In Sicilia sempre più “Chiesa Nostra”

Un’inchiesta sul numero attualmente in edicola del settimanale L’Espresso svela inquietanti retroscena tra le frequentazioni di vescovi siciliani con uomini politici potenti indicati dai pentiti come contigui alla mafia. Altro fenomeno che si denuncia nel reportage è quello del “pizzo”, una vera e propria piaga che non esenta neanche le parrocchie. Di fronte a Cosa Nostra sempre più mimetizzata e poco rumorosa, si legge nell’articolo di Lirio Abbate, molti sacerdoti, specie nelle periferie, preferiscono pagare e tacere. Don Miguel Pertini, prete italo-argentino arrivato tre anni fa nella chiesa dello Zen , uno dei quartieri più degradati di Palermo, secondo il racconto di due collaboratori di giustizia, è stato aggredito e minacciato di morte perché non pagava il pizzo sul campo di calcetto annesso alla chiesa, come tutti gli altri commercianti. Sono passati 18 anni dall’assassinio da parte della mafia di don Pino Puglisi e altrettanti dall’anatema di Karol Wojtyla pronunciato alla valle dei templi contro i mafiosi invitati a convertirsi. Ma i preti antimafia degli anni Novanta sembrano ormai un flebile ricordo. Un gruppo di bambini aderenti al comitato palermitano Addiopizzo Junior, che ha voluto incontrare una decina di preti delle parrocchie per sollecitare una presa di posizione contro Cosa Nostra durante le omelie, si sono sentiti rispondere da uno di loro: “Il prete non deve fare antimafia, ma deve portare avanti le parole del Vangelo”.

Stefano Marullo

Questo articolo è stato pubblicato sabato, 16 aprile 2011 alle 6:08 e classificato in Generale, Notizie. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.