Apertura cattolica agli atei? Se non sono certi di se stessi

Nei giorni scorsi c’è stata un’improvvisa (e comunque molto parziale) apertura ad atei e agnostici da parte di Benedetto XVI, che ha parlato della necessità di un “atrio dei gentili” (cfr. Ultimissima del 21 dicembre 2009). Alle parole del papa hanno fatto seguito quelle del portavoce della Santa Sede, padre Lombardi, che in occasione del Natale ha invitato a essere più rispettosi nei confronti degli atei (cfr. Ultimissima del 25 dicembre 2009). Il papa in primis non si è mostrato particolarmente conseguente alla prima occasione utile che gli si è presentata, avendo identificato nei soli credenti coloro che sono “in grado di cogliere nel volto dell’altro un fratello in umanità” (cfr. Ultimissima dell’1 gennaio).
Ieri, sul quotidiano dei vescovi italiani Avvenire, il filosofo Vittorio Possenti ha cercato di spiegare in cosa potrebbe consistere questo “cortile dei gentili”. La premessa è già nel titolo dell’articolo: Ma l’irreligione non è più certa di sé. Secondo Possenti, “una fase nuova si va aprendo in Occidente nella lunga vicenda dell’ateismo e dell’irreligione”: a suo dire, in quest’ultima si esprimerebbero “un’empietà e un rifiuto della religione maggiori di quanto siano presenti nell’ateismo, poiché si allontana l’idea stessa di religione”. L’irreligione, precisa ulteriormente Possenti, “significa dunque questo: non solo Dio non esiste e se mai vi è stato non ha lasciato alcuna traccia di sé, ma – se anche vi fosse – non ci servirebbe in nulla nel cammino con cui procediamo a edificare le nostre vite; sarebbe anzi inutile e superfluo”. Lo stesso Possenti include tuttavia nell’irreligione “l’ateismo a base positivistica e scientistica, che ripone fiducia solo nella scienza quale luce che dissipa le tenebre dell’errore”, una corrente di pensiero che manifesterebbe oggi “nuova lena”. L’irreligione, tuttavia, non sarebbe più sicura di sé, in quanto incapace di rispondere con certezza a domande quali “possiamo produrre l’uomo con le biotecnologie? fare l’uomo così come ve ne è bisogno, produrlo come serve, applicando una sorta di fondamentalismo del mercato e dell’utile alla antropogenesi?”. Di fronte a queste domande gli scienziati e i tecnologi si troverebbero “nella loro coscienza confrontati con la domanda se riprendere in mano con la questione dell’uomo quella di Dio”: il confronto nel “cortile dei gentili” andrebbe dunque aperto con costoro, perché “come Paolo ad Atene bisogna nuovamente annunciare il Dio ignoto nel grande areopago planetario”.

Notizia inserita da Raffaele Carcano

Questo articolo è stato pubblicato lunedì, 4 gennaio 2010 alle 18:11 e classificato in Generale. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.