Cassazione, Hina: “il movente non era religioso”

Lo scorso novembre la Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 30 anni di carcere al padre di Hina Saleem, colpevole di aver ucciso la figlia, quattro anni fa. Il padre agì perché la figlia viveva secondo lo stile occidentale: ma, secondo la sentenza della Corte, di cui sono state rese note ieri le motivazioni, alla base del gesto c’è stato “un patologico e distorto rapporto di possesso parentale, essendosi la riprovazione furiosa del comportamento negativo della propria figlia fondata non già su ragioni o consuentudine religiose o culturali, bensì sulla rabbia per la sottrazione al proprio reiterato divieto paterno”.

Notizia inserita da Raffaele Carcano

Questo articolo è stato pubblicato venerdì, 19 febbraio 2010 alle 16:36 e classificato in Generale. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.