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	<title>Commenti a: Come l&#8217;uomo si crea Dio a propria immagine e somiglianza</title>
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		<title>Di: Murdega</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2009/12/03/come-uomo-crea-dio-propria-immagine-somiglianza/#comment-324351</link>
		<dc:creator>Murdega</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 18:11:41 +0000</pubDate>
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		<description>Fra pallino delle 14:05 non essendo la risposta dedicata provo a risponderti.
La tua affermazione (se è quello il contesto in cui si innesta la discussione) di giovedì
delle 17:29 recita &quot;Per il resto: ogni risultato sperimentale è comprovato fino a prova contraria.
Ma il fatto che da questo esperimento risulti quello che ci fate derivare voi (negazione della religione) o io (conferma della tradizione biblica) questo non è affatto scientifiko, perchè sconfina in ciò che non si può sperimentalmente dimostrare.&quot;
La religione in quanto afferente il percepire ancestrale dell&#039;inspiegabile non viene negato,
viene invalidato invece tutto il resto che voi avete arbitrariamente aggiunto.
Per il resto lascio a  Jacques de La Palice,il tuo dire si chiama  truismo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Fra pallino delle 14:05 non essendo la risposta dedicata provo a risponderti.<br />
La tua affermazione (se è quello il contesto in cui si innesta la discussione) di giovedì<br />
delle 17:29 recita &#8220;Per il resto: ogni risultato sperimentale è comprovato fino a prova contraria.<br />
Ma il fatto che da questo esperimento risulti quello che ci fate derivare voi (negazione della religione) o io (conferma della tradizione biblica) questo non è affatto scientifiko, perchè sconfina in ciò che non si può sperimentalmente dimostrare.&#8221;<br />
La religione in quanto afferente il percepire ancestrale dell&#8217;inspiegabile non viene negato,<br />
viene invalidato invece tutto il resto che voi avete arbitrariamente aggiunto.<br />
Per il resto lascio a  Jacques de La Palice,il tuo dire si chiama  truismo.</p>
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		<title>Di: Murdega</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2009/12/03/come-uomo-crea-dio-propria-immagine-somiglianza/#comment-324341</link>
		<dc:creator>Murdega</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 17:58:19 +0000</pubDate>
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		<description>X Marco G.
...se ti riferisci al pallino ti do ragione,...
chiedo scusa per la confusione creata,mi riferivo a pallino.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>X Marco G.<br />
&#8230;se ti riferisci al pallino ti do ragione,&#8230;<br />
chiedo scusa per la confusione creata,mi riferivo a pallino.</p>
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		<title>Di: Stefano Bottoni</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2009/12/03/come-uomo-crea-dio-propria-immagine-somiglianza/#comment-324274</link>
		<dc:creator>Stefano Bottoni</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 16:01:58 +0000</pubDate>
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		<description>Forse potrebbe essere interpretato anche in questa maniera... ma le rane non sono così crudeli.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Forse potrebbe essere interpretato anche in questa maniera&#8230; ma le rane non sono così crudeli.</p>
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		<title>Di: Maurizio D'Ulivo</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2009/12/03/come-uomo-crea-dio-propria-immagine-somiglianza/#comment-324243</link>
		<dc:creator>Maurizio D'Ulivo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 14:50:52 +0000</pubDate>
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		<description>Beh.. per bestemmiare un dio come il tuo dovremmo dunque dire &quot;dio casto!&quot; oppure &quot;dio parco!&quot;...
:-D</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Beh.. per bestemmiare un dio come il tuo dovremmo dunque dire &#8220;dio casto!&#8221; oppure &#8220;dio parco!&#8221;&#8230;<br />
 <img src='http://www.uaar.it/news/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':-D' class='wp-smiley' /> </p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: fra Pallino</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2009/12/03/come-uomo-crea-dio-propria-immagine-somiglianza/#comment-324177</link>
		<dc:creator>fra Pallino</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 13:05:50 +0000</pubDate>
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		<description>anche a me la tua incapacità di decifrare la sintassi e il signifikato complessivo di una frase in italiano non mi smuove più di tanto... l&#039;invito può essere solo quello - se proprio si vuole muovere una critica sensata - di rileggersi quanto scritto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>anche a me la tua incapacità di decifrare la sintassi e il signifikato complessivo di una frase in italiano non mi smuove più di tanto&#8230; l&#8217;invito può essere solo quello &#8211; se proprio si vuole muovere una critica sensata &#8211; di rileggersi quanto scritto.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: stefania</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2009/12/03/come-uomo-crea-dio-propria-immagine-somiglianza/#comment-324151</link>
		<dc:creator>stefania</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 11:33:44 +0000</pubDate>
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		<description>Daniele, non demordere. E&#039; bello sperare che prima o poi le persone che ci circondano e quelle a cui vogliamo bene si sveglino da questo sonno abitato da mostri e da madonne.  Nel libro &quot;Nati per credere&quot; si tenta di spiegare il meccanismo che potrebbe essere alla base della credulità generale. Libro illuminante, lo consiglio a tutti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Daniele, non demordere. E&#8217; bello sperare che prima o poi le persone che ci circondano e quelle a cui vogliamo bene si sveglino da questo sonno abitato da mostri e da madonne.  Nel libro &#8220;Nati per credere&#8221; si tenta di spiegare il meccanismo che potrebbe essere alla base della credulità generale. Libro illuminante, lo consiglio a tutti.</p>
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		<title>Di: Bruna Tadolini</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2009/12/03/come-uomo-crea-dio-propria-immagine-somiglianza/#comment-324135</link>
		<dc:creator>Bruna Tadolini</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 11:00:33 +0000</pubDate>
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		<description>Quando ho iniziato la mia carriera scientifica, tanto tempo fa, ero contenta di essere entrata in quel mondo in un momento in cui c’era ancora tanto da scoprire e pensavo con angoscia al momento in cui si sarebbe arrivati a dover studiare la variazione di un certo gene nella cellula 1.976.875.463 del fegato di una femmina di certo ceppo di ratto tenuto in una condizione particolare, alle ore 6 di mattina (diverso che alle 8) ….. aggiungi le varianti che vuoi quante ne vuoi!!
Il fondo del pozzo è molto profondo …. e non è detto che le scoperte future siano meno significative! La fisica docet!!!
Per quanto riguarda “l’interferenza del ricercatore sul fenomeno”, certo è un problema serio in certi ambiti soprattutto. Ma oggi c’è molta consapevolezza e vengono prese le opportune azioni per affrontare la ricerca da tanti punti di vista in modo da “annullare” il più possibile le interferenze fra di loro.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Quando ho iniziato la mia carriera scientifica, tanto tempo fa, ero contenta di essere entrata in quel mondo in un momento in cui c’era ancora tanto da scoprire e pensavo con angoscia al momento in cui si sarebbe arrivati a dover studiare la variazione di un certo gene nella cellula 1.976.875.463 del fegato di una femmina di certo ceppo di ratto tenuto in una condizione particolare, alle ore 6 di mattina (diverso che alle <img src='http://www.uaar.it/news/wp-includes/images/smilies/icon_cool.gif' alt='8)' class='wp-smiley' /> ….. aggiungi le varianti che vuoi quante ne vuoi!!<br />
Il fondo del pozzo è molto profondo …. e non è detto che le scoperte future siano meno significative! La fisica docet!!!<br />
Per quanto riguarda “l’interferenza del ricercatore sul fenomeno”, certo è un problema serio in certi ambiti soprattutto. Ma oggi c’è molta consapevolezza e vengono prese le opportune azioni per affrontare la ricerca da tanti punti di vista in modo da “annullare” il più possibile le interferenze fra di loro.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Murdega</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2009/12/03/come-uomo-crea-dio-propria-immagine-somiglianza/#comment-324130</link>
		<dc:creator>Murdega</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 10:49:11 +0000</pubDate>
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		<description>Concordo con Giancarlo,l&#039;unico scopo della  presenza di dell&#039;arrampicatore 
è quella di creare fastidio,un mero esercizio di un forbito italiano senza 
rigore scientifico infarcito di filosofia con un po di salsa teologica.
Dobbiamo convivere con lo sconforto che questi menti non cesseranno
mai di negare la logica.
Per quale motivo  è la domada da porsi, per quanto riguarda lo sconforto
lui è contento così.
Lasciamolo perdere non ha alcunchè da dire ha già detto tutto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Concordo con Giancarlo,l&#8217;unico scopo della  presenza di dell&#8217;arrampicatore<br />
è quella di creare fastidio,un mero esercizio di un forbito italiano senza<br />
rigore scientifico infarcito di filosofia con un po di salsa teologica.<br />
Dobbiamo convivere con lo sconforto che questi menti non cesseranno<br />
mai di negare la logica.<br />
Per quale motivo  è la domada da porsi, per quanto riguarda lo sconforto<br />
lui è contento così.<br />
Lasciamolo perdere non ha alcunchè da dire ha già detto tutto.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
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		<title>Di: Bruno Gualerzi</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2009/12/03/come-uomo-crea-dio-propria-immagine-somiglianza/#comment-324113</link>
		<dc:creator>Bruno Gualerzi</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 10:18:36 +0000</pubDate>
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		<description>Ti ringrazio per il riscontro circostanziato.
In breve. Mi riesce difficile accettare ciò che vedo essere per te un impegno fondamentale: ricavare l&#039;origine e la natura di certi comportamenti e di certe &#039;idde&#039; dalle neuroscienze. Ma non perchè, sia ben chiaro, questi comportamenti e queste &#039;idde&#039; abbiano la loro &#039;spiegazione&#039; al di fuori dei meccanismi che regolano l&#039;attività del nostro cervello... e nemmeno perchè sottovaluti lo straordinario rilievo che queste ulteriori conoscenze hanno per verificare sempre più a fondo cosa potrebbe esserci alla base di certi comportamenti e di certe &#039;idde&#039;&#039;, per non parlare della loro funzione terapeutica (avendo sofferto di crisi epilettiche ne sono ben consapevole)... ma perchè credo che ritenendo la scienza in grado di &#039;venire a capo di questa esigenza&#039;, ci si illuda di trovare un punto fermo, un punto d&#039;arrivo, in questa discesa, a mio parere, in un pozzo senza fondo. Punto d&#039;arrivo che dovrebbe dare una risposta &#039;conclusiva&#039; al perchè di certi comportamenti e di certe &#039;idee&#039;.
Pozzo senza fondo che è tale, non perchè ci sia chissà cosa &#039;oltre&#039; ciò che si va via scoprendo, ma perchè credo occorra sempre - proprio in prospettiva scientifica - considerare i risultati della ricerca la base sulla quale impostare sempre nuove ricerche.
Per non parlare (ma questo è un altro discorso) dell&#039;effetto Heisenberg per cui l&#039;uso dei criteri e degli strumenti di ricerca può sempre condizionare i risultati della stessa.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ti ringrazio per il riscontro circostanziato.<br />
In breve. Mi riesce difficile accettare ciò che vedo essere per te un impegno fondamentale: ricavare l&#8217;origine e la natura di certi comportamenti e di certe &#8216;idde&#8217; dalle neuroscienze. Ma non perchè, sia ben chiaro, questi comportamenti e queste &#8216;idde&#8217; abbiano la loro &#8217;spiegazione&#8217; al di fuori dei meccanismi che regolano l&#8217;attività del nostro cervello&#8230; e nemmeno perchè sottovaluti lo straordinario rilievo che queste ulteriori conoscenze hanno per verificare sempre più a fondo cosa potrebbe esserci alla base di certi comportamenti e di certe &#8216;idde&#8221;, per non parlare della loro funzione terapeutica (avendo sofferto di crisi epilettiche ne sono ben consapevole)&#8230; ma perchè credo che ritenendo la scienza in grado di &#8216;venire a capo di questa esigenza&#8217;, ci si illuda di trovare un punto fermo, un punto d&#8217;arrivo, in questa discesa, a mio parere, in un pozzo senza fondo. Punto d&#8217;arrivo che dovrebbe dare una risposta &#8216;conclusiva&#8217; al perchè di certi comportamenti e di certe &#8216;idee&#8217;.<br />
Pozzo senza fondo che è tale, non perchè ci sia chissà cosa &#8216;oltre&#8217; ciò che si va via scoprendo, ma perchè credo occorra sempre &#8211; proprio in prospettiva scientifica &#8211; considerare i risultati della ricerca la base sulla quale impostare sempre nuove ricerche.<br />
Per non parlare (ma questo è un altro discorso) dell&#8217;effetto Heisenberg per cui l&#8217;uso dei criteri e degli strumenti di ricerca può sempre condizionare i risultati della stessa.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Bruna Tadolini</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2009/12/03/come-uomo-crea-dio-propria-immagine-somiglianza/#comment-324099</link>
		<dc:creator>Bruna Tadolini</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 09:38:38 +0000</pubDate>
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		<description>Cara Sara
come avrai notato leggendo la bibbia ed i vangeli, il dio dei cristiani ha cambiato idea moltissime volte ed anche in modo molto significativo .. Questi suoi cambiamenti di idea li ha comunicati attraverso la bocca o gli scritti di uomini! E ciò che dice la bocca e scrive la mano viene dal cervello dell&#039;uomo parlante o scrivente. Anche se forse pr te quel cervello è uno strumento nelle mani di dio ... è pur sempre il cervello di un uomo!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cara Sara<br />
come avrai notato leggendo la bibbia ed i vangeli, il dio dei cristiani ha cambiato idea moltissime volte ed anche in modo molto significativo .. Questi suoi cambiamenti di idea li ha comunicati attraverso la bocca o gli scritti di uomini! E ciò che dice la bocca e scrive la mano viene dal cervello dell&#8217;uomo parlante o scrivente. Anche se forse pr te quel cervello è uno strumento nelle mani di dio &#8230; è pur sempre il cervello di un uomo!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: rickygl</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2009/12/03/come-uomo-crea-dio-propria-immagine-somiglianza/#comment-324090</link>
		<dc:creator>rickygl</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 08:36:38 +0000</pubDate>
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		<description>Simon and Gurfunkel dicevano: e adorarono quel dio di neon da loro stessi creato. O una cosa simile. Proprio vero.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Simon and Gurfunkel dicevano: e adorarono quel dio di neon da loro stessi creato. O una cosa simile. Proprio vero.</p>
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	<item>
		<title>Di: Bruna Tadolini</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2009/12/03/come-uomo-crea-dio-propria-immagine-somiglianza/#comment-324089</link>
		<dc:creator>Bruna Tadolini</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 08:34:16 +0000</pubDate>
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		<description>Due cose.
Sicuramente ogni scienziato è anche un uomo che vive nella società ed è perciò politico. Come qualunque altro uomo è responsabile della società in cui vive e deve dare il proprio contributo. Non è pensabile che, perché è scienziato, debba tacere per sempre! Essendo scienziato deve più di altri contribuire alle scelte che riguardano le ricadute della scienza come gli economisti devono più di altri contribuire alle scelte economiche. Purtroppo (si fa per dire) ultimamente la scienza è entrata in un campo, l’etica, che è stato da sempre appannaggio di altri che non vogliono mollare l’osso sul loro monopolio! Da qui credo derivi l’alzata di tono contro la scienza che si è vista recentemente.

Per quanto poi riguarda “l’ESIGENZA’ di conoscenze che possano andare ‘oltre il possibile’” penso che sarà ancora la scienza a venire a capo di questa esigenza. Non vorrei tediare tutti con le mie chiacchiere scientifiche ma le recenti ricerche stanno individuando il quadro d’insieme nervoso in cui si colloca questa “tendenza” a cercare connessioni anche con fenomeni che connessi non sono! L’esistenza di condizioni nervose predisponenti o inibenti ha indicato questo quadro negli adattamenti evolutivi alla socialità. Per vivere con gli altri devi capire cosa pensano e come si rapportano gli altri e questo prevede l’esistenza di circuiti nervosi dedicati (molto complessi ovviamente). Le variazioni nella struttura e nel funzionamento di questi circuiti danno i nostri comportamenti che normalmente stanno in un variabilità definita fisiologica. Alterazioni in un senso o nell’altro sono associate all’incapacità dei pazienti autistici di capire che gli altri hanno propri credi e propri intenti e, nei pazienti affetti da paranoia, producono idee magiche, mistiche e religiose che li inducono a vedere ovunque prove dell’esistenza di significati, intenzioni e spiriti.

Ma come dicevo, questa è un’altra storia .. una storia di domani l’altro!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Due cose.<br />
Sicuramente ogni scienziato è anche un uomo che vive nella società ed è perciò politico. Come qualunque altro uomo è responsabile della società in cui vive e deve dare il proprio contributo. Non è pensabile che, perché è scienziato, debba tacere per sempre! Essendo scienziato deve più di altri contribuire alle scelte che riguardano le ricadute della scienza come gli economisti devono più di altri contribuire alle scelte economiche. Purtroppo (si fa per dire) ultimamente la scienza è entrata in un campo, l’etica, che è stato da sempre appannaggio di altri che non vogliono mollare l’osso sul loro monopolio! Da qui credo derivi l’alzata di tono contro la scienza che si è vista recentemente.</p>
<p>Per quanto poi riguarda “l’ESIGENZA’ di conoscenze che possano andare ‘oltre il possibile’” penso che sarà ancora la scienza a venire a capo di questa esigenza. Non vorrei tediare tutti con le mie chiacchiere scientifiche ma le recenti ricerche stanno individuando il quadro d’insieme nervoso in cui si colloca questa “tendenza” a cercare connessioni anche con fenomeni che connessi non sono! L’esistenza di condizioni nervose predisponenti o inibenti ha indicato questo quadro negli adattamenti evolutivi alla socialità. Per vivere con gli altri devi capire cosa pensano e come si rapportano gli altri e questo prevede l’esistenza di circuiti nervosi dedicati (molto complessi ovviamente). Le variazioni nella struttura e nel funzionamento di questi circuiti danno i nostri comportamenti che normalmente stanno in un variabilità definita fisiologica. Alterazioni in un senso o nell’altro sono associate all’incapacità dei pazienti autistici di capire che gli altri hanno propri credi e propri intenti e, nei pazienti affetti da paranoia, producono idee magiche, mistiche e religiose che li inducono a vedere ovunque prove dell’esistenza di significati, intenzioni e spiriti.</p>
<p>Ma come dicevo, questa è un’altra storia .. una storia di domani l’altro!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: POPPER</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2009/12/03/come-uomo-crea-dio-propria-immagine-somiglianza/#comment-324079</link>
		<dc:creator>POPPER</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 07:41:33 +0000</pubDate>
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		<description>Noi allora, che siamo nell&#039;antiuniverso rispetto alla Genesi, potremo dire:

E l&#039;uomo fece dio a propria immagine e somiglianza, maschio, femmina, androgino, trans, omosessuale, lesbisca, e tutti vissero felici e contenti.

sto scherzando!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Noi allora, che siamo nell&#8217;antiuniverso rispetto alla Genesi, potremo dire:</p>
<p>E l&#8217;uomo fece dio a propria immagine e somiglianza, maschio, femmina, androgino, trans, omosessuale, lesbisca, e tutti vissero felici e contenti.</p>
<p>sto scherzando!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Bruno Gualerzi</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2009/12/03/come-uomo-crea-dio-propria-immagine-somiglianza/#comment-324054</link>
		<dc:creator>Bruno Gualerzi</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Dec 2009 22:48:26 +0000</pubDate>
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		<description>@ Bruna Tadolini
Hai ancora toccato un punto fondamentale. Sono d&#039;accordo, e credo di averlo detto, che non è compito della scienza come tale risolvere questioni concernenti la religione... ma tu stessa hai detto, giustamente, che la scienza, semplicemente facendo il suo mestiere, ha ripetutamente smentito concezioni sostenute dalla religione. Poi ognuno può utilizzare come crede - tu dici - questi &#039;effetti collaterali culturali&#039;... sanzionando così una sorta di neutralità della scienza nei confronti di queste questioni. E&#039; qui che io non sono d&#039;accordo. Un conto è riconoscere alla scienza procedimenti, criteri di valutazione, e quindi valutazioni, che le sono propri... altra cosa è sostenere che la scienza non sia in alcun modo condizionata da questi &#039;effetti collaterali&#039;.
Lo so che queste, per tanti scienziati (e credo, anzi ne sono sicuro, anche per te) sono intromissioni indebite della filosofia... ma intanto io considero la filosofia semplicemente come l&#039;esercizio del pensiero a 360° il più possibile, per quanto è possibile, liberamente, cioè non un pensiero specialistico... e non posso non considerare che la scienza è comunque un prodotto della ragione umana che deve servire all&#039;uomo, e non finalizzata ad una conoscenza fine a se stessa. E questo la condiziona - senza per altro sminuirne minimamente la validità - in almeno due modi. Sempre a mio parere. 
Un modo è costituito da questo elaborare un sapere utile, non fine a se stesso... che rimanda pertanto alla necessità di stabilire cosa è utile, ciò che la scienza in quanto tale non può stabilire perchè giustamente non è suo compito. Ma non può nemmeno prescinderne. 
L&#039;altro, a mio modo di vedere, è più strutturale, nel senso che riguarda la valutazione delle conoscenze rese così possibili. Le conoscenze, non le ricadute pratiche, assolutamente da prendere in considerazione proprio in riferimento alla &#039;utilità&#039; di queste conoscenze, ma in considerazione della domanda se le si ritiene le uniche conoscenze possibili o se invece lasciano aperto il campo per altre conoscenze. La mia risposta è: sono le uniche conoscenze possibili, ma non per questo sono in grado di eliminare l&#039;ESIGENZA&#039; di conoscenze che possano andare &#039;oltre il possibile&#039;. Ed è qui che scattano le due risposte: quella genericamente religiosa che ritiene possibile &#039;andare oltre&#039; dando consistenza ad una dimensione &#039;trascendente&#039;, comunque intesa; quella invece che per me è la risposta &#039;atea&#039;, cioè quella che, pur riconoscendone l&#039;esigenza, ritiene che non si arriverà mai ad avere conoscenza di questa dimensione perchè - ecco l&#039;aggancio con la notizia - può essere solo una dimensione voluta, desiderata e quindi &#039;inventata&#039; da quello stesso strumento che ci permette di accedere alla conoscenze scientifiche indebitamente potenziato. Manipolato.
Ora in che misura tutto ciò condiziona la scienza? A mio parere perchè - scartando subito la risposta religiosa - non credo possibile scartare l&#039;esigenza che l&#039;ha fatta sorgere... e che è la molla che fa procedere la scienza in un certo senso contro se stessa. Che la rende nello stesso tempo consapevole dei propri limiti e confermata nella sua insostituibilita nel campo della conoscenza. Se manca questa consapevolezza si corre il rischio, tutt&#039;altro che teorico, confermato drammaticamente, di concedere cittadinanza scientifica a potenziali apprendisti stregoni. E non vale la solita affermazione che di questo deciderà l&#039;etica o la politica: prima ancora - ma in quanto lo scienziato è anche sempre soggetto morale e soggetto politco oltre che primo conoscitore delle potenzialità della scienza - deve essere lui a decidere.
Questa tra l&#039;altro è per me la grande lezione di Einstein.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Bruna Tadolini<br />
Hai ancora toccato un punto fondamentale. Sono d&#8217;accordo, e credo di averlo detto, che non è compito della scienza come tale risolvere questioni concernenti la religione&#8230; ma tu stessa hai detto, giustamente, che la scienza, semplicemente facendo il suo mestiere, ha ripetutamente smentito concezioni sostenute dalla religione. Poi ognuno può utilizzare come crede &#8211; tu dici &#8211; questi &#8216;effetti collaterali culturali&#8217;&#8230; sanzionando così una sorta di neutralità della scienza nei confronti di queste questioni. E&#8217; qui che io non sono d&#8217;accordo. Un conto è riconoscere alla scienza procedimenti, criteri di valutazione, e quindi valutazioni, che le sono propri&#8230; altra cosa è sostenere che la scienza non sia in alcun modo condizionata da questi &#8216;effetti collaterali&#8217;.<br />
Lo so che queste, per tanti scienziati (e credo, anzi ne sono sicuro, anche per te) sono intromissioni indebite della filosofia&#8230; ma intanto io considero la filosofia semplicemente come l&#8217;esercizio del pensiero a 360° il più possibile, per quanto è possibile, liberamente, cioè non un pensiero specialistico&#8230; e non posso non considerare che la scienza è comunque un prodotto della ragione umana che deve servire all&#8217;uomo, e non finalizzata ad una conoscenza fine a se stessa. E questo la condiziona &#8211; senza per altro sminuirne minimamente la validità &#8211; in almeno due modi. Sempre a mio parere.<br />
Un modo è costituito da questo elaborare un sapere utile, non fine a se stesso&#8230; che rimanda pertanto alla necessità di stabilire cosa è utile, ciò che la scienza in quanto tale non può stabilire perchè giustamente non è suo compito. Ma non può nemmeno prescinderne.<br />
L&#8217;altro, a mio modo di vedere, è più strutturale, nel senso che riguarda la valutazione delle conoscenze rese così possibili. Le conoscenze, non le ricadute pratiche, assolutamente da prendere in considerazione proprio in riferimento alla &#8216;utilità&#8217; di queste conoscenze, ma in considerazione della domanda se le si ritiene le uniche conoscenze possibili o se invece lasciano aperto il campo per altre conoscenze. La mia risposta è: sono le uniche conoscenze possibili, ma non per questo sono in grado di eliminare l&#8217;ESIGENZA&#8217; di conoscenze che possano andare &#8216;oltre il possibile&#8217;. Ed è qui che scattano le due risposte: quella genericamente religiosa che ritiene possibile &#8216;andare oltre&#8217; dando consistenza ad una dimensione &#8216;trascendente&#8217;, comunque intesa; quella invece che per me è la risposta &#8216;atea&#8217;, cioè quella che, pur riconoscendone l&#8217;esigenza, ritiene che non si arriverà mai ad avere conoscenza di questa dimensione perchè &#8211; ecco l&#8217;aggancio con la notizia &#8211; può essere solo una dimensione voluta, desiderata e quindi &#8216;inventata&#8217; da quello stesso strumento che ci permette di accedere alla conoscenze scientifiche indebitamente potenziato. Manipolato.<br />
Ora in che misura tutto ciò condiziona la scienza? A mio parere perchè &#8211; scartando subito la risposta religiosa &#8211; non credo possibile scartare l&#8217;esigenza che l&#8217;ha fatta sorgere&#8230; e che è la molla che fa procedere la scienza in un certo senso contro se stessa. Che la rende nello stesso tempo consapevole dei propri limiti e confermata nella sua insostituibilita nel campo della conoscenza. Se manca questa consapevolezza si corre il rischio, tutt&#8217;altro che teorico, confermato drammaticamente, di concedere cittadinanza scientifica a potenziali apprendisti stregoni. E non vale la solita affermazione che di questo deciderà l&#8217;etica o la politica: prima ancora &#8211; ma in quanto lo scienziato è anche sempre soggetto morale e soggetto politco oltre che primo conoscitore delle potenzialità della scienza &#8211; deve essere lui a decidere.<br />
Questa tra l&#8217;altro è per me la grande lezione di Einstein.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Sara</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2009/12/03/come-uomo-crea-dio-propria-immagine-somiglianza/#comment-324049</link>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Dec 2009 22:35:29 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.uaar.it/news/2009/12/03/come-uomo-crea-dio-propria-immagine-somiglianza/#comment-324049</guid>
		<description>Il problema non è di fare dire a Dio quello che ci fa comodo, ma di ascoltarlo.
Non è Lui a dovere condividere le nostre opinioni, ma siamo noi che dobbiamo seguire le Sue.
Forse adesso lo si ascolta di più, o lo si ascolta meglio.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il problema non è di fare dire a Dio quello che ci fa comodo, ma di ascoltarlo.<br />
Non è Lui a dovere condividere le nostre opinioni, ma siamo noi che dobbiamo seguire le Sue.<br />
Forse adesso lo si ascolta di più, o lo si ascolta meglio.</p>
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