Un appello internazionale per Sakineh
Un appello per impedire la lapidazione di Sakineh Mohammadi Ashtiani, sottoscritto da intellettuali del calibro di Wole Soyinka, Milan Kundera, Marjane Satrapi, Taslima Nasrin, Ayaan Hirsi Ali, e da politici quali Lionel Jospin, Martine Aubry e Ségolène Royal, è stato pubblicato sul quotidiano francese Libération. Dopo che la settimana scorsa la donna, in diretta tv, ha “confessato” di essere stata complice nell’uccisione di suo marito, la pressione internazionale si è intensificata: il governo brasiliano ha anche offerto asilo politico alla donna. Il suo attuale avvocato, Hutan Kian, ha affermato che la donna ha confessato sotto tortura. Il suo precedente avvocato, Mohammed Mostafei, ha raccontato a L’Unità di come sia stato costretto a lasciare l’Iran.
Notizia inserita da Raffaele Carcano

barbari
Mmmmm dovrei considerare una “cultura” che ritiene lecito torturare per strappare confessioni, lapidare, impiccare, tenere le donne come meri oggetti, ecc mia pari? Sto cavolo.
è la loro cultura. Secondo i sacri dettami del multiculturalismo imperante, sostanzialmente equiparabile alla nostra e a tutte le altre.
Cercare di svalorizzarla come primitiva, disumana, ripugnante, provocherà virtuose accuse di razzismo.
Rasputin risponde:
mercoledì 18 agosto 2010 alle 9:57
beh in questo caso sono razzista.
nullità risponde:
mercoledì 18 agosto 2010 alle 11:46
mi associo. mi rifiuto di credere che la cultura talebana sia meritevole di rispetto, quando essa stessa non porta il minimo rispetto verso l’essere umano.
Painkiller risponde:
mercoledì 18 agosto 2010 alle 10:40
Si in effetti per il terzomondismo radical chic se si tratta di donne e bambini i diritti umani si possono fare sparire.
” sapete come accade una lapidazione ? La donna viene ricoperta da un linzuolo bianco e poi interrata fino ai ginocchi . La folla inferocita butta pietre finche il linzuolo sia totalmente rosso, tutto imbevuto di sangue….”
L’invasione islamica della Persia ha concellato la civilta antichissima di questo paese .
Che bel posto l’Iran…
Si e’ costretti a “confessare” sotto tortura, per poi finire appesi ad una gru!
Se solo ci si azzarda a difendere in sede legale un imputato, si rischia di dover pure immigrare e scappare..!
Ah, dimenticavo…L’Iran e’ un paese confessionale!Non ci si poteva aspettare altro direi!
Nemmeno l’intervento del “caro amico Presidente Lula” ha potuto arginare la situazione…. Non credo che ci siano molte speranze.
Qualcuno dica all’Iran che se non la smette andiamo a portargli la libertà e la democrazia