Hong Kong e USA: un metodo non invasivo per le diagnosi prenatali

Un gruppo di ricercatori da Honk Kong e Stati Uniti ha pubblicato lo scorso 8 dicembre su Science Translational Medicine il proprio innovativo metodo per le diagnosi prenatale delle malattie genetiche. La notizia è riportata dall’Ansa e da Nature. Abbandonate procedure invasive come amniocentesi e villocentesi, che comportano rischi di aborto e infezione, ai ricercatori è bastato un prelievo del sangue. Hanno lavorato a una mappatura del DNA dei genitori e a un’analisi di un campione di plasma della madre, in cui il DNA del nascituro è presente in quantità pari al 10%. Sono quindi riusciti, con una procedura complessa e costosa, a separare i due DNA e sequenziare il 94% del DNA fetale. Una volta in possesso del DNA del feto, è possibile verificare se vi siano o meno mutazioni genetiche. Lo studio è stato condotto su una coppia a rischio per la beta-talassemia, ma auspicabilmente lo stesso test potrà riconoscere altre malattie genetiche, come sindrome di Down, di Edwards, fibrosi cistica, distrofia, emofilia. Si prevede che contro la nuova diagnostica saranno sollevati dubbi di natura etica, e anche la domanda se sia o meno opportuno o ragionevole sequenziare l’intero DNA del feto per individuare una malattia come quelle citate precedentemente.

Silvia Righini

Questo articolo è stato pubblicato venerdì, 10 dicembre 2010 alle 11:25 e classificato in Generale, Notizie. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.