Del fondamentalismo

Stefano Marullo*

Stefano Marullo

Il caso del deputato repubblicano John Shimkus, che citando alla lettera Genesi 8,22 ha arguito che non ci si deve preoccupare dei rischi climatici e della distruzione del pianeta, è sola la punta di un iceberg. Almeno il 50% degli elettori statunitensi  prende ‘alla lettera’ la Bibbia. Percentuali ben più alte verrebbero fuori se si interpellasse il musulmano medio riguardo al Corano, il quale crede ciecamente alla rivelazione letterale – in arabo – dell’angelo Gabriele a Maometto del sacro testo, che giustificherebbe l’espressione che il libro sia ‘caduto dal cielo’. Che in cielo ci sia una lingua ‘ufficiale’ non appaia così grottesco, se è stato detto da un autorevole ecclesiastico che Gesù comprendeva benissimo il latino, essendo questa la lingua parlata in Paradiso!
Ma torniamo al nostro lemma. Alla voce fondamentalismo nel Vocabolario della Lingua Italiana dell’Istituto Treccani, si legge ad un certo punto: “…l’accettazione, oltre che dei dogmi, dei miracoli, e dell’inerranza della Bibbia, anche dell’ispirazione verbale di questa, ammettendone la sola interpretazione letterale…”. Poco più in là, si dice che lo stesso atteggiamento caratterizza gli integralisti islamici con riferimento alla legge coranica.
Il peccato originale di ogni fondamentalismo è, dunque, l’interpretazione letterale dei testi. Quanti equivoci questo possa determinare e ha determinato, nell’approccio alle cosiddette Sacre Scritture di molte religioni, è facile intuire.
Storicamente, in ambito ebraico, tra il I sec. a.C. e il I sec. d.C., l’attaccamento ossessivo alla lettera della Legge, la Torà, è testimoniato dalle comunità penitenziali-apocalittiche degli Esseni e di Qumran che ricopiavano fedelmente la Scrittura e la conservavano in rotoli e vasi perché ‘neanche uno iota’ venisse perduto e nessun precetto rimanesse disatteso.
Ma il fondamentalismo come movimento teologico-religioso è relativamente recente – la conferenza di Niagara del 1889 è individuata convenzionalmente come  atto di nascita –  e i suoi prodromi vanno ricercati nella riforma protestante che ha opposto il principio della sola Scriptura all’ingombrante tradizione cattolica; alcuni teologi ortodossi della riforma, come Johann Gerhard e Johannes Buxtorf il Vecchio, arrivarono a parlare di Inverbation – ‘Inverbazione’ –  in quanto lo Spirito Santo, analogamente a quanto avvenuto con l’Incarnazione, ha fatto della parola scritta una parola spirituale, per cui i profeti, gli evangelisti e gli apostoli diventano notai di Dio che ispira loro persino i segni vocalici delle lettere ebraiche. Certamente in queste prese di posizione radicali è da riconoscere una reazione appassionata e sincera agli abusi di talune interpretazioni del magistero cattolico verso le Sacre Scritture, troppo ardite o semplicemente funzionali alla conservazione dell’istituzione e dei suoi privilegi; ma non si può non rilevare l’intima contraddizione di un’astratta contrapposizione tra scrittura e tradizione, laddove storicamente ogni scritto è preceduto da una tradizione orale; è appurato, infatti, che molte espressioni paoline del Nuovo Testamento, come già nell’Antico, altro non sono che formule liturgiche.
Degli effetti perniciosi del fondamentalismo si potrebbero scrivere interi tomi. Proverò ad evidenziare due casi emblematici, uno in ambito eminentemente religioso e l’altro in ambito più profano, che però riproducono lo stesso atteggiamento di fondo.
Consideriamo quello che succede in gruppi ecclesiali come il Rinnovamento nello Spirito, variante cattolica del pentecostalismo classico,  diffuso in molte parti d’Italia, che si caratterizza per la preghiera comunitaria dall’impostazione pressoché identica; ad un certo punto, dopo le libere espressioni  di lode a Dio (e alla Madonna) da parte dei partecipanti al rito, e/o dopo la lettura di un brano della scrittura, viene il momento della cosiddetta “invocazione dello Spirito Santo” che ’scende’ sui fedeli attraverso molteplici segni e carismi. Quello che più sorprende in questo sacramentale è l’elemento, per così dire, meccanicistico della preghiera; in una vera e propria escalation di canti e di invocazioni che si intersecano, lo Spirito Santo è costretto a manifestare la sua presenza. Tra i modi di questa sua epifania, uno dei più qualificanti è la profezia; uno dei presenti, a voce alta, parla a nome dello Spirito Santo, con un linguaggio che ricalca i Salmi o passi del Vangelo. Più comunemente, uno o più dei presenti,  dietro ispirazione apre una pagina a caso della Bibbia e legge il/i versetto/i destinato alla comunità lì ed ora. Normalmente, altri dicono “confermo”, per sottolineare come, pur non avendo aperto alcuna pagina della Sacra Scrittura, hanno pensato alla stessa cosa. La profezia – che per capirci non ha nulla a che fare con la preveggenza, si tratta di un carisma attraverso il quale Dio parla per tramite di un membro della comunità – non di rado può manifestarsi in lingua sconosciuta a chi la proferisce e ai presenti, come segno soprannaturale; ma la glossolalia vera e propria, altro carisma tipico delle comunità di preghiera pentecostali, in genere è per lo più incomprensibile e consiste in espressioni estatiche di per sé inintelligibili.
Apro qui una digressione divertente a proposito della profezia in lingua sconosciuta. Un caso epocale, in una comunità del Rinnovamento nello Spirito della diocesi di Agrigento, qualche anno fa, vide come protagonista un monsignore attempato che, dopo avere sentito di taluni gruppi di preghiera dove qualcuno aveva il “dono delle lingue”, volle di soppiatto partecipare ad uno di questi incontri e dopo l’invocazione allo Spirito Santo cominciò a recitare alcune frasi in greco, lingua che, peraltro, conosceva bene; ebbene, le frasi furono quasi subito tradotte da uno di quei carismatici mentre qualcun altro “confermava” che quella era Parola di Dio. Peccato che la traduzione fosse sbagliata! Ne nacque un putiferio con il monsignore che scrisse al giornale diocesano che quelli del Rinnovamento erano degli imbroglioni e questi altri che rimproveravano al monsignore di essere stati a sua volta ingannati.
Forse per evitare effetti collaterali come questi, le profezie solitamente si manifestano attraverso l’apertura – ispirata naturalmente – della Bibbia con la comunità pronta ad accogliere quanto letteralmente lo Spirito Santo sta dicendo loro. E naturalmente, i presenti conformeranno il loro agire, daranno risposte ai loro perché su qualsivoglia problematica, in base alle parole, che in una sorta di lotteria mistica, usciranno da una data pagina del sacro testo. Ovviamente se un paio di testi entrassero in conflitto sarà necessario il discernimento, altro carisma, di uno dei membri della comunità – solitamente si trova tutto in loco, al bisogno, Dio vede e provvede insomma – . Evidentemente, atteso il riconoscimento dei carismi e la presenza dello Spirito Santo, la parola non ammette tentennamenti né alcuna critica di sorta. Mistero ed incanto del fondamentalismo!
Fraintendimenti e mistificazioni, sulla base di un atteggiamento risolutamente fondamentalista, sono possibili anche in ambiti diversi da quello religioso. Nei primi anni Ottanta (pressappoco mentre mons. Ginex duellava con i carismatici con il dono delle lingue) circolava nei campi scuola parrocchiali e nei seminari una musicassetta di un sacerdote, il quale metteva in guardia dalla musica rock che istigava al satanismo e alla violenza attraverso messaggi subliminali, ma anche apertamente osceni e  criminali. Nulla di nuovo, peraltro, se cercate in rete trovate ancora oggi decine di siti di sacerdoti e gruppi ecclesiali che mettono in guardia da questo tipo di messaggi, con uno zelo da paura nel tradurre testi, cercare discografia e fare pubblicità indiretta a gruppi e personaggi la cui diffusione si vorrebbe vietare! Ebbene, un gruppo particolarmente preso di mira dal sedicente esperto di musica rock con l’abito talare, era quello dei Dead Kennedys, tra i più quotati  della scena hardcore punk californiana di quel periodo. I Dead Kennedys – “i Kennedy morti”, da sempre i gruppi punk hanno avuto molta creatività nella scelta dei nomi con un’indulgenza non troppo celata verso il truce; un’altra cult-band americana aveva come acronimo MDC, Million of Dead Cops,cioé ‘Milioni di poliziotti morti’! – all’epoca era una formazione che aveva raggiunto in pochissimo tempo una notevole popolarità. Si pensi che il sornione Jello Biafra, leader del gruppo, al secolo Eric Boulcher, si candidò alla poltrona di sindaco di San Francisco – con un programma strampalato  tra i più originali della storia degli Stati Uniti d’America – arrivando quarto! In particolare, le critiche erano rivolte ad un pezzo, I kill children, suonato a velocità folle, che testualmente diceva: ‘uccido i bambini, mi piace vederli morire, uccido i bambini e ascolto le loro madri che piangono’. Anche qui, una lettura fondamentalista del testo, porterebbe a tacciare i Dead Kennedys di immane immoralità – e così ha fatto la destra moralista cristiana americana che sostanzialmente ha rovinato il gruppo esponendolo a devastanti guai giudiziari – e di violenza gratuita. E, dico di più, la tesi del zelante sacerdote in musicassetta, potrebbe essere ulteriormente corroborata dalla lettura superficiale di altri testi della produzione di Biafra e compagni, come Let’s lynch the landlord, Kill the poor, o Too drunk too fuck. Ma di lettura superficiale, per l’appunto, si tratta – si potrebbe ricordare nello stesso periodo i TSOL che in Cover blue venivano ingiustamente tacciati di necrofilia – Le liriche dei Dead Kennedys, sono certo dissacranti ma hanno come bersaglio l’intoccabile mito americano -  come non pensare agli emuli Green Day di American Idiot – il cinismo e l’ipocrisia delle sue classi dirigenti galvanizzati dal reaganismo imperante, – un copione già visto in Inghilterra con un altro celebre gruppo punk molto politicizzato in chiave anarchica e antitatcheriana, quello dei Crass, pure aduso a censure di ogni tipo e a frequenti visite di Scotland Yard; altri tempi, poi sono arrivati i Blink 182 -, contengono un humor pervaso da un’ironia amara e pungente. Leggerne i testi senza comprenderne l’humus, vuol dire stravolgerne il senso.
Si sono voluti mettere in evidenza i paradossi e i limiti del fondamentalismo come atteggiamento. Volendo ancora estremizzare, a titolo meramente didascalico, accessoriamente dirò che non mi meraviglierei se un giorno un imam si svegliasse e prendendo un testo del buon Vasco in cui si dice “La primavera porta scompiglio, ieri ho sgozzato mio figlio” trovasse la prova che in Occidente ci sono tendenze infanticide. Suvvia…

* Ha studiato teologia e filosofia, è laureato in Storia. Collabora attivamente nel Circolo UAAR di Padova

NB: le opinioni espresse in questa sezione non riflettono necessariamente le posizioni dell’associazione.

Questo articolo è stato pubblicato martedì, 11 gennaio 2011 alle 17:56 e classificato in Generale, Opinioni. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.