Sai Baba: se un dio muore

suoi seguaci in effetti lo consideravano la reincarnazione della divinità indù Sai Baba di Shirdi. Lui, che al secolo si chiamava Sathya Narayana Raju, era conosciuto da tutti, per l’appunto, come Sathya Sai Baba ed è morto all’età di 85 anni nell’ospedale di Puttaparthi, una cittadina dell’Andhra Pradesh, nell’India meridionale, dove si trovava ricoverato da oltre un mese per problemi cardiaci. La notizia campeggia su tutti i media indiani ed è riportata da tutte le agenzie di stampa e dai quotidiani italiani. Il leader indù, guru, guaritore – sosteneva di avere finanche risuscitato dei morti – noto per i suoi abiti color arancio e i capelli alla Jimi Hendrix, lascia almeno 10 milioni di adepti in tutto il mondo e un patrimonio personale stimato in diversi miliardi di euro. Tra i tantissimi devoti, l’uomini politici e del mondo dello spettacolo come l’ex Beatle George Harrison, Michael Jackson, Sarah Ferguson, Indira e Rajiv Gandhi, Steven Seagal e il primo uomo sulla luna, l’astronauta Neil Armstrong. Tra i politici italiani, spicca il nome di Bettino Craxi, il cui fratello, Antonio, decise di trasferirsi nell’ashram del santone. Nel corso di una visita in India, in veste di presidente del consiglio, lo stesso Bettino fece visita a Sai Baba il quale gli predisse che sarebbe rimasto a lungo a Palazzo Chigi (due mesi dopo il governo si dovette dimettere). Più volte apparso in trasmissioni televisive collegato dal suo quartier generale, molti ricordano, tra i tanti prodigi, quello della cenere, che “spontaneamente” sgorgava dai suoi vestiti e dalle sue mani, e anche il “dono” di forgiare dal nulla oggetti preziosi. Più prosaicamente, su di lui pesavano gravi accuse da parte di molti ex fedeli che lo bollavano come pedofilo e indagini a carattere fiscale. Alla notizia della morte diverse migliaia di fedeli si sono radunati davanti all’ospedale di Puttaparthi e c’è da giurare che saranno ancora in molti ad arrivare, tra cui i principali leader politici indiani. Il suo corpo non verrà cremato perché secondo le usanze indù gli esseri di conclamata santità devono essere sepolti per poterne venerare le spoglie.

Stefano Marullo

Questo articolo è stato pubblicato lunedì, 25 aprile 2011 alle 7:13 e classificato in Generale, Notizie. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.