Benedetto XVI: “Serve moralità nelle istituzioni”

Durante l’udienza di ieri ai dirigenti e al personale della questura di Roma, Benedetto XVI ha lanciato l’allarme per la crisi dell’etica pubblica. Parole lette da molti come un riferimento indiretto al caso Ruby che coinvolge il presidente del consiglio Berlusconi. I cambiamenti sociali, ha detto il papa, generano “un senso di insicurezza”, acuito “anche da un certo indebolimento della percezione dei principi etici su cui si fonda il diritto e degli atteggiamenti morali personali, che a quegli ordinamenti sempre danno forza”. Nel mondo moderno si ha l’impressione “che il consenso morale venga meno” e che quindi “le strutture di base della convivenza non riescano più a funzionare in modo pieno”. I cristiani devono “ritrovare una nuova risolutezza nel professare la fede e nel compiere il bene”. La modernità ha portato ad una valorizzazione della “dimensione soggettiva dell’esistenza”, che da una parte però nega “riferimenti oggettivi nel determinare ciò che vale e ciò che è vero”. La conseguenza è che la religione è confinata “nell’ambito del soggetto, del privato” e che la fede “non avrebbe più diritto ad un posto nella vita pubblica e civile” e sarebbe “progressivamente emarginata e considerata senza rilevanza”. Per questo secondo il papa è necessario che “la società e le istituzioni pubbliche ritrovino la loro ‘anima’, le loro radici spirituali e morali, per dare nuova consistenza ai valori etici e giuridici di riferimento e quindi all’azione pratica”. I pubblici ufficiali devono “offrire un buon esempio di positiva e proficua interazione fra sana laicità e fede cristiana”, ha esortato Benedetto XVI.

Valentino Salvatore

Questo articolo è stato pubblicato sabato, 22 gennaio 2011 alle 11:15 e classificato in Generale, Notizie. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.