Bologna: referendum sui finanziamenti comunali alle scuole private paritarie

Con una conferenza stampa svoltasi ieri nei locali della Chiesa Evangelica Metodista di Bologna, il Comitato articolo 33 ha presentato il quesito referendario sui finanziamenti comunali alle scuole private paritarie, depositato in Comune due giorni prima. Oltre al Circolo UAAR di Bologna, sono promotori del comitato: Assemblea Genitori e Insegnanti di Bologna, Comitato bolognese Scuola e Costituzione, Comitato genitori nidi e materne, Federazione Lavoratori Conoscenza – CGIL, Rete Laica Bologna, USB Bologna.
La presidente del comitato promotore Carla Codrignani e il portavoce Maurizio Cecconi hanno illustrato le ragioni per cui 330 cittadini chiedono che i bolognesi possano dire a loro sulla scelta del Comune di destinare ogni anno 1.055.000 euro per le scuole private paritarie. Una scelta arbitraria, in quanto nessuna legge obbliga il Comune a sottrarre risorse alla scuola di tutti per consegnarli a scuole private ideologicamente orientate.
Con quella cifra si potrebbero attivare 10-12 sezioni di scuola dell’infanzia, sufficienti a coprire le richieste in lista d’attesa.
Per il circolo UAAR di Bologna è intervenuto il portavoce Roberto Grendene, ricordando come non sia solo un problema di portafogli, ma anche di libertà di coscienza: il Comune di Bologna sceglie di non soddisfare le richieste di scuola pubblica e laica, obbligando le famiglie a consegnare i propri figli a scuole ideologiche religiose. Una discriminazione e una svendita della laicità della scuola fatte nel nome della “sussidiarietà”, termine velenoso con il quale si nascondono finanziamenti vietati dalla Costitizione e accondiscendenza alle pretese sempre maggiori delle gerarchie ecclesiastiche.
Nel pomeriggio è arrivata una dichiarazione di Rossano Rossi, presidente bolognese della Fism (Federazione Italiana Scuole Materne, da statuto cattolicamente orientate): “Cercheremo di spiegare alle famiglie che se le scuole paritarie dovranno chiudere, il Comune dovrà farsi carico di 1.600 bambini e non so se sarà una prospettiva economicamente sostenibile”.
A parte il sapore ricattatorio espressione della “sussidiarietà”, non si vede perché le scuole private paritarie dovrebbero chiudere: sarebbe sufficiente che restassero senza finanziamenti statali, regionali, provinciali, comunali, come scritto nella Costituzione e come laicità comanda.
Rassegna stampa sul sito del Comitato art.33

Il circolo UAAR di Bologna

Questo articolo è stato pubblicato sabato, 5 marzo 2011 alle 18:06 e classificato in Generale, Notizie, UAAR. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0.Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.

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49 commenti a “Bologna: referendum sui finanziamenti comunali alle scuole private paritarie”

  1. Kaworu scrive:

    che significato ha “senza oneri per lo stato”?

    • il parroco di Funo scrive:

      lo sai benissimo: senza oneri quanto alla loro istituzione, non ai contributi successivi

      • nightshade90 scrive:

        della serie “fatta la legge, trovata la gabola….”

      • Kaworu scrive:

        senza vergogna eh?

      • FSMosconi scrive:

        Ma la Chiesa non è un’istituzione, sennò, per il principio vigente dell’ugualianza dinanzi alla legge, dovremmo prendere per istituzioni pure la comunità Islamica con tutti i loro capi, così come quelle Buddhista.
        In parole povere: non attacca bello…

      • della serie:
        “il tuo parlare sia sì sì, no no”

      • il parroco di Funo scrive:

        Mosconi, “istituzione” nel senso di fondazione della scuola.

      • il parroco di Funo scrive:

        PS: grazie del “bello”

      • il parroco di Funo scrive:

        cmq una cosa è il principio di sussidiarietà
        e un’altra il parere sul caso particolare.

        Anch’io sono favorevole alla scuola pubblica.

      • ah, il principio di sussidiarietà…
        ci sono spazi per applicarlo: ad esempio volontariato per ripulire i parchi, o la pubblica assistenza

        purtroppo c’e’ chi invece vuole applicarlo per occupare con la propria ideologia settori che devono rimanere di tutti e per tutti: volere il 30% della torta, come ha chiesto la chiesa cattolica bolognese relativamente alle scuole dell’infanzia, e’ la manifestazione concreta ci ciò che viene smerciato per sussidiarietà

  2. Enrico scrive:

    Scusate la mia abissale ignoranza, ma perchè mai indire un referendum (con annessi costi) per stabilire se le scuole private debbano o meno essere finanziate dallo Stato, quando abbiamo già come punto di riferimento l’articolo 33 della nostra Costituzione? Qualcuno può colmare questa mia lacuna?

    • Luigi Tosti scrive:

      Presto fatto: perché la Carta Costituzionale può essere interpretata come Carta Costituzionale, quando si tratta di farla osservare ai “sudditi”, o come carta igienica, con la quale gli augusti Politici di destra, di centro, di sinistra, di centro destra, di centro sinistra, di destra centro sinistra, di sopra e di sotto ci si puliscono l’orifizio anale quando sono loro che debbono osservarla. E la magistratura e la Corte Costituzionale, ovviamente, si genuflettono a 90 gradi quando la parte “controinteressata” si chiama “Chiesa”. Spero di essere stato, nella sintesi, chiaro.

    • oltre alle ragioni portate dal giudice Tosti, Bologna e’ commissariata da oltre un anno, ed e’ tempo di elezioni

      i candidati dovranno scegliere da che parte stare, e scegliere i privilegiati anche contro il parere dei bolognesi non sarà un mestiere facile

  3. marilena maffioletti scrive:

    per enrico. Azzardo una risposta: forse perchè nonostante la costituzione nessuno in pratica può impedire ai comuni di finanziare le scuole private adducendo come giustificazione la loro utilità sul territorio, utilità che serve per non affrontare spese per costruire nuove scuole pubbliche. Naturalmente tutto questo mi fa rabbia, ma così va il mondo…

    • Tafano scrive:

      Se i sussidi alle paritarie sono studiati bene, le scuole pubbliche e i loro alunni dovrebbero essere le prime a trarne, indirettamente, beneficio. Cerchiamo di spiegare un po’ meglio le cose col semplice modellino che segue.

      Nel paese X ci sono 100 alunni, tutti inseriti nella scuola statale. Lo Stato spende, in totale, un milione di euro (€ 1’000’000) per l’istruzione. La spesa per ciascun alunno è dunque di €10’000 (=€1’000’000/100), interamente a carico della fiscalità generale.

      Alcune di queste famiglie però preferirebbero mandare i propri figli alla scuola paritaria, ma non possono permetterselo, a meno che non siano parzialmente aiutate da un contributo pubblico. Allora lo Stato decide di erogare un sussidio di € 5’000 a ciascun alunno che opterà per le scuole paritarie (la restante parte delle rette resterà a carico delle famiglie).

      A questo punto, diciamo che – per dire – 10 alunni, per effetto del sussidio, si spostano dalla scuola pubblica a quella paritaria. Per costoro, lo Stato spenderà dunque un totale di €5’000 x 10=50’000.

      Per gli altri 90 alunni, che continueranno a frequentare la scuola statale, lo Stato – a parità di risorse totali destinate all’istruzione – potrà spendere in totale €1’000’000-50’000= €950’000. Il che significa una spesa per alunno pari a 950’000/90= €10’556, vale a dire – sorpresa sorpresa – un ammontare *superiore* a quanto speso in assenza del sussidio alle paritarie. È ragionevole aspettarsi che questa maggiore spesa si traduca in un miglioramento del servizio.

      Insomma, i finanziamenti alle scuole paritarie sono un buon affare in primo luogo per gli alunni delle stesse scuole statali, che possono ottenere un migliore servizio; al tempo stesso, le famiglie che lo desiderano sono messe in grado di mandare i propri figli alla scuola privata; e il tutto avverrebbe… guardate un po’, “senza oneri per lo Stato”! Interessante, no?

      • Diocleziano scrive:

        Tafano.
        Il ‘modellino’ funziona, ma non nella realtà.
        Gli stanziamenti per la scuola sono riferiti alla massa effettiva degli utenti: non è che viene stanziata una somma e, poi, una parte degli utenti se ne va alla scuola privata, lasciando un surplus agli altri. Con i modellini lasciamo che ci giochino i bambini…

      • fiertel91 scrive:

        Questo è solo un luogo comune o un modello teorico. Un servizio di Presa diretta ha dimostrato come i finanziamenti siano squilibrati. Guardalo, te consiglio. Uno in meno a sbagliarsi.

  4. MicheleB. scrive:

    “Cercheremo di spiegare alle famiglie che se le scuole paritarie dovranno chiudere, il Comune dovrà farsi carico di 1.600 bambini e non so se sarà una prospettiva economicamente sostenibile”. Metodo Fiat.

    • no, no, metodo Curia
      A Bologna il vescovo vicario mons. Vecchi chiese il 30% della torta per le scuole cattoliche, minacciando chiusure

      http://tinyurl.com/yzjsum5

      e alle sue rivendicazioni il Comune di Bologna apri’ prontamente le casse

      e’ la sussidiarietà, gente

    • Tafano scrive:

      Niente finanziamenti alle scuole paritarie? Va bene. Molte di quelle famiglie, senza il sussidio, probabilmente saranno costrette a mandare i propri figli alla scuola statale.

      Col bel risultato che l’Ente pubblico (Stato e/o Comune) dovrà con ogni probabilità spendere assai più dei 1.055.000 euro finora utilizzati per il sussidio. Perché per quanto il sussidio erogato possa essere elevato, non sarà mai pari a quanto lo Stato spende per ciascun alunno delle scuole statali.

      Togliere il sussidio significa, a parità di risorse totali per l’istruzione, meno risorse per ciascun alunno, e dunque peggiori servizi per tutti gli alunni.

      Bel risultato, complimenti.

      Comunque, non si chiama metodo Fiat. Si chiama matematica.

      • a Bologna il sussidio viene dato alle scuole, mica alle famiglie!

        anche a scuole che chiedono 700 euro al mese di retta per la scuola dell’infanzia

        e che ci tengono ad avere una clientela “bene”, con pochi casi sociali, senza rom, senza extracomunitari

      • Triceratops scrive:

        Se ai sussidi alle private (cattoliche) aggiungiamo anche gli oneri di urbanizzaizone secondaria che finiscono sempre alla Curia, nel giro di pochi anni estinguiamo la servitù clericale e dotiamo il pubblico di scuole di tutti e per tutti.

        Scuole private, ve le pagate.

      • Tafano scrive:

        In realtà, l’effetto economico non dovrebbe cambiare se il sussidio viene dato direttamente alle famiglie, oppure alle scuole (per coprire parte dei loro costi): tale effetto dovrebbe consistere in una riduzione dell’onerosità delle rette, tale da attirare così una “clientela” sufficientemente vasta, più vasta che in assenza del sussidio.

        In tal caso, il risparmio allo Stato deriva dal fatto che, comunque, quanto pagato dall’Ente pubblico per sussidiare la scuola privata, è – in termini di spesa per ciascun alunno – inferiore ai livelli di spesa-per-alunno in una scuola statale. Nell’esempio che facevo sopra (risposta a Marilena Maffioletti) lo Stato spende €5’000 per ogni alunno della scuola privata e €10’556 per ogni alunno della scuola statale (in presenza del sussidio alle private, contro in 10’000 in sua assenza). Ovviamente, tale effetto benefico è tanto maggiore quanto più alto è il numero di alunni che si trasferisce dalla scuola statale a quella privata (che costa meno allo Stato).

        In ogni caso è ovvio che, nel caso dei sussidi alla scuola privata, i costi di quest’ultima non saranno coperti per intero dallo Stato, e le famiglie dovranno farsi carico della restante parte. Probabilmente sarà impossibile eliminare radicalmente una certa selezione degli iscritti in base al reddito. Bisogna però ribadire che, a parità di risorse totali destinate all’istruzione, anche coloro che resterebbero nella scuola statale ne trarrebbero un beneficio (in termini di maggiore spesa-per-alunno).

      • Diocleziano scrive:

        Le scuole pubbliche potrebbero essere migliori se non dovessero trascinarsi dietro 25.000 parassiti-mangiapane a sbafo…

      • @ Tafano

        infatti in conferenza stampa ho detto chiaramente che non e’ solo un problema di portafogli, ma di libertà di coscienza: lo Stato (e le gli enti locali) devono finanziare solo la scuola di tutti e per tutti, chi vuole la scuola cattolica o la scuola islamica o la scuola di partito, se la paghi (fermo restando che deve avere standard definiti e controllata)

  5. Vi invito a sfogliare il sito web del Comitato Articolo 33 perché, nel pensare il referendum e nel costruire i documenti e gli strumenti di comunicazione che useremo, abbiamo avuto riguardo a un aspetto importante: la replicabilità in altri comuni.

    Dunque studiate e saccheggiate liberamente e, se ne siete capaci, vi sfido ad aprire anche voi un capitolo referendum nella vostra città. Ci guadagneremo tutti in laicità.

  6. La presidente del Comitato art.33 e’ cattolica.
    E penso ci siano tanti cattolici che come lei pensano: “scuole private? ve le pagate!”

  7. G.B. scrive:

    L’articolo 118 della Costituzione, approvato nella revisione voluta dal centro sinistra chiaramente clericalizzato, istituzionalizza il principio di sussidiarietà, introducendo un’attacco alla laicità ancora più grave del famigerato articolo 7, anch’esso a suo tempo accettato da Togliatti.

    • Federico Tonizzo scrive:

      DOMANDO A TUTTI:
      Chi pensa che con un referendum popolare l’istituzione della “suddidiarietà” potrebbe venire abrogata?

      • un referendum popolare per un articolo della Costituzione?

        non penso proprio si possa fare

      • G.B. scrive:

        E’ chiaro che un referendum contro l’articolo 118, come pure contro l’articolo 7, risulta estremamente improbabile. Volevo solo ricordare che se, in passato, l’ostacolo costituzionale alla laicità era uno, adesso sono due, e sarà bene averlo sempre presente. Tutto qui.

  8. Semola scrive:

    @Stefano Grassino Evita di scrivere stupidaggini in risposta a Semola. 5 -3 2011 ore 23-22

  9. Silvio Manzati scrive:

    ” il Comune dovrà farsi carico di 1.600 bambini”. E la chiesa cattolica come potrà far loro imparare a memoria le preghierine che non capiscono e abituarli ai segni scaramantici propri della confessione?

  10. Emme scrive:

    Così le persone che beneficiano di tali servizi (in quanto consumatori o produttori) avranno un’ottimo motivo per andare a sostenerli al referendum, mentre tutti gli altri se ne rimarranno a casa tolti quei 4 gatti che ne faranno una questione di principio.

    Così si sarà stabilito per referendum che i bolognesi vogliono i finanziamenti alle scuole private.

    • MicheleB. scrive:

      L’esperienza italiana, al contrario, ci insegna che se un referendum raggiunge il quorum generalmente passa il Si. Chi vuole i finanzamenti non andrà a votare ed istigherà gli altri a non farlo. Come avviene a livello nazionale. Questo, non perchè sia la normale procedura referendaria in tutto il mondo civile, ma perchè qui da noi i referendum sono sempre stati proposti da persone democratiche che chiedevano l’abrogazione di leggi asurde, ingiuste o pericolose; mentre gli altri non credono nel referndum perchè lo ritengono uno strumento “troppo democratico”. I preti, ad esempio, hanno sempre boicottato TUTTI i ref. proposti nella storia della Repubblica.

    • la penso diversamente

      e comunque, già ora arriva una valanga di soldi da stato, regione e comune alle scuole private cattoliche

      noi ci stiamo mobilitando: tu cosa proponi?

      • MicheleB. scrive:

        Non esiste? Non losapevo. Mi smbra una buona cosa. Lo toglierei anche da quelli abrogativi.

      • @MicheleB.

        il referendum comunale e’ un istituto previsto nello statuto del Comune, con regole specifiche.
        Aggiungo che a Bologna il referendum comunale e’ consultivo, deve essere promosso da un comitato formato da almeno 200 cittadini, il quesito deve superare l’esame di un comitato di garanti (di nomina politica), per essere ammesso deve inoltre essere sottoscritto da 9.000 firme

  11. Emme scrive:

    Propongo che non fare nulla è meglio di prendere iniziative potenzialmente controproducenti.

    Lo si è visto con i referendum sulla procreazione assistita. Il costo derivante dal mantenimento di tali norme è sostanzialmente nullo per la grande maggioranza della popolazione, che di fatti se ne é stata bellamente a casa. Il sì però prese quasi il 90% (i famosi 4 gatti che ne fecero una questione di principio). La battaglia legale andò avanti, e nelle corti si ebbero quei risultati che avrebbero potuto ottenersi immedietamente nei referendum se alla gente fosse importato qualcosa.

    Secondo voi perché i governi clericali non abrogano direttamente la 194 (i numeri li avrebbero), mentre tentano di svuotarla nei fatti con l’obiezione, norme tipo la sepoltura obbligatoria del feto ed altre vessazioni nei confronti di chi vuole accedere a tale servizo ? Perché, in questo caso, l’interesse generale è percepito come troppo forte per essere attaccato direttamente e và quindi attaccato di sponda. E’ lo stesso ragionamento di Calamandrei con la scuola pubblica. Ma tutte queste vessazioni sono abbastanza piccole da non provocare reazione (tranne che dei soliti…), e, col tempo, ottengono lo stesso risultato.

    Cosa fare ? Assolutemente nulla. Il prezzo della libertà è la vigilanza continua (Wendell Phillips, 1852); se un popolo non è disposto a pagare tale prezzo, non merita tale libertà.

    • “Cosa fare ? Assolutemente nulla.”

      un tentativo io invece penso sia il caso di farlo
      un tentativo fatto bene, avendo come alleati movimenti di credenti e non credenti, sindacati, assemblee della scuola, associazioni radicate sul territorio

  12. esternalizzare la scuola alle scuole private costerebbe meno?
    probabile, come ritornare alla monarchia

    infatti non e’ questo il punto: c’e’ di mezzo la libertà di coscienza e formare cittadini che abbiano la possibilità di scegliere, senza che anche a scuola gli inculchino ideologie