L’incontro del giovedì sulle “morti sospese”

L’incontro UAAR di giovedì 14 gennaio è ora visionabile sulla pagina del sito dedicata agli Incontri del giovedì. Si ricorda che l’incontro era con Francesco D’Alpa (neurofisiopatologo, redattore de L’Ateo) sul tema Morti sospese, tra teologia e scienza . Il prossimo incontro del giovedì avrà luogo il 21 gennaio, come sempre alle ore 18 in via Ostiense 89 a Roma: sarà presente Calogero Martorana (insegnante di statistica, coordinatore del circolo UAAR di Napoli), che presenterà il suo Viaggio fotografico nell’irrazionalità napoletana.

Questo articolo è stato pubblicato domenica, 17 gennaio 2010 alle 10:37 e classificato in Generale, UAAR. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0.Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.

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13 commenti a “L’incontro del giovedì sulle “morti sospese””

  1. La morte. Può essere analizzata in tanti modi: da quello religioso, rievocato nell’intervento di Franceso D’Alpa, a quello biologico, illustrato sempre da D’Alpa. Qui vorrei però parlare di come potrebbe essere ‘vissuta’ la morte… e da come potrebbe essere vissuta ateisticamente. Di come si potrebbe ‘farne l’esperienza’ ateisticamente.
    Traggo il teso dal mio sito.

    Dell’esperienza della morte.
    Non è possibile fare esperienza del futuro, tranne forse in un caso: a proposito della morte. E se non è possibile è comunque l’unico caso in cui si può legittimamente tentare di fare questa esperienza, di ‘pensare’ questa esperienza, perché abbiamo tutta una vita per provarci. Una vita che sembra fatta apposta per farci pensare al suo contrario, a ciò che si presenta, meglio, si prospetta – si potrebbe dire ufficialmente, istituzionalmente – come il suo contrario. Vivendo siamo costretti a combattere quotidianamente, anzi, istante per istante, contro ciò che si oppone alla vita. Vivere è ‘realisticamente’ possibile solo confrontandoci-scontrandoci con l’opposto della vita. Con la morte…
    Anche se, quando poi arriva veramente, arriva per noi solo quando arriva per gli altri. Per quel tanto che aveva visto con occhi forse aperti come non mai l’antico Epicuro, arriva anzi più per noi che per gli altri che muoiono intorno a noi. Vediamo gli altri – da vicino con chi ci è stato vicino, in una lontananza che può anche lasciarci indifferenti emotivamente ma che rimanda solo le emozioni, con chi ci è stato lontano – dileguarsi, prima che nel fisico, in ciò che è stato il loro nome, la loro identità, la loro esigenza di esserci, il loro desiderio di essere riconosciuti, di essere amati. Non ci sono più, non ci saranno mai più. E non serve l’inganno del ricordo, perché sappiamo benissimo che vale, fin che vale, per noi, ma non vale per loro, per quelli che non ci sono più. Loro non ricorderanno niente di sé, cioè non ricorderanno niente di nessuna cosa, proprio come noi non ricorderemo niente di nessuna cosa e di noi stessi. Vivere nel ricordo è cercare di prolungare un’esistenza che non c’è più, di dare consistenza ad un’eco non udita da chi l’ha provocata.
    E allora fare l’esperienza del futuro attraverso l’esperienza della morte non è propriamente un’esperienza… oppure lo è solo perché siamo costretti a fare l’esperienza del suo contrario. Perché viviamo.

  2. Paul Manoni scrive:

    “Morte sospesa” tra scienza e teologia, significa che le persone non hanno ancora la liberta’ di scegliere di poter morire con dignita’.
    Quello di non rimanere attaccati a delle macchine e vivere cosi’ “sospesi” deve essere un diritto garantito.

  3. lacrime e sangue scrive:

    Vi ricordate la poesia di Foscolo?
    Ecco, lì c’è tutto il senso del ricordo dei morti nei vivi.

    • Dalila scrive:

      “I sepolcri”.

      • roberta scrive:

        mi e’ toccato studiarla a scuola…. certo,a quindici anni certi argomenti non e’ che
        attirino molto….
        forse oggi la leggerei con un altro spirito….
        a proposito ,Foscolo era ateo?

    • lacrime e sangue scrive:

      Sì. Totalmente e apertamente e pure anticristiano.
      I Sepolcri sono stupendi, superato lo scoglio linguistico.
      Nascono in parte da una discussione con Ippolito Pindemonte, che scrisse “I cimiteri” (mai titolo più brutto…), in chiave ultracattolica e antinapoleonica (legge sull’inumazione extramoenia).

      In “Alla sera” parla del “nulla eterno”…

  4. libero scrive:

    Incontri tra Teologia e scienza.
    Discutere di teologia e fare confronti Hack vs. Vescovo, non sta portando l’UAAR sul terreno preferito dalla CCAR ?

    • Direi di no. Sul piano logico (il piano su cui dovrebbe svolgersi il dibattito) credo sia molto più facile confutare la teologia che non la scienza. Poi naturalmente dipende tutto da chi sono i ‘contendenti’.

      • Aggiungo. In realtà, se i due ‘contendenti’ non fossero, appunto, contendenti, ma solo espositori delle rispettive posizioni, nessun confronto sarebbe possibile, essendo le due strade, quella teologica e quella scientifica, destinate a non incontrarsi mai. Come le rette parallele.

  5. miro99 scrive:

    Lo stato di “morto ” , io l’ho conosciuto, anzi tutti l’abbiamo conosciuto, , , , prima di nascere ero morto da millenni, e una frase che non ricordo chi la disse , ma , mi è stata UTILISSIMA per farmi passare certi timori adolescenziali di chiara origine cattolica.

  6. Nathan scrive:

    Allora credi di avere una anima immortale, nata all’origine dell’Universo, che aspettava di entrare nel tuo corpo.
    Le alternative a questa credenza sono, in ordine casuale:
    a) Non esiste nessuna anima, ne prima ne dopo di noi, ma solo dei processi elettro-chimici nel nostro cervello che chiamiamo mente o autocoscienza.Quando il cervello non funziona più, per qualche motivo fisiologico, finisce la autocoscienza e siamo morti.
    b) Esiste una anima immortale, che pero viene creata , da Dio ovviamente, alla nostra nascita, o secondo la CCAR, quando lo spermatozoo entra nell’ovulo, ma non muore mai. Nasce il problema di conciliare questo dogma con il peccato universale, come ha ben chiarito Vito Mancuso, ma questo è un problema, non da poco, della CCAR, non degli atei.
    c) Esiste una anima immortale, forse dall’inizio dell’ Universo, che pero non se ne sta disoccupata ad aspettare una unica occasione, ma “anima” vari corpi, umani e/o animali, uno dopo l’altro, praticando un sano riciclaggio della energia spirituale. Questa è la soluzione delle religioni indiane, che appare seduttiva a molti occidentali infatuati, ma in realta non piace poi tanto agli indiani. Infatti per loro questo continuo ciclo di morti e rinascite a un certo punto diventa pesante come un inferno. Siddharta, detto il Budda, ha creduto di risolvere questo problema e propone come salvezza la fine del ciclo e l’annullamento nel Nirvana, che non so bene cosa significhi.
    Qualche altra soluzione o proposta?

  7. Antony Flew scrive:

    Interessanti i vostri ritiri spirituali….