Il commento UAAR al “Cortile dei gentili”

Anche se non invitata, anzi, anche se Ravasi, in passato, ha non molto gentilmente definito l’associazione “folkloristica” e “pittoresca”, anche “nazionalpopolare”, le sue iniziative “carnevalate”, i suoi soci “bigotti” e “talebani”, l’UAAR ha ritenuto indispensabile assistere alla prima mondiale del Cortile dei gentili, precisando poi alla stampa le proprie osservazioni.
Ravasi aveva inizialmente dichiarato di voler dialogare con le associazioni di non credenti e con quei non credenti che “vogliono avvicinarsi a Dio” e che credono che la teologia abbia “dignità scientifica e statuto epistemologico”. Sottolineammo subito che sarebbe stato difficile trovarne. L”evento di ieri mostra in questo il fallimento di Ravasi, che è in pratica dovuto ricorrere al solo Cacciari, l’unico relatore esplicitamente ateo presente al convegno: il filosofo era già l’unico punto di riferimento di Ravasi quattro anni fa (cfr. Ultimissima del 19 ottobre 2007), ed è del resto noto per aver fondato l’Università Vita-Salute al San Raffaele, presentato in Vaticano il Gesù di Nazaret di Benedetto XVI e aver partecipato al convegno Dio oggi della CEI, in cui peraltro espose le stesse tesi di ieri (cfr. Ultimissima del 12 dicembre 2009).
La presentazione del progetto ha quindi confermato le premesse: di fronte alla secolarizzazione avanzante e alla continua crescita del numero degli atei, il Vaticano, conscio che non è possibile fermarne la crescita sul “libero mercato religioso” (anzi), cerca di rappresentare gli atei e i non credenti come comunque subalterni al cattolicesimo: esaltatori delle radici cristiane e dell’autorità morale della Chiesa, allineati o quasi alla stessa sul testamento biologico, il crocifisso, l’insegnamento della religione a scuola.
Purtroppo per Ravasi, i non credenti, stimati (non da noi) in quasi dieci milioni di italiani, non si riconoscono in queste posizioni. E questo emerge da tutti i sondaggi disponibili. Ed è per questo che l’impresa vaticana di creare una sorta di “sindacato giallo” era perdente in partenza. Va anche detto che Ravasi ha finalmente ammesso che le posizioni atee da lui giustificate sono fortemente minoritarie: ma l’ha fatto dopo aver denigrato ancora una volta la maggioranza di non credenti. L’ateismo che piace a Ravasi non è mai esistito: quanto a sberleffi, i rimpianti Cioran e Nietzsche andavano ben oltre un’associazione come l’UAAR. Non è un caso che tutti i riferimenti citati ieri siano filosofi morti: un tempo l’ateismo era praticabile soltanto a una élite. E’ l’odierno ateismo di massa che fa paura al Vaticano, e il fatto che esistano realtà organizzate che difendono i diritti di milioni di non credenti.
Di fronte a una situazione così preoccupante per le sorti future del cattolicesimo, è semmai proprio Ravasi a ricorrere, come ultima risorsa disponibile, allo sberleffo, caricaturizzando atei e agnostici, attribuendo loro caratteristiche negative che ricorrono, secondo le inchieste disponibili, più frequentemente tra i credenti. Persino nella conoscenza della religione i non credenti risultano essere più preparati di coloro che si dichiarano credenti.
Il problema, per la Chiesa cattolica, è proprio questo: la maggioranza delle popolazioni occidentali non va più a messa se non per celebrarvi riti di passaggio, non conosce quasi più nulla della dottrina, non sa più nemmeno bene in cosa crede, ma continua a dichiararsi cristiana. Ravasi sarebbe molto più onesto, con chi non crede e con se stesso, se definisse “ateismo pratico” quello ‘praticato’ da costoro, e non dagli atei e dagli agnostici che si autodefiniscono per quello che sono, e che non costituiscono alcuna minaccia per gli autentici credenti (anche se non, ovviamente, per i privilegi di cui dispongono le confessioni religiose di cui fanno parte).
Certo, una massa così enorme di sedicenti cattolici è probabilmente l’unica e ultima residua motivazione usata per giustificare il confessionalismo di Stato. E’ un problema anche per chi non crede, e occorrerebbe sgombrare il campo da certi equivoci. Da questo punto di vista, è fastidioso rilevare come un’istituzione pubblica, l’Università di Bologna, si sia fatta complice del progetto vaticano. Per di più il 12 febbraio, Darwin day, giornata in cui in tutto il mondo le istituzioni culturali e associazioni come l’UAAR celebrano la scienza. Il rettore ha preferito promuovere un evento che, nel terzo millennio, aveva la finalità dichiarata di riportare nelle università la teologia cercando di assicurarle quello statuto di scienza che persino lo stesso Ravasi ha poi (involontariamente?) negato, paragonandola all’innamoramento.  Una circostanza che conferma come il Cortile dei gentili non può funzionare, senza l’aiuto dell’establishment. Altro che “ateismo che avvolge la politica”, come sostiene Ravasi.

Raffaele Carcano

Questo articolo è stato pubblicato domenica, 13 febbraio 2011 alle 1:25 e classificato in Generale, Notizie, UAAR. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.