A Michel Onfray, a proposito dello sbattezzo

Caro Onfray,
le scrivo per dissentire da quanto ha scritto su un recente articolo pubblicato su Le Monde, laddove ha sostenuto che non comprende l’esigenza di sbattezzarsi. A suo dire, essere citato su un registro dei battezzati non è sostanzialmente differente dall’essere titolari di una carta-fedeltà in un supermercato. Mi permetto di farle notare che per avere una carta-fedeltà occorre essere adulti, e che a tutti coloro che lo vogliono deve essere sempre garantito il diritto di recedere: sia dalla carta-fedeltà, sia dalla Chiesa cattolica, e a prescindere dalle motivazioni.
Le ricordo altresì che il Catechismo della Chiesa cattolica prevede ancora oggi che il fedele battezzato sia “obbediente” e “sottomesso” alle gerarchie ecclesiastiche. Personalmente non ho alcuna intenzione di figurare negli elenchi di un’organizzazione che ha regole di questo tipo: così come, presumo, lei non vorrebbe che il suo nome comparisse negli elenchi di un partito fascista. In Italia c’è tuttavia di più: una sentenza della Corte d’Appello di Firenze ha a suo tempo sostenuto che il vescovo che diffama e addita alla pubblica esecrazione un cittadino, conducendolo sul lastrico, non è condannabile dallo Stato italiano, se quel cittadino è battezzato e non sbattezzato, proprio perché i battezzati sono soggetti all’arbitrio dei loro vescovi.
Lo so, in Francia cose del genere non accadono. Altrove purtroppo sì, ed è anche per questo che l’associazione che dirigo si è battuta per il riconoscimento del diritto giuridico di sbattezzarsi. Una volta ottenuto, circa 20.000 italiani si sono sbattezzati: un piccolo ma significativo fenomeno di costume.
Cordiali saluti

Raffaele Carcano, segretario UAAR

Questo articolo è stato pubblicato giovedì, 10 febbraio 2011 alle 17:09 e classificato in Generale, Notizie, UAAR. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.