La carica dei 143 teologi

In principio erano 143. Con il passar del tempo sono divenuti oltre 200. Si tratta di un gruppo di teologi cattolici delle università tedesche, svizzere e austriache che hanno sottoscritto un vero e proprio ‘memorandum’, pubblicato il 3 febbraio scorso sul quotidiano bavarese Süddeutsche Zeitung e dal titolo Kirche 2011: Ein Notwendiger Aufbruch (”Chiesa 2011: una svolta necessaria”).
Nel documento si chiede, tra l’altro, una maggiore sinodalità nelle decisioni, più democrazia all’interno delle strutture ecclesiastiche, l’istituzione di tribunali amministrativi per la Chiesa, la fine del celibato obbligatorio e l’ammissibilità dell’ordinazione sacerdotale per le donne, l’accesso nella vita delle comunità ecclesiali di divorziati risposati e coppie omosessuali. Tra i firmatari spiccano i nomi di Klaus Müller Dietmar Mieth, Otto Hermann Pesch, della teologa Judith Könemann.
Per i teologi e i movimenti tedeschi i memorandum non sono affatto una novità. In passato, precisamente il 21 novembre 1977, a Tubingen, almeno un centinaio tra teologi cattolici ed evangelici (tra i quali Karl Rahner, Johan Baptist Metz, Helmut Gollwitzer) firmò un analogo documento nel quale si denunciava “la campagna contro la teologia della liberazione”. Ancora nel 1989 famosa fu la Dichiarazione di Colonia, promossa dal medesimo Dietmar Mieth e Norbert Greinacher, sottoscritta da oltre 162 professori di teologia cattolica di lingua tedesca, a cui fece seguito una serie di analoghe dichiarazioni in Olanda, Francia, Belgio, Italia e persino Brasile e Stati Uniti. In quella circostanza si voleva rivendicare il diritto alla ricerca teologica, l’ecclesiologia del Vaticano II e l’eccessivo accentramento della Curia Romana. Nel 1995 è la volta del movimento “Noi Siamo Chiesa”, che nel documento fondativo rivolto al ‘Popolo di Dio’ chiede un rinnovamento profondo delle strutture ecclesiastiche e maggiore democrazia.
Il Memorandum dei 143 ha provocato notevoli malumori nell’episcopato tedesco, richiamato da Benedetto XVI, durante l’ordinazione di 5 nuovi vescovi il 5 febbraio scorso, ad assumere una presa di distanza dalle posizioni assunte dai
firmatari. Fu proprio lo stesso Ratzinger, da prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, a emanare nel 1990 una importante Istruzione (Donum veritatis) a proposito della missione della teologia nella Chiesa. Un documento che venne accolto con durezza da molti dei destinatari, che accusarono la gerarchia di voler mettere il bavaglio alla libertà di ricerca.
Questo nuovo promemoria dei teologi di lingua tedesca non è dunque un buon viatico per il prossimo viaggio di Benedetto XVI in Germania.

Stefano Marullo

Questo articolo è stato pubblicato sabato, 19 febbraio 2011 alle 6:42 e classificato in Generale, Notizie. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.