L’ateismo è irrazionale quanto la religione?

Il New Scientist ha pubblicato un articolo dell’antropologo Jonathan Lanman dall’intrigante titolo Religion is irrational, but so is atheism (“La religione è irrazionale, ma così è anche l’ateismo”).  Secondo lo studioso, “spiegare la religione o l’ateismo ha meno a che fare cosa con cosa non funziona in menti razionali e più una faccenda di chiarire come differenti ambienti influenzino meccanismi cognitivi universali”. Studiando l’ateismo in due paesi anglosassoni (Stati Uniti e Regno Unito) e due scandinavi (Danimarca e Svezia), Lanman è arrivato alla conclusione che esistono due tipi di ateismo: un generico “non teismo”, diffuso in Scandinavia, consistente nell’assenza di credenze nel soprannaturale, e un “ateismo forte”, diffuso soprattutto negli USA, in cui comprende coloro che intendono opporsi e contrastare con forza le convinzioni religiose, considerate dannose e pericolose (quello che in Italia viene generalmente definito “anticlericalismo”, e che secondo le tesi esposte nell’articolo dovrebbe poi essere il solo a essere definito “irrazionale”).
L’autore spiega tali differenze con le diverse società in cui si sviluppano: ‘laica’ quella scandinava, fortemente impregnata di cristianesimo invadente quella americana. Questa diversità sarebbe in grado di spiegare le forti correlazioni, mostrate da Pippa Norris e Ronald Inglehart in Sacro e secolare, tra sicurezza esistenziale e incredulità, ‘confutata’ a suo dire dalla diffusione in Occidente di nuovi movimenti religiosi e new age. Poiché, scrive Lanman, la letteratura è ricca di evidenze che mostrano come il sentirsi sotto minaccia porti a incrementare il proprio impegno all’interno di gruppi (religiosi e no: “l’ateismo forte non è l’assenza di ideologia di gruppo, ma la difesa dell’ideologia laicista”), la circostanza permetterebbe altresì di comprendere perché le associazioni laiciste hanno pochi iscritti nei paesi scandinavi, e invece molti di più negli USA. L’ipotesi sarebbe corroborata dal fatto che autori come Harris e Dawkins hanno scritto i loro bestseller ‘polemici’ in risposta all’11 settembre e a George W. Bush, e dal fatto che il caso delle vignette danesi contro Maometto ha fatto rapidamente crescere il numero degli iscritti all’associazione atea di quel paese.
Lo studio sembra comunque soltanto confermare che l’impegno attivo in favore della miscredenza è favorito da ciò che è ritenuta una minaccia per la laicità della società: già l’art. 1 delle Tesi UAAR da anni ricorda implicitamente questo, mettendo nero su bianco che, “in un Paese migliore, l’UAAR non dovrebbe nemmeno esistere”. L’autore sembra altresì dimenticare che bestseller ‘polemici’ sono stati realizzati anche in paesi assai laici, per esempio la Francia (si consideri il successo di Michel Onfray), e che l’associazione laicista con il maggior numero di soci al mondo è quella norvegese.

Raffaele Carcano

Questo articolo è stato pubblicato mercoledì, 13 aprile 2011 alle 13:55 e classificato in Generale, Notizie. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.