La laicità “corretta” secondo il papa

Nel corso dell’udienza generale odierna svoltasi in aula Paolo VI, in Vaticano, Benedetto XVI è tornato a occuparsi di laicità e politica. Prendendo spunto dalle tesi di Giovanni di Salisbury, un vescovo inglese del XII secolo, il papa ha sostenuto che “sono conformi all’equità” quelle leggi “che si ispirano a una corretta laicità dello Stato”: una laicità, ha comunque precisato, “che comporta pur sempre la salvaguardia della libertà religiosa”. Tuttavia, “le leggi umane e le autorità politiche e religiose devono ispirarsi, affinché possano promuovere il bene comune”, anche “al diritto naturale”, che si caratterizza per l’appunto per “l’equità”, ovvero per “l’attribuzione a ogni persona dei suoi diritti”. I “precetti” che discendono dal (non meglio precisato) diritto naturale sono, secondo il papa, “legittimi presso tutti i popoli, e che non possono in nessun caso essere abrogati”: sono infatti “condizioni che rendono l’azione dei governanti giusta e consentita”, in quanto “l’azione sociale e politica” non deve essere “mai sganciata dalla verità oggettiva sull’uomo e sulla sua dignità”. Pertanto, Benedetto XVI ritiene siano eque soltanto “quelle leggi che tutelano la sacralità della vita umana e respingono la liceità dell’aborto, dell’eutanasia e delle disinvolte sperimentazioni genetiche, quelle leggi che rispettano la dignità del matrimonio tra un uomo e una donna”. Ogni deviazione da tale norma, conclude il papa, costituisce la premessa per l’instaurarsi della “dittatura del relativismo”.

Notizia inserita da Raffaele Carcano

Questo articolo è stato pubblicato mercoledì, 16 dicembre 2009 alle 16:38 e classificato in Generale. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.