La replica del Vaticano alle accuse del New York Times

La denuncia del New York Times, che ha accusato (insieme ad altri) Benedetto XVI e il segretario di Stato Tarcisio Bertone di aver insabbiato il caso di padre Lawrence Murphy, ritenuto responsabile di circa 200 abusi nei confronti di bambini sordi (cfr. Ultimissima del 25 marzo) ha suscitato vasta eco in tutto il mondo. La sala stampa della Santa Sede ha diffuso una breve nota con la quale ha inteso ribattere alle affermazioni del quotidiano USA. Secondo il Vaticano, l’indagine civile su Murphy non era ancora arrivata a processo; la Congregazione per la Dottrina della Fede fu informata soltanto venti anni dopo l’emersione dei fatti; il Codice di Diritto Canonico non prevede un’automatica erogazione di sanzioni; padre Murphy non fu comunque punito a ragione dell’assenza di nuove accuse, della sua sua età e del suo stato di salute (sarebbe morto quattro mesi dopo).
L’Osservatore Romano ha definito l’articolo del New York Times un “evidente e ignobile intento di arrivare a colpire a ogni costo Benedetto XVI e i suoi più stretti collaboratori”. Avvenire ha parlato di “lettura tendenziosa”. Il New York Times ribadisce che, nonostante gli abusi fossero ormai noti, padre Murphy fu trasferito in un’altra parrocchia: per 24 anni fu libero di operare a scuola e in un centro giovanile: morì nel 1998 ancora prete, tanto che fu sepolto con i paramenti sacri. Il quotidiano sottolinea come l’inazione del Vaticano “non sia inusuale”.
AGGIORNAMENTO. Il New York Times rilancia: Joseph Ratzinger, quando era arcivescovo di Monaco, sarebbe stato al corrente delle accuse di pedofilia nei confronti di padre Peter Hullermann, e ciononostante non si sarebbe opposto al suo trasferimento in un’altra parrocchia. Nei giorni scorsi l’arcidiocesi aveva sostenuto che Ratzinger era all’oscuro della vicenda, che sarebbe stata gestita in solitudine dal suo vice, Gerhard Gruber.
AGGIORNAMENTO. La sala stampa del Vaticano, in risposta al nuovo articolo del New York Times, si è limitata a replicare la nota diffusa dal’arcidiocesi di Monaco (che non chiama mai Joseph Ratzinger per nome): “L’articolo del New York Times non contiene alcuna nuova informazione oltre a quelle che la Archidiocesi ha già comunicato sulle conoscenze dell’allora Arcivescovo sulla situazione del sacerdote H. L’Archidiocesi conferma quindi la sua posizione, secondo cui l’allora Arcivescovo non ha conosciuto la decisione di reinserire il sacerdote H. nell’attività pastorale parrocchiale. Essa rifiuta ogni altra versione come mera speculazione. L’allora Vicario generale, Mons. Gerhard Gruber, ha assunto la piena responsabilità della sua propria ed errata decisione, di reinserire H. nella pastorale parrocchiale”.

Notizia inserita da Raffaele Carcano

Questo articolo è stato pubblicato venerdì, 26 marzo 2010 alle 0:18 e classificato in Generale. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.