Polonia: presidente dice sì al crocifisso nelle scuole, gli atei rispondono

Anche in Polonia i politici reagiscono alla recente sentenza della corte di Strasburgo sul crocifisso, il cui iter giudiziario è stato sostenuto dalla Uaar. L’11 novembre, in occasione del giorno dell’indipendenza, il presidente polacco Lech Kaczynski ha affermato pubblicamente: “Nessuno in Polonia accetterà che i crocifissi non debbano essere messi sui muri delle scuole. Non c’è questa eventualità. Forse da qualche altra parte, ma non in Polonia!”. Per tutta risposta un’associazione di atei polacchi (Polskie Stowarzyszenie Racjonalistòw) ha dato luogo ad una campagna web per chiedere la rimozione dei simboli religiosi presenti nelle scuole, tramite la compilazione di un form da spedire alle scuole. Potrebbe essere il preludio per un’eventuale azione giuridica che, sulla scia di quella italiana, porti di nuovo la questione dei simboli religiosi nei luoghi pubblici presso la Corte di Strasburgo.
In due giorni più di 5.000 persone hanno firmato una petizione nella quale si parla della recente sentenza europea sul crocefisso e si cita la Costitizione polacca negli articoli in cui si afferma che il presidente è garante del rispetto della Costituzione (art. 126.2) e si afferma che le autorità pubbliche devono essere imparziali rispetto “alle questioni di convinzione religiosa, di concezione del mondo e filosofiche” e “ne garantiscono la libertà di espressione nella vita pubblica” (art. 25.2).
La petizione è stata inviata al presidente e si è diffuso un certo tam tam su internet, ma la notizia è stata quasi ignorata dalla stampa. Data la mancanza di riscontri da parte del presidente, l’associazione umanista polacca ha inviato un’altra lettera pubblica a tutti i 460 parlamentari e ai 100 senatori del paese, chiedendo loro di difendere i diritti dei circa 3 milioni di non credenti che vivono in Polonia.
Solo il parlamentare Tadeusz Wita (per la cronaca legato all’Opus Dei) ha risposto, sostenendo che le affermazioni del presidente sono in linea con l’articolo 25 della Costituzione e che un’eventuale sentenza sostenuta da cittadini polacchi su un caso simile a quello italiano sarebbe in contrasto con questo articolo.

Notizia inserita da Valentino Salvatore

Questo articolo è stato pubblicato venerdì, 20 novembre 2009 alle 23:38 e classificato in Generale. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.