Torino, sequestrati dossier di Scientology

Gli agenti della Squadra mobile hanno sequestrato, presso la sede di Scientology di Torino, una serie di dossier segreti della setta. Le informazioni erano state raccolte nel corso degli anni dai membri dell’organizzazione in supporti magnetici e decine di fascicoli. Nei dossier, informazioni sensibili e resoconti di incontri non solo degli adepti, ma anche di coloro che ne avevano chiesto la distruzione e delle persone ritenute ostili all’organizzazione, come giornalisti, politici e magistrati.
Tra le ipotesi di reato, la violazione della normativa su tutela e trattamento dei dati sensibili. Su L’Espresso uno dei membri del Dipartimento 20 di Scientology, una sorta di intelligence della setta, afferma: “In ogni città dove c’è una chiesa, c’è anche un Dipartimento 20. Serve a tenere sotto controllo persone ostili alla setta, così come coloro che potrebbero aiutarla. Ogni incontro con opinion leader o politici è descritto e corredato di informazioni. E viene archiviato per usi futuri”. Le informazioni sarebbero raccolte “attraverso ricerche, confidenze di amici e conoscenti, partecipazione a eventi. Esiste anche una forma di pedinamento, ma in Italia può essere affidata a investigatori privati e non è diretta come negli Stati Uniti”, continua l’intervistato: “con quei dossier si ottiene denaro, visto che possono essere utilizzati per far pagare i corsi contro la ‘rovina’, cioè la ragione per cui la vita non procede nella direzione sperata. Ma i dossier vengono anche scremati alla ricerca di informazioni sulla vita privata nel caso si diventi ostili a Scientology”.

AGGIORNAMENTO. Il tribunale di Torino ha archiviato il caso, restituendo i dossier a Scientology. Secondo il dispositivo del gip, “nel corso delle investigazioni sono infatti emerse possibili violazioni amministrative relative alla raccolta dei dati personali”, con fascicoli lasciati “incustoditi” in sale dove potevano “accedere anche soggetti non autorizzati alla loro visione”. Ma nei fatti “non vi è stata alcuna diffusione dei dati raccolti a soggetti terzi”, “né si può ravvisare un trattamento illecito che abbia recato un effettivo nocumento ai titolari dei dati”, scrive il giudice. Per questo, il caso è stato archiviato.

Notizia inserita da Valentino Salvatore

Questo articolo è stato pubblicato giovedì, 3 giugno 2010 alle 7:55 e classificato in Generale. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.