verità”, continua Ratzinger, ci si deve chiedere se “è vero ciò che crediamo oppure no”.  Riprendendo l’opinione di Christian Gnilka e sulla scorta di Tertulliano, distingue “consuetudine” e “verità”. Mentre la consuetudo (consuetudine) “può significare le religione pagane”, che “non erano fede” ma semplice ritualismo fondato sulla tradizione, “l’aspetto rivoluzionario del cristianesimo nell’antichità fu proprio la rottura con la ‘consuetudine’ per amore della verità”.
L’uomo quindi, dato che “Cristo è il Logos”, deve “aprirsi” ad esso, “alla Ragione creatrice, da cui deriva la sua stessa ragione e a cui essa lo rimanda”, sostiene Ratzinger. La fede cristiana “deve suscitare teologia, doveva interrogarsi sulla ragionevolezza della fede”.
Benedetto XVI cita poi San Bonaventura, che distingueva tra un uso della ragione inconciliabile e uno conciliabile con la fede, bollando il primo come “‘violentia rationis‘, dispotismo della ragione, che si fa giudice supremo di tutto”. Nell’età moderna si assiste ad un uso della ragione in cui Dio viene “per così dire, sottoposto ad un interrogatorio e deve sottomettersi al procedimento di prova sperimentale”, continua il papa. Questo processo ha raggiunto “il culmine del suo sviluppo nell’ambito delle scienze naturali” e “la ragione sperimentale appare oggi ampiamente come l’unica forma di razionalità dichiarata scientifica”. Ma “esiste tuttavia un limite a tale uso”, perché “Dio non un oggetto della sperimentazione umana” ma “soggetto” che “si manifesta soltanto nel rapporto da persona a persona: ciò fa parte dell’essenza della persona”.
I padri della Chiesa, aggiunge Benedetto XVI, “hanno trovato i precursori e gli antesignani del cristianesimo” non ebrei “negli uomini in ricerca di Dio, in cerca della verità, nei ‘filosofi’”, persone “assetate di verità” e “quindi sulla strada verso Dio”.

Valentino Salvatore

Questo articolo è stato pubblicato giovedì, 30 giugno 2011 alle 21:24 e classificato in Generale, Notizie. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.